73° anniversario dell’assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes

Discorso pronunciato da Miguel Mario Díaz-Canel Bermúdez, Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, in occasione della cerimonia principale per il 73° anniversario dell’assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes, nella provincia di Pinar del Río, il 26 luglio 2026, «Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz».

(Trascrizioni stenografiche – Presidenza della Repubblica)

Compagne e compagni della Presidenza;

Cari abitanti di Pinar del Río;

Amici della solidarietà:

Nelle prime ore di oggi ho ricevuto una telefonata dal generale dell’Esercito Raúl Castro Ruz, leader della nostra Rivoluzione, il quale mi ha chiesto di trasmettervi il seguente messaggio:

«Cari abitanti di Pinar del Río, in questo 26 luglio vi porgo il mio affetto e il mio riconoscimento per aver conquistato, con il vostro impegno, la vostra dedizione alla causa rivoluzionaria e il vostro lavoro creativo, il grande onore di ospitare la cerimonia centrale per il 73° anniversario dell’assalto alle caserme Moncada e Carlos Manuel de Céspedes, Giornata della Ribellione Nazionale.

«Un forte abbraccio a tutti,

«Raúl Castro Ruz».

Compatrioti:

Cuba sta combattendo oggi una battaglia storica: un nuovo Moncada! Come la Generazione del Centenario che 73 anni fa si lanciò con pochi fucili contro le mura di due caserme della dittatura di Batista, le generazioni attuali si scontrano con le barriere di una politica genocida che si è prefissata di soffocare l’intero popolo per appropriarsi del Paese. Diranno che l’assalto alle caserme di Moncada e Carlos Manuel de Céspedes, nel 1953, fallì. Noi ricorderemo loro che quell’azione accese la piccola scintilla che diede il via al grande motore della Rivoluzione cubana.

Sono parole di Fidel, che da allora ci ha insegnato a cercare la vittoria, partendo anche dalle più grandi battute d’arresto. E nel suo storico discorso di autodifesa ne ha spiegato il motivo, affermando: «C’è una ragione che ci sostiene più potente di tutte le altre: siamo cubani, ed essere cubani implica un dovere; non adempierlo è un crimine ed è tradimento».

Per questo motivo stiamo lottando con ferocia e tenacia in difesa della nostra sovranità e del nostro diritto di scegliere liberamente il modo di governarci, con la stessa passione con cui José Martí si propose di conquistare tutta la giustizia.

In memoria di tutti mi permetto di ricordare che questo è il primo 26 luglio dal trionfo del 1959 in cui non è con noi il Comandante della Rivoluzione Ramiro Valdés Menéndez (Applausi), eroe di quella impresa e di tutte quelle che il popolo cubano ha combattuto da allora.

Gloria eterna al moncadista! (Esclamazioni di: «Gloria!»), all’espedizionario, all’invasore, a colui che ha forgiato combattenti per la sicurezza della patria, al consigliere e alla guida, a colui che si è impegnato a favore dei poveri della Terra, che ha lavorato fino all’ultimo respiro, convinto come il suo Comandante in Capo che tutta la gloria del mondo sta in un chicco di mais!

Care compagne e cari compagni:

Celebriamo la Giornata della Ribellione Nazionale nella regione di Vueltabajo per i risultati che sono già stati sottolineati e riconosciuti, ma direi che, in momenti come quelli che stiamo vivendo, questi non sono solo traguardi, sono prove di eroismo quotidiano.

Basterebbe un solo dato per illustrare ciò che intendo: il tasso di mortalità infantile di 4,8 ogni 1.000 nati vivi e l’indice pari a zero di decessi materni, tra blackout e carenze di ogni tipo: questo sì che è eroismo!

Come riconosciuto dall’Ufficio Politico, Pinar del Río mostra risultati nell’adempimento dei principali compiti in ambito politico, economico e sociale, con il ruolo di primo piano dei lavoratori della produzione e dei servizi, dei contadini, degli intellettuali, dei giovani e di altri settori della società.

