I disastri della sanità calabrese

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Non ci si crederà ma pure in Calabria si può essere trattati bene, persino allo stesso modo!

Assenza dei servizi socio-sanitari e sociali, inefficacia e inefficienza della rete assistenziale, diseconomie di gestione, mancata programmazione del fabbisogno formativo degli operatori, alterato rapporto pubblico-privato, scarsa democraticità interna del sistema, pesanti carenze strutturali e tecnologiche, grave assenza di una ricerca pubblica finalizzata all’assistenza, logiche perverse sulla spesa farmaceutica, mancanza di controlli sull’operato “liberista” dei Direttori Generali delle ex ASL aziende sanitarie gestite spesso in modo monocratico a fini clientelari, le pessime organizzazioni sindacali che stanno a guardare complici della gestione clientelari che fa molto comodo ai signori della casta sindacale., esternalizzazioni dei servizi anche al di fuori di sane logiche gestionali, costante aumento del precariato, politiche gestionali di scarsa interazione con gli Enti Locali.

In sintesi questo è il quadro della Sanità nel nostro Paese, e se lo è in generale immaginiamo nel Mezzogiorno e in Calabria quale sia la realtà!

La fragilità del nostro sistema sanitario e la sua incapacità di assicurare ad ogni cittadino il diritto alla cura, ancor più drammaticamente evidenti in fondo allo Stivale, ci farebbero gridare alla indispensabilità di ritornare ad un’unica Sanità pubblica e nazionale, non venti sanità regionali saldamente in mano ai privati e ai loro colossali profitti e malamente amministrate da un pessimo ceto politico che su di essa ha realizzato posizioni e potere.

Sarebbe prioritario strappare la Sanità ai famelici appetiti dei suoi attuali padroni e restituirla al suo legittimo proprietario che è la collettività sociale con il suo inesaudito diritto costituzionale alla salute!

I disastri operati dai processi di regionalizzazione di tante competenze e servizi sono sotto gli occhi di tutti e il processo iniziato con la sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione oggi rischia un enorme salto di qualità con l’approvazione della cosiddetta Autonomia Differenziata e l’effetto dirompente che inevitabilmente determinerà. I disastri diventeranno sicure catastrofi… ed allora sarà difficile metterci mano. A meno di non accontentarsi dei discorsi dei pifferai di turno sui LEP.

LE CHIACCHIERE NASCONDONO SEMPRE BEN CORPOSI INTERESSI

E non si tratta solo di rivendicare il giusto stanziamento delle risorse, ma anche di vigilare sul loro uso. Il raggiungimento dell’efficacia si coniuga con l’efficienza dell’operato di chi ne ha le prerogative, come ampiamente dimostrato. Risulta sì necessario ma non sufficiente reclamare più risorse, ma è necessario al contempo realizzare un’organizzazione in grado di dare risposte adeguate e ottimali, una rilevazione precisa dei bisogni assistenziali complessivi, sociali, sociosanitari e sanitari, una pianificazione degli interventi da attuare e una programmazione delle azioni primarie per dare risposte mirate, rapide, al massimo risolutive. La tutela della salute delle nostre collettività passa meno dalle roboanti dichiarazioni delle Amministrazioni regionali in carica, delle opposizioni in seno ai Consigli regionali, delle tre maggiori Organizzazioni Sindacali, più indirizzate a portare acqua agli uni o agli altri piuttosto che a difendere il diritto alla Salute dei cittadini e passa di più per la partecipazione e il coinvolgimento fattivo di quei bravi operatori sanitari (medici, paramendici, oss) e della collettività tutta sull’utilizzo e la gestione delle risorse. Ma la trasparenza, in un campo così ricco e attrattivo per le scorrerie di gente senza scrupoli, è il più grande dei nemici, si sa!

Potenziare la strumentazione esistente e aumentare il numero delle professionalità operanti nel settore sono le vere priorità dei nostri territori, entrambe invise (al di là delle chiacchiere che siamo costretti quotidianamente ad ascoltare ed a cui troppo spesso gli organi di informazione fanno da cassa di risonanza piuttosto che attuare serie ed approfondite inchieste) a che fa della Sanità un terreno di potere politico-clientelare e di profitto economico.

