Discorso pronunciato da Miguel Díaz-Canel

Discurso pronunciado por Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primer Secretario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba y Presidente de la República, en la clausura del Pleno Extraordinario del Comité Central del Partido Comunista de Cuba, en el Palacio de la Revolución, el 17 de junio de 2026, “Año del Centenario del Comandante en Jefe Fidel Castro Ruz”.
(Trascrizioni stenografiche – Presidenza della Repubblica)
Caro Generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz, leader della Rivoluzione cubana;
Cari deputati e deputate;
Compagno Lazo, Presidente dell’Assemblea Nazionale;
Compatrioti:
Le idee che sto per esprimere, come conclusioni di questa Sessione Straordinaria del nostro Parlamento, sono rivolte fondamentalmente all’eroico popolo cubano, dal quale proveniamo e che tutti noi qui presenti abbiamo il dovere e l’onore di rappresentare.
Cuba, la nostra amata Cuba, sta vivendo le ore più difficili di questo secolo e noi abbiamo la responsabilità storica di salvarla.
Il concetto di Rivoluzione che il Comandante in Capo ci ha lasciato in eredità, con le sue stesse parole, continua a esortarci anche ventisei anni dopo: «È tempo di cambiare tutto ciò che deve essere cambiato».
Non si tratta solo di rompere l’accerchiamento di coloro che si ostinano a soffocarci e lo confessano senza alcuno scrupolo, mentre cinicamente ci accusano della crisi che proprio quell’accerchiamento provoca.
Si tratta di affrontare le conseguenze dell’enorme caos generato a livello mondiale da assurde guerre di conquista, dal crollo del multilateralismo e delle leggi internazionali e dalla gestione fraudolenta e arbitraria del sistema finanziario internazionale come arma politica.
Pienamente consapevoli del momento che stiamo vivendo e con il rispetto che merita ogni cubana e ogni cubano che sta dando il massimo in questi tempi complessi, non possiamo pensare e agire come in tempi normali, perché non sono tempi normali.
Né possiamo credere che continuando a fare le stesse cose e nello stesso modo riusciremo a superare questo momento difficile.
Cuba resiste eroicamente e in modo creativo a una punizione barbarica, immeritata, insopportabile, alla quale ora si aggiunge la minaccia di un’aggressione militare e, come sempre, la menzogna, il tutto all’interno di un insieme che opera come arma strategica contro la resistenza collettiva.
La dura realtà che questa punizione collettiva ci impone nell’economia, nella società e nella famiglia cubana deriva da una vera e propria persecuzione finanziaria, quotidiana, che ostacola e rende estremamente costoso ogni goccia di carburante, ogni medicinale, ogni prodotto alimentare, ogni componente e ogni tecnologia di cui il Paese ha bisogno.
E quando la vita del popolo diventa così dura, il primo dovere del Partito, del Governo rivoluzionario e di questo Parlamento nato dal popolo, per il popolo e per il popolo è cambiare tutto ciò che deve essere cambiato per andare avanti.
Oggi siamo riuniti in seduta straordinaria per motivi di forza maggiore. La realtà ci impone cambiamenti urgenti e necessari, ma nessuno di essi sarà attuato senza l’approvazione di questa grande rappresentanza del popolo cubano: la dignitosa Assemblea Nazionale del Potere Popolare, con i suoi operai, i suoi contadini, i suoi scienziati, i suoi intellettuali, artisti, sportivi e studenti, semplicemente come popolo e con il nostro colore cubano.
Qualche giorno fa ho dichiarato alla stampa che avremmo discusso questi cambiamenti nel Comitato Centrale del nostro Partito e nell’Assemblea Nazionale, e alcuni hanno lasciato commenti sui social riguardo al rischio che potessimo indebolire l’urgenza che la situazione richiede con nuovi processi di consultazione e discussione.
La rapidità con cui le proposte sono state discusse e approvate in appena due giorni, in entrambe le sedi, deve aver dissipato quei legittimi dubbi.
In primo luogo perché non siamo partiti da zero. Tutto ciò che è stato approvato oggi è giunto qui con il sostegno di successive analisi, dibattiti, accordi, linee guida, concettualizzazioni, congressi del Partito e programmi di governo. Quello che stiamo facendo è saldare un debito con le nostre stesse decisioni precedenti, ancora in sospeso, e con alcune nuove che, come abbiamo visto, non contraddicono affatto la lettera e lo spirito della Costituzione.
