Il voto dall’estero che ha deciso le elezioni in Colombia

Anomalie che danno ragione al presidente Gustavo Petro.

L’obiettività analitica non implica neutralità etica. Dove c’è un sospetto fondato, deve esserci un’indagine. Dove ci sono anomalie, deve esserci una spiegazione. E dove ci sono 614110 voti che potrebbero aver definito la presidenza di un Paese, deve esserci la certezza assoluta che ognuno di quei voti sia stato reale, libero e legittimo.

Le elezioni presidenziali della Colombia del 2026 sono state, secondo il preconteggio, le più combattute della storia democratica del Paese: la differenza tra i due candidati è stata inferiore all’1%. In questo scenario, ogni blocco di voti è contato. E nessuno ha contato più dei 614110 voti che sono arrivati dall’estero al secondo turno.

Sono stati analizzati i formulari E-14 ufficiali della Registraduría Nacional, i censimenti elettorali del 2025 e del 2026, e i dati storici del 2018 e del 2022. Ciò che è emerso è un insieme di anomalie statistiche che, in qualsiasi sistema elettorale democratico, avrebbero dovuto far scattare tutti i campanelli d’allarme, come sta giustamente facendo il presidente Gustavo Petro, dal momento che non lo ha fatto almeno il CNE, l’ente incaricato dello scrutinio elettorale.

177.843 voti di scarto – e il divario è aumentato tra un turno e l’altro

All’estero, Abelardo de la Espriella ha ottenuto 177.843 voti in più di Iván Cepeda al secondo turno. Questa cifra rappresenta circa due terzi (64%) del vantaggio totale di De la Espriella a livello nazionale: all’interno del Paese la differenza è stata di soli 99.645 voti, mentre l’estero ha contribuito con 177.843 voti.

In altre parole: senza il voto all’estero, o con un voto all’estero più equilibrato (come è successo in Spagna, dove Cepeda ha vinto), la differenza nazionale sarebbe stata drasticamente minore o addirittura invertita.

Ma c’è qualcosa di più inquietante: la differenza non si è ridotta tra i turni, come suggerirebbe la logica elettorale quando il voto dei candidati eliminati si concentra su due opzioni. Si è ampliata.

Da 153054 al primo turno a 177.843 al secondo, un aumento di 24.789 voti aggiuntivi a favore di De la Espriella. E quasi la totalità di questo aumento è spiegata da un solo Paese: gli USA.

124 sezioni dove il 100% ha votato per lo stesso candidato

Sono stati identificati 124 sezioni elettorali all’estero dove il 100% dei voti validi è andato a un unico candidato, senza eccezioni. In una democrazia con reale competizione, la probabilità che una sezione di, ad esempio, 100 persone voti tutto per lo stesso candidato è dell’ordine di 0,5 elevato alla 100. Che ciò accada in 124 sezioni diverse è, in condizioni normali di distribuzione, praticamente impossibile.

E l’asimmetria è notevole: 87 di questi 124 sezioni (63%) hanno favorito De la Espriella. Al secondo turno, dove c’erano solo due candidati, sono stati rilevati 80 sezioni al 100% omogenei. L’omogeneità dovrebbe essere statisticamente molto più improbabile con solo due opzioni — e, ciononostante, De la Espriella ha concentrato il 71% di queste sezioni.

Il Venezuela raggruppa 52 di questi sezioni (50 per De la Espriella, 1 per Cepeda). Gli USA ne forniscono 9, tutte per De la Espriella.

Partecipazioni superiori al 100% del censimento

In cinque sezioni elettorali negli USA, il numero di voti espressi ha superato il numero di elettori registrati nel censimento 2026. Questo è, per definizione, matematicamente impossibile senza manipolazione del censimento (deflazione), inflazione dei voti, o entrambe.

  • Newark — Dover: 113,3%
  • Atlanta — Charlotte: 110,7%
  • Miami — West Palm Beach: 109,6%
  • Houston — Dallas: 103,5%
  • San Francisco — Denver: 125,4%

Tutti e cinque le sezioni hanno favorito De la Espriella.

