La CBS illustra ulteriori «piani» per Cuba, la «Gaza silenziosa» che «minaccia» gli Stati Uniti

La CBS, sottolinea il viceministro degli Esteri cubano, non si chiede nemmeno quale potrebbe essere il motivo che porterebbe a uno scenario che potrebbe sfociare in un bagno di sangue, contro un Paese che non ha attaccato, minacciato né causato il minimo danno alla maggiore potenza nucleare del pianeta.

Come altri media statunitensi, la rete CBS «torna a battere i tamburi di guerra contro» Cuba, ha denunciato il viceministro degli Affari Esteri Carlos R. Fernández de Cossío in un post sui social media, in cui sottolinea la «imparzialità complice» della piattaforma statunitense nell’affrontare la minaccia di aggressione militare contro l’isola, già colpita da un inasprimento senza precedenti delle misure di strangolamento economico ed energetico da parte della Casa Bianca nel 2026.

«Fungendo da portavoce ufficioso del governo degli Stati Uniti», la CBS «cita in un articolo datato 15 luglio che “nelle ultime settimane, i pianificatori militari hanno esaminato una serie di opzioni per possibili azioni contro l’isola”», riferisce il diplomatico cubano, aggiungendo che il media «descrive per diversi paragrafi e con complice imparzialità una minaccia reale e latente di aggressione militare».

Il viceministro degli Esteri cubano contesta il fatto che nel servizio pubblicato dalla CBS non compaia «nemmeno una domanda su quale sia la giustificazione per commettere un crimine del genere».

Riferendosi al servizio della CBS e alla minaccia che esso comporta, Fernández de Cossío sottolinea che nessuno degli autori dell’articolo «sembra chiedersi quale autorità politica, giuridica o morale autorizzi gli Stati Uniti a provocare morti e distruzione con un’avventura bellica contro il popolo cubano».

«Questi giornalisti non si chiedono nemmeno quale potrebbe essere il motivo sufficiente per portare a uno scenario che potrebbe sfociare in un bagno di sangue, contro un Paese che non ha attaccato, non ha minacciato né ha causato il minimo danno alla maggiore potenza nucleare del pianeta», aggiunge il viceministro.

Già l’inizio dell’articolo della CBS è minaccioso, in quanto presenta l’isola, in crisi economica ed energetica, come un «punto caldo».

«Mentre la guerra tra Stati Uniti e Iran riprende dopo il crollo del cessate il fuoco durato settimane, alti funzionari del Pentagono osservano con discrezione anche un altro punto caldo molto più vicino: Cuba», esordisce il testo.

Sebbene le fonti facciano sapere alla CBS che tali esercitazioni «non indicano che il presidente Trump o il Pentagono abbiano deciso di condurre un’operazione», l’articolo espone una realtà: si studiano gli scenari, si esaminano le «opzioni» per «possibili azioni».

Cuba rimane sotto una costante minaccia militare — soggetta agli «istinti», ai capricci o agli impulsi improvvisi di Trump, come già si è visto nella guerra con l’Iran — mentre il blocco energetico, il blocco economico e la persecuzione finanziaria, commerciale e degli investimenti, nonché la limitazione dei viaggi degli stranieri verso il Paese, paralizzano quasi completamente l’economia cubana, costringono migliaia di cubani a lunghe liste d’attesa per gli interventi chirurgici, generano carenze di cibo e medicinali e, come denunciato sia sull’isola che a livello internazionale, aumentano la mortalità infantile, riducono la sopravvivenza dei bambini malati di cancro dal 75 al 65% e causano la morte di pazienti a causa della mancanza di attrezzature, medicinali o materiali necessari per curarli o operarli.

La matrice: Cuba, impoverita dall’embargo, minaccia la più grande potenza mondiale

La CBS cita il portavoce ad interim del Pentagono, Joel Valdez, il quale afferma che «non commentiamo operazioni militari ipotetiche». Aggiunge che il Dipartimento della Difesa «non ha voluto nemmeno commentare le conversazioni private di Hegset con il signor Trump».