Già alla chiusura dell’XI Plenaria era chiaro che il rinvio del Congresso non significava ritardare i cambiamenti, le modifiche e le iniziative necessarie, in quanto rientra nelle competenze delle plenarie del Comitato Centrale quando si tratta di accordi adottati dai congressi del Partito e anche di questo Parlamento quando si tratta di accordi che riguardano la nazione.
In linea con ciò, e come ci ricordava il compagno José Luis Toledo, segretario dell’Assemblea Nazionale e uno dei deputati con maggiore esperienza nell’attività legislativa del Paese, grazie ai suoi lunghi anni alla guida della Commissione per gli Affari Costituzionali e Giuridici, il Generale dell’Esercito e leader della Rivoluzione Cubana, Raúl Castro Ruz, è stato un attento custode e guida dell’intenso processo che ha portato alla Costituzione approvata nel 2019, assicurandosi costantemente che la nostra Legge delle Leggi fosse sufficientemente flessibile da consentire le modifiche necessarie che il tempo avrebbe richiesto.
Oggi si è confermata l’importanza di tale orientamento lungimirante.
Nella seduta plenaria straordinaria che ha preceduto questa sessione dell’Assemblea Nazionale, si è convenuto nel riconoscere che, sebbene il popolo conosca le cause oggettive delle difficoltà che stiamo vivendo, avrà sempre bisogno e chiederà, con diritto sovrano, risposte concrete, decisioni tempestive e risultati che inizino ad alleviare la durezza della vita quotidiana, segnata dai lunghi blackout causati dal blocco energetico e da cui derivano molte altre difficoltà e carenze.
Nessuno che sia minimamente informato ignora il piano di asfissia ideato per Cuba e che viene applicato con regolarità e ferocia dai nemici storici della Rivoluzione affinché il Paese esploda dall’interno. È un aspetto che non può non essere sottolineato ogni volta che si parla di blackout, perché dietro alla produzione energetica, sempre insufficiente, ottenuta senza che una sola nave di combustibile entri nel Paese, c’è lo sforzo colossale, il contributo eroico dei quadri e dei lavoratori del settore elettrico (Applausi).
Tornando al motivo di questa riunione straordinaria, eviterò di ribadire ciò che abbiamo detto ieri nella seduta plenaria del Comitato Centrale, che è stato ampiamente diffuso dai media e dai social nelle ultime ore, e in cui abbiamo sviluppato in modo più esaustivo una serie di criteri su ciascuno degli aspetti contemplati dalle trasformazioni.
Ora mi limiterò a sottolineare alcuni obiettivi centrali delle misure approvate, perché è necessario che ognuno di noi li faccia propri, che noi come popolo li facciamo nostri, poiché si tratta di trasformazioni volte a correggere, ma sempre in difesa del socialismo, per sostenere e ampliare la giustizia sociale conquistata, per creare ricchezza economica e distribuirla equamente.
In primo luogo, quelle che non possono attendere:
Verranno attuate azioni per impedire che le disuguaglianze aumentino, con l’applicazione di politiche sociali che favoriscano l’equità e sostengano chi si trova in situazioni di vulnerabilità, attraverso una distribuzione equa delle entrate fiscali per sviluppare programmi sociali.
L’alimentazione del popolo cubano sarà trattata come una questione di sicurezza nazionale, e dovremo porre fine ai terreni incolti a Cuba.
Ogni appezzamento di terra che oggi è ricoperto di marabú, quando invece dovrebbe produrre cibo, dovrà avere una risposta chiara: o viene messo a produrre, o viene ceduto a chi è disposto a farlo.
Recuperare la capacità energetica:
Esistono misure concrete per recuperare la capacità energetica, ridurre la dipendenza dall’estero e accelerare le soluzioni decentralizzate, favorendo l’integrazione dell’energia solare e di altre fonti rinnovabili nell’economia nazionale. A tal fine, agevoleremo l’ingresso diretto di aziende straniere che forniscono pannelli, batterie, inverter e soluzioni correlate, riducendo gli intermediari che fanno lievitare i costi per la popolazione e per il Paese.