Non a caso il grande tabù su cui nessuno ha voglia di condurre una vera e propria campagna che è l’aberrazione del numero chiuso per l’accesso alle Facoltà di Medicina, con il contorno di corsi di preparazione a carissimo prezzo che si svolgono in Italia con il beneplacito di tutti. O l’utilizzo dei “medici a gettone”, medici che vengono chiamati dall’esterno delle Strutture Pubbliche per coprire a costi inauditi la carenza strutturale di personale.

L’ultimo rapporto SVIMEZ sulla Sanità nel Mezzogiorno pubblicato di recente ribadisce le forti criticità della situazione. Ed in Calabria è, se possibile, ancora peggio: qui sono negativi tutti i dati e le problematiche elevatissime: dalla rete di emergenza urgenza alla rete ospedaliera, dalla medicina territoriale agli imbarazzanti tempi delle liste d’attesa, si rileva solo una serie infinita di difficoltà che neppure il Commissario alla Sanità calabrese, Presidente della Regione, ha mai nascosto e che motiva l’altissima mobilità sanitaria passiva dei calabresi verso altre regioni e che costa circa 300 milioni di euro all’anno.

I SOLITI NOTI SI OPPONGONO ALL’ARRIVO DEI MEDICI CUBANI

E veniamo al tema dell’arrivo dei medici cubani in Calabria.

Nell’estate 2022 è stata resa pubblica l’idea di chiedere l’apporto di medici provenienti da Cuba, tramite un accordo che ne prevede la presenza fino al 2025. Dalle iniziali alcune decine, oggi sono oltre 300 i medici cubani che operano in Calabria e il numero dovrebbe ancora crescere fino a 500. Già in questo momento rappresentano una cifra considerevole, se si pensa che i medici ospedalieri in servizio nella nostra regione sono circa 2.000.

La richiesta di questo numero di medici è stata resa indispensabile dalla situazione disastrosa prima delineata, dalla carenza strutturale di medici, infermieri, operatori sanitari, persino di ambulanze e di materiale e attrezzature di ogni tipo, di consultori e di diversi servizi, dallo stato di depotenziamento di strutture e ospedali. Dei tanti posti disponibili, banditi tramite i concorsi effettuati negli ultimissimi anni, ne sono stati coperti neppure il 50% e numerosi servizi si sarebbero dovuti chiudere.

E ora veniamo ai paradossi, che continuano a caratterizzare il dibattito in Calabria dall’estate di due anni fa: questa operazione è stata fortemente voluta da un Presidente di Regione di Forza Italia, che in precedenza aveva svolto rilevanti funzioni anche parlamentari per questa forza politica, ma è stata sin da subito avversata dall’opposizione di centrosinistra calabrese e dalla CGIL, il cui segretario regionale chiedeva chiarimenti “sull’utilizzo di queste figure e il rispetto del Contratto Nazionale” (alludendo su modalità di pagamento e condizioni di lavoro, ma evidentemente ignorando il rispetto dei diritti e la cultura del lavoro esistenti a Cuba). Tant’è che addirittura un consigliere regionale del PD veniva convocato dalla preoccupatissima Ambasciata statunitense di Roma per discutere su quanto stesse accadendo in Calabria. Tanto stupore ha determinato la sua scelta di recarsi in quegli uffici, come se un cittadino o un rappresentante nelle Istituzioni elettive in Italia fosse in dovere di relazionare a uno Stato estero su questioni della vita interna.

Ancora oggi periodicamente qualcuno prova vanamente a ostacolare quanto accade. Qualcuno che ben rappresenta i poteri forti del settore, che godono di cospicui vantaggi e veri e propri intollerabili privilegi da uno stato delle cose che penalizza i cittadini tutti ancor di più chi non ha “santi in paradiso” né portafogli ben gonfi da aprire alla bisogna. Spesso è qualche rappresentante dell’area PD, in vena di opposizione tanto idiota quanto interessata, e in particolare il presidente (da ben 27 anni, una sorta di carica vitalizia!) dell’Ordine dei Medici di Cosenza che lancia velenosi e forsennati attacchi contro i medici cubani, della cui presenza appare ossessionato sin dal primo giorno. L’ultimo assalto qualche settimana fa in cui, con parole forti e ai confini con il razzismo, metteva in discussione i loro titoli di studio e le loro pratiche, omettendo vergognosamente che parlava di specialisti apprezzati nel mondo.

