Cento processioni e il sermone della persecuzione religiosa a Cuba

Print Friendly, PDF & Email

“Cuba si unisce al Nicaragua nella persecuzione della Settimana Santa”, “Regime di Cuba vieta processioni della Settimana Santa a L’Avana”. Leggendo questi e altri titoli simili, si potrebbe concludere che, a Cuba, nonostante l’esistenza di tremila templi e culti di ogni genere, impera la “persecuzione religiosa”. O, almeno, quella della fede cattolica.

Questo è il messaggio che il governo USA dà al mondo. E per farlo, finanzia le sue proprie fonti. Direttamente e in modo provato, paga i rapporti di organizzazioni suppostamente “indipendenti” come l’Osservatorio Cubano dei Diritti Umani; e, in modo velato e indiretto, quelli di entità come Outreach Aid to the Americas o Prisoners Defenders. Queste ultime due – “indipendenti”, nessuno ne dubiti! – hanno persino redatto il rapporto di un’agenzia del governo federale USA sulla “libertà religiosa” a Cuba. Ma, curiosamente, questa connessione organica con la Casa Bianca non impedisce che nei grandi media appaino come fonti “esperte”.

Ma è vero che, a Cuba, durante la Settimana Santa le processioni siano state proibite? Beh… sembra di no. Secondo quanto dichiarato a Reuters dal segretario della Conferenza Episcopale di Cuba, Ariel Suárez, ci sono state 111 processioni. Religión Digital, principale portale internazionale di informazione religiosa in lingua spagnola, ha pubblicato un reportage completo, con fotografie della Domenica delle Palme in diverse parrocchie della capitale. Il testo parla di “molti luoghi” dove “si sono svolte le processioni dei rami o delle palme”, della tradizionale Via Crucis del Venerdì Santo per L’Avana Vecchia, della trasmissione “dalla Televisione Nazionale” del “Sermone delle Sette Parole” e di un‘allocuzione di Papa Francesco, di programmi radio condotti da vescovi, di opere teatrali sulla Passione di Cristo e di veglie pasquali. Tutto durante questa Settimana Santa.

Ciò sembra dimostrare che ci siano persone che, pur essendo molto cattoliche, non rispettino l’ottavo comandamento. La stazione spagnola COPE titolava che “Cuba vive un Venerdì Santo segnato dalla repressione: ‘Le persone restano chiuse nelle loro case'”. Con dichiarazioni di Rosa Rodríguez, “dissidente” cubana che affermava, da Madrid, che nel suo paese, “le persone (…) non possono più andare in chiesa”.

Il sermone della “persecuzione religiosa” è una costante della destra con la tonaca. Bladimir Navarro, prete cubano emigrato a Madrid tre anni fa, nel bel mezzo di sanzioni economiche imposte al suo paese da Donald Trump, dava l’assoluzione… alla Casa Bianca. “La colpa dei mali di Cuba” non “è degli USA”, che Cuba stia “cadendo a pezzi” è “colpa del comunismo”, diceva in un’intervista alla rivista Telva.

In ogni caso, sembra confermato che a L’Avana ci sia stata una processione (una) non autorizzata. La versione ufficiale e unica dei media è che, “per paura di proteste pubbliche, Cuba vieta le processioni religiose”, “il Governo non vuole persone per strada per paura di possibili manifestazioni”, “(il regime) teme molto le concentrazioni di persone”, “una processione può (…) creare un terreno fertile per scatenare improvvisamente un’altra manifestazione di tipo politico”. Già, certo. Solo una domanda: se fosse così, perché hanno permesso 111 processioni?

Queste sono le contraddizioni, le menzogne e la propaganda, progettate e redatte a Washington e Miami, riprodotta a Madrid e arricchite con la demagogia di coloro che, dai pulpiti, silenziano o difendono i criminali che, dagli USA, cercano, oggi, di uccidere per fame il popolo cubano.

Fonte: Cubainformación

Potrebbero interessarti anche...