“E’ la giurisprudenza di Pinochet”. Petro chiede la liberazione del sindaco cileno Jadue

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Il Presidente colombiano Gustavo Petro ha chiesto la liberazione di Gabriel Jadue, sindaco del municipio di Recoleta di Santiago del Cile e leader di spicco del Partito Comunista, detenuto da oltre un mese nell’ambito di un’inchiesta su presunti reati di corruzione.

“Chiedo la libertà di Gabriel Jadue in Cile. Imprigionato dalla giurisprudenza di Pinochet imposta a esseri liberi”, ha affermato Petro in un messaggio dal suo account X, dove ha allegato un video dell’ex presidente dell’Assemblea nazionale dell’Ecuador (2013-2021), Gabriela Rivadeneira.

In quel video, la politica ecuadoriana fa eco al fatto che Jadue è stato imprigionato per un mese perché, secondo le parole di Rivadeneira, “ha promosso un modello comunista dall’ufficio del sindaco comunista, attuando le parole di (Salvador) Allende: ‘Al popolo il meglio'”.

Jadue, 56enne laureato in architettura e sociologia di origine araba, è uno dei principali leader del comunismo cileno. Ha corso per le primarie presidenziali della sinistra contro l’attuale presidente, Gabriel Boric, e con il suo aiuto il PC si è affermato in prima linea nella politica cilena.

Il politico è perseguito per amministrazione sleale, frode, corruzione, reati di bancarotta e frode fiscale. Il tutto nell’ambito della gestione dell’Associazione cilena dei comuni con farmacie popolari (Achifarp), di cui era presidente.

L’incriminazione coincide con un’indagine della Contraloria General, un organo di controllo autonomo, che nel 2022 ha rilevato presunte violazioni della probità da parte del sindaco nel suo ruolo di rappresentante delle farmacie popolari.

“Vengo giudicato per la nostra gestione trasformatrice. Non ho messo un solo ‘peso’ in tasca, ma mi stanno dando la massima misura cautelare. Faremo ricorso contro questa misura sproporzionata”, ha dichiarato Jadue sui social media la scorsa settimana, quando un tribunale cileno ha deciso di estendere le misure cautelari di detenzione preventiva imposte nei suoi confronti, definendolo un “pericolo per la società”.

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