La de-dollarizzazione e il punto di non ritorno

Il sistema monetario internazionale ha già superato il punto di non ritorno verso un ordine monetario centrato su un’unica moneta nazionale di riferimento.

Il documento FEDS Notes del luglio 2025, intitolato «Il ruolo internazionale del dollaro: edizione 2025», elaborato dalla Federal Reserve, ha pubblicato dati aggiornati sull’indice di utilizzo delle principali valute nazionali convertibili. Questo indice tiene conto dei seguenti componenti: riserve valutarie dichiarate (25% del valore), volume delle transazioni in valuta estera (25%), emissione di debito in valuta estera (25%), prestiti internazionali (12,5%) e depositi internazionali (12,5%).

Secondo questo indice — mostrato nel grafico seguente — il dollaro si è mantenuto relativamente stabile per tutto il periodo compreso tra il 2000 e il 2024, oscillando tra 60 e 70. L’euro ha anch’esso fluttuato poco, tra 20 e 30, così come lo yen giapponese e la sterlina britannica, tra 5 e 10.

D’altra parte, il renminbi cinese (RMB) occupa soltanto il quinto posto nella gerarchia internazionale delle valute, con una crescita da 0 a 3 negli ultimi 15 anni. Inoltre, il valore dell’indice di utilizzo del dollaro è superiore alla somma di tutte le altre valute in qualsiasi anno del periodo analizzato.

Indice di utilizzo delle valute internazionali

Inoltre, secondo il documento della Federal Reserve sulla composizione dei portafogli delle banche centrali, nel 2024 il dollaro rappresentava il 58% delle riserve dichiarate, superando le altre valute convertibili, ossia: l’euro (20%), lo yen giapponese (6%), la sterlina britannica (5%) e il renminbi cinese (2%). Il documento segnala un aumento significativo della quota di oro nelle riserve ufficiali, più che raddoppiata nell’ultimo decennio. Tuttavia, attribuisce tale crescita principalmente all’aumento del valore di mercato del metallo — salito di oltre il 200% nello stesso periodo — mentre la quantità fisica detenuta nei caveau delle banche centrali è cresciuta solo del 10%.

È dunque sorprendente osservare l’isolamento e la stabilità della posizione del dollaro al vertice della gerarchia monetaria internazionale, soprattutto considerando che, in tutto questo periodo, gli USA hanno registrato deficit strutturali nella bilancia dei pagamenti, hanno visto crescere costantemente il debito pubblico in rapporto al PIL e hanno generato gravi crisi finanziarie globali, come la bolla di Internet nel 2001 e la Grande Recessione del 2008, entrambe originate nella loro stessa economia nazionale. Nonostante ciò, non si è verificata alcuna fuga dalle posizioni in dollari nel corso degli anni. Al contrario, i titoli del Tesoro USA hanno continuato a essere l’«attivo rifugio» del sistema, soprattutto nei momenti di maggiore incertezza e crisi.

Non sorprende, quindi, che basandosi su questi dati e fatti, il documento della Federal Reserve concluda che non esistono minacce significative per il dollaro come valuta di riferimento internazionale nella situazione attuale. Nemmeno l’uso generalizzato del dollaro come arma di guerra attraverso le sanzioni economiche e finanziarie contro diversi paesi, imprese e individui bersaglio della politica estera USA ne avrebbe compromesso la posizione, secondo il documento.

Neppure le valute digitali destano preoccupazione tra le autorità monetarie USA, poiché, in pratica, finiscono per rafforzare l’uso del dollaro: ad esempio, il 99% della capitalizzazione delle stablecoins si realizzano in dollari.

Quanto alla forte crescita economica della Cina, essa non viene considerata una minaccia. Secondo FEDS Notes: “Il renminbi non è liberamente convertibile, il conto capitale cinese non è aperto e la fiducia degli investitori nelle istituzioni del paese è relativamente bassa. Tutti questi fattori rendono il renminbi cinese poco attraente per gli investitori internazionali” (FED, 2025: 15).

In conclusione generale, il documento afferma: “In sintesi, salvo che si verifichino perturbazioni su larga scala e di lunga durata che pregiudichino il valore del dollaro USA come riserva di valore o mezzo di scambio e, contemporaneamente, rafforzino l’attrattiva delle alternative al dollaro, è probabile che il dollaro continui a essere la valuta internazionale dominante nel mondo nel futuro prevedibile” (FED, 2025: 15).

