Economia e disinformazione

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Nella lunghissima guerra asimmetrica condotta contro la nostra rivoluzione, l’obiettivo è generare disperazione e screditare le autorità.

Spesso leggiamo articoli – scritti da accademici e pubblicati da media stranieri – in cui veniamo avvertiti della grave crisi economica che il nostro Paese sta attraversando.

Tra le altre cose, vengono citati l’alta inflazione, il deficit di approvvigionamento e la carenza di energia, e poi ci viene detto quanto tutto ciò sia dannoso per il cittadino medio.

Certamente non è necessario essere un economista per essere consapevoli di questa realtà. Forse non tutti sarebbero in grado di illustrarla con tabelle e grafici, ma possono giungere alle stesse conclusioni sperimentando il blackout o uscendo per strada e vedendo i prezzi elevati dei prodotti di base.

Un lettore astuto potrebbe chiedersi: a cosa serve una tale spiegazione dell’ovvio? Diciamo che non si tratta di un’ovvietà nel senso proprio del termine, ma di una risorsa da utilizzare per costruire determinati stati d’animo. E la crisi non è reale, potrebbe chiedersi lo stesso lettore. Sì, la crisi è reale, ma non il discorso che se ne fa.

Poi, con maggiore o minore scaltrezza, alcuni strumenti della retorica della disinformazione saranno incorporati nel testo. Di solito, la prima fallacia ad essere utilizzata è quella nota come “effetto di ancoraggio”.

Questo è descritto come la tendenza psicologica a fare troppo affidamento sulla prima informazione che otteniamo. Il nostro primo punto di riferimento agisce spesso come una sorta di “ancora”.

Così, fin dall’inizio, scivoleremo in generalità che connotano negatività. Lo scopo è quello di cercare una “credibilità” per il testo, capitalizzando un certo stato d’animo negativo che la crisi suscita nel cittadino medio. A tal fine, si mescolano termini tecnici con altri più tipici dei modi e del linguaggio della gente comune – il cosiddetto “effetto quidam” – in modo che il destinatario sia più disposto ad accettare ciò che viene proposto, dal momento che la persona che lo presenta non solo dimostra padronanza tecnica, ma gli somiglia anche.

Questo mira anche al cosiddetto “effetto polarità”, un concetto linguistico e semantico per cui le parole negative attraggono altre parole negative per concordanza. Quando un destinatario è sotto l’influenza di un’emozione, è meno incline a fare un’analisi critica.

Questa manipolazione emotiva serve anche ad altri scopi. Ad esempio, preparerà le condizioni per sfruttare il cosiddetto “bias di conferma”, ovvero la tendenza a favorire o ricordare maggiormente le informazioni che confermano le proprie convinzioni o ipotesi. In questo modo si vuole anche trasmettere l’idea che esistano opinioni comuni, in modo che il ricevente sia più disposto ad accettare le “soluzioni” che gli vengono proposte.

MANIPOLAZIONE E “VOCE POPOLARE

Il messaggio è anche un sottile “argomento ad populum” (in latino, rivolto al popolo), un tipo di fallacia populista che consiste nel rispondere a un’argomentazione o a un’affermazione facendo riferimento alla presunta opinione del popolo in generale.

In questo modo, il mittente non sembra manipolare l’informazione, ma solo conferire alla “voce popolare” un carattere “scientifico”.

Per persuadere della probabile “soluzione” con apparente “scientificità”, vengono utilizzati vari espedienti retorici. Uno di questi è la cosiddetta “fallacia del cecchino”, che consiste nell’inventare certe informazioni fino a farle sembrare sensate.

Il nome di questa fallacia deriva da chi spara diversi colpi a caso contro un muro e poi disegna un bersaglio centrato intorno a ciascuno di essi per affermare di essere un cecchino.

Si usa anche la fallacia del “falso dilemma”, che consiste nel presentare solo due opzioni possibili, quasi sempre in opposizione, quando in realtà ci sono altre alternative che non vengono considerate.

Per esempio, questo è un aspetto che abbiamo riscontrato nei testi che amplificano la matrice di opinione di attribuire la colpa della crisi all’attuale modello economico di Cuba.

Oltre alle insufficienze o alle distorsioni nell’applicazione del modello, vengono tralasciati o minimizzati aspetti importanti ad esso estranei, come gli effetti perniciosi generati dall’intensificazione del blocco.

Questa politica criminale contro il Paese, volta a dissuadere gli investimenti, a sabotare le catene di approvvigionamento e a criminalizzare le operazioni commerciali e finanziarie legittime, viene spesso presentata come un volgare pretesto per mascherare le carenze.

Anche il fatto che l’isola non si sia ancora ripresa dagli effetti della pandemia, che ha costretto il Paese a chiudere i battenti, colpendo le entrate del turismo, oltre a generare ingenti spese e costosi investimenti non pianificati, viene spesso tralasciato o minimizzato.

Si tralascia anche un ambiente globale dominato dagli alti prezzi delle materie prime, dei prodotti alimentari e dei carburanti, a causa di vari conflitti in tutto il mondo.

Stiamo vivendo un periodo di turbolenze che sconvolgono il commercio globale creando incertezza nelle catene di approvvigionamento. Alle crisi nel Mar Rosso e nel Golfo Persico si aggiungono i bassi livelli d’acqua del Canale di Panama, che hanno fatto lievitare i costi del trasporto marittimo e aumentato ulteriormente i prezzi già elevati di cibo e carburante.

Come Paese insulare, a cui è stata imposta una mostruosa legge Torricelli, soffriamo più di chiunque altro di questa situazione.

Infine, tralasciando numerose prove estranee al modello economico, viene svelata la cosiddetta “fallacia della singola causa”, che consiste nell’ipotizzare un’unica causa per il raggiungimento di un effetto, quando in realtà si tratta della combinazione di più cause.

Esistono molte altre strategie discorsive utilizzate per creare narrazioni malevole, ma in uno spazio così breve non possiamo menzionarle tutte.

Aggiungiamo solo che spesso si tratta di tecniche da manuale, che si iscrivono nel contesto di una lunghissima guerra asimmetrica condotta contro la nostra Rivoluzione, e attraverso le quali l’obiettivo è generare disperazione e screditare le autorità.

Tuttavia, tali pratiche possono essere smascherate attraverso metodi propri di discipline come l’Analisi del discorso: una branca della linguistica applicata che studia le forme nell’uso del linguaggio e permette di esaminare la logica e la qualità retorica nella generazione di argomenti e narrazioni.

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it

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