L’architettura dell’assistenza a Cuba: analisi della Risoluzione 247/2025

La recente Risoluzione n. 247 del 2025 del Ministero della Sanità Pubblica segna una svolta nell’organizzazione dei servizi di assistenza destinati agli anziani e alle persone con disabilità a Cuba. Non si tratta di una disposizione isolata, bensì dell’attuazione di un mandato del Consiglio dei Ministri che incarica di definire le modalità di funzionamento di tali servizi quando sono forniti da soggetti economici non statali.
L’approccio è chiaro fin dall’inizio. Non si tratta solo di autorizzare i servizi, ma di stabilire un sistema di funzionamento e controllo che garantisca dignità, inclusione sociale, tutela sanitaria ed efficace supervisione statale. La norma riconosce la partecipazione di nuovi attori, ma all’interno di un quadro pubblico regolamentato, in cui il sistema sanitario mantiene il ruolo guida nella garanzia dei diritti.
Autorizzazione preventiva, controllo sanitario e formazione obbligatoria
Uno degli elementi centrali della disposizione è che nessun servizio può operare senza previa autorizzazione. I direttori generali della sanità comunale hanno la responsabilità di rilasciare un’autorizzazione entro cinque giorni, purché siano soddisfatti i requisiti stabiliti. Questo meccanismo trasforma l’accesso all’attività in un processo regolamentato fin dall’inizio, non in una semplice registrazione amministrativa.
È inoltre richiesta una licenza sanitaria e una certificazione di formazione presso scuole per assistenti, sia per i titolari che per il personale che lavora nelle strutture. Questo punto rafforza un’idea chiave. La cura delle persone vulnerabili richiede preparazione tecnica ed etica, non solo volontà individuale.
Le scuole per assistenti, in questo contesto, assumono un ruolo strutturale. La loro pianificazione, il loro funzionamento e il loro sviluppo spettano alle direzioni sanitarie comunali, che possono anche organizzare corsi e regolarne l’attuazione nella comunità.
Infrastrutture che tutelano la vita quotidiana e non lasciano spazio al sovraffollamento
La norma dedica ampio spazio alle condizioni materiali delle strutture, riconoscendo che l’ambiente fisico è parte essenziale dell’assistenza. Si richiede che le strutture siano in buono stato costruttivo, prive di barriere architettoniche, con servizi di base garantiti e condizioni adeguate di ventilazione e illuminazione. Si stabilisce inoltre la necessità di un ambiente salubre che non comporti rischi per la salute degli utenti.
L’accessibilità è un asse trasversale. Gli spazi devono consentire una mobilità sicura, l’uso di ausili tecnici e un’adeguata circolazione delle persone con limitazioni fisiche. Sono inoltre incorporati requisiti concreti che elevano lo standard tecnico del servizio. Distanza minima tra i letti per evitare il sovraffollamento, bagni adattati con condizioni specifiche per le persone con disabilità, porte ampie che facilitino l’accesso alle sedie a rotelle e disponibilità di acqua calda.
Il sistema include anche un equipaggiamento di base completo, dall’arredamento agli articoli per l’igiene personale, nonché condizioni per lo svago tramite mezzi audiovisivi e giochi da tavolo. Si prevede persino la necessità di sistemi alternativi di energia elettrica, il che mira a garantire la continuità del servizio in caso di possibili interruzioni.
Tre modalità di assistenza e principi che non ammettono eccezioni
La risoluzione organizza i servizi in tre modalità: assistenza diurna, permanente e combinata. I primi funzionano durante il giorno senza pernottamento. I secondi garantiscono assistenza 24 ore su 24. Quelli combinati consentono di integrare entrambe le modalità in base alle esigenze della persona beneficiaria.
Al di là della struttura organizzativa, la norma stabilisce principi obbligatori che regolano qualsiasi modalità. Viene fissata una capienza massima di sessanta persone per struttura, il che mira a evitare l’affollamento e a favorire un’assistenza più personalizzata. Si stabilisce il rispetto della dignità umana, l’autodeterminazione e la partecipazione attiva degli assistiti ad attività ricreative, culturali e sportive in base alle loro capacità.
È esplicitamente vietata qualsiasi forma di discriminazione, violenza o maltrattamento, e si prevede la revoca dell’autorizzazione in caso di inadempienza. Sono inoltre riconosciuti i diritti lavorativi degli assistenti, inclusi riposo, ferie e garanzie previste dalla legislazione vigente.
Un elemento rilevante è l’obbligo di riservare almeno il dieci per cento dei posti disponibili a persone in situazioni di interesse sociale, il che introduce una componente di equità all’interno di un sistema in cui partecipano attori non statali.
La sanità pubblica come elemento integratore del sistema assistenziale
Uno dei pilastri più solidi della normativa è l’integrazione dei servizi assistenziali nel sistema sanitario nazionale. Le residenze sono considerate comunità chiuse all’interno della rispettiva area sanitaria, il che consente un monitoraggio medico sistematico.
