La prepotenza imperiale

Quando si sentono i congressisti USA esigere da Cuba di discutere la situazione dei mal chiamati prigionieri politici in qualsiasi futuro negoziato, l’indignazione è il sentimento che prende ogni patriota cubano che conosce la storia dell’aggressione yankee.
Con quale diritto i rappresentanti di un regime imperiale, che ha causato solo danni e morti in questo emisfero, possono pretendere di imporre questa vecchia questione nelle trattative diplomatiche con Cuba?
I congressisti Mark Pocan, James McGovern e Troy Carter non sanno che i condannati per gli atti violenti provocati l’11 luglio 2021 non sono stati processati per le loro idee bensì per violazione dell’ordine pubblico e per aver commesso reati comuni puniti in qualsiasi paese?
Prima di accusare Cuba, questi signori dovrebbero informarsi su chi c’era dietro le azioni di piazza, come ha denunciato il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez, affermando, chiaramente, che negli USA sono stati fabbricati sotto l’etichetta #SOS Matanzas, per preparare l’opinione pubblica internazionale e cubana, che l’isola era in crisi.
Ne sono seguiti altri con l’uso di robot per incitare le proteste in diverse città cubane, costruiti da operatori politici su ordine del Dipartimento di Stato, come gli hashtag #SOSCuba e #PatriaYVida, insieme a trasmissioni in diretta attraverso Facebook Live, per scatenare un piano di destabilizzazione sociale e promuovere il cambio di sistema.
L’hashtag #SOSCuba ha avuto 5000 tweet tra il 5 e l’8 luglio. Il 9 luglio, 100000; l’11 luglio 1,5 milioni; e 2 milioni il giorno 12. Twitter, WhatsApp, Signal e Telegram hanno riprodotto le immagini delle rivolte e dei disordini avvenuti, stimolati da attacchi informatici contro siti governativi e media nazionali.
Questi congressisti conoscono perfettamente la creazione da parte del Dipartimento di Stato del Gruppo Operativo Internet per la sovversione a Cuba, il 23 gennaio 2018, con l’unico scopo di sovvertire l’ordine interno seguendo le linee guida proposte dal presidente Donald Trump, nel suo memorandum presidenziale del 16 giugno 2017; un gruppo composto da rappresentanti del governo, USAID, Freedom House, NSA e l’ufficio delle trasmissioni verso Cuba, responsabile di Radio e TV Martí.
Con un’insolenza senza misura, i congressisti, dopo essere ricevuti dal presidente Miguel Díaz-Canel, hanno visitato i parenti dei prigionieri dell’11J. Tuttavia, non hanno mai incontrato gli orfani, vedove e genitori dei morti in azioni terroristiche compiute da agenti al servizio della CIA, e molti degli autori risiedono liberamente a Miami senza essere processati per i loro crimini.
Se qualcosa deve essere oggetto di trattative, è il milionario finanziamento annuale concesso dal regime USA per le azioni sovversive contro la Rivoluzione cubana, che non cessano dal 1959, quando iniziarono i bombardamenti dei campi di canna da zucchero. e persino nella città dell’Avana.
Se così tanto li preoccupa la vita del popolo cubano e per i suoi diritti, smettano di interferire negli affari interni di un paese che ora non è più una colonia yankee e condannino le violazioni dei diritti umani commesse dagli USA nell’illegale carcere nella base navale nel territorio occupato di Guantanamo, che si rifiutano devolvere.
Riconoscano pubblicamente al Congresso che non esiste un tale “embargo”, ma piuttosto una guerra economica, commerciale e finanziaria, come riconoscono i documenti ufficiali del noto Programma Cuba, approvato dal Presidente J.F. Kennedy nel 1962, affinché il popolo USA conosca la verità su ciò che il regime yankee commette contro i cubani e smetta di essere ipocritamente “preoccupati” per la vita di uomini, donne, anziani e bambini dell’Isola, che soffrono penurie determinate dal governo di quel paese.
Se le condizioni economiche di Cuba oggi sono le più difficili degli ultimi 63 anni, è perché il regime USA sostiene una crudele politica che pretende soffocare la Rivoluzione, in modo che i cubani scendano in piazza.
Una stima della CIA per Cuba, preparato nel 1993 e molta validità nei suoi sogni, lo afferma senza doppiezza: “Quando le condizioni sull’isola peggiorano ulteriormente, è più probabile che si estendano incidenti violenti a causa della crescente frustrazione per i tagli all’elettricità, trasporti e cibo”.
Per questo hanno provocato le manifestazioni dell’11 luglio 2021 e ora, ipocritamente, i congressisti si interessano ai detenuti. La fabbricazione e preparazione all’estero di Yúnior García, per compiere altri atti simili nel novembre di quell’anno, è conforme ai piani della CIA, servizio che assicura quanto segue nelle sue stime: “I gruppi dissidenti continueranno ad essere piccoli e sparsi… È improbabile che provochino direttamente eventi che minacciano il regime. La capacità dei dissidenti di influenzare gli eventi continuerà ad essere limitata dalle rivalità… Ma eventi imprevedibili aumenteranno le possibilità che un dissidente o un gruppo, si convertano nel centro dell’insoddisfazione popolare. Uno o più dirigenti dissidenti potrebbero aumentare la fattibilità della loro causa attirando un significativo sostegno internazionale o finanziamento”.
“Migliorare le relazioni con gli USA e l’apertura di legami economici saranno una priorità assoluta per qualsiasi governo cubano che succederà a Castro. Ma tale obiettivo sarà complicato, perché i rapporti con la comunità in esilio saranno fonte di intensa controversia”.
Il regime USA mantiene la guerra economica per questi motivi e sono così cinici che la stessa CIA ammette: “Se gli USA dovessero revocare l’embargo unilateralmente o in seguito a negoziati, Cuba beneficerebbe di risparmi con prezzi più bassi e sui costi di spedizione. Aumento delle entrate per turismo, forse per centinaia di milioni di dollari; anche qualche ulteriore investimento estero e possibili incrementi delle rimesse degli emigrati”.
“Alcuni analisti della comunità d’intelligence ritengono che l’impatto economico della fine dell’embargo sarebbe sostanziale. Sostengono che i benefici probabilmente genererebbero una crescita economica minima e allevierebbero molte delle peggiori carenze e altre pressioni che affronta il regime, soprattutto perché l’Avana ha mostrato una crescente abilità nei suoi sforzi per produrre un sollievo economico”.
Nei futuri negoziati, questo è ciò che dovrebbe essere prioritario, anche se la parte USA insista nel proporre i temi che attaccano Cuba, come il maltrattamento dei diritti umani”.
Non dimentichiamoci di José Martí quando affermava: “Più da vicino tocco le cose politiche, più ripugnanza mi ispirano”.
Fonte: El Heraldo Cubano
Traduzione: cubainformazione.it


































