Il Fidel Castro che io conosco

La visione che Fidel ha dell'America Latina del futuro è la stessa di Bolívar e Martí: una comunità integrale e autonoma, capace di muovere le sorti del mondo. Foto: Archivio Granma
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Una cosa è certa: ovunque sia, comunque sia e con chiunque sia, Fidel Castro è lì per vincere.

Pubblichiamo un vecchio articolo (agosto 2019) di Gabriel García Márquez su Fidel Castro per imparare a conoscere meglio questo grande Rivoluzionario

La sua devozione alle parole. Il suo potere di seduzione. Cerca i problemi dove ci sono. L’impeto dell’ispirazione è caratteristico del suo stile. I libri riflettono molto bene l’ampiezza dei suoi gusti. Aveva smesso di fumare per avere l’autorità morale di lottare contro il fumo. Gli piace preparare ricette con una sorta di fervore scientifico. Si mantiene in ottima forma fisica con diverse ore di ginnastica quotidiana e frequenti nuotate. Ha una pazienza invincibile, una disciplina ferrea. La forza dell’immaginazione lo trascina in eventi imprevisti. Imparare a lavorare è importante quanto imparare a riposare.

Affaticato dal parlare, si riposa parlando. Scrive bene e gli piace farlo. Il più grande stimolo della sua vita è il brivido del rischio. Il rostro dell’improvvisatore sembra essere il suo mezzo ecologico perfetto. Inizia sempre con una voce quasi impercettibile, con una direzione incerta, ma approfitta di ogni spiraglio per guadagnare terreno, centimetro dopo centimetro, fino a sferrare una specie di grande pugno e conquistare il pubblico. È l’ispirazione: lo stato di grazia irresistibile e abbagliante, negato solo da chi non ha avuto la gloria di sperimentarlo. È l’antidogmatico per eccellenza.

José Martí è il suo autore preferito e ha avuto il talento di incorporare le sue idee nel flusso sanguigno di una rivoluzione marxista. L’essenza del suo pensiero può risiedere nella certezza che fare un lavoro di massa significa fondamentalmente occuparsi di individui.

Questo potrebbe spiegare la sua assoluta fiducia nel contatto diretto. Ha un linguaggio per ogni occasione e un modo diverso di persuadere i diversi interlocutori. Sa porsi al livello di ogni persona e possiede un bagaglio di informazioni vasto e variegato che gli permette di muoversi agevolmente in qualsiasi ambiente. Una cosa è certa: ovunque si trovi, comunque sia e con chiunque si trovi, Fidel Castro è lì per vincere. Il suo atteggiamento nei confronti della sconfitta, anche negli atti minimi della vita quotidiana, sembra obbedire a una logica privata: non lo ammette nemmeno, e non ha un attimo di pace finché non riesce a ribaltare le condizioni e a trasformarle in vittoria. Nessuno può essere più ossessivo di lui quando si propone di andare a fondo di qualsiasi cosa. Non c’è progetto colossale o millimetrico che egli non persegua con feroce passione. Soprattutto se deve affrontare le avversità. Non è mai sembrato di buon umore, di umore migliore. Qualcuno che pensa di conoscerlo bene gli disse: Le cose devono andare molto male, perché lei si vede molto risoluto.

Le reiterazioni sono uno dei suoi modi di lavorare. Per esempio: Il tema del debito esterno dell’America Latina, era apparso per la prima volta nelle sue conversazioni da circa due anni, ed aveva continuato ad evolvere, ramificandosi, approfondendosi. La prima cosa che disse, come una semplice conclusione aritmetica, era che il debito era impagabile.

Poi, apparvero le scoperte scaglionate: Le ripercussioni del debito nell’economia dei paesi, il suo impatto politico e sociale, la sua influenza decisiva nelle relazioni internazionali, la sua importanza provvidenziale per una politica unitaria dell’America Latina… fino ad ottenere una visione totalizzante, quella che espose in una riunione internazionale convocata ad effetto e che il tempo si è incaricato di dimostrare.

La sua più rara virtù di politico è quella facoltà di scorgere l’evoluzione di un fatto fino alle sue conseguenze remote …però questa facoltà non l’esercita come un’illuminazione, bensì come il risultato di un raziocinio arduo e tenace. Il suo aiutante supremo è la memoria e la usa fino all’esagerazione per sostenere i suoi discorsi o le sue chiacchierate private con raziocini soffocanti ed operazioni aritmetiche di una rapidità incredibile. 

Richiede l’aiuto di un’informazione incessante, ben masticata e digerita. Il suo compito di accumulazione informativa comincia da quando si sveglia. Fa colazione con non meno di 200 pagine di notizie del mondo intero. Durante il giorno gli fanno arrivare informazioni urgenti ovunque sia, calcola che ogni giorno deve leggere circa 50 documenti, a questo bisogna aggregare i dossier dei servizi ufficiali e dei suoi visitatori e tutto quanto possa interessare alla sua curiosità infinita.

