Il presidente Díaz-Canel chiude il XXII Congresso della CTC

Unità operaia e trasformazioni economico-sociali per salvare la Rivoluzione.
Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione della cerimonia di chiusura del XXII Congresso della Centrale dei Lavoratori di Cuba, tenutasi al Palazzo dei Congressi il 27 giugno 2026, “Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz”.
(Trascrizioni stenografiche – Presidenza della Repubblica)
Lavoratrici e lavoratori cubani;
Compagne e compagni delegati a questo Congresso:
Le mie prime parole sono rivolte a esprimere le mie congratulazioni al popolo e ai lavoratori della provincia di Pinar del Río, sede della Cerimonia Nazionale del 26 luglio; a Villa Clara e Matanzas per essere province di spicco, e a Guantánamo e Sancti Spíritus per il meritato riconoscimento del loro operato.
Lo spirito che anima questo Congresso moltiplica la nostra energia rivoluzionaria.
Questo XXII Congresso della Centrale dei Lavoratori di Cuba non poteva essere più opportuno per il Paese, sebbene sia del tutto atipico per numero di delegati e durata, date le complesse condizioni economiche ed energetiche che la patria sta attraversando e che ci impongono la massima razionalità nell’uso delle risorse; ma doveva essere tenuto.
Cuba sta attraversando uno dei momenti più gravi e impegnativi della sua storia, al quale stiamo rispondendo, come Partito e Governo, con trasformazioni economiche e sociali che non possono essere rimandate.
La CTC, i cui principali rappresentanti hanno voce in capitolo in tali decisioni – poiché questa è una società socialista in cui comandano i lavoratori –, ha partecipato al processo di analisi e approvazione, ma era indispensabile discuterne in questo Congresso che, all’insegna dello slogan «Per Cuba creiamo insieme», si è proposto proprio di affrontare le enormi sfide che la nazione si trova ad affrontare in questo momento.
Le ricche discussioni di questi due giorni lo hanno confermato e questo è, direi, il primo sostegno deciso dei nostri lavoratori a tali trasformazioni.
Senza la mobilitazione consapevole dei lavoratori nulla sarà possibile, né il grande balzo produttivo richiesto dall’economia nazionale né la qualità di tutti i processi di controllo e supervisione che devono accompagnarlo.
Rimane valida, e direi che ora si rafforza più che mai, un’affermazione di Lázaro Peña, grande Capitano della classe operaia cubana, quando disse che la nostra forza risiede in quell’unità consapevole che non ignora le difficoltà, ma si basa proprio su di esse per superarle nell’azione quotidiana.
L’atto di genocidio che costituisce la politica di massima asfissia del governo degli Stati Uniti contro Cuba colpisce la vita quotidiana dei nostri lavoratori, sia sul posto di lavoro, sia a livello produttivo, sociale e familiare.
L’assedio finanziario ed energetico senza precedenti a cui è sottoposta la patria ha portato il sistema elettrico a una grave crisi che non solo provoca insopportabili blackout nelle famiglie, ma paralizza le nostre industrie e costringe migliaia di lavoratori a operare in condizioni estreme; mentre altri hanno dovuto interrompere forzatamente la propria attività o riorientarsi professionalmente. Di fronte a questo scenario, come ha sottolineato la direzione di questo Congresso, la risposta non può essere l’inerzia, ma la ricerca costante di alternative.
Come tante volte nel corso di sei decenni di blocco, innalziamo la bandiera dell’innovazione, un modo più che collaudato per resistere in modo creativo.
Non mancano certo gli esempi di collettivi di lavoro, come hanno sottolineato alcuni qui presenti, di importanti industrie, che hanno dimostrato come affrontare la carenza cronica di componenti, pezzi di ricambio e materie prime. In tutti i settori produttivi gli operai sono stati in grado di reinventarsi e di adattare le tecnologie per continuare a produrre e a illuminarci, anche se in misura minima, con le risorse proprie del Paese.
Oggi, mentre il panorama lavorativo cubano è così duramente colpito da una grave crisi multidimensionale, causata da fattori fondamentalmente esterni, quelle risposte creative sono un’espressione concreta dell’unità consapevole che non ignora le difficoltà, ma si basa proprio su di esse per superarle, a cui si riferiva Lázaro Peña nella frase citata.
La complessità è nota e si subisce, ma può essere superata solo se affrontata con intelligenza, responsabilità, coraggio e audacia.
