L’ultimo combattimento del Che in Bolivia

File picture taken in 1967 near Nancahuazu in Bolivia, showing Ernesto "Che" Guevara in a tree, as he was trying to organize the revolution in Bolivia. - Che Guevara, born Argentinian, who took an important part in the Cuban revolution, was captured by the Bolivian army and CIA agents the 08 October 1967, executed and buried the next day. Guevara's bones were formally identified 05 July 740 southeast of the Bolivian capital La Paz. (Photo by - / AFP) (Photo by -/AFP via Getty Images)
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Nella stretta Quebrada del Yuro si sente ancora l’odore della polvere da sparo. Lì, dietro una roccia che porta i segni di molti colpi di pistola, il Comandante Ernesto Che Guevara ha combattuto il suo ultimo combattimento in Bolivia e il primo della Guerriglia Eroica nel suo esempio immortale.

Era l’8 ottobre 1967 quando 17 combattenti cubani, boliviani e peruviani – i resti dell’Esercito di Liberazione Nazionale che aveva iniziato la lotta per la vera emancipazione del popolo boliviano nel novembre precedente – difesero la strategia concepita dal Che nel suo progetto politico per l’America Latina e cercarono di riorganizzarsi dopo le pesanti perdite subite.

Si spostarono senza guide attraverso le aride montagne vicino a La Higuera, con l’obiettivo di cercare zone più favorevoli, iniziare un periodo di recupero, stabilire contatti con la città, dove anche l’apparato urbano aveva subito duri colpi, incorporare nuovi membri nella guerriglia e continuare la lotta. Ma la Quebrada si sarebbe trasformata in una trappola, poiché diventava molto difficile uscirne, a causa dell’asprezza del luogo, senza vegetazione né acqua, e delle condizioni fisiche dei guerriglieri, dovute alla mancanza di cibo, alle malattie e alla fatica delle lunghe camminate, nel tentativo di eludere il nemico che li inseguiva.

I guerriglieri non sapevano che 3.000 soldati dell’esercito boliviano avevano occupato le posizioni alte ed erano praticamente circondati. Quando incontrarono le prime pattuglie dell’esercito, iniziò un combattimento impari e Ché ordinò loro di ritirarsi combattendo e di recarsi al punto d’incontro concordato in caso di necessità.

Secondo i sopravvissuti, il Che decise allora di dividere il gruppo in tre fianchi: destro, centrale e sinistro. Su uno, gli uomini più esperti, per coprire la zona con le migliori possibilità di fuga; l’altro, su un canyon laterale per lo stesso scopo, ma con un fuoco nemico meno intenso; e il centro, guidato dal Che, con l’obiettivo di coprire i combattenti malati, in modo che potessero lasciare l’accerchiamento e avanzare verso la sicurezza, il che esalta l’umanesimo che lo ha sempre caratterizzato.

La fiducia del Che nei combattenti più esperti era corretta, perché furono loro a superare l’assedio e a diventare gli unici sopravvissuti della guerriglia. Il gruppo di malati riuscì a eludere i soldati e a fuggire dalla Quebrada, per essere poi selvaggiamente assassinati quando erano nascosti in attesa del momento giusto per raggiungere un luogo più sicuro.

In una posizione vicina si trovavano i cubani Orlando Pantoja Tamayo (Olo), René Martínez Tamayo e Alberto Fernández Montes de Oca, che caddero sotto il pesante fuoco dell’esercito. Il Che, ferito a una gamba, affrontò l’avanzata nemica per proteggere la ritirata dei suoi compagni.

Guevara invia il boliviano Aniceto Reinaga a controllare altre posizioni ma viene catturato. Il boliviano Willy (Simón Cubas) cerca di far uscire il Che dalla Quebrada, già circondata, con il fucile bloccato da un proiettile e con una ferita alla gamba. Ma il Che viene catturato insieme al peruviano Juan Pablo Chang (El Chino) e i tre vengono portati nel piccolo collegio di La Higuera, dove il giorno dopo vengono vigliaccamente assassinati.

“La decisione (…) di assassinare il Che, il peruviano Juan Pablo Chang e i boliviani Simeón Cubas e Aniceto Reinaga fu presa a Washington e fu imposta al (presidente) generale René Barrientos”, hanno spiegato i ricercatori Froilán González e Adys Cupull.

González ha ricordato che le stazioni radio hanno trasmesso la notizia della morte del Comandante Guevara la mattina del 9 ottobre, mentre in realtà il crimine è stato perpetrato alle 13.10 del pomeriggio di quel giorno, da un sergente che si è dovuto ubriacare per sparargli dal petto in giù, come ordinato dai suoi superiori. Il guerrigliero ferito si alzò dalla sedia e gli ordinò di sparare, “spara, qui c’è un uomo!”.

Questo villaggio, un tempo sconosciuto, è oggi visitato da persone provenienti da tutto il mondo, che salgono su queste montagne per rendere omaggio all’Eroico Guerrigliero e ai suoi compagni, e la popolazione locale depone fiori a colui che chiama San Ernesto de La Higuera.

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it

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