Sanzioni: un’arma di distruzione sociale ed economica di massa

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Le sanzioni creano enormi disagi nella vita quotidiana dei cittadini, hanno un impatto sulla cultura politica dello Stato bersaglio e inducono shock nell’economia.

A febbraio di quest’anno è stato pubblicato il libro How Sanctions Work: Iran and the Impact of Economic Warfare (come funzionano le sanzioni: l’Iran e l’impatto della guerra economica) degli studiosi Narges Bajoghli, Vali Nasr Djavad Salehi-Isfahan e Ali Vaez, che uniscono le loro discipline di conoscenza (antropologia, studi internazionali ed economia) nel tentativo di affrontare il tema da una prospettiva olistica.

Sebbene la ricerca si basi sul caso dell’Iran, il contenuto si riferisce alla costruzione concettuale delle sanzioni, la cui premessa fondamentale è rispondere alla domanda su come funzionano in generale.

Tra le recensioni del libro che iniziano a circolare c’è quella di Esfandyar Batmanghelidj, esperto di sanzioni e fondatore e direttore esecutivo della Bourse & Bazaar Foundation, un think tank sulla diplomazia economica e la geopolitica in Asia. Di seguito sono riportati alcuni dei punti salienti del libro.

Secondo Batmanghelidj, il libro propone un’angolazione diversa per lo studio delle sanzioni, perché si allontana dagli approcci tradizionali che si concentrano sulle modalità, sui disegni e sulle caratteristiche legali o istituzionali, per concentrarsi sulle società e sulle economie che sono i bersagli delle sanzioni.

Questa prospettiva, secondo gli autori, contribuisce a rispondere alla domanda nevralgica su come funziona questo strumento di guerra economica.

Gli autori ritengono che la domanda se le sanzioni funzionino o meno sia fuorviante perché, essendo lo Stato che le applica molto più potente dello Stato colpito, le loro conseguenze negative – cioè la loro “funzionalità” – sono date per scontate.

A questo proposito, gli autori affermano che: “Quando un Paese con le dimensioni e la potenza economica degli Stati Uniti impone dure sanzioni a un Paese, ovviamente esse “funzionano”: creano massicce interruzioni nella vita quotidiana dei cittadini, hanno un impatto sulla cultura politica dello Stato bersaglio e inducono shock nell’economia”.

Nella lettura del libro di Batmanghelidj, gli architetti delle sanzioni statunitensi hanno assunto una visione dogmatica del loro uso, della loro efficacia e della loro portata. Sostiene inoltre che le misure non sono state efficaci a Cuba, in Iran, in Iraq, in Siria, in Corea del Nord, in Venezuela e in Russia, e che dalla nascita dell’amministrazione Trump si è assistito a un uso abusivo della coercizione economica per raggiungere i propri fini politici.

Batmanghelidj evidenzia il modo in cui i ricercatori si sono avvicinati all’oggetto di studio. Nei primi capitoli concentrano le loro ipotesi su Fariba, un’insegnante iraniana in pensione, che un tempo “conduceva una solida vita da classe media a Teheran”, fino a quando le sanzioni illegali degli Stati Uniti hanno avuto un impatto pesante sulla sua qualità di vita, al punto che si preoccupa costantemente di estendere il suo reddito precario “il più possibile”.

A partire dal capitolo 3, i ricercatori si concentrano sull’impatto complessivo delle sanzioni sull’economia iraniana, affermando che “tra il 2011 e il 2019 circa 9 milioni di persone hanno perso il loro status di classe media e sono entrate a far parte dei ranghi della classe media inferiore, forse persino dei poveri”. Ovviamente, la potenza di questo danno deriva dal fatto che le misure hanno colpito il settore petrolifero iraniano, forse uno dei più importanti per il Paese.

D’altra parte, il libro introduce un’innovazione analitica che va oltre il tradizionale rapporto causa-effetto. Per Batmanghelidj, esse hanno creato “una cosmologia delle sanzioni, la prima del suo genere: una descrizione delle loro forze, dei corpi su cui agiscono e delle orbite e traiettorie alterate”.

Un altro aspetto rilevante è l’ammonimento che conclude il libro, poiché nel contesto attuale l’uso delle sanzioni distruttive si è standardizzato e ampliato notevolmente negli ultimi anni. A questo proposito, gli autori sottolineano che: “Ora che gli Stati Uniti sanzionano economie più grandi come la Russia e minacciano un Paese come la Cina con misure più dure, è bene che tutti noi esaminiamo criticamente le sanzioni economiche”. In altre parole, è ora di capire come funzionano effettivamente.

Questo tipo di riflessione ha ancora più senso per il Venezuela, in un contesto in cui gli Stati Uniti intendono utilizzare la revoca delle licenze – concesse nell’ottobre 2023 – come meccanismo di estorsione per raggiungere i propri obiettivi politici nel Paese.

Fonte: Misión Verdad

Traduzione: italiacuba.it

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