Cuba: frode elettorale o democrazia radicale?

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Che l’affluenza alle urne nelle ultime tre elezioni a Cuba è stata inferiore a quella di un decennio fa? Ovviamente, qualcuno può pensare che, con la guerra economica che il Paese sta subendo e con la brutale guerra di comunicazione nei media e nelle reti sociali, volta a far sì che l’opinione pubblica cubana dia la colpa della situazione al proprio governo, si possano mantenere percentuali superiori al 90%? È impossibile. Ma ciò che sorprende, e che quindi dovrebbe essere oggetto di notizia e curiosità giornalistica, è che, anche in tali circostanze, il 76% della popolazione si è recato alle urne nelle ultime elezioni generali. Un’affluenza molto alta, nel confronto internazionale.

Cuba sta soffrendo una grave situazione economica, la cui causa principale risiede nelle sanzioni e nella persecuzione da parte del governo statunitense di tutti i redditi e gli investimenti sull’isola. E, ovviamente, le carenze stanno generando malcontento sociale.

In alcune zone del Paese si sono verificate piccole proteste che chiedono alle autorità, ad esempio, di porre fine ai blackout elettrici. Nel frattempo, il governo responsabile della situazione (gli Stati Uniti) sta pagando milioni di dollari a vari attori politici e mediatici, con l’obiettivo di trasformare questi incidenti in uno sfogo sociale politicamente orientato. Finora non ci è riuscito. Né si è verificata la prevista risposta repressiva, indispensabile per inasprire il conflitto. In qualsiasi altro Paese, lo scenario sociale sarebbe già di violenza e caos. Senza dubbio.

Tuttavia, a Cuba continuano ad esserci grandi manifestazioni a sostegno della Rivoluzione, con milioni di persone in strada, come le recenti manifestazioni del Primo Maggio; e la stragrande maggioranza della popolazione ha partecipato a tre elezioni negli ultimi sei mesi, tenutesi in un momento di crisi acuta.

L’affluenza alle urne è stata inferiore a quella degli anni precedenti? Ovviamente, si può pensare che, con una tale guerra economica e con la brutale guerra di comunicazione nei media e nelle reti sociali, volta a far sì che l’opinione pubblica cubana attribuisca la colpa della situazione al suo governo, sia possibile mantenere tassi superiori al 90%, come lo erano un decennio fa? È impossibile.

Ma ciò che sorprende, e che quindi dovrebbe essere notiziabile e oggetto di curiosità giornalistica, è che anche in tali circostanze il 76% della popolazione si è recato alle urne nelle ultime elezioni generali. Un’affluenza molto alta, nel confronto internazionale.

Ma no. La stampa corporativa preferisce spiegarlo dicendo che la democrazia cubana è una “farsa”. Una farsa avallata, a quanto pare, dalla maggioranza del popolo.

In un articolo ampiamente pubblicizzato, l’agenzia di stampa spagnola EFE ha affermato che “all’apertura dei seggi (…) c’era una fila più lunga in una panetteria che al seggio elettorale”. E questo è ciò che chiamano giornalismo serio e rispettabile. Senza parole.

Il sito web della Radio Televisión Española ci ha detto che “solo il partito dell’attuale presidente si è presentato alle elezioni”. È una palese menzogna, perché il Partito Comunista non ha alcun ruolo nelle elezioni, dove le candidature nascono da un processo di democrazia radicale con migliaia di riunioni di quartiere. Non ci sono partiti.

Ma dai media finanziati dal governo statunitense – e che senza di esso non esisterebbero – si va oltre: si parla addirittura di “brogli”. Il dato del 76% è falso. Le prove? Persone che hanno visto pochissime persone votare nel loro quartiere. “I seggi elettorali sono stati segnalati come per lo più vuoti”, ha scritto Camila Acosta sul quotidiano spagnolo ABC, che a sua volta è pagata da Cubanet, ovvero riceve parte del suo stipendio dal governo statunitense, che sostiene questo organo di informazione.

Un altro sito digitale sostenuto da Washington – e che non esisterebbe senza di esso – “Diario de Cuba”, ha presentato “la prova definitiva” dei “brogli elettorali a Cuba con una semplice operazione matematica”. Il giornale affermava che “è matematicamente impossibile che 12 ore” siano sufficienti “per sei milioni” di persone per votare senza quasi nessuna coda. Conclusione: “Questa è una frode”. Sì, una frode all’intelligenza. Una frode alla professione giornalistica. E, soprattutto, una frode ai contribuenti americani che sostengono, con le loro tasse, più di venti libelli come questo.

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

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