La provincia attribuisce priorità all’attuazione del Programma economico e sociale del Governo, del Piano economico e del Bilancio dello Stato, con ripercussioni positive sulle entrate in valuta estera derivanti dalle esportazioni; si tratta di un territorio in attivo e il numero di imprese in perdita è in calo.

Vorrei inoltre sottolineare, come esempio per le altre province, il lavoro costante che le ha permesso di promuovere la produzione alimentare, in stretta collaborazione con i produttori, e la rapidità nel processo di assegnazione dei terreni in usufrutto, una questione di vitale importanza al giorno d’oggi.

Naturalmente è d’obbligo parlare della produzione di tabacco, simbolo del territorio e settore di esportazione di straordinario valore, nonché delle produzioni dell’industria alimentare con nuovi collegamenti alle forme di gestione non statale.

Attraverso la scienza e l’innovazione, l’Università di Pinar del Río «Hermanos Saíz Montes de Oca» dà priorità allo sviluppo territoriale, costituendo un punto di riferimento per il resto del Paese.

Superando ogni avversità immaginabile, in questa regione dalle ricche tradizioni letterarie e artistiche, culla di Luis e Sergio Saíz Montes de Oca, Pedro Junco e Nersys Felipe, la fiamma della cultura è rimasta viva e alta.

Il lodevole lavoro di tutela del patrimonio, la costante attività di divulgazione culturale nelle comunità e i risultati ottenuti nell’ultimo anno accademico nell’ambito dell’insegnamento artistico testimoniano in modo eloquente lo sforzo congiunto delle istituzioni e dei creatori di Pinar del Río nel difendere la propria cultura e identità e nel mantenere i servizi culturali a disposizione della popolazione.

La provincia, insieme ai suoi comuni e alle sue enti, ha istituito un sistema di lavoro che ha permesso un maggiore legame tra le strutture del Partito e del Governo e le comunità, specialmente quelle in condizioni di maggiore vulnerabilità. Lo abbiamo potuto constatare nelle nostre costanti visite in questa nobile terra.

Congratulazioni, Pinar del Río, per l’eroismo e i risultati!

Salutiamo anche Villa Clara e Matanzas, province di spicco, e riconosciamo i risultati ottenuti da Guantánamo e Sancti Spíritus.

Vi esortiamo a rimanere all’avanguardia e a continuare a essere un esempio di tutto ciò che si può fare e cambiare per migliorare le attuali e molto difficili condizioni di vita.

Cari compatrioti:

Gli avversari storici della nazione cubana, inebriati dall’avanzata della destra e dell’estrema destra nella regione e ciechi sostenitori del potere del denaro per comprare le coscienze e sottomettere le volontà, lanciano ogni giorno una minaccia contro la Rivoluzione e ogni settimana annunciano una nuova punizione per le imprese e i funzionari cubani e persino per coloro che, siano essi cubani o stranieri, osino inviare una nave cisterna o investire a Cuba.

Le ultime sanzioni superano ogni limite di infamia, poiché prendono di mira funzionari della Sanità Pubblica e i servizi medici cubani. Mi chiedo con quale assurdo argomento si possano prendere di mira professionisti il cui operato in luoghi remoti, di fronte a situazioni di pericolo, disastri naturali e malattie contagiose, è riconosciuto come eccellente da governi delle più disparate tendenze politiche.

I funzionari del Dipartimento di Stato, esperti nel redigere sanzioni, stilare liste, inventare pretesti, sono una versione moderna dei redattori di editti e proclami militari che tanto si fecero temere e odiare nei bui tempi medievali o durante le occupazioni naziste nella Seconda Guerra Mondiale. Come se il resto del mondo fosse una loro colonia, impongono come devono essere fatte le cose sotto minaccia di punizione o aggressione.

Hanno dichiarato una guerra mondiale contro la sinistra e contro Cuba, considerata la capitale del comunismo nel XXI secolo. In base alla filosofia di questo nuovo mandato, nel paese delle presunte libertà è vietato protestare contro le politiche dello Stato che impoveriscono la maggioranza della popolazione, mentre le élite al potere si arricchiscono in modo scandaloso.