Per quanto riguarda le generazioni attuali, sulle quali ricade la responsabilità storica di salvare e portare avanti la Rivoluzione, ci troviamo di fronte a una sfida senza precedenti: Come dare continuità alla costruzione del socialismo in una piccola nazione dei Caraibi che è emersa dalla Rivoluzione dopo quattro secoli di colonialismo e 60 anni di neocolonialismo e che ha intrapreso un’opera di giustizia sociale senza precedenti nella regione, sotto la pressione costante di sei decenni di embargo economico, commerciale e finanziario – il più lungo nella storia dell’umanità –, aggravato da oltre 240 misure, dall’inserimento in una lista infame come presunto sostenitore del terrorismo e da sei mesi di blocco totale delle forniture petrolifere?
Le trasformazioni economiche e sociali che abbiamo approvato mirano a dare una risposta a questa domanda, a salvare la Rivoluzione e le sue conquiste sociali, ovvero l’orientamento socialista dell’economia, indipendentemente da ciò che affermi la propaganda controrivoluzionaria.
Sin dalla loro approvazione nella seduta plenaria del Comitato Centrale e dell’Assemblea Nazionale, abbiamo prestato grande attenzione alle decine di migliaia di pareri raccolti tra la popolazione e sui social media, alle opinioni degli esperti e persino alla propaganda sempre tendenziosa e malevola dei media finanziati dagli Stati Uniti che perseguono la loro agenda nei confronti di Cuba.
È chiaramente visibile la concertazione dei nemici della Rivoluzione per attaccare questo processo, cercando di promuovere proposte di orientamento neoliberista ed esigendo cambiamenti nel modello politico cubano, che non troveranno mai spazio nel piano di trasformazioni economiche e sociali che abbiamo intrapreso.
Desidero rivolgermi soprattutto ai compatrioti che esprimono dubbi, preoccupazioni e aspettative sincere su questo processo di fondamentale importanza per la patria, e non c’è luogo migliore di questa numerosa rappresentanza della classe operaia, pilastro e garanzia fondamentale della Rivoluzione.
Inizio insistendo su un punto: si tratta di trasformazioni economico-sociali. Non permettiamo mai che, per la necessità di abbreviare le parole, si tralasci il termine «sociale», perché non si tratta solo di trasformare l’economia nel rispetto dell’ambiente, ma di farlo in funzione dello sviluppo sociale e con giustizia sociale, che è l’essenza stessa della Rivoluzione.
Nessuno fino ad oggi ha spiegato, e tanto meno dimostrato nella pratica, come si costruisca il socialismo in una nazione nelle condizioni di assedio che Cuba subisce da parte della maggiore potenza mondiale sin dagli stessi inizi del trionfo della Rivoluzione, il primo gennaio 1959, fino ai giorni incerti di questi anni in cui le relazioni politiche ed economiche internazionali hanno smesso di essere guidate da regole minime e il multilateralismo è diventato un’aspirazione di molti che pochi frustrano costantemente.
In questo contesto, minato da minacce e politiche di forza contro qualsiasi processo sovrano ed emancipatorio come la Rivoluzione cubana, risulta fondamentale rivisitare il pensiero del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz, e in particolare le sue idee sulla costruzione del socialismo nelle difficili circostanze vissute da Cuba durante i duri anni Novanta del Periodo Speciale, quando furono intraprese importanti trasformazioni nell’economia.
Ricordiamo il suo storico discorso del 17 novembre 2005, e cito: «Una conclusione a cui sono giunto dopo molti anni: tra i tanti errori che tutti abbiamo commesso, l’errore più grave è stato credere che qualcuno sapesse cosa fosse il socialismo, o che qualcuno sapesse come si costruisce il socialismo. Sembrava una scienza consolidata […] Ma siamo degli idioti se crediamo, per esempio, che l’economia – e che mi perdonino le decine di migliaia di economisti presenti nel Paese – sia una scienza esatta ed eterna […] Si perde tutto il senso dialettico quando qualcuno crede che l’economia di oggi sia uguale a quella di 50 anni fa, o di 100 anni fa, o di 150 anni fa, o che sia uguale a quella dell’epoca di Lenin o a quella di Karl Marx».
Voglio ribadire una cosa, affinché sia ben chiaro ai nostri compatrioti, agli amici e persino ai nemici: non intendiamo, né sarà mai tra i nostri propositi, la restaurazione del capitalismo a Cuba!
Si tratta, e nessuno ne dubiti, di salvare la Rivoluzione e le sue innegabili conquiste sociali, perché non rinunceremo mai all’aspirazione maggioritaria alla costruzione socialista. Ma per avere giustizia sociale, per mantenere e ampliare le conquiste della Rivoluzione nella sanità, nell’istruzione, nello sport, nella scienza, nella cultura e in tanti altri campi dello sviluppo umano, è necessario generare e disporre di risorse materiali e finanziarie, di cui lo Stato cubano viene sempre più privato, per garantire una giusta ridistribuzione.