Sono già stati eliminati i dazi doganali sulle importazioni di tecnologie solari, sistemi di accumulo e apparecchiature destinate al risparmio energetico. Ora procederemo anche all’eliminazione delle imposte sulla loro vendita e sui servizi legati alla loro installazione e manutenzione. Inoltre, creeremo meccanismi di credito e finanziamento affinché queste soluzioni non siano accessibili solo a pochi, ma possano arrivare progressivamente alle famiglie, alle micro, piccole e medie imprese, alle scuole, agli ambulatori medici, alle case di riposo e ad altri servizi essenziali.
Migliorare l’organizzazione dell’accesso ai combustibili:
Abbiamo autorizzato la commercializzazione dei combustibili da parte di soggetti non statali, sotto la regolamentazione e il controllo dello Stato, con margini di profitto ragionevoli e trasparenti. Esistono già prime esperienze con punti vendita di gas liquefatto e combustibili e pagamenti tramite piattaforme digitali, che valuteremo e amplieremo laddove dimostrino efficienza, trasparenza e benefici per la popolazione.
L’obiettivo non è ritirare lo Stato da un settore strategico, ma unire le forze, organizzare la distribuzione e migliorare l’accesso. E voglio dirlo chiaramente: questa decisione risponde a un’esigenza concreta del momento che il Paese sta vivendo, ma chi investirà, lavorerà con serietà e rispetterà le regole, avrà sicurezza e stabilità. Quando il Paese avrà recuperato maggiori capacità, rispetteremo gli investimenti effettuati e i progetti che si saranno dimostrati utili per Cuba e per il suo popolo.
Sovvenzionare le persone, non i prodotti:
Concentreremo ogni peso a nostra disposizione su chi ne ha veramente bisogno. A chi è comprovatamente vulnerabile, protezione diretta nelle tasche, senza intermediari.
Modernizzare il sistema bancario e finanziario:
Abbiamo bisogno di banche più agili, più digitali, più vicine alla gente e più utili a chi produce, esporta, importa, investe o avvia un’impresa, aprendo spazio, sotto una rigorosa regolamentazione, a istituzioni finanziarie statali, private e straniere.
L’obiettivo è che incassare una pensione, ricevere una rimessa dall’estero, pagare un servizio, richiedere un credito, finanziare un raccolto, acquistare un’attrezzatura o trasferire denaro per produrre non sia una corsa a ostacoli.
Autonomia per le imprese statali:
Affinché l’impresa statale socialista continui a essere il pilastro fondamentale della nostra economia, deve disporre di una reale capacità di gestire, innovare e rispondere dei risultati. Una maggiore autonomia effettiva per le imprese richiede una gestione più professionale dei beni dello Stato, che sarà affidata all’Istituto Nazionale dei Beni Aziendali, incaricato di rappresentare il proprietario dei mezzi di produzione, valutare i risultati, esigere efficienza e separare meglio la funzione imprenditoriale da quella regolatoria dei ministeri.
Investimenti diretti esteri nel settore privato cubano:
Ogni cittadino cubano residente a Cuba o all’estero che sia interessato a investire, donare, fornire tecnologia, aprire un mercato o avviare un progetto nel Paese potrà contare su un quadro normativo chiaro, stabile e rispettoso, proprio come gli investitori stranieri.
Ribadisco quanto ho affermato in Aula: a chiunque voglia costruire insieme a Cuba, senza pretendere di imporre nulla a Cuba, diciamo stasera con il cuore in mano: ecco la tua casa e qui la porta è aperta, perché a questa patria, in questo momento, non c’è un solo cubano di troppo, abbiamo bisogno di tutti!
Garantire progetti di vita all’interno di Cuba:
Non possiamo considerare normale l’elevata emigrazione dei giovani. Il futuro di Cuba dipende dalla nostra capacità di creare le opportunità che oggi i giovani cercano fuori dalla loro patria. Ogni attività lecita che apporti un contributo al Paese, paghi le tasse, generi occupazione e contribuisca a risolvere i problemi della popolazione deve avere uno spazio legale per svilupparsi nel nostro Paese.
Protezione delle donne:
Con questo rispondo alla questione sollevata ieri in Aula dalla Segretaria Generale della Federazione.