Accusando Cuba non cercano solo un capro espiatorio, un agente esterno, ma cercano qualcuno da incolpare per le proteste dei settori più colpiti da un’economia che arricchisce i ricchi e impoverisce i poveri fino a limiti insostenibili.

Stanno criminalizzando la protesta senza analizzarne le cause e, in modo opportunistico, stanno cercando una nuova scusa per sostenere la loro politica genocida contro Cuba, che il mondo condanna.

Lasciate che Cuba viva in pace! E lasciate in pace anche la parte più nobile del popolo americano che storicamente ha lottato per i diritti umani di altri popoli, senza aspettarsi riconoscimenti e affrontando spesso persecuzioni, carcere e rischi per la propria vita.

Cuba non è una minaccia, né per gli Stati Uniti né per nessun altro paese sulla Terra! Siamo un popolo nobile, che salva vite dove altri distruggono, che invia medici e insegnanti dove altri lanciano bombe, che forma professionisti altamente qualificati provenienti da varie nazioni, in progetti di cooperazione portati avanti nonostante le più gravi carenze!

In questi giorni di fine anno accademico, tesi e difficili come solo questo popolo sa bene, le università cubane hanno laureato 30.185 giovani professionisti, 735 dei quali provenienti da 62 paesi. E un dato che ci onora di mostrare: ventitré nuovi medici palestinesi e cinque statunitensi. È a questo che chiamano terrorismo, è a questo che chiamano minaccia?! 

Tutto ciò che Cuba fa, tutto ciò che la Rivoluzione cubana può dimostrare con i suoi programmi e con i fatti, è una solida storia di 67 anni di instancabile difesa della propria sovranità, della solidarietà e della cooperazione internazionale a favore della vita, della salute, dell’istruzione e della scienza.

L’unica minaccia alla sicurezza nella regione, la vera e reale minaccia alla pace mondiale e alla vita umana, è la politica di aggressioni che provoca carestie, impoverimento, migrazioni disordinate, caos, instabilità e decine di migliaia di morti in tutto il mondo.

Cuba non è la prima né sarà l’ultima vittima di quel tipo di guerra che blocca, soffoca e cerca di provocare disordini sociali con l’unico scopo di imporre governi allineati agli interessi imperiali.

Per questo motivo, da questa tribuna, denuncio che Cuba è vittima di un genocidio freddamente calcolato!

Il governo degli Stati Uniti ha consapevolmente progettato e attuato una politica di massima asfissia economica contro il popolo cubano. Ha inasprito la sua politica di blocco, in atto da sei decenni, imponendo un accerchiamento energetico e finanziario, provocando una profonda crisi nel sistema elettrico, che si traduce in blackout di oltre un giorno, paralisi delle industrie e ripercussioni su decine di migliaia di lavoratori.

L’immenso dolore delle famiglie cubane trova conferma nelle statistiche: decessi causati dalla mancanza di medicinali che per decenni il Paese ha prodotto e distribuito gratuitamente o a prezzi agevolati e che oggi non riesce più a garantire; oltre 100.000 interventi chirurgici che non possono essere programmati né eseguiti, poiché gli ospedali non possono essere protetti dai blackout imprevisti causati dai già frequenti crolli del Sistema Elettrico Nazionale e dalla mancanza di carburante per le centrali di riserva; oltre 118.000 pazienti affetti da cancro, tra cui 1.200 bambini, che non possono ricevere le terapie di prima linea e sono costretti a ricorrere a trattamenti alternativi di seconda e terza linea; e, cosa altrettanto o ancora più dolorosa, il tasso di mortalità infantile è salito a 9,3 ogni 1.000 nati vivi, contro i 4 o 5 registrati negli anni precedenti. Dietro a questi numeri si nascondono i volti di bambini che non hanno potuto vedere la luce del mondo come conseguenza diretta del blocco e della sua natura genocida!

