Nella lente di Oller, Cronache della Rivoluzione

Le foto di Jorge Oller sono una testimonianza fedele del lavoro del popolo e del suo leader indiscusso. “Per 33 anni ho avuto l’onorevole privilegio di raccontare molte delle attività del Comandante in Capo”.
Jorge Oller Oller è il vincitore del Premio nazionale di giornalismo José Martí, insegnante e ricercatore di fotografia cubana e fondatore del quotidiano Granma. Sono passati anni e sono onorato di averlo come amico e mentore. Parlare di lui e delle sue immagini significa parlare di cubanità.
Le sue foto sono una testimonianza fedele del lavoro del popolo e del suo leader indiscusso, Fidel Castro. Come fotoreporter, Oller lo ha accompagnato molte volte, a Cuba e all’estero.
Quando ha visto Fidel per la prima volta? Qual è stata la prima foto che gli ha scattato?
La prima volta che vidi Fidel, e gli scattai anche una foto, fu alla Stazione Centrale, verso le otto del mattino di lunedì 16 maggio 1955. Stavo raccontando per il giornale Información l’arrivo all’Avana dei giovani assalitori delle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes, ai quali il giorno prima era stata concessa l’amnistia, in risposta alla richiesta popolare. Fidel e i suoi compagni lasciarono la prigione modello dell’Isola dei Pini, applauditi dalla gente del posto, e si imbarcarono sul battello El Pinero, che li portò a Batabanó, e da lì arrivarono in treno alla capitale.
“Il binario, la sala d’attesa della stazione e la via Factoría erano affollati di studenti universitari, lavoratori, dirigenti del Feu e del Partito Ortodosso e, in generale, del popolo, venuto ad accoglierli. Su suggerimento dei facchini, mi ero appollaiato su un punto del muro che delimitava il sedime ferroviario, di fronte ai binari dove normalmente era parcheggiata la carrozza Batabanó.
“Il treno arrivò e, come mi avevano assicurato i portatori, mi trovai di fronte ai gradini del vagone. Ma i moncadisti non potevano scendere da quella parte, a causa del gran numero di amici che si accalcavano intorno e volevano essere tra i primi a salutare e abbracciare Fidel. Il leader della Moncada decise allora di uscire da una delle finestre. In mano portava una piccola bandiera cubana. Un gruppo di giovani sulla piattaforma lo ha aiutato.
“Tutti cantavano l’inno nazionale e facevano il tifo per Fidel e i suoi compagni. Io, che ero davanti a quella scena, ho scattato il mio primo ritratto di Fidel.
“Fu anche la prima manifestazione popolare e spontanea all’Avana a sostegno della causa di Fidel e dei moncadisti, che furono acclamati e portati a spalla fino alle auto per continuare la loro lotta rivoluzionaria”.
Quante volte ha ritratto Fidel a Cuba e all’estero?
Quattro anni dopo, lo ritrassi quando entrò vittorioso all’Avana, l’8 gennaio 1959, e continuai a farlo, dopo Información, nei giornali Combate, Hoy e Granma, e nell’agenzia di stampa Prensa Latina, poi in Hoy. Sono stato uno dei fondatori di Granma e sono stato attivo fino a quando la salute me lo ha permesso. Sono andato in pensione il 31 gennaio 1992. Per 33 anni ho avuto l’onore di raccontare molte delle attività del Comandante in Capo e in 20 occasioni l’ho accompagnato in tournée all’estero.
Quale ricorda di più?
Ricordo molto il viaggio in Cile, per il grande affetto che il presidente Salvador Allende e il suo popolo dimostrarono per Fidel durante tutto il suo soggiorno. È stata anche la mia prima esperienza di viaggio all’estero con Fidel, e ho avuto la grande responsabilità di inviare al Granma le foto, debitamente identificate, delle numerose e importanti attività che entrambi i leader svolgevano ogni giorno durante i loro spostamenti per il Paese, in modo che potessero essere pubblicate al più presto. L’invio delle foto radiofoniche non era ancora stato organizzato e i rullini che avevo scattato furono spediti in aereo a Cuba. Non seppi nulla del mio lavoro fino a quattro o cinque giorni dopo, quando ricevemmo i giornali e fui sollevato nel vedere le mie foto pubblicate.
Qual è la foto che ricorda con più affetto?
Ce ne sono diverse, ma quella che mi viene in mente ora, non perché sia bella, ma perché mi ha aiutato a ottenere una fotografia molto difficile da realizzare, è quella dello specchio del Palacio de la Moneda. È successo durante il ricevimento dato dal Presidente Allende al nostro Comandante in Capo. Gli ospiti li circondavano cercando di salutarli, stringere loro la mano o scambiare qualche parola, rendendo impossibile a fotografi e cineoperatori ottenere uno scatto decente.
“Abbiamo alzato le nostre macchine fotografiche e abbiamo scattato, cercando di mettere a fuoco la scena, ma non eravamo affatto sicuri di farcela. Guardandomi intorno, vidi gli specchi che ornavano le pareti e, in uno di essi, erano chiaramente riflessi Fidel e Allende, che parlavano con gli amici, e così riuscii a scattare il loro ritratto”.
Come definirebbe il Fidel che ha eternizzato in immagini?
Quando abbiamo visto le moltitudini di Paesi grandi e piccoli, situati in qualsiasi parte del pianeta, che parlano lingue diverse o hanno credenze diverse, applaudire con tanto calore e affetto, insieme al popolo cubano, Fidel, per la sua instancabile lotta per la libertà, l’uguaglianza e il diritto alla vita per tutti gli uomini e le donne del mondo, lo definirei senza esitazione il campione della Patria e dell’umanità.
Qual è stato il momento più difficile della sua copertura con Fidel?
In misura maggiore o minore, quasi tutti sono stati difficili, innanzitutto perché si lavora in un terreno sconosciuto, e la situazione peggiora se si parla un’altra lingua o se ci sono regole che non si conoscono e che impediscono di svolgere con successo il proprio lavoro. Oppure conquistare e mantenere una buona posizione in prima linea in un evento o in una conferenza, quando ci sono centinaia di colleghi con telecamere che se la contendono.
Il Primo Comitato Centrale del Partito si formò in quello che allora era il Teatro Chaplin, oggi Teatro Karl Marx. Foto: Jorge Oller
Il Comandante in Capo Fidel Castro saluta Salvador Allende, Presidente del Cile, al termine della sua visita ufficiale a Cuba. Foto: Jorge Oller
Apparizione di Fidel Castro, il 15 ottobre 1967, in riferimento alla morte di Ernesto Guevara. Foto: Jorge OllerFonte: Granma
Traduzione: italiacuba.it






































