Aborto, casa e salute negli USA: una scuola di diritti umani per Cuba

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La scorsa settimana, in Texas (USA), 53 migranti sono morti per asfissia all’interno di un camion. Provenivano da diversi paesi centroamericani, della cui situazione sociale o politica non leggiamo, negli articoli, una sola parola. Nel camion non c’erano, -benché avrebbero potuto esserci, senza dubbio- migranti provenienti da Cuba. Allora sì verremmo a sapere delle difficoltà economiche che li hanno portati ad emigrare?

Salida, località del Colorado (USA), ha revocato il divieto di dormire all’interno dei veicoli. Con uno scopo, ovviamente…imprenditoriale. Così, ristoranti e aziende turistiche non rimarranno più senza personale, che lasciava la città perché non poteva pagare gli alti affitti.

Negli USA ci sono centinaia di aree urbane dove vivono, in baracche e tende, migliaia di senzatetto. A Oakland, California, una località di 400000 abitanti, più di 4000 vivono per strada. Il 70% sono neri.

Un recente studio della Yale University segnala che, se fosse esistito un sistema sanitario pubblico per tutti, solo in un anno della pandemia, 2020, negli USA si sarebbero salvate 220000 vite. Dello studio ne veniamo a conoscenza,naturalmente, attraverso media alternativi… o russi. E un piccolo confronto, che neppure leggerete sulla “stampa seria”. A Cuba la vaccinazione anti-Covid è quasi totale e 21 punti percentuali superiore rispetto a quella USA, paese che presenta un tasso di mortalità quattro volte superiore a quella dell’Isola bloccata (9).

Conclusione: gli USA sono una scuola di diritti umani per paesi come Cuba. Lo confermeranno i camerieri del Colorado che vivono in auto, i senzatetto di Oakland o le famiglie di coloro che sono morti per non poterpagareun’assicurazione medica.

O le donne, dopo la decisione della Corte Suprema di abolire l’aborto come diritto costituzionale, che ha già lasciato il posto al suo divieto totale in gran parte del Paese (11). Naturalmente, acquistare e portare armi continuerà ad essere un diritto costituzionale intoccabile. Un altro contrasto che non leggeremo: a Cuba, da 60 anni, l’aborto è libero e viene praticato in modo sicuro e gratuito in ospedali pubblici.

Il bilancio della repressione poliziesca contro le recenti proteste in Ecuador è stato di cinque manifestanti morti. Uno di questi, a causa dello sparo di un fumogeno, a bruciapelo, direttamente al cervello. Ma non pochi media ci hanno parlato di “manifestazioni violente”. Gli stessi che, un anno fa, hanno qualificato come “manifestazioni pacifiche” le turbe che, a Cuba, hanno tirato pietre ad agenti di polizia e assaltato e distrutto proprietà pubbliche. Alejandro Sanz, Juanes, Yotuel Romero e altri artisti hanno lanciato, allora, nelle reti sociali, un “SOS Cuba”. E, da Miami, il suo sindaco ha chiesto un intervento militare USA. Avete letto, ora, qualche “SOS Ecuador”, un paese che è stato in stato di emergenza per settimane?

E un “SOS Colombia”? Perché dal 2018 ci sono stati, in quel paese, 261 massacri. 930 attivisti e dirigenti sociali sono stati assassinati per la loro azione politica di opposizione al governo di Iván Duque. Alcuni anni prima, durante la presidenza del suo capo politico, Álvaro Uribe, l’esercito aveva assassinato 6400 civili innocenti, falsi positivi, i cui cadaveri erano presentati come membri uccisi della guerriglia. Jaime Coral, un ex militare, ha riconosciuto, pochi giorni fa, di aver ucciso 54 innocenti, sotto la pressione dei suoi superiori. Ma già sapete… “SOS Cuba”.

Per capire cos’è la pluralità informativa, abbiamo la copertura dell’ultimo vertice della NATO a Madrid. Dibattiti senza una sola persona contraria all’Alleanza Atlantica. Televisioni, radio e giornali ripetendo in coro, come nel Nodo franchista, la propaganda di guerra contro la Russia. Neppure una delle dichiarazioni di Daniela Ortiz, artista che ha chiesto di rimuovere le sue opere dal Museo Reina Sofia come protesta per ospitare un evento ufficiale della NATO? Non sognatelo neppure. Ma immaginate che l’artista fosse cubana e che avesse deciso di rimuovere la sua opera dal Museo Nazionale di Belle Arti dell’Avana. Quanti microfoni avrebbe per raccogliere le sue dichiarazioni?

Cantanti contrari al governo cubano, come Pablo Milanés e Carlos Varela, hanno appena tenuto grandi concerti all’Avana, con l’infrastruttura e la diffusione del Ministero della Cultura. A Miami, invece, decine di artisti dell’isola non possono dare concerti, per il peccato di non manifestarsi contro la Rivoluzione. Il salvacondotto per superare il periodo sanzionatorio e revocare il veto? Umiliarsi, chinare la testa, rinnegare il passato e unirsi al coro fanatico dell’estrema destra. Così hanno fatto Gente de Zona e DescemerBueno. Ma dove c’è libertà artistica, non lo dimenticate, è negli USA, non a Cuba.

“Non si tratta di musica, si tratta di libertà”: è il titolo di un reportage del quotidianoUSA Today sulle proteste del luglio 2021 a Cuba. Se provate a leggerlo oggi, vedrete che, come altri 22 testi della giornalista Gabriela Miranda, è stato ritirato, dopo che si è scoperto che le sue fonti erano inventate. Ma continuiamo a credere e ad avere fiducia nella stampa libera, nei diritti e ovviamente… nella NATO.

Fonte: Cubainformación

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