Le risposte devono essere esatte, perché è capace di scoprire la minima contraddizione di una frase casuale. Un’altra fonte di vitale informazione sono i libri. È un lettore vorace. Nessuno si spiega come possa avere tempo né che metodo utilizza per leggere tanto e con tanta rapidità, benché lui insista che non ne ha nessuno in particolare. Molte volte sta leggendo un libro all’alba ed alla mattina seguente già lo commenta. Legge l’inglese ma non lo parla. Preferisce leggere in castigliano ed a qualunque ora è disposto a leggere una lettera che gli cada nelle mani. È lettore abituale di temi economici e storici. È un buon lettore di letteratura e la segue con attenzione.

Ha l’abitudine degli interrogatori rapidi. Domande successive che lui fa a raffica istantanea fino a scoprire il perché del perché del perché finale. Quando un visitatore dell’America Latina gli diede un dato affrettato sul consumo di riso dei suoi compatrioti, lui fece i suoi calcoli mentali e disse: Che raro che ogni persona si mangia quattro libbre di riso al giorno. La sua tattica maestra è domandare su cose che sa, per confermare i suoi dati. Ed in alcuni casi per misurare il calibro del suo interlocutore, e trattarlo di conseguenza.

Non perde occasione per informarsi. Durante la guerra dell’Angola descrisse una battaglia con tale minuziosità in un’accoglienza ufficiale che costò molto tempo convincere un diplomatico europeo che Fidel Castro non vi avesse partecipato. Il racconto che fece della cattura ed assassinio del Che, quello che fece dell’assalto de La Moneda e della morte di Salvador Allende o quello che fece delle stragi del ciclone Flora, erano come grandi reportage parlati. 

La sua visione dell’America Latina nel futuro, è la stessa di Bolivar e Martí, una comunità integrale ed autonoma, capace di muovere il destino del mondo. Il paese del quale sa di più dopo Cuba, sono gli Stati Uniti.

Conosce a fondo l’indole della loro gente, le loro strutture di potere, i secondi fini dei loro governi, e questo l’ha aiutato a contrastare il temporale incessante del blocco.

In un’intervista di varie ore, si trattiene su ogni tema, si avventura per i suoi luoghi impervi e per quelli meno pensati senza trascurare mai la precisione, cosciente che una sola parola usata male, può causare danni irreparabili. Non si è mai negato a rispondere a nessuna domanda, per provocatoria che sia, e non ha mai perso la pazienza. Su quelli che gli nascondano la verità per non causargli più preoccupazioni di quelle che ha: Lui lo sa. Ad un funzionario che lo fece, gli disse: Mi occultano verità per non inquietarmi, ma quando alla fine le scopro come minimo morirò per l’impressione di affrontare tante verità che non mi hanno mai detto. Le più gravi, senza dubbio, sono le verità che gli sono occultate per nascondere le deficienze, perché al lato degli enormi risultati che sostengono la Rivoluzione come i risultati politici, quelli scientifici, quelli sportivi, quelli culturali – c’è un’incompetenza burocratica colossale, che colpisce quasi tutti gli ordini della vita quotidiana, e specialmente la felicità domestica.

Quando parla con la gente della strada, la conversazione recupera l’espressività e la franchezza cruda degli affetti reali. Lo chiamano: Fidel. Lo circondano senza rischi, gli danno del tu, discutono con lui, lo contraddicono, gli reclamano cose, con un canale di trasmissione immediata dove circola la verità a fiotti. È allora che si scopre l’essere umano insolito che lo splendore della sua propria immagine non lascia vedere. Questo è il Fidel Castro che credo di conoscere: Un uomo di abitudini austere ed illusioni insaziabili, con un’educazione formale all’antica, di parole caute e maniere tenui ed incapace di concepire nessuna altra idea che non sia enorme.

Sogna con che i suoi scienziati trovino la medicina finale contro il cancro e ha creato una politica estera di potenza mondiale, in un’isola 84 volte più piccola rispetto al nemico principale. Ha la convinzione che il risultato maggiore dell’essere umano è la buona formazione della sua coscienza e che gli stimoli morali, più che i materiali, sono capaci di cambiare il mondo e spingere la storia.

L’ho sentito nelle sue scarse ore di nostalgia alla vita, evocare le cose che avrebbe potuto fare in un altro modo per vincere più tempo alla vita. Vedendolo molto oppresso dal peso di tanti destini altrui, gli domandai che cosa era quello che più volesse fare in questo mondo, e mi rispose immediatamente: fermarmi all’angolo.

Fonte: el clarión

Traduzione: italiacuba.it

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