Un rapporto del Dipartimento di Stato sostiene che l’influenza cubana si estenda da decenni in tutta l’America Latina e negli Stati Uniti

CUBA
LA CAPITALE DEL COMUNISMO DEL XXI SECOLO
Predisposto dal Dipartimento di Stato (luglio 2026)
PREMESSA
IL RITORNO DELLE POLITICHE MACCARTISTE
Una nuova crociata internazionale contro quella che gli stati uniti chiamano la “sinistra radicale internazionale terrorista”, il cui artefice Marco Rubio falco della Florida, dopo aver letto tutti i manuali della guerra fredda, sembra essere arrivato alla conclusione che tutti i mali di quell’epoca vadano fatti risalire alla scarsa capacità di annientamento messi in campo a quel tempo ovvero che “il bambino andava soffocato nella culla”.
Il Dipartimento di Stato di Marco Rubio convoca il 16 luglio 2026 più di 60 paesi per lanciare un’offensiva globale senza precedenti contro la minaccia transnazionale del terrorismo di sinistra.
Una iniziativa contro tutta la sinistra mondiale, che include nel medesimo contenitore comunisti, socialisti, progressisti, sindacalisti, antifascisti, ambientalisti, movimenti per i diritti civili, organizzazioni per gli emigranti, collettivi femministi, difensori dei diritti umani, ecologisti, movimenti contro la guerra, fino a democratici centristi che abbiano anche una sola volta detto che bombardare mezzo pianeta non è la miglior politica possibile.
Sembra un copione di serie B arrivato con mezzo secolo di ritardo perché si suppone che la guerra fredda sia terminata e che il maccartismo fosse una vergona del passato. Però tutto torna. Torna con un altro linguaggio con altra disponibilità tecnologica, con l’intelligenza artificiale, con una rete sociale e influencer reclutati per tradurre la dottrina del dipartimento di stato nel linguaggio di Tik Tok, YouTube, Facebook, Instagram, etc,, con la parola magica “terrorismo” applicata indifferentemente a tutti. Non importa quello che fai o dici. “Stai attento a organizzarti a marciare a firmare a scrivere a parlare…”.
Il 20 luglio ‘26 il Dipartimento di Stato (Rubio) ha emanato un Rapporto titolato Cuba: The Capital of 21° Century Communism.
Il vergognoso e demenziale documento raggruppa una tale quantità di menzogne che sembra scritto da dei psicopatici in libera uscita, e comincia così:
“Per quasi settant’anni, il regime cubano ha condotto una campagna di sovversione senza sosta contro gli Stati Uniti. Si tratta di una campagna che si è infiltrata ai vertici del governo statunitense, ha reclutato e formato generazioni di attivisti americani, ha sostenuto un’ondata senza precedenti di terrorismo di sinistra sul suolo americano e ha messo in atto una delle infiltrazioni di intelligence straniera più durature e dannose nella storia degli Stati Uniti. La campagna cubana contro l’America è unica nel suo genere. È irregolare e segreta: anche al culmine della sua potenza militare, L’Avana non ha mai posseduto la capacità di sconfiggere gli Stati Uniti in un conflitto armato convenzionale. I cubani hanno invece perfezionato un nuovo modello di guerra di logoramento a lungo termine, organizzato attorno allo spionaggio, all’infiltrazione, al sabotaggio, alle reti di proxy e a un’infrastruttura rivoluzionaria progettata per mettere l’America contro sé stessa. A differenza di ogni altro aspetto dello Stato fallito di Cuba, questo modello ha prodotto un successo notevole”; per cento pagine prosegue con questo standard di assoluta allucinazione.
Un documento antistorico spesso confuso e contraddittorio dove l’immaginazione, affetta da ideologismo patologico, sovrasta pesantemente e irrimediabilmente la realtà storica e/o giornalistica dei fatti.
La narrazione contiene una inesauribile serie di falsità talmente evidenti che il lettore si chiede a che pro sia stato scritto un tale resoconto, e per quali soggetti, stante che la sua natura infingarda può essere smascherata senza sforzo sin dalle prime battute del testo.
