La guerra dei dazi contro i Brics

I paesi del blocco rappresentano una minaccia per Trump a causa della loro crescita.
Non si può governare un Paese con attacchi compulsivi, minacce accompagnate da capricci e altre forme mediatiche che mostrano l’odio fondamentalista di Donald Trump, che si considera un modello da imitare per tutta l’umanità.
Sebbene alcuni cedano ancora all’umiliazione, molti altri si ribellano e affrontano il mostro con le armi della sovranità. La cosiddetta guerra dei dazi, modello stravagante di Trump, deve essere affrontata con dignità e unità, armi indispensabili nei momenti attuali.
La “tabella di marcia” del presidente statunitense, dopo tutte le sue minacce e sanzioni tariffarie, zigzaga verso il suo obiettivo finale, la Repubblica Popolare Cinese. E, com’è logico, una cosa è sentirsi padroni del mondo e un’altra è esserlo, anche se solo di una parte di esso. Trump non possiede nessuna di queste caratteristiche.
Ma, a quanto pare, qualche consigliere gli ha esacerbato la sua immagine ritoccata e per questo la sua guerra si è concentrata sui paesi BRICS, un meccanismo nuovo ma robusto, ora in fase di crescita e consolidamento. Questo meccanismo di integrazione, anche se lentamente, sta percorrendo un sentiero che può portare alla vera capitolazione del pensiero fondamentalista di Trump.
Per la loro popolazione, dimensione territoriale e prodotto interno lordo, costituiscono già una fortezza che, unita e rafforzata dai nuovi membri e aspiranti, potrebbe diventare un bastione inespugnabile di fronte alle nuove sfide, siano esse tariffarie o di altro tipo.
Le minacce contro la Cina, l’aumento delle imposte contro Brasile, India, Sudafrica e Russia, danno alla comunità mondiale la possibilità di comprendere qual è l’obiettivo di Trump.
Il magnate repubblicano ha imposto al gigante sudamericano un aumento del 50% dei dazi, questa volta utilizzando la peggiore delle giustificazioni: il processo a Bolsonaro per aver patrocinato l’assalto agli edifici dei tre poteri nel 2023. Si tratta del fatto che quella nazione ha un grande peso nella bilancia commerciale con la Cina e in tutto ciò che può apportare all’interno dei Brics.
D’altra parte, vale la pena ricordare che nel 2023 la regione dell’America Latina e dei Caraibi ha raggiunto una cifra record nel suo scambio commerciale con la Cina, che ha superato i 489.047 milioni di dollari. Allo stesso modo, 22 dei 33 paesi della regione hanno aderito attivamente all’iniziativa cinese della Belt and Road, secondo quanto riportato da Russia Today.
Pechino è diventata uno dei mercati di esportazione più attraenti a livello globale, il che l’ha portata ad essere il primo partner commerciale del Sud America e il secondo per il resto dell’America Latina e dei Caraibi, dopo gli Stati Uniti.
Trump, dal canto suo, si è proposto di abolire la maggior parte degli accordi internazionali e delle istituzioni chiave, come nel caso delle Nazioni Unite, trasformando il Consiglio di Sicurezza in uno strumento al servizio dei propri interessi. Il presidente repubblicano ha gettato nel cestino della spazzatura gli accordi per l’adesione della sua nazione alle convenzioni sul cambiamento climatico, all’Organizzazione Mondiale della Sanità, alla Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e all’Unesco.
Sembra un “elefante in un negozio di cristalli”, ma è un fondamentalista che ignora l’umanità e le istituzioni che non sono sottomesse alle sue decisioni.
Fonte: Granma
Traduzione: italiacuba.it


