L’ammissione di ogni persona richiede una valutazione preliminare tramite anamnesi e valutazione del suo stato di salute. Non è ammessa l’ammissione di persone con malattie infettive non controllate o che necessitano di cure ospedaliere immediate.
Il monitoraggio medico comprende valutazioni mensili, controlli specialistici periodici e assistenza annuale secondo i programmi sanitari nazionali. Le malattie croniche ricevono un monitoraggio specifico, anche all’interno delle strutture quando la mobilità del paziente lo impedisce. Le emergenze mediche vengono canalizzate attraverso il sistema nazionale di emergenza, garantendo la continuità assistenziale.
Un aspetto importante è la separazione tra l’aspetto sanitario e quello economico. L’assistenza medica fornita dal sistema sanitario pubblico è gratuita e non può essere inclusa nelle tariffe dei servizi di assistenza. È prevista anche la supervisione nutrizionale, con l’orientamento di specialisti in dietetica del sistema sanitario per l’elaborazione di menù adeguati alle esigenze dei beneficiari.
Responsabilità definite e un sistema di controllo continuo
La norma stabilisce con precisione le responsabilità di ciascun attore coinvolto. Il responsabile del servizio deve garantire il coordinamento con le famiglie, la gestione dei trasferimenti alle visite mediche, la somministrazione dei farmaci, la risposta in caso di scompensi di salute e la garanzia di forniture di base e mezzi di protezione.
Gli assistenti hanno funzioni specifiche relative alla somministrazione dei farmaci, specialmente nelle persone con deterioramento cognitivo, sempre sotto supervisione. Il sistema di controllo ricade su équipe multidisciplinari di assistenza gerontologica e sulle autorità sanitarie comunali.
Le ispezioni hanno cadenza mensile durante il primo anno e successivamente diventano trimestrali. Queste supervisioni riguardano non solo le condizioni fisiche, ma anche il rispetto dei diritti, la qualità del servizio, la formazione del personale e la disponibilità di posti per le persone di interesse sociale. Inoltre, le autorità comunali devono riferire mensilmente informazioni sull’apertura dei servizi, sulle capacità installate e sul funzionamento generale del sistema.
Rigoroso controllo, tutela giuridica e risposta alle situazioni critiche
La delibera stabilisce una linea di tutela chiara. Qualsiasi atto che leda la dignità, la sicurezza, la salute o l’autodeterminazione delle persone assistite può costituire motivo di revoca immediata dell’autorizzazione all’esercizio dell’attività. In questi casi, viene attivata una procedura di tutela che prevede il coordinamento con la famiglia per il rientro della persona a casa. In assenza di familiari, il sistema sanitario si fa carico dell’assistenza attraverso le istituzioni sociali.
Il controllo sanitario statale è garantito in modo permanente tramite ispezioni che verificano le condizioni igieniche e di funzionamento. Viene inoltre regolamentato il protocollo in caso di decesso. Il titolare del servizio deve informare la famiglia e coordinarsi con il sistema medico per il rilascio del certificato di morte. In assenza di familiari, intervengono i servizi sociali del territorio per garantire le pratiche burocratiche e il sostegno necessario.
Preparazione continua, emergenze e coordinamento istituzionale
La formazione degli operatori di assistenza viene rafforzata come componente strutturale del sistema. Le scuole per operatori di assistenza hanno il compito di garantire una formazione sistematica e continuativa, legata allo sviluppo dei servizi nella comunità.
La norma prevede anche scenari di emergenza epidemiologica o situazioni straordinarie. In questi casi, i centri devono attenersi alle indicazioni del Consiglio di Difesa del territorio, integrandosi nel sistema nazionale di risposta alle crisi. Questo elemento rafforza il coordinamento tra il sistema di assistenza e la struttura di gestione dei rischi del Paese.
Un modello che cerca l’equilibrio tra apertura, controllo e giustizia sociale
La Risoluzione 247 del 2025 cerca di costruire un modello complesso ma coerente. Consente la partecipazione di attori non statali nella prestazione di servizi di assistenza, ma all’interno di un sistema fortemente regolamentato, supervisionato e articolato con il sistema sanitario pubblico. Il disegno combina standard tecnici, requisiti etici, controllo istituzionale e meccanismi di equità sociale, come la riserva di capacità per le persone in situazioni di interesse sociale.
La sfida principale non risiede nell’architettura normativa, ma nella sua attuazione quotidiana. Nel far sì che ogni requisito si traduca in condizioni reali di vita dignitosa per chi necessita di assistenza e nella sua capacità di proteggere l’essenziale: la vita, la salute e la dignità delle persone nel momento in cui ne hanno più bisogno.
Fonte: CUBADEBATE
Traduzione: italiacuba.it


