È interessante notare che, nel luglio 2025, anche la Banca Popolare Cinese ha pubblicato un documento tecnico sulla gerarchia monetaria internazionale, intitolato Libro bianco sull’internazionalizzazione del RMB della Banca di Cina, con l’obiettivo principale di valutare il processo di proiezione del renminbi (RMB) sulla base dell’evoluzione dei flussi transfrontalieri tra la Cina e i mercati esteri, dello sviluppo dei mercati offshore in RMB e del ruolo della moneta cinese nelle istituzioni internazionali multilaterali.

Secondo il documento, nel 2024 il totale delle transazioni transfrontaliere della Cina in RMB è aumentato del 22,5% rispetto all’anno precedente. Di queste, le liquidazioni in RMB nella bilancia dei pagamenti correnti sono cresciute del 15,7% e, nella bilancia dei capitali, del 24,9%. L’uso globale della valuta nel 2024 ha raggiunto il 4,2% dei pagamenti internazionali, il 5,5% del finanziamento commerciale, il 5% del commercio di valute e il 2,2% delle riserve valutarie. In termini comparativi, il RMB è stata la terza valuta più utilizzata nel finanziamento del commercio, la quarta nei pagamenti, la quinta nel mercato dei cambi e soltanto la settima come valuta di riserva.

Il rapporto sottolinea inoltre che le imprese cinesi hanno usato sempre più il RMB come valuta veicolare per gli investimenti diretti esteri (IDE). Per il 27,1% delle imprese, il RMB ha rappresentato almeno il 50% del loro IDE nel 2024, con un aumento di 2,2 punti percentuali rispetto al 2023. Per il 22,3% di esse, il RMB ha rappresentato almeno il 20% del suo IDE, con un aumento di 3,1 punti percentuali rispetto all’anno precedente.

Pertanto, analogamente ai FEDS Notes di Washington, il Libro Bianco di Pechino mostra che la valuta cinese non ha ancora raggiunto una posizione significativa nell’attuale gerarchia monetaria internazionale. Tuttavia, ha conseguito tassi di crescita rilevanti in alcune attività, in parte dovuti a una base di calcolo iniziale ridotta. In ogni caso, il documento indica una prospettiva di maggiore internazionalizzazione del renminbi nel prossimo futuro.

Così, mentre il rapporto della Federal Reserve rafforza la centralità del dollaro nell’economia mondiale e segnala l’assenza di minacce concrete e potenziali, quello della Banca Popolare Cinese, pur non contraddicendo tali conclusioni, preferisce evidenziare la crescita recente della proiezione internazionale del renminbi, senza però mostrare un cambio significativo nella posizione della moneta cinese nella gerarchia internazionale.

Considerando questi dati e analisi, non è facile giungere a una conclusione diversa. Tuttavia, vi sono ragioni per ritenere che nessuno dei due rapporti abbia prestato la dovuta attenzione ai pilastri essenziali che determinano la gerarchia monetaria internazionale.

Forse perché concentrati principalmente sui dati di mercato e sulla logica degli agenti economici, i rapporti di Washington e Pechino non hanno colto a fondo le trasformazioni geopolitiche che il mondo sta vivendo. Sono infatti in corso diverse iniziative volte ad aggirare il sistema del dollaro, attraverso la costruzione di un’infrastruttura monetaria e finanziaria in punti sensibili della gerarchia globale, come: la creazione di spazi per la determinazione dei prezzi delle materie prime strategiche al di fuori del dollaro (in particolare il petrolio); l’istituzione di organizzazioni finanziarie multilaterali al di fuori del potere di veto di Washington, offrendo margini operativi in altre valute nazionali; e la costruzione di sistemi internazionali di pagamento e comunicazione interbancaria che aggirano il sistema SWIFT. Si tratta, dunque, di processi che le forze di mercato non colgono immediatamente, ma abbastanza solidi da esercitare una pressione strutturale sui pilastri del dollaro nell’attuale sistema internazionale.

