Cinema e letteratura a Cuba: due tappe memorabili

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Il cinema e la letteratura sono arti uniche e fraterne. Uniche, perché utilizzano linguaggi diversi e molto complessi. Sono affettuose, perché si scambiano storie, risorse e tecniche. È il caso di Memorie del sottosviluppo (1965), romanzo dello scrittore, sceneggiatore e giornalista cubano Edmundo Desnoes (L’Avana, 1930-New York, 2023), recentemente scomparso. Legato per età alla generazione degli anni Cinquanta, scrisse la sua opera narrativa fondamentale dopo il 1959. Pur avendo scritto altri romanzi, Desnoes è stato riconosciuto a Cuba e all’estero soprattutto per Memorie…, la storia riflessiva di un piccolo borghese e scrittore, il cui dramma consiste nell’essere rimasto sull’isola dopo il trionfo della Rivoluzione, ma senza fare i conti con gli intensi cambiamenti in atto durante la Crisi d’Ottobre.

Memorie… ha acquisito una maggiore risonanza internazionale quando Tomás Gutiérrez Alea (Titón) ha scoperto in esso la ricchezza caratteriale del protagonista, la sobrietà discorsiva del testo, la squisitezza tecnica e la potenza visiva e contestuale delle immagini, elementi efficaci per portarlo su celluloide con il titolo originale. Insieme a Desnoes scrisse la sceneggiatura nel 1967 e nel 1968 il film divenne uno dei grandi film del cinema cubano, interpretato da Sergio Corrieri, Daisy Granados ed Eslinda Núñez, tra gli altri importanti attori. Senza dubbio, questo film divenne una testimonianza duratura della sensibilità di Titón, un artista che riuscì a cogliere con estrema finezza il dramma del personaggio – l’immagine di un settore sociale in regressione – in un momento di trasformazioni rivoluzionarie, utilizzando situazioni contrastanti, con inquadrature formidabili e giochi ironici e umoristici.

Staccato per sempre dal romanzo a cui doveva appartenere, il racconto El lobo, el bosque y el hombre nuevo (1991) di Senel Paz ha ricevuto il prestigioso Premio Internazionale Juan Rulfo nel 1990. Con squisito equilibrio drammatico, questo racconto ha aperto una nuova fase nella narrazione dell’isola, cogliendo, con segni letterari innovativi, i cambiamenti in atto nella società cubana degli anni ’90, da un punto di vista universale.

Il suo racconto suggerisce molteplici aperture: la necessità di aprirsi al mondo, di abbattere i compartimenti stagni, di incoraggiare un dialogo rispettoso tra le diverse visioni, tra le diverse inclinazioni sessuali, di bandire i tabù e le discriminazioni, di lottare contro i due pesi e le due misure e di considerare la cultura come una vera forza di liberazione umana.

Non è un caso che Gutiérrez Alea abbia visto in El lobo… qualità cinematografiche in sé (vicine a Memorias del subdesarrollo in alcuni tratti discorsivi e nelle idee di cambiamento) e abbia chiesto a Senel Paz di scrivere con lui la sceneggiatura del film che, con il titolo Fresa y chocolate, è stato girato e proiettato nel 1993. Il regista Juan Carlos Tabío ha affiancato Titón nella regia del lungometraggio. Il suo clamoroso successo, a Cuba e altrove, è ancora ricordato da tutti noi. Il film è stato interpretato in modo eccellente da Jorge Perugorría (Diego), Vladimir Cruz (David), Mirtha Ibarra (Nancy) e Francisco Gattorno (Miguel). Notevoli anche le vedute dell’Avana e dei nuovi spazi descritti nella storia. Fragole e cioccolato è stato candidato all’Oscar nel 1994 nella categoria Miglior film straniero. Queste quattro creazioni mostrano le vette estetiche raggiunte dalla narrativa e dal cinema cubano contemporaneo, nonché il loro continuo dialogo arricchente.

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it

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