La Corte stabilisce che il blocco di Cuba viola il diritto internazionale

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Il Tribunale Internazionale di due giorni riunito a Bruxelles ha stabilito oggi che il blocco degli Stati Uniti contro Cuba viola il diritto internazionale e le norme universali per la coesistenza pacifica.

Ha inoltre sottolineato che l’assedio economico, commerciale e finanziario imposto da Washington viola la Carta delle Nazioni Unite, che sancisce la sovranità dei Paesi, la Dichiarazione universale dei diritti umani e gli accordi dell’Organizzazione mondiale del commercio, tra le altre norme.

Dopo aver ascoltato le argomentazioni dell’accusa e le deposizioni dei testimoni sui danni umani ed economici del blocco, la corte ha ricordato che gli Stati Uniti hanno applicato questo sistema unilaterale di misure coercitive per più di 60 anni, incidendo sulle condizioni di vita di un intero popolo, sul suo sviluppo e sulle prestazioni dei vari settori della società.

Allo stesso modo, la decisione dei giudici riflette la portata extraterritoriale del blocco, una componente contraria al diritto internazionale, la natura ingiustificabile dell’assedio e la sua intensificazione con l’inclusione dell’isola nella lista dei “presunti sponsor del terrorismo”.

La sentenza letta dai giudici, guidati dal giurista tedesco Norman Peach, ha anche sottolineato che il blocco viola il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966.

In un altro dei suoi punti, la sentenza cita la Convenzione del 1948 sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio e la possibilità che l’ostilità di Washington e la sua determinazione a causare danni collettivi sistematici rientrino in questo crimine.

Il tribunale internazionale ha esortato gli Stati Uniti a porre fine al blocco contro Cuba e a risarcire le imprese e i cittadini colpiti.

Dopo la sentenza, il presidente dell’Istituto cubano di amicizia con i popoli, Fernando González, ha ringraziato gli eurodeputati, gli organizzatori e i partecipanti al forum.

In una conferenza stampa congiunta, González e l’europarlamentare Sandra Pereira hanno ritenuto che, sebbene la decisione dei giudici non sia giuridicamente vincolante, essa rappresenti un valido strumento per continuare la lotta per la fine dell’assedio.

A questo proposito, hanno sottolineato l’importanza di far conoscere la sentenza al mondo e hanno riconosciuto la profondità delle testimonianze fornite durante il processo da testimoni cubani, europei e statunitensi sull’impatto di una politica illegale ed extraterritoriale.

Fonte: Prensa Latina

Traduzione: italiacuba.it

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