Nel complesso il documento non riesce o non vuole nasconde le basi ideologiche di estrema destra, razziste, misogine e dittatoriali dei redattori. Ogni capitolo fomenta odio e sparge violenza senza economia. In ogni dove emergono evidenti l’insofferenza per le masse popolari e i loro problemi, per tutti quei gruppi che accennino ad allontanarsi dal verbo del potere e del capo, unici portatori della verità rigida e statica dei valori primordiali di una società arcaica e patriarcale.
In definitiva, ogni componente della società mondiale che non si riconosca nei ferrei e indiscutibili dogmi neotestamentari e/o rifiuti gli assiomi del potere statunitense, diventa ipso facto un pericoloso estremista di sinistra ovvero un comunista e di conseguenza un terrorista.
Ritengo che la fortuna del Dipartimento di Stato, nel pubblicare questo abominio, stia nella sua lunghezza, cattiva scrittura e inutilità, elementi più che sufficienti affinché la stragrande maggioranza delle persone, direi praticamente tutti, non ritenga di autoinfliggersi il castigo di leggerlo.
Questa iniziativa arriva mentre lo stesso Marco Rubio apre un’altra controversia internazionale attaccando la corte penale internazionale nel tentativo di annientarla, cercando in questo l’appoggio servile di altri paesi.
Il significato di tutto ciò è “se investigate sui nostri crimini e su quelli dei nostri alleati verremo contro di voi”.
Il fine è creare un mondo dove gli stati uniti possano dichiarare terrorista qualsiasi organizzazione di sinistra o progressista, sanzionare qualsiasi paese che non obbedisca, minacciare qualunque tribunale che investiga sui suoi crimini e presentarsi al contempo come il garante della libertà.
L’America Latina è il laboratorio di questa offensiva che veicola un semplice messaggio “marciare contro la sinistra” ovvero contro chiunque non sia disposto a inginocchiarsi alla volontà dell’impero.
Un “ordine esecutivo” statunitense che insegna come costruire questo nemico interno di sinistra e che, secondo Rubio, tutti devono combattere nei rispettivi paesi. Una lotta senza confini alla minaccia terrorista. Gli usa si ergono come paladini dell’antiterrorismo.
Detto ciò, per i coraggiosi, inviamo la traduzione del testo pubblicato sul sito U.S. Department of State (Stati Uniti d’America), magistralmente diretto da tale Marco Rubio.
Le Presidenza
CUBA
LA CAPITALE DEL COMUNISMO
DEL XXI SECOLO
PREDISPOSTO DAL DIPARTIMENTO DI STATO (luglio 2026)
L’attacco di Cuba agli Stati Uniti non è mai stato, nella sua essenza, una disputa sulla politica economica, sulla sovranità o persino sulla proprietà di un territorio specifico.
Si è trattato di una rivoluzione contro la civiltà occidentale stessa, condotta, in parte, attraverso il metodo inedito e insidioso di persuadere i figli dell’Occidente a rivoltarsi contro la propria eredità.
Indice
I Lo Stato rivoluzionario
II Nascita di una nuova sinistra
III Esportazione della Rivoluzione
IV Un impero di spionaggio
V Turismo Rivoluzionario
VI Rivoluzione Raziale
VII Gruppi di facciata e Compagni di viaggio
VIII Internazionale Antiamericana
IX Conclusioni
I. Lo Stato Rivoluzionario
Per quasi sette decenni, il regime cubano ha condotto una campagna costante di sovversione contro gli Stati Uniti. È una campagna che ha infiltrato i massimi livelli del governo degli Stati Uniti, reclutato e coltivato generazioni di attivisti americani, sostenuto un’ondata senza precedenti di terrorismo di sinistra sul suolo americano e portato a termine una delle penetrazioni di intelligence straniera più durature e dannose della storia americana. La campagna cubana contro l’America è unica. È irregolare e segreta – anche al culmine della sua potenza militare, L’Avana non ha mai avuto la capacità di sconfiggere gli Stati Uniti in un conflitto armato convenzionale. Invece, i cubani perfezionarono un nuovo modello per una lunga guerra di logoramento, organizzata attorno a spionaggio, infiltrazione, sabotaggio, reti proxy e un’infrastruttura rivoluzionaria progettata per mettere l’America contro sé stessa. A differenza di ogni altro aspetto dello stato fallito di Cuba, questo modello ha prodotto un successo notevole. Per oltre mezzo secolo, questa piccola nazione insulare con un’economia cronicamente in declino ha operato al centro di una vasta rete emisferica. I cubani addestrarono e armarono decine di migliaia di guerriglieri di sinistra, supervisionarono insurrezioni violente che gettarono nel caos più