Per quanto riguarda la fissazione dei prezzi dei prodotti strategici, dal 2018 la Borsa dei Futures di Shanghai negozia contratti futures di petrolio e altre materie prime in yuan, creando così uno spazio al di fuori del dominio del dollaro USA. Ad esempio, dato che la Cina è il maggiore consumatore mondiale di metalli industriali, ma gran parte di questo commercio avviene in dollari, nel maggio di quest’anno la Borsa dei Futures di Shanghai ha intrapreso una maggiore apertura per favorire il posizionamento del renminbi al centro di questi contratti a scapito del dollaro. Inoltre, Pechino si sta già preparando ad aprire il proprio mercato obbligazionario nazionale alle principali aziende energetiche russe, Gazprom, Gazprom Neft e Rosatom. Per queste aziende, “l’emissione di obbligazioni in Cina permetterà di ottenere finanziamenti a tassi più convenienti in yuan, cosa importante in un contesto caratterizzato dall’alto costo dei prestiti in Russia e dal divieto di prestiti esteri”.

Per quanto riguarda i sistemi di comunicazione interbancaria al di fuori del dominio del dollaro, ce ne sono almeno tre in funzione, in varie fasi di sviluppo. C’è il sistema di messaggistica finanziaria della Russia (SPFS), che riesce a eludere il sistema SWIFT. Il recente successo di questo sistema ha spinto Francia e Germania a proporre nuove sanzioni ancora più dure contro le banche estere che mantengono rapporti commerciali con Mosca tramite il sistema russo.

Allo stesso modo, l’India ha già sviluppato il proprio sistema strutturato di messaggistica finanziaria (SFMS), così come la Cina, che ha creato la propria rete di pagamenti internazionali, il Sistema di Pagamenti Interbancari Transfrontalieri (CIPS). Per dare un’idea, “il volume annuo attraverso il Sistema di Pagamenti Interbancari Transfrontalieri (CIPS) ha raggiunto circa 175 trilioni di yuan (24 miliardi di dollari) nel 2024, con un tasso di crescita annuo superiore al 40%, secondo i dati ufficiali”.

In un articolo recente, del 27 luglio 2025, la CNBC ha analizzato il rapporto tra petrolio e sistemi di pagamento non denominati in dollari. “Per anni la Cina ha acquistato petrolio iraniano in grandi quantità a prezzo scontato, e le sanzioni USA contro Teheran hanno avuto poco effetto su questo commercio, secondo gli analisti, grazie a una catena di approvvigionamento parallela e a un sistema di pagamento denominato in yuan che elude il dollaro USA”. Così, queste iniziative hanno indebolito il potere del dollaro come strumento di sanzioni, ponendo al contempo le basi per un’infrastruttura monetaria e finanziaria al di fuori del suo territorio.

Nel campo delle istituzioni finanziarie internazionali, la grande notizia di quest’anno è stata la decisione dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (OCS), nella sua summit tenutosi a Tianjin (Cina), di proseguire nella creazione del proprio banco di sviluppo. Oltre a creare una nuova fonte di finanziamento internazionale in valute diverse dal dollaro, l’obiettivo del nuovo banco sarà eludere Euroclear e Clearstream nei processi di garanzia di liquidazione (trasferimento finale di asset e denaro) e custodia (custodia di asset) di valori nella regione e nel mondo. In altre parole, l’intento è creare un’infrastruttura finanziaria per la liquidazione, la custodia e la gestione di asset in transazioni transfrontaliere e nazionali che coinvolgano valori, azioni, derivati e fondi al di fuori del dominio del dollaro. Questo nuovo banco permetterà, ad esempio, alle imprese e alle banche russe di reinvestire in asset esteri senza rischio di confisca o congelamento, e agli investitori stranieri di investire in Russia senza affrontare minacce.

Pertanto, non è difficile vedere che sono già in corso iniziative, in varie fasi di consolidamento, per riconfigurare la geografia monetaria internazionale. Queste si concentrano su punti sensibili nella gerarchia del sistema. Si tratta di fatti concreti della situazione più recente riguardante la creazione di un’infrastruttura monetaria e finanziaria volta principalmente a eludere il dominio del dollaro, realizzata da Stati in grado di difendersi da veto e ritorsioni.

Va tenuto presente che si tratta di reazioni al dominio del dollaro, legate ai vantaggi di cui gli USA hanno goduto negli ultimi tre decenni in termini di: una capacità sproporzionata di mantenere una struttura militare globale e una storia di guerre ininterrotte, da un lato; e l’uso generalizzato di sanzioni economiche contro gli obiettivi della loro politica estera, dall’altro.