Miami: il crollo del 90,5% in tre settimane

Nessuna città illustra meglio le anomalie di Miami. Iván Cepeda ha ottenuto 32.422 voti al primo turno ed è crollato a 3.086 al secondo turno. Un calo del 90,5% in tre settimane. Nel frattempo, De la Espriella è cresciuto da 33.404 a 38.000 voti.

La partecipazione a Miami-Consolato è stata dell’82,4%, statisticamente anomala per un’elezione all’estero, dove l’astensione storica è stata intorno al 50-70%.

Nel 2022, Gustavo Petro aveva ottenuto 19.458 voti a Miami. È statisticamente improbabile che una base elettorale di queste dimensioni si riduca a 3.086 in una sola elezione senza fattori strutturali di manipolazione.

La crescita del voto di destra a Miami tra il 2022 e il 2026 è stata dell’81% — da 21.011 voti per Rodolfo Hernández a 38.000 per De la Espriella. In una comunità migrante stabile, questa crescita non può essere spiegata da una mobilitazione naturale né da cambi demografici in quattro anni.

USA vs. Spagna: una disparità senza precedenti

Il contrasto tra USA e Spagna conferma che il modello statunitense non è spiegabile da fattori sociologici naturali.

In Spagna, il secondo Paese per censimento colombiano, Iván Cepeda ha superato De la Espriella di 1.503 voti (50,56% contro 49,44%). La Spagna è stata l’unico Paese di peso elettorale dove la sinistra ha vinto.

Negli USA, al contrario, De la Espriella ha ottenuto l’80,5% dei voti contro il 18,4% di Cepeda — una disparità di 62 punti percentuali. Una differenza di 138.699 voti in un solo Paese. Un divario di questa magnitudo tra due comunità migranti sviluppate non ha precedenti nella storia elettorale colombiana all’estero.

1.499 sezioni con più di 300 voti

Sono stati identificati 1.499 sezioni con più di 300 voti registrati. Il 48% di queste sezioni è concentrato negli USA, in particolare a Miami-Weston (47 sezioni), Miami-West Palm Beach (32 sezioni) e Miami-Coral Springs (30 sezioni).

In molti seggi elettorali all’estero, specialmente in città piccole o paesi con pochi migranti colombiani, un seggio di 300 voti implicherebbe che praticamente tutta la comunità ha votato in un unico luogo e in un unico orario, il che è logisticamente improbabile.

I dati provengono dalla Registraduría

È importante precisare: questi non sono dati inventati né stime. Sono i formulari E-14 ufficiali della Registraduría Nacional dello Stato Civile, confrontati con i censimenti elettorali del 2025 e del 2026. L’analisi è riproducibile: chiunque abbia accesso agli stessi formulari può verificare questi risultati.

Le anomalie rilevate — 124 sezioni al 100% omogenei, 1.499 seggi con più di 300 voti, partecipazioni superiori al 100% del censimento, un crollo del 90,5% del voto progressista a Miami, una differenza cresciuta tra i turni quando avrebbe dovuto ridursi — costituiscono prove circostanziali che esigono uno scrutinio rigoroso.

Cosa deve accadere ora

La democrazia colombiana, così combattuta come non mai, merita che i suoi cittadini — e specialmente i colombiani all’estero — abbiano la certezza che il loro voto è stato contato correttamente, che la loro volontà è stata registrata fedelmente, e che il processo che definisce il futuro del loro Paese è stato trasparente, sicuro e giusto.

Fino a quando non saranno realizzate audit forensi del software di scrutinio, conteggi manuali dei seggi anomali, indagini sul finanziamento straniero e revisione del censimento elettorale e della designazione dei giurati all’estero, la legittimità del risultato all’estero — e, per estensione, la legittimità del risultato nazionale — rimarrà una domanda aperta.

L’obiettività analitica non implica neutralità etica. Dove c’è un sospetto fondato, deve esserci un’indagine. Dove ci sono anomalie, deve esserci una spiegazione. E dove ci sono 614.110 voti che potrebbero aver definito la presidenza di un Paese, deve esserci la certezza assoluta che ognuno di quei voti sia stato reale, libero e legittimo.

Il 20 luglio ci vediamo in strada. Difenderemo la sovranità e la democrazia del nostro Paese. Grazie presidente Petro per difendere gli interessi del popolo colombiano fino alla fine.

Fonte: diario-red.com

Traduzione: cubainformazione.it

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