In un giorno come oggi, in cui ricordiamo con particolare emozione e nostalgia la cara Vilma, una donna che è stata combattente clandestina e guerrigliera, ingegnere innovatrice, fondatrice di spazi e politiche per la promozione e la difesa dei diritti delle donne a Cuba e nel resto del mondo, su richiesta della compagna Teresa, segretaria della Federazione delle Donne Cubane, e di altre donne che hanno richiamato la nostra attenzione sulla necessità di proteggere e promuovere i progressi raggiunti, a nome del Partito e del Governo vi confermo l’impegno a prestare particolare attenzione affinché non vi sia mai alcun passo indietro nelle politiche a favore delle donne cubane nell’attuazione delle nuove misure economiche e sociali. In realtà, contiamo in modo del tutto speciale su di loro, sulla loro emblematica resilienza, sulla loro creatività e sulla loro sensibilità.
Dopo i dibattiti di ieri e di oggi, gli interventi dei dirigenti e dei leader locali e tutto ciò che abbiamo visto e toccato con mano nei nostri viaggi attraverso il Paese o negli scambi con esperti di diverse discipline, mi accompagna la più profonda convinzione che riusciremo davvero a superare questi momenti difficili, queste ore piene di minacce e difficoltà.
Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è fiducia in noi stessi, cooperazione, alleanze, creatività, sensibilità, solidarietà e controllo, molto controllo, e tutto questo è unità.
Liberarci dai pregiudizi e dai preconcetti, innovare, unire le forze, produrre e creare.
È vero che ci manca di tutto; ma abbiamo in abbondanza talento, orgoglio, coraggio, audacia e spirito cubano.
È su queste innegabili forze dell’identità nazionale che il Comandante in Capo ha puntato in anni difficili come questi, e oggi persino noi stessi ci sorprendiamo del posto che il nome di Cuba è arrivato a occupare a livello globale, così come quello di migliaia di cubani, sparsi per il mondo, che si sono formati nelle nostre aule, nei centri scientifici e nelle scuole d’arte e di sport, tra le altre cose.
Siamo una nazione che ha trasformato la necessità in un’opportunità e che più di una volta ha trasformato le battute d’arresto in vittorie. Oggi non possiamo essere da meno, abbiamo una sola opzione: vincere!
Compatrioti:
Ho citato solo alcuni dei numerosi problemi che dobbiamo e possiamo risolvere nel più breve tempo possibile. La presentazione del primo ministro Marrero, le analisi in commissione e i dibattiti in seduta plenaria, insieme agli interventi costruttivi che hanno avuto luogo nella seduta plenaria del Comitato Centrale e all’ampia diffusione delle linee guida ivi emanate, sono stati, a mio avviso, sufficienti a chiarire lo scopo delle misure che avete approvato oggi, in un processo rapido ma non privo di approfondimenti.
In entrambe le riunioni si è discusso, con argomenti solidi, della necessità di tali misure, ma anche dell’aspetto più importante: che vengano attuate e che vengano designati i responsabili e le scadenze per la loro attuazione.
La lettera del Generale dell’Esercito all’Assemblea plenaria lo ha espresso molto chiaramente, sottolineando che altrettanto importante, se non di più, dell’approvazione del documento sarà la sua adeguata e tempestiva attuazione, con priorità ben definite e la partecipazione consapevole del popolo. Ciò richiede di agire con i piedi e le orecchie ben saldi a terra, tenendo in grande considerazione le opinioni e le preoccupazioni della popolazione.
Compagne e compagni:
Una patria che vuole cambiare deve anche imparare ad ascoltarsi meglio. Cuba ribolle di malcontento e critiche, per lo più giuste e sincere. Spetta a noi ascoltarle con rispetto e rispondere come si risponde a un compatriota: con argomenti, con soluzioni e, per quanto possibile, con i fatti.
Ma sarebbe ingenuo, per non dire altro, non distinguere la critica giusta dall’insulto volto a minare l’unità e l’impegno.
Contro Cuba si sta combattendo una guerra economica, mediatica e psicologica, stimolata e finanziata dall’estero, che mira a trasformare l’autentico dolore del popolo in un’arma contro se stesso.
Dietro molte campagne di odio e diffamazione contro il governo cubano, a volte c’è solo un altro cittadino infastidito dalla situazione; ma le tendenze e gli esperti hanno confermato, con seri studi sui media e sul pubblico, che circolano ingenti somme di denaro in laboratori concepiti come armi e che esiste una strategia ideata con sbalorditiva crudeltà per portarci alla disperazione.