Non è difficile vedere che questa reazione alla “violenza del dollaro” procede di pari passo con le tensioni e la pressione competitiva tra le grandi potenze del sistema internazionale, segnate da rivalità intensificate in tutti i campi strategici della disputa geopolitica più ampia. Pertanto, nel breve termine, dato che non vi sono segnali di un rallentamento di queste rivalità tra grandi potenze, né indizi che una delle parti possa imporsi unilateralmente, persisterà la volontà di affrontare la violenza del dollaro costruendo una geografia monetaria internazionale meno gerarchica. In questo senso, si sostiene che il mondo abbia già superato il punto di non ritorno nella transizione verso un ordine unilaterale centrato sul dollaro, evolvendo verso altre configurazioni, molto probabilmente la formazione di blocchi monetari, come già avvenuto in diversi momenti della storia.

Per quanto riguarda la velocità di queste trasformazioni, si osserva che quando si innescano pressioni che incrinano la gerarchia monetaria internazionale, non necessariamente si tratta di processi lunghi dominati da forze inerziali, come si tende a supporre.

Dopo la II Guerra Mondiale, ad esempio, sia i vincitori che i vinti hanno risolto i loro conflitti in dollari: i primi attraverso il meccanismo di prestito e affitto (1941-45), i secondi attraverso le riparazioni di guerra previste dai trattati di pace. A questo si aggiunsero gli Accordi di Bretton Woods del 1944, che stabilirono il dollaro come centro del nuovo sistema in costruzione. In quell’epoca, benché poco discusso nella letteratura specializzata, l’imposizione del dollaro avvenne in maniera diretta e senza vincoli. Come affermò il rappresentante britannico a Bretton Woods, il celebre economista John Maynard Keynes:

“Ovviamente abbiamo dovuto firmare tutti prima di aver avuto la possibilità di leggere una copia pulita e consecutiva del documento (…). L’unica cosa che avevamo visto era la linea tratteggiata. La nostra unica scusa è sapere che i nostri ospiti avevano fatto gli ultimi preparativi per cacciarci dall’hotel, senza alloggio, delusi e senza anelli, nel giro di poche ore” (Steil, Benn. La battaglia di Bretton Woods: John Maynard Keynes, Harry Dexter White e la creazione di un nuovo ordine mondiale. Princeton University Press. New Jersey, 2013, p. 251).

Tuttavia, in soli due anni, con lo scoppio della Guerra Fredda nel 1947, si stabilì una geografia monetaria caratterizzata dalla bipolarità globale: da una parte il dominio del dollaro, dall’altra quello del rublo. Questa geografia monetaria rifletteva fedelmente le caratteristiche del nuovo ordine mondiale militare, politico e ideologico in emersione. La bipolarità monetaria che caratterizzò le prime decadi della Guerra Fredda cambiò solo nel 1971, a seguito della diplomazia triangolare del 1969, quando, nel giro di due anni, Cina e URSS si riaggregarono al dominio del dollaro, stabilendo solo allora la globalizzazione effettiva della valuta statunitense (Metri, M. Storia e diplomazia monetaria. Editorial Dialética, Rio de Janeiro, 2023, capitoli 8 e 9).

In conclusione, contrariamente alle conclusioni del rapporto della Federal Reserve, si comprende che il sistema monetario internazionale ha già superato il punto di non ritorno verso un ordine monetario internazionale centrato su una sola valuta nazionale di riferimento. Il processo di ridisegno della geografia monetaria non sarà necessariamente lento come spesso suppongono gli analisti economici e come suggeriscono i dati di mercato. Come è avvenuto nel corso della storia, la disputa tra le grandi potenze determinerà sia la direzione sia la velocità degli avvenimenti nel campo monetario. Come disse una volta l’ex presidente argentina Cristina Kirchner (2007-15), in maniera precisa, concisa e diretta: “È geopolitica, stupido”.

“Articolo di Mauricio Metri è professore associato presso l’Istituto di Relazioni Internazionali e Difesa dell’Università Federale di Rio de Janeiro (UFRJ), Brasile, e presso il Programma di Post-laurea in Economia Politica Internazionale (UFRJ). È dottore di ricerca, master e laureato in Economia”.

Traduzione: cubainformazione.it

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