Sergio Massa vince le elezioni in Argentina e affronterà Milei al ballottaggio

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Secondo i risultati ufficiali, i candidati Sergio Massa (Unión por la Patria) e Javier Milei (La Libertad Avanza) parteciperanno al ballottaggio delle elezioni presidenziali argentine del 19 novembre.

Con oltre il 98% dei voti scrutinati, Massa ha vinto le elezioni con il 36,68%, mentre Milei non è andato oltre il 29,98%. Un bottino tutto sommato magro per questo candidato ultraliberista che con la sua motosega affermava di voler sbaragliare la ‘casta’ vincendo già al primo turno, dopo essersi imposto a sorpresa nelle primarie del mese di agosto.

Al terzo posto troviamo Patricia Bullrich, candidata di Juntos por el Cambio (centrodestra) ed ex ministro della Sicurezza durante il governo di Mauricio Macri, che ha ottenuto il 23,83% dei voti, un risultato molto al di sotto delle aspettative.

Più indietro il governatore della provincia di Córdoba, Juan Schiaretti (Hacemos por Nuestro País), con il 6,78%, e l’avvocato Myriam Bregman (Frente de Izquierda), con il 2,70%.

Il Segretario generale della Presidenza, Julio Vitobello, ha dichiarato alla stampa che l’affluenza alle urne è stata del 74%, pari a 26.675.528 argentini.

Sebbene questo numero di affluenza rifletta quasi qualche punto in più rispetto all’affluenza delle elezioni primarie, tenutesi ad agosto, si tratta di una riduzione di sette punti rispetto alle ultime elezioni presidenziali, che nel 2019 hanno portato Alberto Fernández alla Casa Rosada – la sede dell’esecutivo argentino.

In questa giornata elettorale, oltre al rinnovo dei membri delle camere dei senatori, dei deputati e dei parlamentari del Mercato Comune del Sud (Mercosur), tre province (Buenos Aires, Entre Ríos e Catamarca) hanno votato per i loro governatori, mentre la capitale, la Città Autonoma di Buenos Aires, elegge il suo capo del governo.

Il candidato presidenziale argentino della coalizione peronista Unione per la Patria, Sergio Massa, che ha vinto il primo turno delle elezioni di domenica 22 ottobre, ha ribadito la promessa di creare un governo di unità se vincerà il ballottaggio del mese prossimo.

“Il 10 dicembre, in qualità di presidente, chiederò un governo di unità nazionale. Ma un governo costruito sulla base della convocazione dei migliori, indipendentemente dalla loro forza politica, e non sulla base di meri accordi di partito”, ha detto ai suoi sostenitori dopo l’annuncio dei risultati delle urne.

Massa, attuale ministro dell’Economia, ha assicurato che cercherà di aprire una “nuova fase istituzionale in Argentina” e ha lanciato un chiaro appello ai rappresentanti di tutta la classe politica affinché lo sostengano al secondo turno del 19 novembre, in cui affronterà Javier Milei, di La Libertad Avanza (ultraliberista di estrema destra).

“Se c’è qualcosa di chiaro in queste elezioni, è che la spaccatura è finita e che sta iniziando una nuova fase del mio governo”, ha dichiarato. Il candidato ha promesso di “stabilire pilastri di politiche statali” che consentano di “costruire una forte industria argentina” e “un’istruzione pubblica e di qualità”.

Il candidato argentino di estrema destra Javier Milei ha teso la mano al partito rivale Juntos por el Cambio, facendo appello all’unità per sconfiggere Sergio Massa del partito al governo nel ballottaggio presidenziale.

“Sono disposto a fare tabula rasa con l’obiettivo di porre fine al kirchnerismo”, ha dichiarato Milei.

Milei, che proprio domenica 22 ottobre ha compiuto 53 anni, ha considerato “storica” la sua avanzata al secondo turno, così come l’elezione di circa 40 deputati e otto senatori per il suo partito, che due anni fa non esisteva nemmeno.

