Celac vs OSA, la rinascita del pensiero antimperialista

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I sogni di coloro che lottarono per l’indipendenza politica in America Latina, all’inizio del XIX secolo, cercavano non solo di porre fine al dominio dell’impero spagnolo, erano allo stesso tempo portatori di una proposta di integrazione regionale. Tuttavia, le loro speranze si scontrarono con una realtà: la nascita dell’imperialismo. Si trattava di una forma di controllo molto più sofisticata, articolata sotto il processo di internazionalizzazione della produzione, dei mercati e del lavoro. Il suo scopo, la sottomissione delle giovani nazioni, creando Stati fantoccio; governi sepoy, con plutocrazie lontane da una proposta nazional-popolare.

L’imperialismo concentrò i suoi sforzi sull’appropriazione delle risorse naturali, flora, fauna e ricchezze del sottosuolo. I territori dell’America Latina furono preda di rapina. All’oro e all’argento della conquista  seguirono da materie prime essenziali per accelerare la rivoluzione industriale: petrolio, nitrato, rame, guano, grano, gomma, zucchero, cacao, ecc. Gran Bretagna e Francia hanno presero il comando. Erano un secolo avanti nello sviluppo del capitalismo. Sulla sua scia, un attore emergente, gli USA. La divisione del mondo in aree di influenza acuì le contraddizioni ed i conflitti tra le potenze imperialiste. L’America Latina divenne un continente conteso. Ma questo richiedeva anche un patto interimperialista, far fallire qualsiasi progetto di unità la cui bandiera fosse la lotta antimperialista. Nel XX secolo, questo dilemma si sarebbe ripetuto in Asia e in Africa. La storia contemporanea è disseminata di piani che hanno finito per rompere i progetti di unità e di integrazione regionale. In America Latina, la Dottrina Monroe segnò l’inizio delle ostilità. Dal 1823, gli USA cercarono di annullare l’intervento di attori extracontinentali nello sfruttamento e nel controllo del subcontinente. Lo slogan America agli Americani definisce la politica estera USA per la regione. Se nell’Ottocento la sua minaccia erano Francia e Gran Bretagna, dopo la II Guerra Mondiale fu l’Unione Sovietica e, nel XXI secolo, il suo posto è preso dalla Cina.

Gli USA hanno sempre voluto l’intera torta e non è disposto né tanto meno a lasciare che altri attori internazionali abbiano una presenza di rilievo nella regione. Oggi, la sua perdita di influenza li rende più bellicosi. L’America Latina gli è vitale per mantenere il suo potere su scala mondiale. Non solo come Paesi fornitori di materie prime, ma anche come garanti della sicurezza emisferica sul fianco sud. In questo modo escogiterà sempre piani destabilizzanti per spezzare i tentativi di integrazione dove non abbia rappresentanza, voce o voto.

Cospirò contro il Congresso Anfizionico di Panama, nel 1826, il cui obiettivo era creare una confederazione di paesi latinoamericani dal Messico al Cile. Simón Bolívar, il suo promotore, vide le sue speranze frustrate dal tradimento e dall’intervento manicheo USA. La sua frase pronunciata nel 1829: gli USA sembrano destinati dalla Provvidenza ad affliggere l’America di miserie in nome della libertà, è scolpita nella coscienza dei popoli della regione ed è la storia dell’imperialismo yankee in America Latina. Nei suoi due secoli di interventi, ha creato un’ideologia e sviluppato istituzioni dalle quali realizza le sue proposte di dominio. Ha intessuto reti, mutando le sue politiche più e più volte sotto diverse sigle. Il suo più grande successo, la creazione nel 1948 di due pilastri della sua politica imperialista: il Trattato di Difesa Reciproca (TIAR) e l’Organizzazione degli Stati Americani. Entrambi gli organismi, con la complicità dei governi sepoy, gli permettono di legittimare guerre pretestuose, invasioni, colpi di Stato, omicidi di presidenti, violazioni dei diritti umani e realizzare innumerevoli minacce. Gregorio Selser li ha documentati in un’opera monumentale dal titolo: Cronologia degli interventi stranieri in America Latina, pubblicato dall’Università Autonoma di Città del Messico e dall’UNAM.

Il suo controllo sull’OSA trasforma l’organizzazione in un pilastro delle sue politiche imperialiste. Basti citare due esempi: l’espulsione da Cuba e il riconoscimento di Juan Guaidó come presidente del Venezuela. Né dobbiamo dimenticato che i suoi segretari generali finiscono per comportarsi come meretrici. Il cileno José Miguel Insulza e l’uruguaiano Luis Almagro Lemes hanno mostrato un servilismo che rasenta l’impudenza. Le loro azioni si giustificano solo sotto l’indegnità dei traditori. Il suo consenso ai colpi di Stato in Bolivia e il suo sostegno all’attuale presidentessa del Perù mostrano il suo spirito.

Questo 24 gennaio si celebra in Argentina il vertice della CELAC. È un momento chiave per recuperare il protagonismo ed essere un contrappeso alle politiche dell’OSA, del TIAR. Essere una diga di contenimento verso l’ interventismo USA nella regione. È un’occasione da non perdere. Deve essere la culla di un pensiero emancipatore, rivitalizzato, la base per una proposta di integrazione regionale. La convocazione apre una porta per sottrarre potere e innalzare le fondamenta di una patria grande, il sogno di Simón Bolívar, Augusto Sandino, Lázaro Cárdenas, Fidel Castro, Salvador Allende o Hugo Chávez. È tempo di cambiare e raccogliere il testimone. I presidenti di Brasile, Messico, Colombia, Argentina, Cuba, Venezuela, Bolivia devono assumersi delle responsabilità e guidare un nuovo progetto di integrazione latinoamericana. Il futuro della democrazia nella nostra America dipende dalla loro determinazione e dal loro impegno antimperialista.

Fonte: La Jornada

Traduzione: cubainformazione.it

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