Contro l’impero tutte le nostre forze, tutta la nostra fede

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Finché il nemico imperialista manterrà forti i suoi artigli, il suo appetito, il suo desiderio di distruggere la nostra Rivoluzione, dovremo rimanere sul piede di guerra.

(Discorso pronunciato il 7 dicembre 1962. Estratti)

Oggi, mentre intraprendiamo il compito di costruire il socialismo a Cuba, mentre iniziamo una nuova tappa nella storia dell’America, la memoria di Antonio Maceo acquista una luce propria. Comincia a essere più strettamente legata al popolo e tutta la storia della sua vita, delle sue meravigliose lotte e della sua eroica morte, acquista il suo pieno significato, il significato del sacrificio per la definitiva liberazione del popolo.

Purtroppo, il compito di liberare Cuba non è finito nemmeno oggi. Finché il nemico imperialista manterrà forti i suoi artigli, manterrà il suo appetito, il suo desiderio di distruggere la nostra Rivoluzione, dobbiamo rimanere sul sentiero di guerra, e la storia e gli esempi di Antonio Maceo e di tutti gli uomini di allora, che hanno lottato per 30 lunghi anni per gettare le fondamenta di ciò che stiamo costruendo oggi, rimangono per noi, vivi e presenti come nei giorni delle gloriose gesta del 1968 o del ’95.

Per questo, che oggi si può descrivere in poche parole, fu necessaria un’immensa forza organizzativa, un’immensa fiducia nella vittoria e nella capacità di combattimento degli uomini, e una straordinaria forza di comando per esercitarla giorno per giorno, durante anni di combattimenti, in condizioni estremamente difficili, con continue perdite, dove i feriti rischiavano di morire immediatamente se cadevano nelle mani degli spagnoli, dove le armate spagnole, con capacità e mobilità sufficienti a concentrare grandi gruppi di armate, cercavano costantemente di circondarlo e di molestarlo più volte.

Quando Maceo lasciò l’Esercito dell’Ovest, attraversò la Trocha, raggiunse questa zona dove perse la vita, aveva portato a termine il suo compito fondamentale: la Rivoluzione si stava accendendo in tutta Cuba.

Siamo arrivati a un momento in cui il machete di Maceo è di nuovo presente e acquista di nuovo la sua dimensione originaria. Abbiamo attraversato la prova più dura che un popolo possa affrontare, abbiamo affrontato la distruzione atomica, abbiamo visto il nemico preparare il suo immenso flusso di razzi, armi di distruzione di ogni tipo, e abbiamo visto come tutto quell’arsenale fosse diretto a Cuba.

Abbiamo sentito le sue minacce e abbiamo visto i suoi aerei volare nel nostro cielo. E questo popolo, degno di Maceo, della stirpe di Maceo, di Martí, di Máximo Gómez, non ha tremato, non ha nemmeno esitato. E il mondo moderno ha assistito allo straordinario spettacolo di un intero popolo che si prepara alla peggiore delle catastrofi con un morale incredibile.

Finché in America, o forse finché nel mondo, resterà un male da cancellare, una giustizia da riparare, la Rivoluzione cubana non può fermarsi, deve andare avanti e deve sentire in sé tutti i mali di questo mondo oppresso in cui ci è toccato in sorte di vivere, deve fare proprie le sofferenze dei popoli che, come il nostro pochi anni fa, innalzano la bandiera della libertà e si vedono massacrati, distrutti dal potere coloniale.

E non solo qui in America, dove tanti legami ci uniscono, in Africa, in Asia, dove un popolo in armi alza qualsiasi arma – che può essere il simbolo del machete di Maceo o del machete di Máximo Gómez – dove i leader nazionali dei loro popoli alzano la voce – che può essere il simbolo della voce di Martí – il nostro popolo deve andare lì con il suo affetto, con la sua immensa comprensione.

Molti popoli del mondo sono in marcia sul sentiero della lotta, della lotta sanguinosa e implacabile contro il potere coloniale e, giorno dopo giorno, nuovi machete vengono alzati in diverse parti dei vari continenti, per dire all’imperialismo che, quando la ragione non basta, c’è anche la forza del popolo, e per insegnare all’imperialismo che quando i popoli si uniscono non c’è forza delle armi che li possa fermare. (…)

E di fronte all’orgoglio bestiale, di fronte al suo desiderio di annientare tutto ciò che è puro nel mondo, gli uomini si sollevano, uomini guidati da popoli che innalzano i vessilli di Martí, Maceo e Gómez.

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it

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