Tra il diffondere la notizia, il «suonare i tamburi di guerra» e il non fornire ulteriori precisazioni né un approccio critico, il media statunitense contribuisce all’operazione di guerra ibrida contro il Paese caraibico, aggiungendo un altro capitolo alla campagna di pressioni di ogni tipo, comprese quelle psicologiche, contro un piccolo Stato sovrano il cui status di «minaccia» è stato smentito da L’Avana e da altri governi.

Fatti recenti, come quello in cui la comunità dei servizi segreti ha smentito che l’Iran fosse in possesso o stesse cercando di dotarsi di un’arma nucleare, mentre Trump e i membri del suo gabinetto ripetevano quotidianamente il contrario, confermano che l’etichetta di «minaccia» («minaccia insolita e straordinaria», secondo i vari decreti esecutivi di Trump) costituirebbe il pretesto per un intervento, così come lo sono state le armi di distruzione di massa, le «armi nucleari dell’Iran» o il traffico di droga, qualora non fosse possibile applicare tali criteri al caso di Cuba.

La CBS — sostiene Fernández de Cossío — funge da «portavoce ufficioso del governo degli Stati Uniti». Nel suo articolo, il media sottolinea che «Cuba ha presentato nuove sfide in materia di sicurezza» e ricorda che «la CBS News aveva precedentemente riferito che Cuba aveva acquistato droni d’attacco di provenienza sconosciuta» senza presentare prove attendibili delle transazioni, né grafiche né di altro tipo.

Ciò che la CBS fa invece è amplificare la minaccia citando il segretario alla Guerra, Pete Hegseth, durante la sua visita a giugno alla base navale illegale (e prigione illegale) di Guantánamo: «Sarebbe imprudente da parte del governo cubano tentare di acquisire o ottenere l’accesso a quei tipi di armi che potrebbero raggiungere questa base o il territorio statunitense. Starebbero invitando a un tipo di scontro che non solo non vogliono, ma che non potrebbero sopportare».

In quella dichiarazione di Hegseth, e nella riproduzione acritica e di parte della CBS, è esplicita la matrice manipolatoria e fallace.

In primo luogo, al di là della categoria della bufala strumentalizzata (come le armi di distruzione di massa dell’Iraq, quelle nucleari dell’Iran o il Cartello dei Soli del Venezuela), spicca la convinzione — brutalmente imperialista — che Cuba non possa acquisire armi per la propria difesa in quanto Stato sovrano (nonostante sia sotto costante minaccia e in un contesto geografico in cui diversi paesi hanno acquistato armamenti dagli Stati Uniti e da attori extraregionali) e, ancora di più, risuona un altro presupposto che sfida il più semplice buon senso: se Cuba acquista armi, lo fa per attaccare gli Stati Uniti (e non per difendersi, secondo il legittimo diritto alla difesa sancito dal diritto internazionale).

In sintesi, l’isola con circa 10 milioni o meno di abitanti, in crisi energetica, in crisi produttiva, in paralisi economica a causa del blocco petrolifero, finanziario, turistico, degli investimenti, commerciale e della navigazione —internazionalizzato tramite minacce di dazi o sanzioni a governi e imprese di paesi terzi— viene presentata come un pericolo per la potenza militare di circa 340 milioni di abitanti, che ha disperse in tutto il mondo migliaia di truppe e attrezzature militari (anche sul territorio cubano), portaerei, aerei, cacciatorpediniere, flotte aeree e navali interamente dedicate alla guerra e un massiccio arsenale nucleare.

La vera minaccia è l’amministrazione Trump nel suo insieme istituzionale. Operazioni militari in Venezuela, Somalia, Siria, Iraq, Nigeria e Yemen sin dall’inizio del secondo mandato del magnate. Guerre in Iran (quella del giugno 2025 e quella ancora in corso), con la stabilità dell’Asia occidentale, la vita di milioni di civili e l’economia mondiale come «danni collaterali»; sostegno politico, di intelligence, logistico e militare al continuo genocidio a Gaza, agli omicidi e agli sfollamenti in Libano, alla pulizia etnica in Cisgiordania. Oltre 200 esecuzioni extragiudiziali, omicidi o crimini contro l’umanità nei Caraibi e nel Pacifico orientale, una dottrina di sicurezza espansionistica, ingerenze propagandistiche e tecnologiche nelle elezioni e nei processi politici.

