Blocco contro Cuba: la Legge del Silenzio

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“Crisi alimentare, proteste di massa e terremoti nel Governo: Cuba è al limite”, “La Cuba comunista è sull’orlo del collasso”, “Molteplici proteste di massa per mancanza di cibo e blackout”, “Cuba è rimasta senza luce né pane”, “La fame bussa nuovamente alla porta di Cuba”… Sono titoli di grande impatto della stampa internazionale.

Non è necessario essere un esperto economista per sapere che la causa principale della crisi cubana è il blocco della sua economia da parte di coloro che controllano o condizionano il commercio, il credito, gli investimenti, i trasporti ed il sistema finanziario internazionale: il Governo USA.

Può essere discutibile se le misure disperate dell’Avana per alleviare la situazione siano più o meno efficaci. Ma che l’impoverimento sofferto dal Paese sia proporzionale al numero e alla crudeltà delle sanzioni imposte, negli ultimi cinque anni, dalla Casa Bianca, è qualcosa di oggettivo. Come la neve è bianca. Nessun paese al mondo, in queste condizioni, potrebbe sviluppare con successo la propria economia.

Questa evidenza costringe Washington a compiere un importante sforzo per silenziare, negare o minimizzare l’impatto della sua politica criminale sul popolo cubano. Per camuffare la sua guerra economica, sviluppa un’intensa guerra comunicativa, attraverso media sovvenzionati e media aziendali alleati. Che, come vedremo, condividono, persino, il personale.

1. Silenziare il blocco

Sul le ultime proteste cittadine a Santiago di Cuba, dove non ci sono state né violenze né repressione – al contrario, le autorità locali hanno risposto alle richieste con il dialogo – il numero di notizie generate è osceno, se confrontato con la minima copertura di drammatici eventi internazionali con centinaia di morti, come quelli che si verificano quotidianamente ad Haiti.

Nelle settimane precedenti erano già stati pubblicati decine di articoli sulla critica situazione economica di Cuba. Ma, curiosamente, senza una sola menzione, nemmeno una, della causa principale della situazione: nessun blocco, nessun embargo, nessuna sanzione. Nulla. È la legge del silenzio imposta manu militari nelle redazioni.

2. Il blocco come “versione ufficiale” di Cuba

Tutt’al più leggiamo sui media come la BBC che “le autorità cubane insistono nel segnalare il lungo embargo economico USA” e i “nemici” come colpevoli della situazione.

Vale a dire, un crimine contro l’umanità, riconosciuto e condannato 31 volte dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite (con 187 voti contro 2, USA e Israele), per i media o non esiste o è solo la “versione ufficiale” dell’Avana.

3. L’“embargo”, una in più delle cause

Un’altra delletattiche di disinformazione è quella di minimizzare l’impatto della guerra economica USA, includendola in un pacchetto multifattoriale. La “situazione è il prodotto della cattiva gestione della politica economica del Paese”, dei “ritardi della pandemia” e delle “sanzioni USA”, ci spiega il canale tedesco Deutsche Welle. L’agenzia spagnola EFE inverte l’ordine dei fattori, per non alterare il prodotto: “la pandemia, l’inasprimento delle sanzioni USA e il fallimento delle politiche nazionali”.

È evidente che tutti questi fattori, compresi gli errori di Cuba, influiscono sulla situazione, ma non possono essere posti allo stesso livello della politica globale di accerchiamento e soffocamento dell’economia cubana. Washington perseguita e blocca tutte le fonti di ingresso e di approvvigionamento del Paese, dagli investimenti al turismo, agli accordi medici o all’entrata del petrolio. Non è solo una in più delle cause, è la causa strutturale essenziale della situazione, che sarebbe radicalmente diversa senza il blocco USA.

4. Il blocco non esiste

Ma c’è chi addirittura nega che la neve sia bianca. “A Cuba non esiste alcun blocco; ciò che esiste è corruzione, repressione e inettitudine dittatoriale», titolava il quotidiano venezuelano El Nacional. “L’argomento del ‘blocco’, oltre ad essere banale, è falso”, leggiamo nella spagnola Libertad Digital.

5. Unica fonte: il governo USA

E tutto ha la sua logica. Rivediamo alcuni esempi tratti dalla stampa spagnola.

Le informazioni su Cuba di El País sono scritte da Carla Gloria Colomé, giornalista a sua volta di El Estornudo, media digitale sostenuto con fondi del governo USA.

La principale fonte di dati su Cuba per il quotidiano El Mundo è l’Osservatorio Cubano dei Diritti Umani, organismo sostenuto anche grazie ai sussidi della Casa Bianca.

Sulla Cadena Ser, la situazione cubana era raccontata da giornalisti di “Diario de Cuba”, altro media finanziato da Washington.

E’ che silenziare, minimizzare o negare il blocco contro Cuba sono le differenti versioni della stessa canzone, composte dal governo USA ed interpretata da diverse voci mercenarie.

Fonte: Cubainformación

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