Perché non rispettano neppure l’aiuto medico di Cuba in Venezuela?

Benvenute/i a Miami Fake, Miami, città dalla quale vengono espulse al mondo decine di menzogne ogni giorno sulla realtà di Cuba, ma anche sul Venezuela.

  1. Meschine menzogne sulle case popolari in Venezuela

Ora cercano di approfittare e trarre profitto politico contro il processo bolivariano e contro il Venezuela in questa situazione di catastrofe umanitaria dopo i terremoti, cercando di piazzare nella stampa internazionale e, soprattutto, nell’opinione pubblica interna ed esterna del Venezuela, la matrice secondo cui le case popolari di quel Paese non sono state costruite bene.

“I terremoti in Venezuela espongono le carenze strutturali di Misión Vivienda, il programma bandiera del chavismo”.

Questa è una menzogna, una fake news che molti media di destra e ultradestra di tutto il mondo hanno pubblicato. Il giornale ABC, in Spagna, per esempio.

Ma anche Diario de Cuba, un mezzo finanziato dal Governo USA, ci dice: “Il terremoto ha rivelato, in modo drammatico, le debolezze strutturali di decine di edifici della Gran Misión Vivienda Venezuela, programma star del Governo chavista”.

Bisogna dirlo chiaramente: menzogna.

Perché? Perché sono crollate alcune case di questa missione bolivariana. Ma, tra l’altro, perché non dicono che sono 5200000 case popolari, a bassissimo prezzo o gratuite, quelle che il processo bolivariano ha consegnato alla popolazione più umile?

Di questo non parlano.

Parlano solo del fatto che alcune case sono crollate. Ma sono crollate anche case di costruzione privata. Sono crollate case di ogni tipo. Non c’è stata differenza tra le une e le altre.

Tuttavia, loro hanno bisogno di focalizzare la questione esclusivamente su alcune case specifiche.

E, naturalmente, non dicono assolutamente nulla né spiegano l’impatto monumentale e positivo che questa Misión Vivienda ha avuto durante i governi bolivariani.

  1. Elogiare l’aiuto medico cubano in Venezuela? Nemmeno per sogno!

E, nel contesto della tragedia che sta vivendo il Venezuela, cosa fanno questi media che si dicono cubani?

Elogiano il fatto che la cooperazione medica cubana sia stata la prima a soccorrere le persone colpite perché è presente nel Ppaese dal 2003?

No. Nemmeno pensarci.

“Dopo i terremoti, il regime cubano conferma di mantenere medici in 24 stati del Venezuela”, dice ADN Cuba, un mezzo sovvenzionato dalla NED e dall’USAID, cioè dal Governo USA, e che agisce come portavoce del Dipartimento di Stato.

Letteralmente afferma che “il regime cubano ha confermato che queste brigate mediche sono presenti in tutto il Venezuela, una rivelazione che — secondo loro — riapre interrogativi sul perché migliaia di professionisti della salute cubani continuino a lavorare in quel Paese”.

Quello che dovrebbero dire è che, grazie al fatto che ci sono migliaia di professionisti cubani lì, migliaia di persone hanno potuto essere assistite in questa tragedia da cooperanti che erano già dispiegati sul terreno.

Ma no.

Bisogna seminare dubbi sul perché questi cooperanti siano lì, che tra l’altro, dal 2003, hanno assistito milioni di persone in Venezuela; hanno salvato milioni di vite e hanno prestato assistenza, soprattutto, nei quartieri più umili del Paese.

Questo non possono riconoscerlo.

Devono rimuovere il letamaio dei messaggi menzogneri del Governo USA.

E per farlo contano anche sul letamaio di determinate ONG finanziate da Miami da quello stesso Governo, come Archivo Cuba, diretta da María Werlau.

Questa donna è figlia di un mercenario della Baia dei Porci, di coloro che tentarono di invadere Cuba sotto la direzione della CIA e furono sconfitti in appena 72 ore.

Ora afferma: “Il Governo venezuelano continua a pagare la dittatura cubana per queste brigate. Se così fosse, si starebbe preservando una delle maggiori fonti storiche di reddito ufficiale del regime cubano”.

Che assoluta miseria morale.

Perché questa signora vive proprio del denaro che il Governo USA dà alla sua organizzazione per diffondere questo tipo di messaggi.