Il progetto di trasformazioni economiche e sociali in corso si propone, in sostanza, di liberare le forze produttive della nazione per generare ricchezza e distribuirla con la massima giustizia sociale possibile.
Questo processo che stiamo avviando è complesso e urgente, ma dobbiamo portarlo avanti con competenza, agilità e grande senso di responsabilità, per garantirne l’efficacia auspicata, difendendo sempre, prima di tutto, il mantenimento della massima protezione sociale in tutto ciò che andremo ad attuare.
Le trasformazioni economiche e sociali che stiamo pianificando non sono nuove né sono sorte dal nulla, né sono una proiezione improvvisata dell’ultimo minuto, né tantomeno il frutto di concessioni di fronte alle minacce degli Stati Uniti. Non rispondono, lo ribadisco, a un’esigenza del recente processo di colloqui bilaterali.
Non ci interessa cosa pensi il governo statunitense di tali misure. Non sono state concepite per accontentarli. Si tratta di una decisione sovrana di Cuba, dei cubani e delle cubane.
Se le si esamina attentamente, se ne potrà constatare la corrispondenza con le Linee guida della politica economica e sociale della Rivoluzione approvate al Sesto Congresso del Partito, nel 2011, e successivamente aggiornate nel Settimo e nell’Ottavo Congresso.
Fin dalla fine del 2025, quando abbiamo discusso l’aggiornamento del Piano di Governo, abbiamo posto l’accento su azioni che oggi sembrano sorprendere alcuni, sebbene fossero state proposte già allora, come l’autonomia delle imprese statali e dei comuni; i rapporti tra il Piano Economico e il mercato; le trasformazioni relative agli investimenti esteri diretti o l’apertura di possibilità di investimento agli emigrati, tra le tante altre che abbiamo discusso in questi giorni.
Stiamo agendo in modo coerente sulla base di azioni per le quali avremmo già dovuto essere preparati, in grado di attuarle, vista la frequenza con cui sono state menzionate e analizzate.
A questo punto è d’obbligo l’autocritica che tutti noi dobbiamo fare, a cominciare dai massimi dirigenti del Paese e delle sue organizzazioni e istituzioni, per il ritardo accumulato nell’attesa di una maggiore consapevolezza collettiva riguardo alla necessità dei cambiamenti e di un contesto più favorevole.
Non ci è permesso ripetere quell’errore in questa circostanza; per questo abbiamo imposto che ogni misura abbia dei responsabili e delle scadenze, e che se ne rendano conto periodicamente in merito ai progressi compiuti.
In funzione di tale obiettivo, è necessario accompagnare il processo con un serio piano di comunicazione, che includa informazioni sistematiche sui progressi o sulle difficoltà, tenendo conto di tutto ciò che deve essere modificato o eliminato. La missione fondamentale di chi è incaricato di questo compito sarà quella di tenere il popolo aggiornato su come e in quali tempi viene rispettato quanto concordato.
Tutte quelle misure o decisioni che contribuiscono a liberare immediatamente le forze produttive devono essere applicate senza indugio. A tal fine, tutti gli attori economici devono operare con una dinamica diversa da quella attuale, e occorre dare priorità a ciò che contribuisce in tale direzione, mantenendo la protezione sociale.
Le imprese statali e gli attori economici non statali devono ricevere lo stesso trattamento in funzione del loro contributo all’economia e alla società. È necessario coordinare armoniosamente tutti nell’interesse dello sviluppo della nazione, del contributo al Paese e della generazione di ricchezze indispensabili per una giusta ridistribuzione.
Come ho già detto, c’è una condizione chiara: abbiamo la responsabilità di prestare attenzione a ogni passo che compiamo, in modo da non aumentare le disuguaglianze, e nei casi in cui si preveda che ciò possa accadere, occorre prevedere piani di sostegno per le famiglie, le comunità o i segmenti più vulnerabili.
Allo stesso tempo, man mano che procediamo con la loro attuazione, dobbiamo prepararci a spiegare qual è l’origine di queste trasformazioni, cosa rappresentano, perché devono essere applicate e quali sono i loro potenziali impatti.