Secondo la CBS, tra le opzioni analizzate dai «pianificatori» del Pentagono ci sarebbe «un assalto aereo guidato dall’Esercito, che coinvolgerà migliaia di soldati statunitensi e sarà condotto dalla 101ª Divisione aviotrasportata, l’unica unità addestrata per tale compito, secondo diversi funzionari statunitensi a conoscenza delle discussioni». Senza alcuna minaccia preventiva, nel mezzo della devastazione economica causata da decine di misure coercitive unilaterali adottate dallo stesso Stato che si dichiara «minacciato».

Recentemente, alcuni membri del Congresso statunitense hanno visitato Cuba e l’hanno descritta come una «Gaza silenziosa».

Cuba — isolata economicamente, alle prese con una crisi umanitaria, minacciata da un intervento militare, con un’economia che non produce perché priva dell’energia e del petrolio necessari per farlo, cosa che è sempre stata l’obiettivo dell’embargo statunitense — e Gaza — devastata con totale impunità, sottoposta a genocidio e blocco, all’isolamento e alla morte per bombardamenti, inedia e malattie — sono due banchi di prova della campagna contro la legalità internazionale e, cosa ancora più grave e vergognosa, altri due chiodi nella bara che si sta costruendo per il diritto internazionale, mentre avanzano il disprezzo per la Carta delle Nazioni Unite e per i principi fondamentali del diritto consuetudinario e prospera l’impunità.

Nel mezzo della crisi, Cuba ha bisogno di aiuti umanitari. E da diverse parti del mondo arrivano gli aiuti. Ma tutto si complica quando entra in gioco il blocco e una compagnia di navigazione come la francese CMA CGM lascia bloccati in Giamaica decine di container con beni essenziali, comprese forniture mediche.

Proprio come la tedesca Hapag-Lloyd, la CMA CGM ha annunciato a maggio che avrebbe smesso di accettare nuovi ordini relativi a Cuba, in attesa di valutare le possibili conseguenze dell’Ordine Esecutivo 14404 firmato da Trump, che il primo giorno di quel mese ha esteso il blocco su una scala internazionale senza precedenti, minacciando di congelare i beni sul territorio statunitense di persone o entità che lavorino o abbiano lavorato con Cuba o le forniscano sostegno finanziario, materiale o tecnologico.

Quel Paese, che si trova in crisi, privo di energia e di forniture per il funzionamento degli ospedali, con bambini che muoiono per mancanza di medicinali o attrezzature mediche, con carenze alimentari e di trasporti, le cui transazioni internazionali vengono negate dalle banche per paura delle sanzioni e dell’etichetta di «Stato sponsor del terrorismo» che la Casa Bianca gli ha affibbiato (come le armi di distruzione di massa, quelle nucleari, il cartello della droga, i droni…), è proprio quello che, secondo Washington e la CBS, «ha presentato nuove sfide alla sicurezza».

C’è già stata una fase di cooperazione e convivenza rispettosa sotto l’amministrazione Obama. Tra i tanti esempi, un istituto di New York stava studiando un vaccino terapeutico cubano contro il cancro ai polmoni e scopriva nuove potenzialità del farmaco.

Non è questa la logica dell’amministrazione Trump, che continua a seminare guerre, sfiducia, paura e riarmo in tutto il mondo e negli stessi Stati Uniti; che strumentalizza i popoli attraverso la punizione collettiva per destabilizzare i governi e rappresenta la peggiore minaccia degli ultimi decenni alla stabilità, alla pace e alla convivenza internazionali.

Fonte: Cubainformación

Traduzione: italiacuba.it

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