“Il blocco è violento, ma l’idea di resistere è nel nostro DNA”

Intervista all’ambasciatore di Cuba, Eugenio Martínez, in Messico.
L’ambasciatore cubano in Messico, Eugenio Martínez Enríquez, ha affermato che la strategia ostile del governo degli Stati Uniti nei confronti dell’isola provoca violente ripercussioni sulla vita di quasi 10 milioni di persone, poiché l’economia sta attraversando uno dei momenti più difficili della sua storia. In un’intervista a La Jornada, ha ringraziato il Messico e altri paesi per l’aiuto ricevuto e ha affermato: “Troveremo un modo per continuare a vivere con dignità”. Foto Jair Cabrera Torres
La “criminale guerra economica” degli USA contro Cuba tine l’economia dell’isola “semi-paralizzata”, afferma l’ambasciatore di quel Paese in Messico, Eugenio Martínez Enríquez.
In un’intervista a La Jornada, sottolinea che la strategia di Washington, basata su “fandonie” e motivata dal desiderio di un’antica élite cubana di tornare al potere che la rivoluzione le ha strappato, ha un’implicazione economica “violenta” nella vita quotidiana dei quasi 10 milioni di abitanti della nazione antillana.
La risposta a questa nuova aggressione, ritiene, sta nella convinzione del suo popolo: “L’idea di resistere è nel DNA cubano… Non c’è intenzione di arrendersi; troveremo un modo per continuare a vivere con dignità”.
Il colpo di grazia delle azioni contro Cuba, sottolinea, è stata la minaccia del presidente USA, Donald Trump, di imporre dazi alle nazioni che commerciano petrolio con l’isola. “Stiamo lavorando praticamente con importazione di carburante pari a zero”.
Nella sede dell’ambasciata, il neoarrivato rappresentante dell’Avana descrive le conseguenze dell’asfissia economica orchestrata da oltre sei decenni.
“La nostra economia funziona con difficoltà. Abbiamo visto calare il PIL, smesso di fornire servizi che prima offrivamo, perso la capacità di generare energia elettrica, perso entrate dalla cooperazione internazionale, perso visitatori a causa della persecuzione del governo USA, ci hanno bloccato le rimesse”.
Individua come principale attore di questa politica “ostile” il volto più visibile degli anticastristi in Florida e oggi Segretario di Stato USA, Marco Rubio.
Un’altra protagonista, afferma, è la integrante della Commissione Interamericana dei Diritti Umani (CIDH), Rosa María Payá, anticastrista statunitense nata all’Avana, che recentemente ha partecipato in Messico a un forum di estrema destra contro il governo cubano.
Fidel Castro e i tempi interessanti
Su Fidel Castro, sostiene: “non possiamo dimenticarlo e meno che mai ora. Quando qualcuno gli diceva: ‘arrivano tempi difficili’, rispondeva: ‘no, arrivano tempi interessanti’. L’idea che al brutto tempo, buona faccia, soluzioni creative e più impegno è nel DNA di Cuba e del nostro governo”.
Nella complessa situazione che il suo popolo sta attraversando, l’ambasciatore ringrazia per il sostegno internazionale. Nel caso del Messico, si riferisce al “fermo” appoggio della presidentessa Claudia Sheinbaum Pardo e alla solidarietà popolare.
– Qual è la situazione a Cuba con l’inasprimento del blocco?
– Stiamo attraversando una delle maggiori difficoltà economiche (della storia), e la causa principale è l’ostilità del governo USA, che è criminale. Il presidente USA ha preso possesso il 20 gennaio 2025 e quel giorno ha emesso diversi ordini esecutivi. Tre riguardavano Cuba, incluso il reinserimento dell’isola nella lista degli stati che presumibilmente sponsorizzano il terrorismo, dalla quale appena sei giorni prima Joe Biden ci aveva tolto. Come può in sei giorni Cuba essere diventata uno Stato che sponsorizza il terrorismo? Questo, che politicamente è una fandonia, ha un’implicazione economica violenta.
– In cosa consiste questa implicazione economica violenta?
– Più di 40 banche internazionali hanno smesso di avere relazioni con noi; non possiamo acquistare un prodotto che contenga il 10% di componenti USA; ci tagliano la visita di migliaia di stranieri, che è una delle principali fonti di entrata del Paese, con la minaccia di ritirare loro il visto. Ci estromettono praticamente dal sistema finanziario internazionale. E di conseguenza, la nostra economia funziona con difficoltà ed è semi-paralizzata.
“Ci sono oltre 60mila interventi chirurgici o cure mediche per bambini in arretrato, decine di migliaia di donne incinte a rischio di perdere i loro bambini, ci sono interruzioni elettriche non programmate. Se vuoi definire cos’è una guerra economica, non andare lontano, esamina tutto ciò che gli USA fanno contro Cuba”.
“Abbiamo un piano”
Riguardo a come affrontare la situazione che si vive a Cuba, risponde:
– Abbiamo un piano. L’abbiamo già fatto prima e siamo sopravvissuti. Abbiamo dovuto riadeguare il funzionamento del Paese con la sospensione di attività non principali e accelerare la produzione energetica rinnovabile. In un anno, Cuba è passata dal produrre il 3% della sua energia da tali fonti, al 10% con l’installazione di mille megawatt di pannelli solari.