Bisogna ricordare che Archivo Cuba è una delle organizzazioni beneficiarie delle sovvenzioni dell’USAID destinate specificamente a screditare le brigate mediche cubane.

È incredibile che un’agenzia dedicata, presumibilmente, alla cooperazione internazionale abbia un programma specifico per finanziare inchieste giornalistiche sulla cooperazione medica cubana, non per sostenerla, ma per distruggerla.

Esiste una partita di diversi milioni di dollari all’anno destinata a questo scopo e questa organizzazione riceve fondi per elaborare i suoi rapporti, esattamente come Prisoners Defenders, quelli che hanno persino cercato di portarci in tribunale per aver denunciato pubblicamente il loro ruolo contro la cooperazione medica cubana.

Perché, in primo luogo, distruggendo queste brigate distruggono il diritto alla salute di milioni di persone in Paesi impoveriti.

In secondo luogo, danneggiano economicamente i cooperanti cubani, che grazie a queste missioni percepiscono stipendi superiori a quelli che otterrebbero lavorando a Cuba.

E, in terzo luogo — la cosa più importante per loro —, distruggono un’importante fonte di ingresso per il sistema sanitario pubblico cubano.

Così si trova oggi il sistema sanitario di Cuba, con gravi difficoltà di accesso ai medicinali, grazie anche al lavoro di questi mercenari al servizio del Governo USA.

Una notizia collegata ci permette di fare alcuni calcoli.

Qualche giorno fa, ADN Cuba titolava: “Dei 1600 $ che pagava il Governo dell’Honduras per ogni medico cubano, ne ricevevano solo 700, ha denunciato un viceministro della Salute”.

Si tratta di un’intervista a un viceministro appartenente all’attuale Governo honduregno di destra, che afferma che il precedente Governo del Partito Libero pagava 1600 $ per ogni medico cubano e che ogni professionista ne riceveva 700.

Cioè, secondo questa impostazione, lo Stato cubano si terrebbe il 56% del denaro.

Ma è opportuno spiegare diverse cose.

In primo luogo, il denaro che uno Stato paga per ogni medico o cooperante cubano non remunera unicamente il lavoro di quella persona.

Copre anche spese amministrative, personale di supporto, logistica, trasporti, coordinamento e molti altri costi associati al funzionamento di una missione internazionale.

Pertanto, non si può affermare che lo Stato cubano si limiti a trattenere quella percentuale dallo stipendio del professionista.

E, inoltre, facciamo un paragone.

Supponiamo, per un momento, che quel 56% rimanga interamente allo Stato cubano e che sia destinato a finanziare la sanità pubblica.

In Belgio, lo Stato trattiene circa il 53% dello stipendio lordo di un lavoratore tra contributi sociali versati dall’azienda e dal lavoratore stesso.

Perché allora nessuno dice che il Belgio fa un grande affare con i suoi lavoratori?

Perché nessuno afferma che i lavoratori belgi sono schiavi, come invece dicono dei medici cubani?

Le risate si sentirebbero fino alla Casa Bianca.

Ma, trattandosi di Cuba, tutto è permesso.

Hanno costruito un’immensa menzogna intorno alla cooperazione medica cubana con un duplice obiettivo: distruggere il diritto alla salute di milioni di persone e, inoltre, privare Cuba degli ingressi con cui sostiene il suo sistema sanitario.

E, tra l’altro, questo è esattamente ciò che hanno ottenuto.

  1. Anche la demagogia sui farmaci cubani

Abbiamo altri titoli che vanno esattamente nella stessa direzione.

Diario de Cuba pubblica: “Mentre i cubani sono privi di medicinali, il regime cubano li offre agli Stati Uniti”.

E aggiunge che il Governo cubano è “aperto a parlare di tutto”. Secondo questo mezzo, finanziato dal Governo USA, “nella sua disperazione per raggiungere un accordo con Washington senza introdurre cambi politici, il Governo cubano avrebbe offerto persino farmaci efficaci contro l’Alzheimer (di brevetto cubano), mentre per la popolazione cubana trovare medicinali costituisce un’autentica odissea”.

Ma che demagogia a buon mercato!

Cuba possiede una potente industria biofarmaceutica. Nonostante il blocco, l’asfissia economica e la guerra permanente contro la sua economia, è riuscita a sviluppare un’industria di alto livello, con successi scientifici come questo farmaco contro l’Alzheimer.

