Messico epicentro della guerra contro la cooperazione medica cubana

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Oggi, l’epicentro di questa guerra è in Messico, dove il governo messicano ha un ampio accordo sanitario con Cuba, che fornisce vaccini Covid-19 e medici specialisti.

Per un lavoro sullo stesso tema, l’autore sta affrontando una denuncia penale che chiede sei anni di carcere e persegue la sua autocensura.

In un Paese come il Belgio, il 53% del salario lordo di un lavoratore viene trattenuto dallo Stato. Si tratta di tasse che servono a pagare la previdenza sociale e il bilancio pubblico, insieme a quelle pagate dall’azienda che assume il lavoratore. Dire che si tratta di un “affare” del governo belga sarebbe considerato niente meno che una sonora buffonata.

Ma se succede a Cuba, le cose cambiano. Vediamo.

Affari o reddito per la sanità cubana?

Diverse migliaia di professionisti della salute cubani esercitano la loro professione in altri Paesi. In alcuni di essi – i più poveri – questa cooperazione medica è interamente pagata dallo Stato cubano. In altri, i governi destinatari compensano Cuba per una parte delle spese. Nei Paesi con maggiori risorse, Cuba riceve un pagamento per i servizi prestati.

Questo pagamento comprende: uno, gli stipendi e le diarie per il personale cooperante, che di fatto moltiplicano il loro stipendio cubano; due, le spese assunte dallo Stato cubano (voli, vitto e alloggio in alcuni casi, stipendi del personale di coordinamento e amministrativo, vacanze, ecc.

Tagliare queste entrate significa impedire a Cuba di acquistare o produrre medicinali, riparare ospedali, importare tecnologia medica o, semplicemente, migliorare la situazione economica degli operatori umanitari e delle loro famiglie. Questo è l’obiettivo della guerra contro questi accordi che il governo statunitense conduce da anni, in alleanza con i media e le organizzazioni dei contraenti.

La narrazione della “schiavitù moderna”

La storia unificata per legittimare questa guerra si può trovare in una semplice ricerca su Google: il “regime cubano” (pratica la “schiavitù moderna” o il “lavoro forzato” del suo personale medico, perché “trattiene” oltre il 70% – o il 75%, l’80% o il 95%, perché ci sono cifre diverse a seconda della fantasia della fonte) del pagamento effettuato dai governi riceventi per questi servizi medici. Il dato è difficile da verificare, ma anche se accettassimo la cifra del 70 %, scontando i costi sostenuti dallo Stato cubano, non ci troveremmo in una pressione fiscale molto superiore a quella dell’esempio belga.

La tesi della “schiavitù” e del “lavoro forzato” si basa su due premesse: che lo Stato cubano rubi gli stipendi degli operatori umanitari e che questi siano “costretti” ad andare in missioni pericolose. La prima è già stata spiegata: i professionisti cubani, con la parte liquida ricevuta, migliorano notevolmente il loro tenore di vita e, con il resto, la società cubana riceve il beneficio indiretto della cooperazione attraverso il sistema sanitario pubblico. Il secondo ci porta a una domanda inevitabile: come è possibile che un governo porti “forzatamente” 600.000 “schiavi” in 165 Paesi, come l’Avana è riuscita a fare negli ultimi 60 anni?

In Messico si attiva la fabbrica delle bugie

Oggi l’epicentro di questa guerra è in Messico, dove il governo messicano ha un ampio accordo sanitario con Cuba, che fornisce vaccini Covid-19 e medici specialisti.

Da diversi anni, i media locali diffondono paure sui vaccini cubani Abdala, che sostengono essere “non utili”, “vaccini obsoleti” o addirittura somministrati “fuori tempo massimo”.

E gli specialisti cubani? “Nessuno di loro è uno specialista”, ha dichiarato Javier Larrondo, presidente dell’organizzazione Prisoners Defenders, in una conferenza stampa. “Non hanno alcuna specializzazione”, a Cuba “in cinque giorni hanno preparato 123 intensivisti, (…) hanno fatto loro un corso di tre giorni sul coronavirus”. “Scelgono a caso e dicono ‘voi 15 sarete ostetrici, voi 15 sarete pediatri’ e queste persone devono ingoiare libri in cinque giorni per poter curare qualcuno in Messico”. Sì, sì, proprio come si sente dire.

Ma c’è di più. Non solo gli specialisti non sono specialisti, ci viene detto. Inoltre, “con la scusa” di essere “personale sanitario”, quello che sono in realtà – ascoltate bene – sono “militari”. Così il governo messicano “mette a rischio” – sostengono – la propria “sicurezza nazionale”.

Fake news, bugie impunite che si accompagnano a minacce contro il governo di Andrés Manuel López Obrador, come quella che “potrebbe essere chiamato a testimoniare alla Corte penale internazionale” perché “permette e incoraggia la schiavitù”. Povero piccolo AMLO: starà tremando.

Contro Cuba, una cosa e il suo contrario

Ma l’attacco mediatico alla cooperazione medica cubana può benissimo dire una cosa e il suo contrario. “Rapporto terrificante sulle missioni internazionali dei medici cubani nel mondo”, si legge in un titolo. “I medici cubani (…) sono spesso inviati in zone con alti livelli di violenza e precarietà”, “rischiano la vita in vari Paesi” per “una somma esigua”, ci dicono alcuni media.

Altri sostengono esattamente il contrario: “vitto, alloggio, dentisti… l’Istituto messicano di sicurezza sociale coccola i medici cubani mentre rende precarie le condizioni del personale messicano”. “Dalle case ammobiliate a uno stipendio più alto della media sono alcuni dei vantaggi che i medici cubani avranno in Messico”.

Con un’argomentazione o con l’altra, la stessa cosa serve allo stesso scopo: seminare dubbi e attacchi per distruggere un accordo medico di cui oggi non solo beneficiano centinaia di migliaia di persone in zone del Messico dove prima non c’era personale sanitario specializzato (26). Aiuta anche milioni di persone a Cuba, un Paese sottoposto a un blocco criminale, a mantenere, con difficoltà, il suo sistema sanitario pubblico punito.

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

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