continenti e sostennero attacchi estremisti mortali in tutti gli Stati Uniti. L’isola stessa divenne il principale porto sicuro per terroristi americani fuggitivi – in fuga dalla giustizia per attentati, rapine a mano armata e omicidi – oltre a una base operativa avanzata per un cast rotante di potenze straniere ostili. Agenti cubani si sono infiltrati ai massimi livelli del Dipartimento di Stato, del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e del Pentagono, operando sotto copertura per decenni senza essere scoperti. Ma la sfera più efficace e duratura della campagna cubana contro l’America si è svolta sul fronte ideologico. Dagli anni ’60, il regime è stato il cuore pulsante di un nuovo e distinto tipo di marxismo, forgiato attorno a un risentimento predominante e a un odio fondamentale verso gli Stati Uniti e l’Occidente più ampio. I cubani si dedicarono a reclutare, coltivare e mobilitare una coalizione globale di attivisti, intellettuali e gruppi politici attorno a questa causa, costruendo una vasta rete rivoluzionaria che plasmò una quota sproporzionata dei movimenti estremisti più famosi e influenti d’America, dalle Black Panthers e i Weather Underground fino ad Antifa.
Oggi, quella rete continua a mantenere legami con potenti organizzazioni no-profit di sinistra, collettivi anti-ICE, gruppi socialisti e organizzazioni militanti marxiste in tutti gli Stati Uniti. Fin dai suoi primi anni al potere, il regime cubano ha creduto che la propria sopravvivenza e i propri interessi strategici fossero indissolubilmente legati all’avanzata della sinistra rivoluzionaria all’interno degli Stati Uniti. Questa convinzione è stata uno dei principi trainanti della politica estera cubana fino ai giorni nostri. Ma a differenza della maggior parte degli altri stati ostili, gli sforzi di Cuba per plasmare la politica americana non sono guidati esclusivamente da interessi geopolitici materiali. I cubani hanno sempre visto la rivoluzione in America come un fine a sé stante. È impossibile comprendere la Cuba moderna senza prima comprendere questo carattere unico e distintivo. Dalla sua fondazione nel 1959, la ragion d’essere del regime all’Avana è stata l’esportazione violenta del comunismo all’estero. Ma il suo vero obiettivo – sopra ogni altro nemico momentaneo – sono sempre stati gli Stati Uniti. La forma specifica e peculiare di marxismo che il governo cubano contribuì a sviluppare e seminare era
particolarmente adatta a questo scopo. Mentre il comunismo sovietico era spesso guidato da preoccupazioni più pratiche delle grandi potenze – la preservazione dell’impero sovietico e la difesa dei suoi interessi materiali nel mondo – il suo successore cubano era costruito attorno a un’ossessione quasi singolare per la “liberazione” del Sud Globale dai suoi oppressori coloniali occidentali. Nella mente dei cubani, c’era una sola strada per raggiungere questo obiettivo: la distruzione del regime imperialista yankee. La rappresentazione comune di Cuba come ex stato cliente dell’Unione Sovietica è, nel migliore dei casi, incompleta. Sebbene L’Avana mantenne una stretta collaborazione con Mosca durante tutta la Guerra Fredda e si affidasse al patrocinio russo per i bisogni materiali essenziali, i cubani non furono mai solo un proxy sovietico. In effetti, nel corso della seconda metà del ventesimo secolo, Cuba e Unione Sovietica arrivarono a rappresentare poli sostanzialmente diversi nel movimento marxista globale. Il comunismo cubano contribuì a plasmare una forma distinta e unicamente pericolosa di sinistra rivoluzionaria – costruita attorno a rancori razziali, sociali e persino culturali piuttosto che su conflitti di classe economici – che si sarebbe poi affermata come il genere dominante del radicalismo di sinistra a livello globale. Mentre il crollo dell’Unione Sovietica e i profondi cambiamenti economici e politici in Cina resero in gran parte estinto il modello sovietico di comunismo, il progetto marxista cubano non solo sopravvisse, ma prosperò. Il potere istituzionale del leninismo, dello stalinismo e persino del maoismo – almeno nelle loro forme ortodosse originali – è stato gravemente ridotto. Ma il progetto ideologico di Castro ora gode di qualcosa che si avvicina all’egemonia ideologica nei circoli di sinistra sia all’interno che all’esterno dell’Occidente. All’inizio del ventunesimo secolo, L’Avana aveva consolidato il suo posto come capitale ideologica della sinistra radicale moderna.
