I veri sponsor del terrorismo

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Con l’arrivo di Ronald Reagan alla Casa Bianca, negli Stati Uniti si rafforzò la destra ultraconservatrice, che diede vita a programmi specifici per rovesciare a tutti i costi il sistema socialista, e Cuba fu inclusa tra i compiti progettati.

La guerra economica, commerciale e finanziaria imposta dal 1960 fu rafforzata per strangolare l’isola, e per questo Reagan inserì Cuba nella lista dei Paesi sponsor del terrorismo, fatto che impedisce ad altri Paesi di realizzare una serie di azioni economiche e finanziarie con quelli che compaiono nella lista.

All’epoca gli effetti non si fecero sentire più di tanto, perché gli scambi commerciali di Cuba avvenivano soprattutto con i Paesi socialisti, nell’ambito del Consiglio di mutua assistenza economica (CAME), anche se alcune operazioni furono ostacolate.

Quando Barack Obama ha assunto la presidenza degli Stati Uniti, ha applicato un’altra variante della politica statunitense per smantellare il sistema socialista cubano attuando le raccomandazioni del Council on Foreign Relations, che era uno dei suoi obiettivi:

  1. Promuovere gli interessi e i valori statunitensi a Cuba per accelerare il giorno in cui una Cuba pienamente democratica potrà assumere relazioni normali e amichevoli con gli Stati Uniti.
  2. I mezzi da utilizzare per cercare di raggiungere questo obiettivo mirano quindi a sostenere, alimentare e rafforzare la società civile che oggi (1999) comincia lentamente, timidamente, ma persistentemente a emergere a Cuba sotto il guscio del comunismo.
  3. Promuovere la transizione. L’opposizione degli Stati Uniti alla Rivoluzione cubana e il sostegno alla democrazia e allo sviluppo in questo emisfero sono riusciti a ostacolare le ambizioni di Cuba di espandere il proprio modello economico e la propria influenza politica.

Per questo motivo, hanno escluso Cuba dalla lista dei Paesi che sponsorizzano il terrorismo, ma hanno mantenuto il suo status di nazione sorvegliata, anche se questa decisione ha effettivamente ridotto l’incessante pressione di essere in questa lista, che viene stilata unilateralmente dagli yankee.

Tuttavia, poco prima della fine del suo mandato, Donald Trump, su pressione dei mafiosi cubani presenti nel Congresso degli Stati Uniti, ha accettato di includere nuovamente Cuba nella lista, in un contesto internazionale molto diverso da quello esistente nel 1982. Ora le implicazioni economiche, commerciali e finanziarie sono molto difficili per un Paese povero che da 64 anni è sottoposto a questa guerra spietata, che mira a far morire di fame un popolo.

Il vero scopo è quello di spingere il popolo a scendere in piazza per la stanchezza accumulata in tante privazioni e a sfociare in una guerra civile, per poi far sbarcare le truppe yankee a “salvare” la nazione, proprio come fecero nel primo decennio del XX secolo.

Questa guerra economica fa parte del terrorismo di Stato praticato dagli Stati Uniti contro Cuba, nonostante il rifiuto quasi unanime delle nazioni del mondo.

Non bisogna dimenticare che dal 1959, quando la Rivoluzione trionfò, la CIA, con il consenso del governo, creò numerose organizzazioni controrivoluzionarie e fornì loro i mezzi per compiere azioni terroristiche in tutta l’isola, con l’obiettivo di far crollare l’economia e seminare il panico tra la popolazione.

Gli obiettivi delle loro azioni erano industrie, raffinerie di petrolio, centrali elettriche, centri commerciali, teatri e cinema, scuole, circoli infantili, ferrovie e altri mezzi di trasporto.

Per avere un’idea chiara delle azioni contro Cuba in quei primi anni, basti dire che solo dal 28 settembre 1960 all’aprile 1961, secondo rapporti declassificati, la CIA introdusse illegalmente a Cuba 75 tonnellate di esplosivi e armamenti, attraverso 30 missioni aeree, più 46,5 tonnellate in 33 missioni di infiltrazione marittima, per rifornire i gruppi terroristici urbani e le bande di ribelli nelle zone montuose, creati, addestrati e finanziati dalla stessa Central Intelligence Agency.

Un ampio e dettagliato rapporto del colonnello Jack Hawkins, capo della sezione personale paramilitare del Task Force Operations Centre della CIA, riconosce che:

“Nel periodo compreso tra l’ottobre 1960 e il 15 aprile 1961, sono stati compiuti circa 110 attentati contro obiettivi politici ed economici, con oltre 200 bombe piazzate. Sei treni sono stati fatti deragliare, la raffineria di Santiago de Cuba è rimasta inattiva per una settimana a causa di un attacco a sorpresa dal mare. Sono stati appiccati più di 150 incendi contro strutture statali e private, tra cui 21 case di comunisti e 800 incendi in piantagioni di canna da zucchero”.

“Queste operazioni ottennero un notevole successo. Le navi in servizio da Miami a Cuba hanno consegnato più di 40 tonnellate di armi, esplosivi e attrezzature militari e hanno infiltrato e rimosso un gran numero di persone”.

Anni dopo, hanno continuato le loro azioni terroristiche contro alberghi e centri commerciali destinati ai turisti. Inoltre, compirono decine di azioni contro ambasciate e aziende commerciali cubane all’estero e assassinarono funzionari cubani di stanza in vari Paesi.

Nel 1975, la CIA ha riconosciuto ufficialmente davanti al Congresso la sua partecipazione ai piani di assassinio di Fidel Castro Ruz, il che dimostra in modo inequivocabile chi è il più grande terrorista del mondo.

L’introduzione di malattie contro la popolazione e la fauna, insieme alle piaghe contro la flora dell’isola per colpire i suoi raccolti, non lasciano dubbi sull’essenza terroristica degli Stati Uniti.

Cuba non ha mai fatto nulla di simile, ma gli yankee, con le loro menzogne e campagne mediatiche, stanno cercando di accusarla come un altro pretesto per provocare fame e disperazione, attraverso il disincanto e lo scoraggiamento del popolo, una vecchia aspirazione per farlo scendere in piazza con l’obiettivo di distruggere la Rivoluzione.

Il popolo cubano sa che sono in gioco la sua libertà e la sua sovranità, ed è per questo che resiste unito nonostante le difficoltà, in gran parte provocate dal più grande terrorista del pianeta.

José Martí non aveva torto quando disse:

“Quando si lotta per l’esistenza della patria, le divisione e le rivalità sono crimini”.

Fonte: El Heraldo Cubano

Traduzione: italiacuba.it

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