Una cosa è criticare Cuba per migliorarla; un’altra ben diversa è lavorare per distruggerla per una manciata di dollari: questo si chiama mercenarismo. Una cosa è pensare in modo diverso; un’altra è promuovere l’odio, il caos, la resa e l’annessione della nazione.
Di fronte all’azione quotidiana di chi semina odio sui social, di quei servitori entusiasti dell’impero che mentono, manipolano, demonizzano, insultano senza la minima etica, senza verificare fonti né dati, risulta molto facile distinguerli da coloro che onestamente dissentono dai modi e dai tempi con cui agiamo.
La sfida di questa nuova fase è fare meglio entrambe le cose contemporaneamente: difendere la sovranità, senza zittire nessuno; combattere l’ingerenza, senza confondere chi ha opinioni diverse con un traditore.
Cuba ha bisogno di più dibattito, non di meno; di più partecipazione, non di meno; di maggiore responsabilità, non di meno.
E torno alla breve, ma importantissima missiva che ieri il nostro Generale dell’Esercito ha inviato alla seduta plenaria del Comitato Centrale, nella quale ha affermato: «Sono convinto che dall’analisi collettiva, e persino dalle divergenze, nascano sempre le idee migliori». Così ha detto, invitando al contempo a costruire il necessario consenso in un momento cruciale, perché: «è ciò che oggi più conviene alla Rivoluzione».
Nessuno su questa terra viene perseguitato per il proprio modo di pensare, ma questa nazione non permetterà nemmeno che, sotto la bandiera prestata di una libertà concepita dall’esterno, i nostri stessi figli vengano usati come carne da cannone contro l’indipendenza della loro patria.
Un messaggio al mondo:
Infine, da questa stessa tribuna, con il rispetto e la fermezza che da sempre contraddistinguono la dignitosa tradizione della diplomazia cubana, desidero rivolgermi alla comunità internazionale, compreso il Governo degli Stati Uniti:
Cuba definisce e propone in modo sovrano i cambiamenti che è urgente attuare per superare la crisi imposta dall’aggressività esterna e dalle insufficienze interne, senza altro permesso se non quello del proprio popolo.
La critica e l’autocritica onesta non sono una novità per il governo cubano, sono da sempre parte integrante della pratica rivoluzionaria. Non stiamo sperimentando, stiamo applicando un principio del concetto di Rivoluzione che ci ha lasciato in eredità Fidel: «emanciparci da soli e con le nostre stesse forze».
Nell’impegno di correggere errori e carenze, mentre affrontiamo l’accerchiamento esterno, abbiamo deciso di intraprendere la missione, sempre delicata, di aprire ancora di più l’economia, dando priorità ai cubani residenti o meno nel Paese. Tali decisioni non sono legate a negoziati. Cuba rimane disposta a dialogare con rispetto su tutti i temi possibili con il governo degli Stati Uniti e tale disponibilità non solo è dichiarata, ma è storicamente comprovata.
I cambiamenti attuali e il corso del dialogo con il vicino del Nord sono collegati solo dall’ostilità che i nemici di qualsiasi avvicinamento tra i due paesi vogliono imporre al rapporto, coloro che non fanno altro che diffondere minacce di attacchi imminenti, che «difondono» falsità, ostacolano i negoziati e puntano sulla perversa opzione dell’asfissia affinché Cuba esploda.
Cuba denuncia queste pratiche infami che vendono al mondo l’idea di uno Stato fallito, mentre si stringe il cappio al collo di un popolo eroico. Non è così che funzionano le relazioni tra nazioni sovrane e indipendenti, condizione che rivendicheremo sempre.
Non è onesto affermare di voler aiutare il popolo cubano e, allo stesso tempo, perseguire ogni operazione bancaria, rendere mille volte più costosa ogni importazione, bloccare l’acquisto o l’arrivo di carburanti, generi alimentari e medicinali, e punire chiunque voglia investire o commerciare con il Paese.
Non si può parlare di libertà mentre si spinge, di proposito, un intero popolo verso la disperazione per la mancanza di risorse che oggi risultano vitali per l’esistenza.