– Qual è l’impatto del recente blocco dei combustibili?
– Sebbene il Paese abbia idrocarburi nel suo letto marittimo e nel suo territorio, è insufficiente. Possiamo coprire il 30% della domanda nazionale di greggio, ma l’altro 70 va cercato altrove. Siamo in una situazione molto difficile e il popolo cubano lo sta sentendo.
“Cuba importava combustibile principalmente dal Venezuela. Quel flusso è stato sospeso a causa della minaccia USA. Ricevevamo anche dal Messico tramite un accordo commerciale. Spesso dicono che era un ‘regalo’ e mi sembra offensivo, perché si tratta di un accordo commerciale e Cuba rispettava i pagamenti. Oggi l’accordo non è sospeso, ma sì le forniture”.
– Che motivazione vede dietro la politica di Washington?
– C’è un desiderio di un settore residente in Florida di tornare al potere che hanno avuto e che la rivoluzione ha tolto loro. Questo gruppo spinge per il rovesciamento del governo legittimo cubano e il cambio del sistema. E secondo, l’esempio che rappresenta Cuba come alternativa ai sistemi di dominio capitalista è una motivazione per distruggerlo. Il fatto che dopo questa guerra economica prolungata Cuba resista ancora, esercita un’influenza affinché i popoli continuino a resistere e non si arrendano.
– Che ruolo ha giocato Marco Rubio in questa situazione?
– Il suo ruolo è fondamentale. C’è una leggenda secondo cui la sua famiglia se ne andò da Cuba fuggendo dalla repressione, e probabilmente fu dalla repressione di Batista, perché lui non è nato a Cuba; i suoi genitori se ne andarono non per la rivoluzione, ma per altri motivi. Ha un’ossessione per Cuba e risponde agli interessi dei gruppi che vogliono tornare a ciò che esisteva oltre 60 anni fa. È uno degli autori del cosiddetto “blocco perfetto”, in cui pensano a come diminuire le entrate dell’isola. La sua influenza è molto grande ed è uno dei maggiori responsabili del fatto che il popolo cubano stia soffrendo. Lungi dall’accumulare consenso nell’isola, accumula rifiuto. Ebbe l’idea che a Cuba non potesse arrivare carburante. E quel costo politico lo dovrà pagare!
– Come osserva l’attivismo della commissaria Payá?
– Non ho dubbi che lei sia parte di quel gruppo. Come mai una cittadina nata a Cuba viene proposta dagli USA per la CIDH? Con quali meriti? Solo uno, il suo legame con i piani per rovesciare il legittimo governo cubano.
– Ci sono possibilità di dialogo con gli USA?
– Abbiamo relazioni diplomatiche formalizzate nel 2015 e non si sono rotte. Ci sono canali diplomatici di comunicazione piuttosto deteriorati. Il governo di Cuba ha manifestato pubblicamente e chiaramente la sua disposizione a un dialogo serio e responsabile, sulla base del rispetto. Siamo sicuri che si possa trovare soluzione a questioni bilaterali importanti e conversare sui temi in cui abbiamo differenze. E questo il governo USA lo sa.
– Qual è la possibilità che il Messico sia mediatore?
– È pubblica l’offerta del governo del Messico, e l’ha fatta in privato ai nostri funzionari. Apprezziamo questa disponibilità.
Ringraziamento al Messico
Sul sostegno del Messico al popolo cubano, dice che “la Presidentessa è stata enfatica e ferma nel difendere il diritto del Messico alle sue relazioni con Cuba, ad aiutarla e a non rinunciare a una normale relazione economico-commerciale che includa la fornitura di combustibili. Questa manifestazione è stata accompagnata da aiuti concreti del governo del Messico e da manifestazioni della società civile messicana. Il popolo cubano ha un’enorme gratitudine”.
– Cosa pensa del fatto che Trump abbia rilanciato la dottrina Monroe?
– Non ho dubbi che ci sia un’applicazione aggiornata e pericolosa di quella dottrina. L’attuale governo USA ha detto che è in vigore e cerca di rafforzare l’idea che l’emisfero occidentale sia di suo dominio. È l’imperialismo allo scoperto. Confido nella reazione dei nostri popoli e governi; devono avere la coscienza di resistere.
– È una nuova guerra fredda?
– Non so se questo sia il termine corretto, ma c’è una nuova fase nelle relazioni internazionali caratterizzata dal disconoscimento di principi del diritto internazionale. Si può assistere a un genocidio, come a Gaza, con poca opposizione, ai pretesti per un bombardamento e al rapimento di un presidente. Se non c’è resistenza per mantenere norme minime di convivenza, potremmo trovarci in una situazione di grande pericolo e instabilità internazionale.
Fonte: LaJornada
Traduzione: cubainformazione.it


































