Gli Stati Uniti pensano di utilizzare la base navale di Guantánamo per gli immigrati clandestini haitiani

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Il capo del Comando Sud, Laura Richardson, nelle dichiarazioni al Congresso degli Stati Uniti, ha specificato che il suo ufficio ha già richiesto fondi per espandere le capacità dell’installazione militare.

Il possibile utilizzo della base militare statunitense illegale di Guantánamo Bay per processare gli immigrati haitiani che entrano nel territorio degli Stati Uniti, nel caso in cui la situazione di violenza nel Paese caraibico generi un esodo di massa, è stato rivelato da un funzionario del Consiglio di sicurezza nazionale degli Stati Uniti alla CNN.

Senza citare il nome della fonte, la rete giornalistica spiega che l’installazione militare, situata sull’isola da più di un secolo, contro la volontà del popolo e dello Stato cubano, dispone da anni di un centro per l’accoglienza e l’elaborazione dei migranti, da cui potrebbero essere rimpatriati ad Haiti o in un Paese terzo, dove attenderebbero la risoluzione della loro situazione migratoria.

Aggiunge che la base di Guantánamo è stata utilizzata nel 2010, quando il terribile terremoto di sette gradi della scala Richter ha generato un’ondata di migranti.

Ora, secondo la CNN, si sta discutendo della possibilità di espandere la capacità della struttura.

Il capo del Comando Sud, Laura Richardson, nelle dichiarazioni al Congresso degli Stati Uniti, ha affermato che il suo ufficio ha già richiesto fondi per espandere la capacità.

La restituzione a Cuba dei terreni occupati dalla base navale statunitense di Guantánamo e la chiusura della prigione sono state una richiesta permanente del governo cubano agli Stati Uniti.

Per quanto riguarda Haiti, la posizione cubana è che la nazione ha bisogno di assistenza e cooperazione reali e sufficienti per la sua ricostruzione e il suo progresso, senza interferenze esterne, che non sono state la soluzione, ma piuttosto la causa dei suoi problemi.

Fonte: Granma

Traduzione: italiacuba.it


121 anni di resistenza: Cuba chiede la restituzione della Baia di Guantanamo

In un angolo dell’isola di Cuba, la presenza della base navale statunitense di Guantánamo Bay è molto più di una questione territoriale: rappresenta una flagrante violazione del diritto internazionale e un costante richiamo all’ingiustizia radicata nella sovranità di un Paese. Dalla sua imposizione, 121 anni fa, questa enclave è diventata un simbolo di oppressione e di sfida all’integrità territoriale che sfida le norme e i principi fondamentali del diritto internazionale.

La persistenza della base navale di Guantánamo è un monumento alla mancanza di rispetto per la sovranità di Cuba e al palese disprezzo per l’autodeterminazione dei popoli. La trasformazione arbitraria di parte di questo territorio in un campo di prigionia o di detenzione, avvenuta nel 2002 sotto l’amministrazione di George W. Bush, non fa che rafforzare l’idea che questa base militare non solo rappresenti un’occupazione illegale, ma sia stata anche utilizzata per scopi che violano i diritti umani e i più elementari principi di giustizia e umanità.

La comunità internazionale non può rimanere indifferente a questo affronto al diritto internazionale e ai valori fondamentali del rispetto sovrano tra le nazioni.

La richiesta di #GetGuantanamoBackNow non è solo una richiesta di restituzione di un territorio usurpato, ma un grido di giustizia, dignità e rispetto dei principi universali di uguaglianza e sovranità nazionale. In un mondo governato da norme e leggi internazionali, la presenza di questa base navale illegale a Guantánamo testimonia l’urgente necessità di correggere un’ingiustizia storica che non può essere ignorata o messa a tacere. “Un pugnale conficcato nel cuore della terra cubana”, rappresenta un simbolo doloroso dell’ingiustizia e dell’occupazione straniera che ha segnato la storia dell’isola.

Per più di un secolo, Guantánamo è stata un punto di conflitto e di controversia, fino ad essere trasformata in una prigione o in un campo di concentramento dall’ex presidente George W. Bush nel 2002. Questa azione non solo ha macchiato la reputazione del territorio, ma ha anche simboleggiato una flagrante violazione dei diritti umani e della dignità delle persone che vi sono state detenute. Nonostante le forti critiche internazionali e gli appelli per la cessazione di questa occupazione illegale, la base navale di Guantánamo continua ad operare, ricordando a Cuba e al mondo intero la persistente lotta per la giustizia e il rispetto della sovranità nazionale.

La base navale statunitense di Guantánamo rappresenta una sfida diretta all’ordine giuridico internazionale, un costante richiamo all’ipocrisia e all’ingiustizia che sono alla base della comunità internazionale. In questo anniversario, è imperativo ricordare che la lotta per la restituzione di Guantánamo va oltre i confini di Cuba; è un appello alla giustizia globale e al rispetto dei principi che sono alla base di un mondo basato sull’equità e sullo stato di diritto.

Nel mezzo della commemorazione di 121 anni di lotta e resistenza, Cuba riafferma il suo appello alla comunità internazionale per la giustizia e il ripristino della sovranità su Guantánamo, dimostrando il suo fermo impegno per la pace, la giustizia e l’autodeterminazione. Nel frattempo, la nazione cubana rimane ferma nella sua posizione, dimostrando che la memoria storica e la lotta per la dignità rimangono vive nel cuore di ogni cubano che difende la sovranità della propria patria.

Fonte: Razones de Cuba

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