L’ambasciatore degli Stati Uniti in Argentina scatena una crisi diplomatica

Lamelas, l’ambasciatore statunitense, ha promesso sostegno a Milei, carcere per Cristina e “espulsione della Cina” dal Paese.
Le dichiarazioni del nuovo ambasciatore statunitense in Argentina, Peter Lamelas, hanno scatenato una tempesta politica e diplomatica. Durante la sua presentazione al Congresso degli Stati Uniti, il funzionario, privo di precedenti esperienze diplomatiche, ha promesso di sostenere il presidente Javier Milei nelle prossime elezioni e ha assicurato che lavorerà affinché l’ex presidente Cristina Fernández de Kirchner “riceva la giustizia che merita”, alludendo direttamente alla sua incarcerazione.
Lamelas, medico e membro dell’influente lobby cubano-statunitense di Miami, ha inoltre affermato che uno dei principali problemi del Paese sudamericano è la sua struttura federale: «Ci sono 23 province che possono negoziare con potenze come la Cina, il che favorisce la corruzione». Ha anche collegato Fernández de Kirchner al caso AMIA e alla morte del procuratore Alberto Nisman, nonostante la mancanza di prove giudiziarie a sostegno di tali affermazioni.
In linea con il discorso di Milei, l’ambasciatore designato ha difeso un programma di “occidentalizzazione”, avvertendo che la sua missione sarà quella di limitare la presenza del Partito Comunista Cinese e privilegiare gli interessi delle aziende statunitensi. Nel suo intervento, ha definito Venezuela, Cuba, Nicaragua e Iran come minacce per l’Argentina e ha posizionato Stati Uniti e Israele come alleati strategici chiave.
L’ambasciata cinese ha risposto duramente, accusando Lamelas di esprimere giudizi ideologici tipici della Guerra Fredda. «L’Argentina non deve essere un campo di battaglia per potenze straniere», ha dichiarato la missione diplomatica.
Le ripercussioni interne non si sono fatte attendere. Governatori, legislatori e leader dell’opposizione hanno respinto le sue dichiarazioni e hanno chiesto che Lamelas fosse dichiarato persona non gradita. Tra le sue prime decisioni, l’ambasciatore aveva già vietato l’ingresso negli Stati Uniti a Fernández de Kirchner e ai suoi figli, Máximo e Florencia.
Las declaraciones del nominado Embajador de Estados Unidos, Peter Lamelas, constituyen una inadmisible injerencia en nuestra soberanía y una pretensión intervencionista sobre nuestro país.
El presidente @JMilei debe rechazar oportunamente su plácet y cartas credenciales. pic.twitter.com/lq0cpt2GFs
— Mónica Fein (@MonicaFein) July 23, 2025
Nel frattempo, Milei ha partecipato a Cordoba al cosiddetto “Derecha Fest”, un evento caratterizzato da slogan anti-sinistra, biglietti d’ingresso a 35 mila pesos (circa 28 dollari) e discorsi contro il giornalismo. Lì ha nuovamente attaccato la sua vicepresidentessa Victoria Villarruel, definendola “bruta traditora” (brutta traditrice), dopo il recente sostegno del Senato alle leggi promosse dai governatori, che il presidente ha definito “populisti”.
L’episodio si verifica nel mezzo di una profonda crisi economica, con riserve in calo nella Banca Centrale e nuove richieste da parte del FMI per sbloccare un nuovo prestito. Mentre il piano di privatizzazioni va avanti, lo scenario politico e sociale argentino diventa sempre più teso.
Fonte: Telesur
Traduzione: italiacuba.it


