Quello che Cuba cerca è ottenere valuta estera attraverso l’esportazione di quei farmaci.

Il vero problema è che il blocco rende estremamente difficile la vendita internazionale di quei prodotti e, quindi, impedisce di ottenere le valute necessarie per acquistare altri farmaci destinati alla popolazione cubana.

Ma questi media ribaltano completamente la questione.

Sono così demagoghi, così senza vergogna e così bugiardi che cercano di far credere che, se quei farmaci vengono esportati, non potranno più essere somministrati al popolo cubano.

Menzogna. Un’enorme menzogna.

Quei farmaci sono garantiti per la popolazione cubana e, inoltre, vengono prodotti in quantità sufficienti per poter esportare parte di essi, ottenere valuta e acquistare altri farmaci di cui il Paese ha bisogno.

Questo, naturalmente, non lo raccontano.

  1. Perseguitare, sanzionare e reprimere la solidarietà con Cuba

Uno dei principali obiettivi di tutti questi media mercenari finanziati dal Governo USA è perseguitare, sanzionare e reprimere la solidarietà con Cuba. Cioè, accompagnare la politica sostenuta da Marco Rubio di sanzioni e di segnalazione contro tutto il movimento internazionale di solidarietà con l’Isola.

“Marco Rubio annuncia l’arresto di un ex funzionario dell’ICAP e accusa l’organizzazione di spionaggio”.

L’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), ricordiamo, è stato recentemente oggetto di sanzioni da parte del Governo USA.

Tuttavia, l’ICAP è un’istituzione che mantiene relazioni con il meglio della solidarietà internazionale.

Quando viaggiamo a Cuba e visitiamo le sue strutture, incontriamo persone di tutti i continenti che portano tonnellate di aiuti umanitari, medicinali, materiale scolastico e che lavorano tutto l’anno per sostenere il popolo cubano.

Nel frattempo, ora sanzionano l’ICAP e minacciano di sanzionare anche tutte quelle persone solidali.

Marco Rubio annunciava qualche giorno fa — e tutti questi media, come ADN Cuba, lo celebravano e applaudivano — l’arresto di Carlos Antonio Yoga Domínguez, che, secondo quel media, ha lavorato per più di un decennio per l’ICAP e, già “residente negli Stati Uniti, continuava a mantenere legami con detta istituzione”.

E cosa c’è di straordinario in questo?

Forse una persona che decide di vivere fuori da Cuba non può mantenere rapporti con il suo precedente luogo di lavoro, con i suoi ex compagni/e?

Da quando costituisce un reato?

È una vera vergogna.

ADN Cuba aggiunge: “Un’inchiesta esclusiva di ADN Cuba, pubblicata da The Washington Times, ha documentato che l’ICAP mantiene legami con gruppi proibiti e organizzazioni terroristiche come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina.”

Terroristi siete voi.

Terrorista è il Governo di Israele.

E quelle organizzazioni fanno parte della resistenza dei popoli palestinese e libanese di fronte al genocidio che subiscono.

Continua l’accusa: “L’ICAP ha reclutato cittadini statunitensi e di altri paesi con il discorso della solidarietà con Cuba, mentre ottiene ingressi dai suoi programmi di viaggio all’Avana, dove alcuni partecipanti ricevono formazione politica.”

Ingressi?

Non saranno semplicemente le risorse necessarie per coprire i costi di quei viaggi?

Forse pretendono che sia lo Stato cubano a pagare gli spostamenti di chi viaggia solidariamente a Cuba?

Perché, se così fosse, denuncerebbero immediatamente un presunto spreco dello Stato cubano.

La realtà è molto diversa.

Chi viaggia solidariamente paga integralmente i propri viaggi e il proprio soggiorno.

E, inoltre, genera un piccolo ingresso per l’economia cubana, per gli hotel, le agenzie di viaggio e altri servizi.

Rubio ha anche avvertito che qualsiasi persona che effettui transazioni con l’ICAP potrebbe affrontare sanzioni, procedimenti giudiziari o restrizioni migratorie negli USA.

Questa è la vera faccia della cosiddetta libertà.

Questa è la repressione della solidarietà.

Che sanzionino quanto vogliono.

Un’altra notizia pubblicata da ADN Cuba affermava: “Attivisti anti-israeliani dietro le proteste all’Università di Columbia sono stati addestrati a Cuba per anni.”

