Caimani a Caimanera

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A Caimanera, a due passi dal Centro di tortura della prigione di base di Guantanamo, il territorio sottratto dagli Stati Uniti a Cuba, la stampa internazionale – e il governo statunitense – ci hanno raccontato che, pochi giorni fa, c’era stata una “brutale repressione” contro una protesta pacifica. Che cinismo, che ipocrisia e che due pesi e due misure! E che bugiardi! Basta guardare le immagini di una “repressione” da asilo. Si ritraggono nelle loro stesse menzogne. E, nel caso dei media, nella mediocrità e nella mancanza di professionalità nella pratica del giornalismo.

Abbiamo analizzato a fondo gli eventi che si sono verificati a Caimanera, una cittadina della provincia cubana di Guantánamo: poche decine di persone, nel pieno dei loro diritti, chiedevano alle autorità di uscire dalla situazione di penuria e di blackout elettrico (la cui causa è, in misura maggiore, il blocco e le sanzioni statunitensi), ma la situazione era guidata da alcuni individui legati a gruppi controrivoluzionari finanziati dagli USA. La stampa e le reti hanno immediatamente parlato di una sorta di “insurrezione popolare” contro il “regime” cubano: allarme, il popolo di Cuba è in strada! Un clamore mediatico che è durato poche ore e che si è concluso, come sempre, con la solita delusione di chi continua a scommettere sul blocco economico e sulla sofferenza del popolo cubano affinché, alla fine, si sollevi contro la sua Rivoluzione.

La diplomatica Johana Tablada ha pubblicato un post che descrive perfettamente la situazione:

“Perché, vedendo i cubani soffrire ed emigrare colpiti dal più grande sistema di misure coercitive unilaterali che esista al mondo, i signori che oggi proclamano la loro solidarietà con coloro che sono scesi in piazza per esprimere il loro disagio chiedono ancora più accerchiamento e alcuni persino l’intervento? Perché coloro che oggi si entusiasmano per le nostre carenze non propongono di eliminare o alleviare il blocco più atroce che esista al mondo contro qualsiasi popolo?

Perché quei pochi che vivono della pignatta dei fondi federali contro Cuba non si esprimono a favore di Jordan Neely, l’essere umano strangolato l’altro giorno nella metropolitana di New York per aver detto di avere fame, o per gli omicidi degli innocenti in servizio ieri in Texas?

Sappiamo tutti molto bene perché. Perché attaccare Cuba è un buon affare.

PS. Non fatevi ingannare, tra tutti noi, andremo avanti”.

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

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