Da sette anni siamo tutti più orfani

Sono passati sette anni da quel novembre del 2016, eppure sembrano settanta. Quando ti lascia una persona che hai amato e stimato, che ha significato tanto per te, il tempo si dilata, la sua assenza pesa come un macigno: e la mancanza fisica di Fidel pesa tantissimo.

Manca proprio la sua figura, il suo modo di parlare, la sua presenza che ispirava così tante certezze, che riusciva a dare risposte alle nostre moltissime domande, ai numerosissimi dubbi che ci attanagliano: è questo un vuoto veramente incolmabile.

Come tutti gli esseri umani era un uomo con luci e ombre, è stato una persona che ha sempre instillato in chiunque lo conoscesse e lo stimasse una profonda motivazione a fare e ad agire, una incrollabile convinzione nelle cose che lui ha fatto e realizzato, in quella sua volontà di ferro mossa da una passione inesauribile, da una convinzione adamantina. Il suo esempio ha sempre rappresentato per noi una spinta, una marcia in più a fare e ad agire, per migliorare il mondo attorno a noi, per seguirlo.

Come dimenticare i suoi meravigliosi discorsi il 26 di Luglio, quando parlava per ore e ore? Come scordare quella sua chiarezza, quel suo modo di parlare così appassionato con il quale incendiava i cuori delle masse? Fidel ci manca. È vero che le sue idee sono ancora vive, presenti, valide e attuali, ma manca lui, con quella sua imponente presenza, con quel suo valutare, ragionare, analizzare. E questa è una cosa che purtroppo non abbiamo più.

Perché sicuramente è vero che la grandezza di Fidel sta in quello che ha saputo costruire, ovvero un intero sistema sociale votato alla soddisfazione della persona nella sua interezza, al di là dell’immediato soddisfacimento materiale, alla difesa della sua dignità e realizzazione.

È vero che ha superato il paradigma dell’individuo per abbracciare un’idea di collettività sempre più ampia, sfociata nell’internazionalismo ma sempre attenta alla realtà intorno a Cuba, ai cambiamenti operanti al di là dei suoi confini e all’interno della società. La sua acuta lungimiranza, la sua impareggiabile capacità di analisi, il suo amore per il prossimo, secondo un modello di internazionalismo che non ha avuto paragone con gli altri esperimenti socialisti e che oggi, in un mondo orfano di una visione globale e ingabbiato in una cruda prigione di egoismi e liberismo, acquista un peso ancor maggiore: questi non sono che pochi esempi della grandezza di Fidel, la cui statura come uomo e come leader non si può certo descrivere in poche righe.

Voler ricordare Fidel significa anzitutto riflettere sul nostro mondo, sulle sue molte ingiustizie, sulle nostre capacità di correggere quelle storture e, soprattutto, sulla nostra volontà di agire in tal senso.

Cuba come la conosciamo oggi è il risultato della visione politica di Fidel, una visione socialista che molti, in passato come oggi, insistono a definire “utopia”: la vita di Fidel ha dimostrato che le utopie possono realizzarsi, che accettare passivamente il corso della Storia senza intervenire per modificarlo è un atto di sottomissione, una dichiarazione di resa, e che la volontà e l’azione collettiva possono tutto. Anche contro le armi della dittatura, anche contro la volontà imperialista.

L’utopia cubana ha resistito oltre sessant’anni, e continua a resistere anche senza il suo Lìder Maximo. Una simile resilienza del modello castrista è possibile perché la popolazione cubana lo sostiene e lo implementa, adattandolo ai tempi e perfezionandolo di anno in anno. Il Lìder è ancora vivo nei cuori della gente, rappresenta per loro un modello intoccabile nel quale ripongono una incrollabile fiducia.

La lungimiranza di Fidel è stata quella di aver coinvolto le masse nella costruzione del socialismo cubano, nell’averle rese soggetto attivo e non passivo dell’edificazione di un modello di società che aveva la loro realizzazione come obiettivo ultimo. La conseguenza di questa scelta è stata creare un’identificazione sempre maggiore del popolo cubano con la Rivoluzione, gli ha permesso di esserne protagonista, di diventare lui stesso legislatore e giurista, e di prestare la loro opera e la loro voce a un processo di continuo avanzamento sociale, politico e umano.

Questo continuo avanzamento sociale, che è arrivato al punto da situare Cuba tra i paesi più avanzati in materia, è frutto della Rivoluzione e si pone nel suo solco. Anche qui, Fidel aveva capito che per mantenere vivo il messaggio e le azioni della Rivoluzione è necessario coinvolgere il Popolo, renderlo partecipe, stare attento alle sue esigenze, educarlo.

E qua sta la grandezza di Fidel, che ha sempre prestato estrema attenzione al futuro – ai giovani, all’educazione, allo sport, allo sviluppo della medicina e della cultura, all’uguaglianza sociale senza creare crepe. Ed è sempre stato ininterrottamente fedele all’internazionalismo, che è la declinazione di questa visione non in patria ma nel mondo. Tale era la levatura di Fidel come statista, ed è il motivo per cui anche oggi, pur con tutti i cambiamenti che avvengono nel mondo, in questa realtà fluida e in continuo mutamento persino a Cuba, Fidel resta un punto di riferimento intoccabile.

Ed è anche compito nostro fare di tutto affinché il suo messaggio, le sue azioni, le sue scelte, quel che è riuscito a costruire, non vadano assolutamente perse.

Ora ci tocca andare avanti senza di lui, percorrere il sentiero che ha tracciato sapendo che lui non è con noi a guidarci, a rassicurarci quando avremo dei dubbi, quando non sapremo che strada prendere. La sua assenza pesa oltre ogni nostra capacità di espressione.

Ed è sicuramente vero che non siamo soli, che abbiamo l’un l’altro, che siamo circondati da compagni che, come noi, sono cresciuti con quel mito davanti agli occhi e quel sole dell’avvenire all’orizzonte, che come noi percorrono la stessa strada che lui ci ha indicato. È vero che le sue idee vivono in noi: ma non è la stessa cosa sapere che lui c’è, da qualche parte, che basta accendere la televisione per vederlo, per sentirne la voce.

Anche solo avere la certezza che lui c’era, dovunque fosse e dovunque fossimo noi, ci dava sicurezza. Come quando nelle situazioni di incertezza ci si rivolge a un genitore, a una figura nella nostra vita di indubbia saggezza, del cui giudizio ci fidiamo ciecamente, sapendo che avrà sempre una risposta pronta a ogni domanda, una soluzione per ogni problema. Fidel c’è, dicevamo, e dunque esistiamo anche noi. Adesso è molto più dura.

Ruben Umbrello – Direttivo Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

20 Foto di Fidel

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