Ecco un’altra enorme menzogna.

Secondo ADN Cuba: “Alcune delle proteste contro Israele nelle università statunitensi sono state sostenute da organizzazioni che hanno viaggiato nella Cuba comunista per ricevere addestramento alla resistenza.”

E quali sono le prove?

Nessuna.

Assolutamente nessuna.

L’unica cosa che possono dimostrare è che queste persone hanno viaggiato a Cuba numerose volte, hanno portato aiuti umanitari, hanno distribuito medicinali negli ospedali e hanno partecipato ad attività solidali.

Non hanno mai ricevuto alcun addestramento alla “resistenza”, come afferma quel media.

Questo non è giornalismo.

È propaganda.

Molte persone solidali di tutto il mondo — io tra loro — siamo state nelle strutture dell’ICAP, abbiamo partecipato a riunioni e attività organizzate da quell’istituzione.

Mai nessuno ci ha addestrato a nulla che non sia per comprendere e praticare lo spirito di solidarietà internazionale che Cuba rappresenta.

Tuttavia, ADN Cuba indica con nomi e cognomi persone come Manolo de los Santos e altri attivisti statunitensi, cercando chiaramente che le autorità del loro Paese agiscano contro di loro.

Li presenta come membri di una “organizzazione attivista radicale con profonde connessioni con la Cuba comunista”.

Questo è precisamente l’obiettivo di questo tipo di pubblicazioni: alimentare la persecuzione politica contro chi pratica la solidarietà internazionale.

  1. Soffocare Cuba: obiettivo numero uno dei media mercenari

Soffocare Cuba è il vero obiettivo di questi media. È esattamente lo stesso obiettivo che persegue il Governo USA, perché questi media sono sostenuti economicamente da lui e si dedicano ad applaudire tutta la sua politica di ricolonizzazione e di applicazione della Dottrina Monroe.

Non sono “media indipendenti cubani”, come si definiscono loro stessi?

No.

Sono media del Governo USA che rappresentano la colonizzazione e lo schiacciamento di qualsiasi indizio di sovranità per Cuba e per altri popoli.

Vediamo Martí Noticias, un media finanziato direttamente dal Governo USA e dove scrivono questi presunti “giornalisti indipendenti cubani”.

Titolano: “Trump: Cuba sta venendo dalla nostra parte”.

E spiegano che il presidente USA ha menzionato i territori che quel Paese ottenne dopo la guerra contro la Spagna nel 1898: “Guam, Filippine, Porto Rico… Li abbiamo avuti tutti”.

E, poi, parlando di Cuba, ha aggiunto: “Dopo molte decadi, stanno venendo dalla nostra parte”.

E tutti questi media ad applaudire.

Ad applaudire la riconquista USA.

Perché, prima del 1959, Cuba era un protettorato di fatto degli USA.

Quella era Cuba.

E, naturalmente, pubblicano articoli, tutti i giorni, applaudendo l’intervento, l’assedio medievale e il blocco economico.

Diario de Cuba pubblica: “Il grido di soffocamento della dittatura”.

E aggiunge: “Se Cuba non attua un cambio radicale come quello di Gorbaciov in URSS, allora lo farà Washington”.

14ymedio fa lo stesso.

ADN Cuba informa che: “Il Centro per una Cuba Libera mantiene attiva la campagna per cacciare il regime cubano dal Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU”.

Tutto ciò non è altro che il riflesso della politica del Dipartimento di Stato in questi media che non solo controlla, ma anche finanzia.

  1. Stampa di delatori aiuta gli USA a imporre sanzioni a governi e imprese

E c’è, inoltre, il “giornalismo di delatori” che praticano tutti questi media con sede a Miami, Madrid e altri luoghi.

Si dedicano a segnalare imprese e governi che mantengono relazioni con Cuba affinché, successivamente, il Dipartimento di Stato o il Dipartimento del Tesoro impongano loro sanzioni.

Leggiamo in Diario de Cuba: “Geopoliticamente rischiosa è la scommessa di Claudia Sheinbaum di inviare greggio a Cuba attraverso imprese private”.

La presidentessa del Messico ha proposto di studiare la possibilità che siano imprese private messicane a vendere petrolio a Cuba.