Le misure coercitive unilaterali – «sanzioni» come le definiscono gli Stati Uniti, il cui governo si ritiene in diritto di sanzionare il resto del pianeta – vengono condannate ogni anno dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in quanto contrarie al diritto internazionale. È illegale e criminale martirizzare un popolo solo per spingerlo a ribellarsi contro il proprio governo; non si può nemmeno definirlo uno strumento di politica estera.

L’embargo è un’arma di guerra e causa morti. Di fronte alla sua condanna internazionale e alla nobile e crescente solidarietà dei popoli che riceviamo, i nuovi falchi alla guida del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti hanno diffuso un rapporto calunnioso sulla presunta influenza sovversiva di Cuba contro quel paese. Come afferma la Dichiarazione del nostro Ministero degli Affari Esteri, si tratta di un mediocre opuscolo propagandistico che, attraverso la costruzione di leggende accusatorie, mira a creare consenso per un’eventuale aggressione militare.

Denunciamo che coloro che hanno ideato questa politica di asfissia, coloro che la attuano e la sostengono, sono responsabili delle sofferenze del popolo cubano! Sono responsabili delle morti causate dalla mancanza di accesso ai beni di prima necessità! Sono responsabili della carestia che intendono imporre e la storia non li perdonerà!

Denunciamo anche coloro che tacciono e tollerano gli eccessi dell’estremista destra fascista statunitense, ormai sfrenata, che mente, ruba, uccide e pretende di ergersi a Dio di tutti i destini.

L’embargo degli Stati Uniti funziona solo grazie alla complicità di coloro che temono il potere di Washington più del giudizio della storia.

Questo è un nuovo appello alla coscienza del mondo: non diventate complici di un altro genocidio.

Ogni volta che una parte del mondo tace di fronte all’aggressione contro Cuba, si indebolisce il diritto internazionale. Ogni volta che un governo accetta le sanzioni illegittime degli Stati Uniti, si erode il principio di non intervento. Ogni volta che un’azienda viene costretta ad abbandonare i propri investimenti a Cuba e altre non si decidono a realizzarli per paura di ritorsioni, si rafforza la dittatura economica di un’unica potenza.

Prima sono stati Gaza, il Libano, l’Iran, oggi è Cuba. Domani potrebbe essere qualsiasi altra nazione.

Non dimentichiamo che la solidarietà che finalmente si sta levando in tutto il mondo per Gaza è arrivata troppo tardi per oltre 70.000 palestinesi, di cui circa 21.000 bambini, le cui ceneri fanno parte delle orribili montagne di macerie in cui i genocidi sionisti hanno trasformato quella striscia di terra martoriata.

Ecco perché oggi affermo che difendere Cuba dalla crudeltà dei suoi carnefici non è qualcosa che può aspettare!

Difendere Cuba con forza e urgenza significa arginare l’avanzata delle idee suprematiste, razziste, xenofobe, elitarie, escludenti, nemiche della vera libertà e dell’emancipazione umana!

Difendere Cuba significa lottare contro il colonialismo del XXI secolo, contro l’egemonismo, contro la pretesa che un solo paese decida il destino di tutti! Non esistono nazioni superiori e inferiori. Il mondo diviso tra imperatori e sudditi è stato sconfitto dopo secoli di lotta e non può tornare indietro.

Contro i tentativi di riportare l’umanità ai momenti più bui del suo passato si levano forze e voci in tutto il mondo.

Cuba conosce, riconosce e accoglie i popoli e i governi, compresi i rappresentanti della parte più nobile del popolo statunitense, che rischiano tutto per portare il loro contributo di solidarietà e sostegno all’isola.

Alle donne e agli uomini come quelli della flottiglia di Open Arms e del convoglio Nuestra América, ai movimenti sociali dell’America Latina e dei Caraibi che hanno mantenuto la solidarietà con Cuba nonostante le pressioni di Washington.

Alle organizzazioni per i diritti umani che denunciano i crimini dell’embargo davanti ai forum internazionali.

Ai gruppi parlamentari e ai legislatori di vari paesi che lavorano tenacemente per condannare le sanzioni illegittime.

