Gli avvertimenti del Che, sei decenni dopo

Il Che ci ha sempre parlato, per chiederci dove questa umanità decide di andare. Verso l’abisso o verso la libertà?
Autore: Jorge Ernesto Angulo Leiva
L’11 dicembre 1964, dalle Nazioni Unite, nel suo XIX Periodo di Sessioni, Ernesto Guevara inviò un messaggio di battaglia e di speranza: “Perché questa grande umanità ha detto basta!, e ha cominciato a camminare. E la sua marcia come gigante non si fermerà finché non conquisterà la vera indipendenza”.
Le sue parole ci guidano come un fulmine su un pianeta di tenebre, come quando ha chiesto la fine del colonialismo nelle regioni saccheggiate dell’Africa e dell’America Latina, e ha difeso la necessità di estendere la coesistenza pacifica a tutte le nazioni, per garantire la pace e affrontare la concezione imperialista di questa convivenza.
Inoltre, riconobbe l’importanza di demolire la dicotomia tra sfruttati e sfruttatori, e di porre fine alla presa in giro della volontà dei popoli.
Ha riaffermato l’idea di Fidel Castro Ruz della cessazione della filosofia dell’espropriazione come via per eliminare la giustificazione della guerra.
Ha trasmesso la posizione di Cuba nel contribuire al disarmo generale e alla distruzione degli ordigni termonucleari, così come il rispetto dei confini degli Stati vicini. In questo senso, ha sottolineato l’urgenza di smantellare le basi militari straniere.
Allo stesso modo, ha espresso l’apertura al ristabilimento dei legami con i paesi latinoamericani sulla base dell’uguaglianza e ha invitato gli Stati Uniti a perpetuare l’oppressione.
Il Che ci ha sempre parlato, per chiederci dove questa umanità decide di andare. Verso l’abisso o verso la libertà?
Fonte: Granma
Traduzione: italiacuba.it


