Queste posizioni, oramai sempre più residuali, non devono stupire. Anzi, stupisce come la forza della realtà abbia sopraffatto tutte le critiche e le polemiche, nonostante la forza dei potentati di cui erano espressione. Una vera e propria Alleanza a tutela di interessi particolari di una ristrettissima casta abituata a gestire come “cosa loro”, a fare il bello e il cattivo tempo, a disconoscere il sacrosanto diritto alla salute dei cittadini. Una cerchia di politici che hanno usato la sanità calabrese come il terreno delle loro scorrerie clientelari, di presunti “manager” che hanno amministrato enormi capitali e risorse umane a loro piacimento, di qualche barone che ha gestito il pubblico come cosa privata, un feudo da governare. I padroni della sanità privata, interessati alla chiusura e all’affossamento delle strutture e dei servizi pubblici. Le cooperative dei medici “a gettone”, che sottraggono forti risorse pubbliche con le loro tariffe da 150 euro all’ora! Tutti costoro non hanno mai levato una voce negli anni per denunciare lo stato delle cose ma hanno sempre prosperato con le situazioni di emergenza, né avevano alcunché da dire neppure quando nell’inverno 2020 la Calabria finì in zona rossa non per numero di casi ma per mancanza di posti in terapia intensiva!

MA LE BUGIE HANNO LE GAMBE CORTE E VINCONO I FATTI

Naturalmente la mala fede non ha retto alla concretezza dei fatti. L’apporto alla sanità calabrese dei medici cubani appare con tutta evidenza notevole: le loro professionalità, competenze, disponibilità ed empatia relazionale, stanno producendo per le strutture e per i servizi tutti essenziali effetti ampiamente positivi ed estremamente utili, permettendo di evitarne in diversi casi la chiusura. La loro presenza è largamente e unanimemente apprezzata dalle comunità locali, dalle associazioni che ne tutelano i diritti, dagli Enti Locali nei cui territori lavorano, dalle colleghe e colleghi italiani che operano seriamente nelle note condizioni e con i quali è costante lo scambio di conoscenze e pratiche e l’interazione professionale.

E’ stato qualche settimana fa pubblicato su “The Lancet”, la rivista di medicina forse più importante del mondo, un report sul contributo dei medici cubani nel fronteggiare la crisi drammatica del sistema sanitario calabrese, redatto da un gruppo coordinato dal prof, Bruno Nardo, docente di Chirurgia Generale presso Medicina dell’Università della Calabria e direttore dell’UOC di Chirurgia Generale presso l’Ospedale di Cosenza.

Del resto, come dice Rubens Curia, medico calabrese e portavoce di “Comunità competente”, una rete informale di associazioni e comitati di cittadini molto attiva sul tema della sanità e non solo, «Con tutte le polemiche che ci sono state se mezza cosa fosse andata storta sarebbe scoppiato un putiferio».

Inizialmente risultati “una boccata d’ossigeno”, sono oggi considerati universalmente “indispensabili” e infatti vengono richiesti ovunque. Sostegno, entusiasmo e gratitudine li accompagnano, pur nella consapevolezza che non sono loro a poter essere la risoluzione dei problemi strutturali, per affrontare i quali occorre programmazione gestionale e politica, volontà di cambiamento reale e rottura con un triste passato, risorse e trasparenza.

I riconoscimenti e il plauso che quanto sta accadendo in Calabria sta ricevendo fa sì che altre Regioni stanno attivandosi per poter avvalersi di questi professionisti.

Come è stato possibile tutto ciò? Sarà che questi medici vengono da Cuba dove, da oltre 60 anni si vive nella prospettiva della centralità dei diritti sociali e dei servizi pubblici per soddisfarli. O forse perché, più semplicemente, come diceva qualcuno “trattano tutti bene e allo stesso modo”. In Calabria non ci siamo abituati. Ma neppure nel resto d’Italia.

Pino Scarpelli – segreteria nazionale Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba

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