Alle organizzazioni della società civile europea che hanno mantenuto i legami con Cuba nonostante le minacce.

Ai movimenti sociali, pacifisti e anti-imperialisti di tutto il mondo, che comprendono che la lotta contro l’egemonismo è la lotta per la pace, e ai raggruppamenti di paesi del Sud del mondo che condividono la convinzione che la sovranità non sia negoziabile.

Un ringraziamento speciale a tutti i governi che hanno votato a favore della risoluzione cubana contro l’embargo e l’isolamento energetico all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nonostante le pressioni offensive del governo degli Stati Uniti.

Un ringraziamento speciale ai gruppi di solidarietà con Cuba che ci fanno visita e sono presenti a questo evento: Pastori per la Pace; Carlota’s Warriors di New York; Associazione di Solidarietà con Cuba dell’Australia; Associazione Culturale José Martí di Miami e il progetto Marcapasos (Applausi). La loro presenza è una testimonianza viva del fatto che non siamo soli.

La vostra presenza qui oggi è un atto di coraggio, perché difendere Cuba in tempi di massima pressione significa assumersi dei rischi, significa affrontare le critiche, significa mettere in evidenza l’ipocrisia di chi predica i diritti umani, ma tace di fronte ai crimini di genocidio.

Vi ringraziamo per la vostra solidarietà! Vi ringraziamo per il vostro coraggio! Vi ringraziamo per il vostro impegno per la giustizia!

Siate certi che noi non ci arrenderemo!

Come in quell’alba del 26 luglio, ogni giorno affrontiamo con determinazione la dura quotidianità per scrivere la storia di questo tempo.

In mezzo a difficoltà così grandi, cosa stiamo facendo: stiamo lavorando, stiamo creando, stiamo innovando. In tutti i settori produttivi, operai, contadini, scienziati, intellettuali, artisti e studenti innovano, contribuiscono, modificano le tecnologie per continuare a produrre e continuare a illuminarci, anche se in misura minima; mentre i nostri avversari superano la loro stessa perversità cercando di lasciarci senza luce, senza acqua, senza energia e senza speranze.

La nostra risposta al soffocamento è l’inventiva, la creatività e, anche se questo li infastidisce, anche la gioia del popolo cubano!

La risposta all’embargo è lo sforzo intelligente ed efficiente. La risposta ai tentativi, mai abbandonati, di isolarci e dividerci, è l’unità.

«L’unità è la nostra principale arma strategica», ci ha detto il generale d’esercito Raúl Castro Ruz, in occasione di un nuovo anniversario della Rivoluzione, nel gennaio 2024, e ci ha chiesto di custodirla più della pupilla dei nostri occhi.

L’unità non significa uniformità. Significa che, nonostante le differenze di stile, dinamiche e modi di affrontare le sfide, condividiamo tutti lo stesso obiettivo: che Cuba sia un paese socialista, sovrano, indipendente, dignitoso e, infine, prospero, senza lasciare indietro nessuno. Tutto ciò che va contro questo scopo priverebbe la Rivoluzione del suo senso, perché ogni volta che l’unità si è incrinata nella lunga storia delle lotte del nostro popolo, la Rivoluzione ha perso la strada.

Compatrioti:

La creatività e l’impegno da soli, per quanto eroici possano essere, non bastano a smantellare le strutture dell’assedio. Questa convinzione rende prioritaria, dal punto di vista strategico, l’attuazione delle trasformazioni economiche e sociali in corso. Si tratta di cambiamenti profondi e necessari, che vengono proposti e discussi ormai da diversi anni.

Abbiamo avviato un processo di risanamento macroeconomico e stiamo potenziando tutte le forme di gestione, stimolando il lavoratore e il contadino e aprendo spazi agli investimenti responsabili, sempre nel rispetto del sacro principio secondo cui i cambiamenti non possono prescindere dalla giustizia sociale. Questa è la battaglia economica e sociale di questa generazione.

La missione è molto complessa e irta di rischi, che abbiamo la responsabilità di ridurre al minimo per coloro che si trovano in situazioni di vulnerabilità.