Non riusciremo ad attuare correttamente queste trasformazioni se, come popolo, non ci impegneremo tutti e non parteciperemo in modo consapevole ed entusiasta; né se non lo farete voi, leader della nostra classe operaia, in quanto parte indissolubile di questo popolo. Per raggiungere questo obiettivo è necessario mettere in atto un piano politico e comunicativo efficiente che mobiliti, spieghi e informi.
Non si tratta di ripetere meccanicamente ogni misura di trasformazione, ma di argomentare azione per azione. Spiegare come ciascuna di esse sostenga la costruzione socialista, come contribuirà alla crescita economica del Paese, come, nella misura in cui saremo in grado di generare più ricchezza, la distribuiremo meglio con giustizia sociale, come arriverà sollievo alle famiglie cubane, a quelle di tutti.
La discussione sulle misure non è esaurita. Se qualcuno propone qualcosa di migliore di quanto abbiamo previsto, sarà accolto, analizzato e incorporato nella misura in cui contribuisca al senso politico, economico e sociale delle trasformazioni.
Al Paese serve il dibattito, ma affinché risulti proficuo ed efficace occorre ascoltare tutti e costruire consensi, perché ci stiamo avviando verso un processo molto complesso che risponde a una situazione altrettanto complessa.
Bisogna lavorare sulla base dei pareri degli esperti, cercare la conoscenza ovunque si trovi e che contribuisca ad attuare e guidare questo impegno. Dobbiamo avvalerci della saggezza di tutti coloro che sono disposti a lavorare per i propri obiettivi, con l’unica condizione che rispettino le posizioni di principio.
L’uso dell’intelligenza artificiale costituisce uno strumento indispensabile. Pur riconoscendone i limiti, non può essere utilizzata acriticamente, ma non possiamo rinunciarvi perché il volume delle azioni da intraprendere, il loro controllo e la loro graduale attuazione, nonché la loro ottimizzazione, comportano variabili e matrici che è possibile snellire solo con gli algoritmi forniti da queste nuove tecnologie; fare in pochi giorni ciò che con i metodi convenzionali richiederebbe anni.
La Cuba rivoluzionaria non ha mai voltato le spalle ai progressi della scienza. È necessario precisare che stiamo già lavorando con modelli cubani di intelligenza artificiale progettati dai nostri competenti professionisti dell’informatica e delle comunicazioni.
Cito solo un esempio: il confronto delle 176 misure con l’ordinamento giuridico cubano, effettuato utilizzando un modello di IA cubano, ha notevolmente abbreviato questo processo. Con i metodi tradizionali non saremmo stati in grado di discuterle, approvarle e pensare già oggi alla loro attuazione.
Insisto ancora una volta: bisogna utilizzarla con spirito critico, con criteri da esperti e, soprattutto, coinvolgere tutti quei compagni che sono già preparati all’uso di questi strumenti, preparandoci tutti a conoscerne l’uso e a poterli impiegare nei nostri processi.
Un elemento fondamentale, su cui si sta già lavorando a ritmo serrato, è quello della certezza giuridica delle trasformazioni economiche e sociali, con regole chiare su tutto ciò che è possibile fare.
È necessario, al contempo, creare meccanismi efficaci che favoriscano la trasparenza e facilitino il controllo popolare, dei lavoratori e delle istituzioni, in particolare su tutto ciò che richiede procedure di gara per beni immobili o attività. Sono necessarie piattaforme pubbliche che indichino cosa è disponibile, chi presenta domanda, a chi viene assegnato e perché.
Per quanto riguarda il percorso critico, sul piano tattico è urgente attuare immediatamente tutto ciò che abbiamo già individuato come realizzabile senza indugio, quali le competenze attribuite ai comuni e all’azienda statale, la riorganizzazione delle OSDE per liberare le forze produttive e altre misure.
A livello strategico, è fondamentale procedere con passo deciso nel consolidamento giuridico. Senza il sostegno della componente giuridica sono destinati al fallimento la garanzia politica e comunicativa, il ridimensionamento dello Stato, la protezione sociale e due temi che incideranno direttamente sull’uguaglianza degli attori economici: il mercato dei cambi e il sistema tributario. Di fatto, sto indicando qui quali sono le priorità strategiche per attuare queste misure.
Compagne e compagni:
Non possiamo ignorare il processo democratico rappresentato dalla consultazione di massa sul progetto di legge del Codice del Lavoro.
In un’iniziativa che onora la tradizione di partecipazione della nostra classe operaia, più di due milioni di lavoratori, tra settembre e novembre 2025, hanno avuto la possibilità di plasmare la legge.
