La chiave petrolifera del secondo accordo parziale firmato in Messico

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Dopo essere stato sospeso per un anno, il tavolo di dialogo istituito in Messico dal governo venezuelano e dall’opposizione raggruppata nella Piattaforma Unitaria ha dato frutti senza precedenti durante il ciclo di conflitti iniziato nel 2013, con l’insediamento del presidente Nicolás Maduro a capo dell’esecutivo. I delegati di entrambe le parti hanno siglato con le loro firme il secondo accordo parziale che non pochi potrebbero qualificare come storico.

Via Twitter, il presidente Maduro ha affermato che la firma dell’accordo “apre la strada a un nuovo capitolo per il Venezuela, al fine di continuare ad avanzare verso la pace e il benessere che tutti i venezuelani desideriamo”.

La firma del documento permetterebbe aprire il quadro pratico per lo scongelamento di quasi 3 miliardi di dollari sequestrati allo Stato venezuelano in conti del sistema finanziario internazionale, al fine di finanziare programmi sociali e umanitari in Venezuela, sotto la gestione dell’Organizzazione degli Stati Americani (OSA).

Ciò conferma un evento senza precedenti: un parziale ammorbidimento delle sanzioni illegali imposte dagli USA e dai suoi partner europei alla Repubblica Bolivariana.

È vero che la gestione della liquidità finanziaria spetterà a un terzo attore (l’ONU), tuttavia, ciò è dovuto all’approccio concordato tra le due parti in conflitto, essendo una il legittimo amministratore di quel denaro (il governo venezuelano ) e l’altro un fattore nazionale che rappresenta, parimenti, gli interessi di Washington (Piattaforma Unitaria) nel preciso contesto del tavolo in Messico.

La precedente affermazione può essere avvalorata dall’emissione della Licenza Generale n. 41 dell’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro USA, rilasciata poco dopo l’annuncio della firma del secondo accordo parziale nella capitale messicana e relazionata al petrolio venezuelano.

LA CHIAVE PETROLIFERA

Con la Licenza Generale n. 41 gli USA autorizzano la Chevron ad operare in Venezuela, con importanti restrizioni ma che vanno viste con la lente d’ingrandimento. Sulle reti sociali e sui media di opposizione ha cominciato a prendere piede la tendenza d’opinione che lo Stato venezuelano non avrà entrate dalla vendita di petrolio da parte della compagnia USA. “Maduro non toccherà quei soldi”, dicono in modo celebrativo, lasciando intendere che si prenderanno il greggio gratis.

È stato riportato dalla stampa che “l’autorizzazione impedisce a PDVSA di ricevere benefici dalle vendite di Chevron”, il che significa una “grossolana manipolazione narrativa”, secondo l’analista di questo forum Franco Vielma, che ha espresso le sue considerazioni sulla licenza via Twitter. “Il Venezuela smercerebbe il greggio nel suo territorio, la Chevron lo prenderebbe e lo venderebbe. Questi sono i loro profitti. Così sono molti affari petroliferi”.

Questo “non significa che Chevron non debba pagare per l’estrazione della risorsa, secondo la modalità di partnership con PDVSA nelle loro società miste. Per dirla più semplicemente: se lo prendono, devono pagarlo”.

Per Betzabeth Aldana, ricercatrice dei mercati energetici per Misión Verdad, la Sezione A della Licenza Generale n. 41 spiega che si autorizza l’acquisto e l’importazione in Venezuela di beni o forniture relazionate a questa licenza. Ciò include diluenti, condensati, petrolio o prodotti di gas naturale.” È noto che gli USA stanno cercando prodotti petroliferi per il proprio mercato interno, secondo i rapporti di quel paese, che sta vivendo una carenza di tali prodotti.

Ampliando il quadro di quanto sopra, detta licenza è anche espressione dei primi passi per una possibile apertura del mercato dominato dagli USA nelle Americhe e in Europa per il petrolio venezuelano.

Vielma sottolinea inoltre che Washington “autorizza l”acquisto di petrolio’ dal Venezuela, fa riferimento all’importazione di input e attrezzature in Venezuela (all’interno della Compagnia Mista). Anche questo è un vantaggio significativo”.

Tra le restrizioni, la misura USA sottolinea che la Chevron non pagherà tasse o royalties allo stato venezuelano. Per l’opinionista “questo sì implica una netta perdita di ingressi, ma nelle condizioni attuali con esportazioni evasive del blocco, nessuna azienda che sta lavorando in modo furtivo le sta pagando”.

E continua: “Piuttosto, il greggio venezuelano si sta vendendo con sconto e con noli molto costosi (a causa del fattore rischio di operare al di fuori del blocco). Il greggio smerciato a Chevron non è sotto condizioni di sconto, né di alti costi di noli. Ciò indica che, ciò che il paese smette di percepire in imposte e royalties, nel caso di spedizioni di Chevron, lo recupera vendendo a prezzo di mercato e senza occuparsi dei costi di trasporto. Tale Licenza, pur continuando ad essere un’espressione abusiva del blocco, non cessa di essere favorevole”.

Sarebbe necessario annotare il fatto che la figura della società mista è l’incaricata di pagare le imposte, parlando solo in termini fiscali. Chevron di solito non paga imposte, bensì le due società miste di cui PDVSA è l’azionista di maggioranza: Petroboscán e Petropiar, entrambe con infrastrutture installate nella Hugo Chávez Orinoco Oil Belt.

Per concludere, Vielma annota un altro vantaggio aggiuntivo, ed “è che Chevron dovrà adempiere ai suoi impegni in bolivar nel Paese (come buste paga e appaltatori di servizi) scambiando dollari per bolivar nel mercato interno, alimentando il sistema di cambio. È cosa non da poco nel contesto attuale” nel quadro di un rialzo inflazionistico derivante dagli squilibri nel mercato dei cambi.

A tutto ciò va aggiunta una considerazione politica: la Licenza Generale n. 41 lascia scritto che la strategia di “massima pressione” e soffocamento contro il Venezuela è fallita. Che si pretenda cercare di far intendere l’emanazione di questa decisione da parte dell’OFAC come una sconfitta per il governo di Nicolás Maduro è, citando Vielma, “oltre che ridicola, una tetra manovra narrativa che serve a diffondere false aspettative tra gli sprovveduti e i disinformati”.

La dichiarazione congiunta sui negoziati venezuelani in Messico, rilasciata dai massimi rappresentanti diplomatici Antony J. Blinken (USA), Josep Borrell (Unione Europea), Mélanie Joly (Canada) e James Cleverly (Regno Unito), sottolinea che “ribadiamo la nostra volontà di rivedere le politiche sanzionatorie”, condizionata dagli esiti del tavolo di dialogo e negoziale.

Questa dichiarazione relaziona direttamente il graduale ammorbidimento che gli USA potrebbero avviare riguardo al blocco finanziario e all’embargo petrolifero sul Venezuela, tenendo conto della deriva dei mercati energetici nel bel mezzo di una crisi nelle catene di approvvigionamento. Situazione di cui il governo di Joe Biden è il principale responsabile.

Fonte: Misión Verdad

Traduzione: cubainformazione.it

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