Cuba: L’audace Santiago Álvarez

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Il cineasta cubano Santiago Álvarez (1919-1998) merita sempre un tributo per essere stato il creatore di un’opera documentaristica e rinnovatrice che ho conosciuto personalmente, e ricordo il mio incontro con lui in occasione del 44° Festival Internazionale del Nuovo Cinema Latinoamericano, che si sta svolgendo nella capitale.

Erano passati solo pochi giorni dal più grande terremoto del Perù e uno dei più grandi delle Americhe, avvenuto il 31 maggio 1970 e nel quale persero la vita più di 70.000 peruviani nel dipartimento di Ancash.

Tre giorni dopo, nella sala protocollo dell’Aeroporto Internazionale José Martí, si preparava a partire un’altra delle brigate mediche internazionaliste che, in un gesto di solidarietà e umanesimo, iniziavano a diffondere amore e virtù in abbondanza in tutti gli angoli bisognosi del pianeta.

Avevo visto Santiago Álvarez in precedenti incontri, nel minuscolo spazio riservato a una piccola sala di proiezione curata da Alfredo Guevara, presidente dell’Istituto Cubano di Arte e Industria Cinematografica (Icaic), dove spesso ci raggiungevano giovani ufficiali del Ministero dell’Interno.

Eravamo accompagnati dal comandante Manuel Piñeiro Lozada, Barbarroja, amico del presidente dell’Icaic, che si preoccupava di introdurci alla complessa arte cinematografica, con proiezioni a cui partecipava, tra gli altri, Santiago Álvarez.

Così, quando mi avvicinò, inquieto, all’aeroporto quel caldo mezzogiorno del 1970, non era più un estraneo per me.

E non lo era nemmeno per il mondo, visto che aveva realizzato alcuni dei suoi lavori più noti, come il cortometraggio Now (1964), sulla discriminazione razziale – considerato dagli specialisti il precursore dell’odierno videoclip – e 79 Springs (1969), un viaggio attraverso la vita e le opere del leader vietnamita Ho Chi Minh, oltre ad altri importanti documentari.

E quel giorno del 1970 mi sussurrò: “Abbiamo perso molto tempo per imbarcarci, qui i giorni e le ore sono fatali per i progetti futuri”. Cercai di approfondire, ma come sempre, impetuoso e quasi travolgente, il leader storico della Rivoluzione cubana, Fidel Castro, arrivò con la sua caratteristica falcata onnicomprensiva, iniziando a dare ordini e chiarimenti.

Dopo lo shock iniziale, il regista si è ripreso e ha cercato di continuare a svilupparmi la sua idea a bassa voce, ma il nuovo arrivato ha preteso la sua presenza. “Dov’è Santiago?” chiese Fidel.

E senza aspettare la risposta, perché andava sempre di fretta, sovrapponendo le idee, disse a voce alta: “Dobbiamo essere precursori in questa nobile missione, Velazco Alvarado (presidente del Perù) ha già autorizzato l’arrivo dell’aereo. Ma dov’è Santiago, è già arrivato? Ho dovuto dargli una gomitata per farlo reagire: “Eccomi, Comandante, al suo servizio”.

Ancora una volta la filosofia di Fidel, con la sua visione lunga e strategica, si imponeva, modellandosi gestualmente: “Dobbiamo catturare in immagini tutta la sofferenza di quel nobile e umilissimo popolo, registrare la distruzione avvenuta, i volti sofferenti, l’infruttuosa ricerca di persone care o scomparse tra le macerie…”.

Il silenzio rispettoso e unanime è stato interrotto dalla risposta di Santiago Álvarez: “Non sarà possibile ora, comandante, sono giorni che insisto sull’immediatezza della nostra partenza. Anche se ci proviamo, non troveremo quegli elementi a cui lei allude, l’espressione dei volti non sarà la stessa, tutti saranno immersi nella ricerca di un riparo e di cibo…”.

Ma Fidel continuò a essere travolgente fino a concludere le sue idee romantiche e utopiche, che il talento di Santiago Álvarez avrebbe poi concretizzato: “La tragedia è stata grande e improvvisa, e voi saprete come rifletterla, se riuscirete a farlo”.

In effetti, questo è ciò che è accaduto sul campo e, a poche ore dall’arrivo, i cinque ospedali da campo con medici cubani sono stati allestiti nelle province più distrutte dal terremoto.

Gli sforzi decisi sono stati registrati su celluloide dal regista Santiago Álvarez nel cinegiornale latinoamericano Icaic, che da allora ha iniziato a essere perpetuato per la memoria storica.

E hanno persino mostrato come 150.000 cubani a Cuba, chiamati dall’esempio personale del Comandante in Capo, abbiano donato il sangue ai fratelli e alle sorelle peruviani sopravvissuti a una simile tragedia.

Il gigantesco contributo del personale sanitario cubano superò le frontiere, nonostante il fatto che i portabandiera di Fidel nella distribuzione del sostegno e della protezione universale ai più umili e diseredati riuscirono ad attirare l’odio viscerale dei predatori dell’umanità, che sono così feriti dalla solidarietà umana di cui anche Santiago Álvarez è stato un contributo eccezionale, non solo in quell’occasione, ma in molte altre prima e dopo.

Vale questo ricordo indelebile dell’illustre cineasta, direttore del Noticiero Icaic dal 1960, quando fu fondato, fino al 1990, quando scomparve, con oltre 1.490 edizioni, dichiarato dall’UNESCO nel 2008 Memoria del Mondo per aver documentato la vita, le lotte e le aspirazioni dei popoli del Sud e dei loro principali leader.

Fonte: Prensa Latina

Traduzione: italiacuba.it

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