Questo Congresso ha raccolto il sentimento della base, dove i dibattiti non sono stati semplici formalità, ma un termometro delle preoccupazioni attuali. I lavoratori hanno sottolineato con forza che il nuovo Codice deve essere un vero e proprio scudo di fronte alle nuove dinamiche che il Paese si trova ad affrontare.
Meritano riconoscimento le richieste affinché la nuova normativa garantisca la tutela in caso di cessazione del rapporto di lavoro per motivi non imputabili ai lavoratori, sia nel settore pubblico che in quello privato; o il modo in cui si tiene conto di chi subisce un’interruzione lavorativa, affinché, attraverso la creazione di brigate comunitarie, possa mettersi al servizio dei quartieri e dei territori per tutta la durata dell’interruzione. Questo è un modo dignitoso di dare il proprio contributo senza rimanere privi di tutela.
Sono inoltre incoraggianti, soprattutto in vista del prossimo scenario di trasformazioni economiche e sociali, le richieste affinché il Codice non si limiti a regolamentare i doveri, ma formalizzi la partecipazione reale e propositiva dei lavoratori.
I lavoratori esigono di avere voce in capitolo nella determinazione dei salari, nella distribuzione degli utili e nella trasparenza della gestione economica delle loro aziende.
Non posso inoltre non riconoscere le proposte che puntano alla flessibilità e alla modernità del lavoro, per il sostegno che ha ricevuto l’introduzione del telelavoro, anche dall’estero, e l’eliminazione degli ostacoli al pluriimpiego dei professionisti.
Questi riferimenti, nell’ambito più ampio dei vantaggi offerti dal Codice, ci dimostrano che si tratta di una normativa al passo con i tempi, con le attuali condizioni di sviluppo e, soprattutto, con il modello di società giusta a cui non rinunciamo e che intendiamo continuare a costruire.
Il socialismo è opera dei lavoratori. Per questo motivo, i nostri leader sindacali devono smettere di essere semplici trasmettitori di indicazioni per diventare voci autorevoli nell’ambito della partecipazione effettiva al processo decisionale amministrativo.
Non rinunciamo all’idea che il Piano Economico venga costruito dal basso, a partire dalle imprese e dagli attori economici, con la voce e il voto dei lavoratori, e che siano proprio i lavoratori i più zelanti custodi della sua attuazione.
Dal punto di vista del movimento operaio cubano, il ruolo dei lavoratori nella difesa della Rivoluzione è storico, multiforme ed essenziale per la sopravvivenza del progetto di costruzione socialista.
Gli assi fondamentali di questo ruolo del movimento operaio nella difesa della Rivoluzione possono essere riassunti in cinque pilastri fondamentali: la difesa della sovranità nazionale e del socialismo; la produzione e l’innovazione crescente e costante; la partecipazione e il controllo, con un occhio molto attento ai vizi e alle pratiche che aprono spazio alla corruzione; il contributo comunitario al quartiere, alla località e la continuità storica.
In questi cinque pilastri si riassume l’essenza che ha guidato questo Congresso.
Ci congratuliamo per l’elezione di questo nuovo Consiglio Nazionale e del suo Segretario Generale. Confidiamo nel loro impegno verso la Rivoluzione, nel lavorare senza sosta affinché il Sindacato abbia la credibilità e la rappresentanza reale che i nostri lavoratori meritano.
Raggiungere tutto ciò che ci siamo prefissati con questo Congresso e con le trasformazioni economiche e sociali in corso richiede volontà e la profonda convinzione che possiamo farcela. Significa essere all’altezza del momento storico che ci è toccato vivere.
Rivolgersi a Fidel una e mille volte, soprattutto a quell’opera tanto breve quanto inestimabile che è il suo concetto di Rivoluzione. Tutte le sfaccettature di questo concetto ci indicano, in un modo o nell’altro, la via da seguire per affrontare le sfide colossali che ci attendono.
Nell’anno del Centenario del Comandante in Capo non permetteremo che la nostra generazione, sulla quale oggi ricade la responsabilità storica di salvare la Rivoluzione, deluda la storia o infanghi la memoria dei nostri eroi e martiri.
Per loro, per Cuba, per il futuro del socialismo, continueremo a resistere, a lavorare, a creare e a vincere!
Viva i lavoratori agguerriti, protagonisti della resistenza vittoriosa!
¡La Patria se defiende! ¡Por Cuba juntos creamos!
¡Socialismo o Muerte! ¡Patria o Muerte!
¡Venceremos!
Fonte: Presidencia y Gobierno de Cuba
Traduzione: italiacuba.it


