Quel petrolio che ha smesso di arrivare negli ultimi sei mesi e la cui assenza spiega gran parte dei blackout che oggi subisce la popolazione cubana.

Ebbene, questi media presentano presunti esperti messicani che “mettono in discussione la legittimità di quella strategia del Governo di Claudia Sheinbaum per continuare a rifornire il regime dell’Avana”.

No. Non si tratta di rifornire il Governo.

Si tratta di fornire elettricità a una popolazione che oggi sopporta giornate con appena due o tre ore di luce, e anche meno.

Aggiungono inoltre che quella decisione “potrebbe scontrarsi con le sanzioni imposte dagli USA contro Cuba Petróleos (CUPET) e con il fatto che il carburante, anche se venduto da imprese private, proviene infine da PEMEX, l’azienda statale messicana”.

Cosa stanno realmente suggerendo?

Che gli USA dovrebbero sanzionare anche il Messico.

Che dovrebbero imporre dazi o nuove misure perché, in fin dei conti, il petrolio proviene da un’azienda pubblica.

Così agiscono.

Questo è giornalismo di delatori. Come quello di 14ymedio, che pubblica: “Una mipyme con capitale estero vende carburante da una nave di CUPET all’Avana”.

Cioè, stanno indicando al Dipartimento del Tesoro il prossimo obiettivo per le sanzioni: una piccola impresa privata.

El Toque chiede: “Cosa si sa di Coral Marítima, l’azienda a cui GAESA ha venduto un terminal di container del Mariel?”

Di nuovo, stanno indicando la strada di future sanzioni contro un’altra azienda.

Ricordiamo che GAESA, l’holding statale cubana sanzionata dagli USA, ha recentemente venduto il terminal di container del Mariel a un’altra azienda pubblica cubana.

E questi media si indignano perché l’operazione è stata effettuata “discretamente”.

Cosa pretendevano?

Che fosse annunciata con luci e stenografi per facilitare dal primo giorno tutte le informazioni al Governo USA?

Che enorme sfrontatezza!

  1. Sostenere sanzioni e il blocco petrolifero ma esigere da Cuba “modernizzare” il suo sistema elettrico

Sostengono un autentico castigo economico contro il popolo cubano e poi vivono giornalisticamente delle conseguenze di quello stesso castigo.

Perché, dopo aver sostenuto le sanzioni, l’asfissia economica e il blocco, dedicano tutti i giorni le loro pagine a mostrare le ristrettezze, la povertà e le enormi difficoltà che soffrono le famiglie cubane.

Pubblicano servizi sulla mancanza di cibo, la scarsità di medicinali, le case deteriorate dal salnitro e dal passare del tempo, gli edifici del Malecón dell’Avana, la crisi abitativa…Tutto ciò la cui gravità loro stessi contribuiscono ad aggravare sostenendo le sanzioni.

Attaccano persino il processo di transizione energetica che il Governo cubano cerca di sviluppare proprio per ridurre i blackout.

Pubblicano titoli come:”Cuba inaugura una batteria da 50 megawatt mentre i blackout superano le venti ore”.

Naturalmente.

Cosa pretendono?

Che il Governo cubano rimanga immobile?

Deve andare incorporando soluzioni parziali, investimenti e nuove tecnologie per diminuire progressivamente quei tagli elettrici.

Ma questi stessi media che sostengono il blocco petrolifero affermano poi che: “L’investimento non risolverà i blackout finché il regime non recuperi la generazione, modernizzi l’infrastruttura e garantisca carburante per i suoi impianti”.

E come farà a garantire carburante se loro stessi sostengono il blocco petrolifero?

Come pretendono che modernizzi il suo sistema elettrico mentre sostengono le sanzioni che impediscono di acquistare attrezzature, finanziamenti e carburante?

È una contraddizione così evidente quanto cinica.

Prima sostengono tutte le misure destinate a strangolare economicamente il paese.

Poi utilizzano le conseguenze di quelle stesse misure come argomento propagandistico contro la Rivoluzione cubana.

Questa è esattamente la funzione di questi media.

Da parte nostra, continueremo a denunciare la politica genocida del Governo USA e il ruolo che svolgono questi media mercenari, finanziati per accompagnare, giustificare e amplificare quella politica di asfissia contro il popolo cubano.

Fonte: Cubainformación

Traduzione: cubainformazione.it

Potrebbero interessarti anche...