L’audacia che ci ha lasciato in eredità il Moncada ci impone di non avere paura dei cambiamenti, ma in nome dell’ideale supremo di coloro che caddero allora e di coloro che hanno dato tutto nel corso di questi anni, le trasformazioni economiche devono essere guidate da un principio fondamentale: il massimo grado di giustizia sociale.

Riaffermiamo che Cuba è e sarà un paese sovrano, che nessuno, in nessuna circostanza, ha il diritto di decidere per noi, che le decisioni economiche, politiche e sociali sono e saranno nostre!

Questo 2026 ha un significato speciale, e non solo per le cubane e i cubani: l’Anno del Centenario del Comandante in Capo Fidel Castro Ruz ha risonanze universali.

Molto presto cominceranno ad arrivare amici rivoluzionari dai cinque continenti che, con risorse proprie e disposti a condividere la complessa e impegnativa realtà che stiamo vivendo, hanno voluto partecipare al Colloquio e ad altri eventi e attività di celebrazione per i 100 anni di Fidel.

Saranno giorni dedicati all’analisi e al dibattito sulle idee della sua straordinaria eredità, alla valutazione della situazione internazionale e nazionale, nonché del ruolo e del posto della Rivoluzione cubana in uno dei momenti più difficili della sua storia; sarà anche l’occasione per metterci alla prova nello studio e nell’esercizio della pratica rivoluzionaria che ci ha lasciato in eredità il Comandante in Capo.

Nell’anno del suo centenario, noi cubani siamo chiamati a onorare la sua memoria con le parole, ma anche con i fatti: con il lavoro, con l’unità, con la dignità e con sufficiente lucidità e determinazione per attuare nel minor tempo possibile le trasformazioni che il momento e la nazione ci impongono.

Vorrei ora rivolgermi in modo particolare ai giovani cubani. Voi siete il presente e il futuro. Consideratevi eredi del coraggio di Abel Santamaría, di Melba, di Haydée e di tutta quella generazione: quella del Centenario di Martí. Voi siete i giovani del Centenario di Fidel! Siete chiamati a guidare questo momento da ogni quartiere e da ogni angolo di quest’isola. Partecipate e trasformate per il bene di tutti, come un giorno è stato fatto pensando al vostro bene.

Diceva José Martí, ispiratore delle azioni che oggi commemoriamo: «Un popolo ha bisogno di una sola forza: non dubitare della propria forza».

Compatrioti:

L’appello di oggi è all’azione, a non aspettare, a non lamentarsi, a non accontentarsi, a pensare come un paese, a cercare alternative con audacia e creatività, a prendersi cura di ogni risorsa come se fosse l’ultima, a produrre, a sostituire le importazioni, a sviluppare il nostro potenziale. Confidiamo nelle nostre forze! Che ogni cubano, sul proprio posto di lavoro, nei campi, nelle officine, nelle scuole, nei quartieri, sia e si senta protagonista della trasformazione di cui abbiamo bisogno per superare questo momento.

L’appello di oggi è alla speranza!

Come quella mattina di Santa Ana, affrontiamo sfide enormi con la stessa fermezza, con lo stesso ottimismo e con l’incrollabile convinzione nella vittoria.

Noi cubani di oggi siamo anche vincitori dell’impossibile, e in questo 26 luglio riaffermiamo il nostro impegno verso la patria, verso la Rivoluzione, verso le conquiste del socialismo e verso il compito di risollevare un’economia colpita senza pietà da quattro secoli di colonialismo, sei decenni di neocolonialismo e altri sei decenni di blocco, rafforzato fino a trasformarsi in un piano genocida.

Che ogni alba ci trovi pronti alla lotta!

¡Viva el 26 de Julio!

¡Viva la Rebeldía Nacional!

¡Viva Cuba, soberana e independiente!

¡Viva la solidaridad internacional con Cuba!

¡Socialismo o Muerte!

¡Patria o Muerte!

¡Venceremos!

Fonte: Presidencia y Gobierno de Cuba

Traduzione: italiacuba.it

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