Al governo degli Stati Uniti diciamo, senza odio, ma senza paura: se davvero volete aiutare il popolo cubano, lasciateci vivere! Lasciate che Cuba faccia commercio; lasciate che Cuba acquisti i propri medicinali; lasciate che Cuba importi il proprio carburante; lasciate che Cuba riceva investimenti, crediti, finanziamenti, che intrattenga rapporti normali con i propri emigrati e con il mondo. Lasciate che Cuba mostri al pianeta di cosa è capace questo popolo quando non ci sono ostacoli ai suoi sforzi per risollevarsi! Questo sì che sarebbe qualcosa di veramente nuovo ed esaltante da parte dell’avversario.
Cuba non chiederà il permesso di esistere né cederà la propria sovranità. Cuba è pronta proprio oggi, proprio ora, per un rapporto civile e rispettoso che vada a beneficio di entrambi i popoli. La porta sarà sempre aperta per chi sia disposto ad attraversarla con lo stesso rispetto con cui noi la apriamo.
Cari compatrioti:
Non siamo ingenui. Conosciamo il nostro Paese. Sappiamo bene quali sono gli ostacoli, la corruzione, la lentezza e la sfacciataggine. E voi avete tutto il diritto di sapere, di chiedere e di esigere.
Per questo assumiamo un impegno, e voglio che lo ricordiate ogni volta che valuterete questo Governo: ogni misura che approviamo oggi avrà dei responsabili, delle scadenze e degli indicatori.
Ribadisco un messaggio fondamentale emerso dall’Assemblea plenaria del Partito: vi terremo informati sui progressi, sugli impegni non rispettati e su ciò che dovrà essere corretto. Ci saranno aspetti che, per proteggerli da chi vuole sabotarli, dovremo gestire con discrezione, come ci ha insegnato Martí; ma la discrezione non sarà mai un pretesto per non informare il popolo.
Nell’ambito di questa nuova fase continueremo la ristrutturazione dell’apparato di governo, dello Stato, del Partito e del sistema imprenditoriale. Uniremo o integreremo le strutture dove necessario; rivedremo le funzioni ridondanti, ridurremo i passaggi superflui, ottimizzeremo costantemente il modo in cui il Paese viene governato e servito.
Ma dobbiamo anche dire una cosa giusta: i nostri quadri e funzionari meritano un riconoscimento. Senza di loro non c’è governo che funzioni; la maggior parte di loro sono compagne e compagni selezionati per le loro capacità, che lavorano più di due turni al giorno, sotto enormi pressioni e con grandi responsabilità, e li vediamo notte dopo notte combattere insieme al popolo gli inganni del nemico.
Non è il momento di chiedere fiducia cieca; vi chiedo una fiducia vigile: Abbiate fiducia, ma esigete da noi. Accompagnateci, ma controllateci. Partecipate e non lasciatevi mai strumentalizzare da coloro che vogliono trasformare il dolore di Cuba in un’arma contro il suo popolo.
L’appello:
Compatrioti, il momento è difficile. Non ho intenzione di edulcorare la realtà né di presentarvi un percorso facile, perché il popolo merita sempre la verità, per quanto dura possa essere. Ma Cuba non è condannata.
Abbiamo terra e sole; medici e insegnanti; scienziati e contadini; intellettuali e sportivi di alto livello; imprenditori capaci; lavoratori che non si arrendono; donne coraggiose, giovani con un talento che stupisce il mondo; una diaspora che vuole dare il proprio contributo e un popolo che ha resistito a lungo e che, soprattutto, merita di vivere meglio.
A questo popolo non chiederemo solo di resistere; lo invitiamo a creare, a produrre, a decidere, a trasformare, a controllare, a prosperare.
Cuba cambia per risollevarsi! Cuba cambia per vivere meglio! Cuba cambia per continuare a essere libera!
La storia ci ha insegnato a resistere. Questo momento ci impone di trasformare. E trasformeremo: con il popolo, per il popolo e a favore del popolo, come ci ha insegnato Fidel, come ci ha indicato Raúl.
¡Viva Cuba Libre!
¡Viva el heroico pueblo cubano!
¡Viva la soberanía de la nación cubana!
¡Socialismo o Muerte!
¡Patria o Muerte!
¡Venceremos!
Fonte: Asamblea Nacional del Poder Popular
Traduzione: italiacuba.it


































