Il mondo contro il blocco USA a Cuba

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Votazione n. 31: favorevoli  187  contrari  2  astenuti 1

Alziamo la voce contro la violenza statunitense.

L’anno scorso i baldi cavalieri dell’Impero [USA] fautori dell’apocalittico e devastato mondo senza regole in cui siamo costretti a vivere, devono aver pensato “abbiamo fatto 30 facciamo 31”. Ed eccoci qui nel 2023 a commentare l’ennesima votazione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella quale si condanna per la 31^ volta consecutiva l’aberrante e illegale blocco economico, commerciale e finanziario attuato dagli Stati Uniti d’America contro la Repubblica di Cuba.

Un atto di guerra condotto con disumana e crudele ferocia dalla più potente forza economica e militare del mondo, contro la piccola ribelle Isola di Cuba.

Da oltre sei decadi il mondo assiste inerme alla la più flagrante, sistematica e massiva violazione dei diritti (umani) del Popolo cubano, che va contro qualsiasi norma del diritto internazionale e che si qualifica come un atto di genocidio, ai sensi della Convenzione per la prevenzione e la punizione del crimine di genocidio del 1948. È il più lungo assedio che la storia dell’Umanità abbia mai conosciuto e che ogni anno causa profonde perdite all’economia cubana, limitandone il diritto allo sviluppo e le cui conseguenze si ripercuotono senza un giorno di tregua sulla società e la vita quotidiana di più di 11 milioni di cubani.

Per rimanere all’ultimo periodo tra agosto 2021 e febbraio 2022 (sette mesi), le perdite causate dal blocco sono state nell’ordine di 3.806 milioni di dollari: più 49% rispetto al periodo gennaio-giugno 2021. Un record. Senza queste misure coercitive l’economia cubana sarebbe cresciuta in questo periodo del 4,5%.

Dal 1° di marzo del 2022 al 28 di febbraio del 2023 i danni provocati dal blocco sono stati pari a 4 miliardi e 867 milioni di dollari: 405 milioni al mese, più di 13 milioni al giorno e più di 555 mila dollari all’ora. Senza blocco il PIL cubano sarebbe cresciuto del 9%.

Nei primi 14 mesi dell’amministrazione Biden, i danni causati dal blocco sono stati pari a 6.364 milioni di dollari. Ciò significa più di 454 milioni di dollari al mese e più di 15 milioni di dollari al giorno. Sono cifre enormi per una economia con poche risorse e in via di sviluppo.

In sei decenni, ai prezzi attuali, i danni accumulati ammontano a 154 miliardi e 217 milioni di dollari. Tuttavia se dovessimo considerare le fluttuazioni dell’oro susseguitesi nel tempo i danni causati dal blocco raggiungono l’enorme cifra di 1.000 miliardi più 391.111 milioni di dollari.

Oltre agli effetti del rafforzamento blocco, conseguente alle misure applicate dal governo Trump e reiterate da quello Biden, Cuba ha dovuto affrontare gli effetti della pandemia della Covid-19, ben presto divenuta un alleato della politica statunitense contro Cuba. Aver indurito oltre modo il blocco in una tale congiuntura rivela il volto particolarmente disumano del governo USA e il suo marcato interesse a trarre vantaggio dalla recessione economica derivante dalla pandemia globale, applicando una politica perversa atta a promuovere instabilità sociale e spingere il popolo cubano alla fame e alla disperazione.

Fino a qui la drammatica realtà prodotta dalla politica di sopraffazione statunitense, consacrata alla diffusione della vera democrazia i cui perversi effetti sono da sempre sofferenza, disperazione, miseria e morte. Uno storico compito salvifico che questa Nazione ostenta con orgoglio senza comprendere quanto sia immorale e offensivo per tutti per tutti quei popoli che, a differenza di loro, possono vantare millenarie culture di relazione e reciprocità.

Nel paese dell’arroganza, del genocidio e della guerra perpetua, assurti a ragion di stato e unico esempio nella storia ad aver trovato in sé la violenza necessaria per usare la bomba atomica, non cambia mai nulla; e nulla può cambiare perché è un paese che si regge sulla finzione della falsa scelta politica tra Repubblicani e Democratici: una distinzione di facciata del tutto illusoria e fuorviante.

