Solidarietà agli studenti di tutto il mondo

Pro-Palestinian Pasadena City College students walk out of class as they demonstrate against the Israel-Hamas war in Pasadena, Calif., on Tuesday, April 30, 2024. (Sarah Reingewirtz/The Orange County Register via AP)
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L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia–Cuba, esprime la più convinta ferma solidarietà agli studenti Universitari di tutto il mondo, che sono sotto attacco repressivo per le loro mobilitazioni in favore della pace nella martoriata Palestina e per far si che i loro Atenei interrompano gli accordi di collaborazione e ricerca con gli atenei israeliani e con l’industria militare.

Su quest’ultimo punto gli studenti chiedono il bando dei contratti di ricerca per il rischio del cosiddetto “dual use” di alcune ricerche scientifiche e tecnologiche finalizzate all’ambito civile ma potenzialmente anche militare.

Gramsci diceva: Odio gli indifferenti, credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può che essere cittadino e partigiano.

Ecco, gli studenti che in tutto il mondo, dagli Usa, all’Italia, alla Francia, all’India, all’Inghilterra protestano per il cessate il fuoco immediato e contro il massacro del popolo Palestinese per mano del governo sionista di Israele, sono cittadini e partigiani nel senso più alto della definizione.

Chiedono un cambiamento significativo delle politiche dei loro governi per quanto riguarda le forniture di armi a paesi in guerra e la fine della rincorsa agli armamenti e delle spese derivanti, che inevitabilmente si abbatteranno sui più deboli come una scure, con tagli alle politiche di intervento sociale.

Queste proteste e richieste danno voce alla profonda e irrefrenabile indignazione che scaturisce di fronte alle atrocità e al genocidio in atto contro il popolo palestinese, ricevendo in cambio arresti e violenze delle forze dell’ordine che sfociano spesso in feroce repressione.

Questi giovani che alzano la testa, che dicono “ora basta”, che danno finalmente un segnale di appartenenza al vivere collettivo meritano solidarietà e sostegno nelle loro lotte per la giustizia, per il rispetto dei diritti umani e per il sacrosanto diritto all’autodeterminazione dei popoli.

La libertà di esprimere il proprio pensiero e il diritto a manifestarlo dovrebbero essere le basi su cui si fondano le società democratiche; tuttavia stiamo assistendo all’esatto contrario: tutto ciò che non rientra nell’uniformato modello liberista occidentale, viene etichettato, combattuto, financo represso se non soppresso.

La società occidentale sta a grandi passi procedendo verso il ripudio tout court di ogni forma di dissenso, così oggi ci ritroviamo in una situazione dove la sola ideologia, che il sistema proclama definitiva, ha dichiarato guerra su scala planetaria a tutti coloro che, in qualche modo, se ne discostano. Un paradossale gioco di prestigio dove il liberalismo totalitario si erge a difesa contro i totalitarismi.

Ci sarebbe da ridere, se le manganellate sui giovani studenti della Sapienza, della Columbia University etc, se le denunce contro i ragazzi Ultima Generazione, le bombe e i proiettili di produzione statunitense, tedesca e italiana che l’esercito israeliano rovescia su Gaza, non fossero maledettamente reali.

Nel calderone dei nemici della società liberista c’è posto per tutti i “non allineati”: studenti pro Palestina, pacifisti, certa sinistra, molti paesi tra cui Cuba, Venezuela, Russia, Cina e altre centinaia, tutti a vario titolo definiti illiberali quindi totalitari.

Ma c’è sempre il granello di sabbia che incastra l’ingranaggio.

Ed ecco che dopo anni di oblio e di vuoto, rivedere le mobilitazioni di gruppi di giovani studenti contro questi orrori fa ben sperare sulla riappropriazione di una prospettiva che metta in discussione il paradigma dominante.

Fra due mesi, a luglio, ricorre l’anniversario della morte di Carlo Giuliani “ragazzo”, un giovane che manifestava per un mondo migliore, e con lui ricordiamo l’ultimo grande movimento di protesta italiano, che in quel di Genova trovò la sua fine sotto i colpi della repressione più cattiva.

Di quei giorni del G8 ci resta l’amarezza per ciò che è stato dopo, perché quella violenza feroce ottenne ciò per cui fu attuata; spezzare le ali a qualsiasi visione e forma di società diversa dal progetto delle classi dominanti. Il monito è stato chiaro: se osate andare un po’ più in là vi brucerete come loro. Il movimento politico di massa più critico e partecipato che per sintesi veniva definito “no global” finì li.

Ecco, noi speriamo che questa volta la ruota giri nel verso giusto, che la lotta per un mondo più giusto, equo, libero, sostenibile, migliore, sappia risorgere da quelle ceneri e spargerle in tutte le piazze del nostro Paese e del mondo, per riempirle di energia creativa, amore e desiderio.

Solidarietà incondizionata dunque, a tutti i giovani che in questi giorni si ribellano contro le politiche di guerra e sopraffazione e in solidarietà alla lotta del popolo palestinese.

Associazione Nazionale di Amicizia Italia–Cuba

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