Intervista alla figlia del “Che”, Aleida Guevara. “Cuba vive una crisi durissima ma è inutile rimpiangere Fidel Castro”

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“Il governo cubano è un governo del popolo, non delle élite”. Lo dice in modo netto Aleida Guevara, medico e prima dei quattro figli avuti da Ernesto Che Guevara con la sua seconda moglie, Aleida March. Una difesa appassionata, a 65 anni dal trionfo della rivoluzione guidata da Fidel Castro e dal padre, nonostante la grave crisi che sta attraversando il Paese caraibico.

L’occasione è un colloquio con Ilfattoquotidiano.it, in quella che fu l’ultima casa dove visse il guerrigliero argentino a L’Avana, oggi Centro studi Che Guevara. A fare gli onori di casa è proprio la madre, Aleida March Torres, 87 anni, che presiede l’istituzione dove tuttora sono conservati gli archivi personali del Che. Un luogo che presto aprirà al pubblico, sotto la direzione della figlia Aleida (“Purtroppo, non mi è mai piaciuto dirigere qualcosa”, scherza).

Dottoressa specializzata in pediatria, 63 anni, Aleida Guevara ha percorso il cammino del padre, a partire proprio dalla medicina, raccogliendone tutti gli scritti e partecipando a varie missioni mediche all’estero (“Non le ho fatte perché figlia del Che, ma perché sono nata a Cuba e mi sono formata grazie alla rivoluzione”). Del padre, ucciso in Bolivia quando non aveva ancora compiuto sette anni, conserva ricordi indelebili. Per non parlare di quelli legati al Líder maximo, da sempre considerato uno zio: “se parlo di Fidel mi commuovo”. Oggi continua a lavorare come pediatra, senza tralasciare il suo ruolo da ambasciatrice de facto di Cuba nel mondo. Dopo il World Social Forum in Nepal dello scorso febbraio volerà in Corea del Sud a fine maggio (“è la prima volta che invitano una comunista a parlare”, sorride).

L’attualità di Cuba, per forza di cose, “è molto difficile”. “Viviamo una crisi economica brutale iniziata con l’avvento della pandemia”, è la sua analisi. “Abbiamo dovuto farci i vaccini da soli perché nessuno ce li dava o vendeva”. La chiusura delle frontiere è stata una botta da cui il Paese non si è ancora risollevato. “Oggi il turismo non è tornato sui livelli pre-pandemia perché non si è ripreso il mondo, siamo in una situazione di crisi generale e i prezzi sono alti per viaggiare. Questa era l’entrata di valuta più facile e veloce, per un Paese sottoposto a embargo e alle ulteriori sanzioni dell’era Trump-Biden”. Una mancanza che influisce anche sul valore del peso, la moneta nazionale che dal 2021 non è più affiancata dal peso convertibile. “Però registriamo un aumento di turisti russi e cinesi e ci aspettiamo che alcune destinazioni nell’Isola crescano molto nei prossimi anni”.

Su un’altra novità recente, le mipymes (micro, piccole e medie imprese), letteralmente esplose negli ultimi due anni, Aleida Guevara riserva un giudizio critico. “Nonostante l’obiettivo iniziale non fosse sbagliato, ovvero importare dall’estero materie prime per produrre beni a Cuba da rivendere a prezzi economici, queste attività stanno creando problemi perché spesso importano direttamente beni comprati in dollari, che convertiti in pesos costano troppo per il popolo cubano”. Un’anarchia capitalistica che ha fatto aumentare le disuguaglianze, rendendo inaccessibili molti beni di consumo per il cubano medio, che vive con un salario decisamente basso. Soprattutto nel settore pubblico. “è un problema serio che lo Stato deve affrontare e risolvere ora”. Come? “Regolando i prezzi, innanzitutto. Professori, medici etc. hanno bisogno di salari più alti, ma prima bisogna regolare i prezzi”.

“Inoltre – continua – le mipymes comportano rischi di sicurezza perché possono agevolare l’ingresso nel Paese di droga o altri beni illeciti: bisogna intensificare i controlli da parte dei cdr (i comitati di difesa della rivoluzione, ndr)”.L’eco di quello che avviene a Cuba è sempre forte, nel bene e nel male. Lo si è visto con le proteste scoppiate a Santiago e a Bayamo, nella parte orientale del Paese, lo scorso marzo. Manifestazioni spontanee contro gli apagones (le interruzioni programmate di corrente) e in generale contro la crisi che sta attanagliando il popolo cubano. E nell’umore popolare sono in molti a rimpiangere la figura di Fidel Castro.

“Non ha senso fare paragoni: sostituire Fidel è troppo difficile, già solo stare al suo posto è un atto eroico”, commenta, prendendo le difese dell’attuale presidente, Miguel Díaz-Canel. Chi governa ora fa del suo meglio ma necessita dell’appoggio popolare. Alcuni cubani hanno dimenticato certi meccanismi: il poder popular è uno strumento straordinario, come abbiamo visto per la nuova Costituzione (approvata nel 2019 dopo un processo di partecipazione popolare). Nessuna retromarcia, quindi: “Il governo cubano è un governo del popolo, non delle élite”.

Fonte: il Fatto Quotidiano

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