Dopo 31 condanne da parte dell’ONU al blocco statunitense contro Cuba senza che ciò abbia minimamente influito sulla realtà delle cose, credo sia legittimo auspicare un cambiamento delle regole del gioco. Non è più sopportabile che un Paese libero e sovrano debba essere costretto (da decenni) a portare in votazione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il DIRITTO a non essere perseguitato: una situazione abominevole che si ripete patologicamente da decenni senza risultato alcuno. Significa che l’inviolabile diritto di Cuba di appellarsi alla giustizia internazionale contro un atto genocida, avrebbe finalmente bisogno di veder applicato quanto deciso. Diversamente siamo alla farsa, dove la suprema organizzazione mondiale, anziché rappresentare le originarie speranze di pace globale, si ritrova ad essere complice del “più forte” che nega a proprio piacimento diritti che dovrebbero essere universali.

Un quadro desolante che compromette la rilevanza di questa Organizzazione che, con ogni probabilità, non ha saputo evolversi quanto le società che rappresenta. Che si voglia o no il mondo cambia; si sta delineando la crescita e lo sviluppo di un nuovo ordine mondiale nel quale le vecchie ricette, elaborate per dar forma ad una sorta di colonialismo moderno, non funzionano più. Si affacciano sulla scena internazionale nuove realtà, e la resistenza a questi cambiamenti è solo il disperato tentativo degli Stati Uniti di mantenere il proprio dominio, nella vana speranza che tutto sia rimasto cristallizzato nei rapporti di forza di cinquant’anni fa.

Pertanto o l’ONU inizia una riorganizzazione che preveda l’inclusione nel Consiglio di Sicurezza di paesi dell’America Latina, dell’Africa, del Medio Oriente e dell’Asia, eliminando il contradditorio potere di veto, o si ritorna alla screditata e fallita Società delle Nazioni.

Cambiamento è la parola che sta circolando sempre più insistentemente tra le stanze newyorkesi del palazzo di vetro: per l’eliminazione del diritto di veto e per l’entrata a pieno titolo dei paesi del sud globale. Senza questo cambio le Nazioni Unite non potranno far altro che continuare a guardare.

In sessant’anni, di parole per descrivere le prodezze di questi paladini della democrazia ne sono state spese molte. Tuttavia ci si chiede se mai riusciremo, con le sole parole, a descrivere in modo intellegibile il mostro che pervade le loro menti. Le parole sono difficili da trovare, a volte stancano, nel tempo si esauriscono, e senza più parole la testimonianza rischia l’oblio.

Tuttavia il silenzio sarebbe peggio. Non abbiamo alternativa a dire con energia ciò che sappiamo, vediamo, sentiamo. Usiamo, la parola, per testimoniare lo scempio e la devastazione lasciato sul terreno da tanta infamia. Non la solita desolazione che lascia dietro di sé un conflitto bellico. Non ci sono missili da analizzare né soldati da identificare e non ci sono armi. Niente carri armati ne conta dei cadaveri, solo lo shock della vita quotidiana: la fila per fare il pieno di benzina o per il pane o per le medicine e le sospensioni dell’energia elettrica. Non sembra una zona di guerra, anche se la guerra è lo stato normale di questo paese; una guerra silenziosa che non risparmia nessuno e che è stata per troppo tempo uno sfondo abituale. Uno shock quotidiano che porta all’abitudine. Ci si abitua all’indescrivibile e all’inaccettabile a causa dei danni irreparabili nel nostro modo di pensare, dovuti dal perdurare della crudeltà.

È la nostra coscienza a venire brutalizzata.

Nessuno sfugge agli effetti del blocco il più lungo, crudele e completo sistema di misure coercitive unilaterali mai applicato contro nessuna Nazione. Come espresso da Raúl Castro Ruz nel 2021 “il danno causato da queste misure al tenore di vita della popolazione non è né fortuito né un effetto collaterale; ma conseguenza di un deliberato proposito di punire nel suo insieme il Popolo cubano”.

L’80% della popolazione cubana non sa cosa sia una vita senza blocco; un fatto immorale che da solo dovrebbe scardinare il senso di impotenza che sembra essersi impossessato delle nostre coscienze. Dobbiamo reagire all’apatia riconoscendo la superiorità morale della solidarietà e respingere qualsiasi idea di blocco dettato dall’insensatezza di una politica malata.

Questo stato di cose non può più essere tollerato e l’ONU non può rimanere inerte e continuare a guardare.

Enzo Pecatori – Vice Presidente Associazione Nazionale di Amicizia Italia- Cuba

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