“È un risultato veramente storico, non perdiamo di vista la reale portata dell’evento storico, stiamo disputando il potere di fronte al più nefasto governo nella storia della democrazia moderna”, ha detto l’economista. Nel suo messaggio, Milei ha difeso le idee di libertà che, a suo dire, “hanno reso grande l’Argentina nel XIX secolo”, e si è scagliato contro il populismo.

“Non siamo qui per togliere i diritti, ma per porre fine ai privilegi”, ha sottolineato Milei, che ha invocato “una rivoluzione liberale” per porre fine alla mediocrità, alla desolazione e alla povertà. Anche la storia diimostra che il liberismo, al contrario di quanto si affanna ad affermare l’economista fanatico, impoverisce le masse popolari e toglie diritti. Altro che privilegi, quella è la classica scusa utilizzata dai neoliberisti a ogni latitudine.

Milei ha chiuso il suo discorso con il tradizionale grido “Viva la libertad, carajo!”, intonato dai suoi sostenitori. Poco prima, la candidata di Juntos por el Cambio, Patricia Bullrich, si era rifiutata di congratularsi con Massa e aveva anche ammiccato a una possibile alleanza con Milei.

“Il populismo ha impoverito il Paese e non sono io a venire a congratularmi per il ritorno al potere di qualcuno che ha fatto parte del peggior governo della storia dell’Argentina”, ha detto la Bullrich nel suo discorso.

Massa è stato il candidato più votato, seguito da Milei; Bullrich si è classificata terza, seguita da Juan Schiaretti di Hacemos por Nuestro país (centro) e Myriam Bregman del Frente de Izquierda y los Trabajadores.

La storica rimonta di Massa

Il dato che emerge da questa tornata elettorale è la storica rimonta compiuta dal candidato peronista Sergio Massa rispetto alla primarie (PASO) di agosto dove a sorpresa si era imposto il fanatico neoliberista Milei.

Come evidenzia Felipe Yapur su Pagina|12: “Ora arriva un nuovo momento, mancano quattro interminabili settimane al voto. Massa non ha perso tempo e ha già iniziato a cercare quei voti necessari che si trovano a sinistra, nel peronismo di Cordoba, nei radicali, ma anche nei disincantati che hanno votato scheda bianca o si sono astenuti. “A tutti loro dico che farò il massimo sforzo per guadagnarmi la loro fiducia”, ha affermato il peronista nativo di Tigre e ha promesso: “Molti di quelli che hanno votato per noi sono quelli che stanno soffrendo di più, non li deluderò. Devono sapere che dal 10 dicembre non li deluderò”.

Il binomio composta da Sergio Massa e Agustín Rossi ha aumentato di 15 punti quanto ottenuto nel PASO. Le ragioni risiedono nelle politiche attuate dal candidato-ministro che sta già governando di fronte a un presidente che si è affievolito. Inoltre, la gestione di Axel Kicillof nella provincia di Buenos Aires ha agito da barriera contro i sostenitori libertari (che si è tradottai in una clamorosa vittoria), e anche il recupero dei voti persi dal peronismo in province come Tucumán e La Rioja.

Vale la pena notare che Unión por la Patria (UxP) ha recuperato un buon numero di voti, visto che i 6,5 milioni di voti ottenuti nel PASO sono ora 9,5 milioni. Si tratta di una spinta che deve essere mantenuta fino a novembre. Al contrario, Milei ha aggiunto solo 700.000 voti ai 7,1 milioni ottenuti alle primarie. Ha ristagnato in termini assoluti ed è calato in termini percentuali”.

La performance del libertario Milei conferma l’analisi effettuata dall’analista politico Alfredo Serrano Mancilla del Celag, il quale sosteneva che il fanatico neoliberista aveva un massimale politico molto rigido e che sostanzialmente anche a livello elettorale sarebbe stato complicato andare oltre per Milei.

“Milei ha una solida base politica e un massimale ben definito”, ha scritto a tal proposito Mancilla.

“Ciò significa qualcosa di semplice: c’è una parte della cittadinanza argentina che lo sostiene (30%-40%) e un’altra parte che non lo sostiene (60%-70%). In altre parole, non tutta la società è omogenea riguardo a questo fenomeno politico”.

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