I sentieri di Martí

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Più volte si è detto che la Rivoluzione cubana è un’unica rivoluzione: quella iniziata da Carlos Manuel de Céspedes il 10 ottobre 1868 e che ha trionfato, come culmine delle gesta di un intero popolo, il 1° gennaio 1959, sotto la guida di Fidel Castro.

Ma tutto questo processo ha avuto una figura essenziale che ha cristallizzato i valori essenziali di una nazione in un esercizio intellettuale e pratico: José Martí. Non per niente è riconosciuto come l’Apostolo dell’Indipendenza, l’Eroe Nazionale, il più universale dei cubani.

In Martí, nella sua opera essenziale, nel suo pensiero preclusivo, si sintetizza il progetto essenziale di una Repubblica con tutti e per tutti, che onori soprattutto la piena dignità dei suoi cittadini.

Martí è il grande ideologo della Rivoluzione cubana.

E la Rivoluzione, e la società a cui aspira, per la quale lavora, deve essere decisamente marziana, assumendo questa eredità dialetticamente.

È un errore cercare di applicare ai problemi del presente le risposte che José Martí diede più di un secolo fa alle sfide del suo tempo.

Assumere il pensiero di Martí come una formula non appetibile può essere riduttivo. In Martí, più che i contorni, è necessario cercare gli indizi. Ed è necessario cogliere la vocazione etica che animava la sua lotta per la sovranità della patria.

A 171 anni dalla sua nascita, possiamo intravedere dei percorsi in José Martí. È urgente far dialogare questa eredità con le sfide del presente. È un compito collettivo. Uno sforzo della nazione.

Fonte: CubaSi

Traduzione: italiacuba.it

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