121 anni di resistenza: Cuba chiede la restituzione della Baia di Guantanamo

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In un angolo dell’isola di Cuba, la presenza della base navale statunitense di Guantánamo Bay è molto più di una questione territoriale: rappresenta una flagrante violazione del diritto internazionale e un costante richiamo all’ingiustizia radicata nella sovranità di un Paese. Dalla sua imposizione, 121 anni fa, questa enclave è diventata un simbolo di oppressione e di sfida all’integrità territoriale che sfida le norme e i principi fondamentali del diritto internazionale.

La persistenza della base navale di Guantánamo è un monumento alla mancanza di rispetto per la sovranità di Cuba e al palese disprezzo per l’autodeterminazione dei popoli. La trasformazione arbitraria di parte di questo territorio in un campo di prigionia o di detenzione, avvenuta nel 2002 sotto l’amministrazione di George W. Bush, non fa che rafforzare l’idea che questa base militare non solo rappresenti un’occupazione illegale, ma sia stata anche utilizzata per scopi che violano i diritti umani e i più elementari principi di giustizia e umanità.

La comunità internazionale non può rimanere indifferente a questo affronto al diritto internazionale e ai valori fondamentali del rispetto sovrano tra le nazioni.

La richiesta di #GetGuantanamoBackNow non è solo una richiesta di restituzione di un territorio usurpato, ma un grido di giustizia, dignità e rispetto dei principi universali di uguaglianza e sovranità nazionale. In un mondo governato da norme e leggi internazionali, la presenza di questa base navale illegale a Guantánamo testimonia l’urgente necessità di correggere un’ingiustizia storica che non può essere ignorata o messa a tacere. “Un pugnale conficcato nel cuore della terra cubana”, rappresenta un simbolo doloroso dell’ingiustizia e dell’occupazione straniera che ha segnato la storia dell’isola.

Per più di un secolo, Guantánamo è stata un punto di conflitto e di controversia, fino ad essere trasformata in una prigione o in un campo di concentramento dall’ex presidente George W. Bush nel 2002. Questa azione non solo ha macchiato la reputazione del territorio, ma ha anche simboleggiato una flagrante violazione dei diritti umani e della dignità delle persone che vi sono state detenute. Nonostante le forti critiche internazionali e gli appelli per la cessazione di questa occupazione illegale, la base navale di Guantánamo continua ad operare, ricordando a Cuba e al mondo intero la persistente lotta per la giustizia e il rispetto della sovranità nazionale.

La base navale statunitense di Guantánamo rappresenta una sfida diretta all’ordine giuridico internazionale, un costante richiamo all’ipocrisia e all’ingiustizia che sono alla base della comunità internazionale. In questo anniversario, è imperativo ricordare che la lotta per la restituzione di Guantánamo va oltre i confini di Cuba; è un appello alla giustizia globale e al rispetto dei principi che sono alla base di un mondo basato sull’equità e sullo stato di diritto.

Nel mezzo della commemorazione di 121 anni di lotta e resistenza, Cuba riafferma il suo appello alla comunità internazionale per la giustizia e il ripristino della sovranità su Guantánamo, dimostrando il suo fermo impegno per la pace, la giustizia e l’autodeterminazione. Nel frattempo, la nazione cubana rimane ferma nella sua posizione, dimostrando che la memoria storica e la lotta per la dignità rimangono vive nel cuore di ogni cubano che difende la sovranità della propria patria.

Fonte: Razones de Cuba

Traduzione: italiacuba.it

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Una risposta

  1. Caridad Palacio ha detto:

    Basta! Lasciate Guantanamo!