II. Nascita di una Nuova Sinistra
“Mi sono giurato che gli americani avrebbero pagato caro per ciò che stavano facendo. Quando questa guerra sarà finita, inizierà per me una guerra molto più ampia e grande: la guerra che sto per lanciare contro di loro. Mi sto dicendo che questo è il mio vero destino.” – Fidel Castro in una lettera alla sua assistente e confidente Celia Sánchez nel 1958 –
Alla fine degli anni ’50, molti nella sinistra occidentale si erano disillusi del comunismo sovietico – sia dall’istituzione che dall’ideologia stessa. Il sistema sovietico sembrava sempre più esausto; più che l’avanguardia di una rivoluzione globale una burocrazia industriale stagnante governata da vecchi capi di partito. Questa percezione fu ulteriormente accentuata dalla politica estera di Nikita Khrushchev di “pacifica convivenza” con gli Stati Uniti, che sembrava aver rinunciato al sogno del comunismo mondiale per un equilibrio stabile di potere tra le sfere capitalista e socialista. Per molti giovani radicali – soprattutto in Occidente – sembrava una resa.
L’alienazione della sinistra dai sovietici fu accelerata da una serie di scandali. All’inizio del 1956, Khrushchev tenne un ormai famoso discorso al Ventesimo Congresso del Partito Comunista Sovietico denunciando i crimini di Stalin: le purghe, i processi farsa, le esecuzioni di massa e la brutale repressione dei presunti “nemici” interni. Per i comunisti di tutto il mondo che avevano
passato decenni a insistere che le notizie sul terrorismo sovietico fossero calunnie capitaliste, il discorso fu sia una catastrofe politica che psicologica. Il loro shock e orrore aumentarono ancora di più tardi quell’anno, quando Krusciov inviò i carri armati sovietici a reprimere la rivoluzione ungherese, soffocando con la violenza la rivolta popolare sotto gli occhi del mondo intero, sotto la stessa bandiera che i progressisti avevano celebrato come simbolo di liberazione.
In America, in particolare, la crescente disillusione della sinistra verso il progetto sovietico fu accompagnata contemporaneamente da dure repressioni governative contro i suoi organi istituzionali interni – liste nere, indagini e procedimenti giudiziari dell’era McCarthy, e una serie di leggi anticomuniste sia a livello statale che federale. Nel 1947, si dice che il Partito Comunista USA vantasse ben oltre 75.000 membri. Nel 1959, secondo una stima, quel numero era sceso sotto i 5.000.
Quello stesso anno, un vittorioso Fidel Castro marciò all’Avana, accolto dagli applausi esultanti di folle enormi.
Per la sinistra occidentale – in particolare negli Stati Uniti – Cuba era l’araldo di un nuovo tipo di rivoluzione. Era animato da uno zelo missionario che Mosca aveva ormai dimenticato, e offriva una teoria nuova della lotta e della liberazione. Mentre il marxismo classico sosteneva che la rivoluzione fosse possibile solo in condizioni materiali specifiche, che si sarebbero sviluppate nel tempo in fasi determinate – dal feudalesimo al capitalismo, dal capitalismo al socialismo, e così via – Castro e i suoi compagni non erano affatto interessati a deferire alle forze astratte della Storia. Al posto delle teorizzazioni accademiche di Marx ed Engels, i cubani parlavano di lotta, volontà, azione. La famosa esortazione di Castro nella sua Seconda Dichiarazione dell’Avana (1962) sarebbe diventata un grido di battaglia per i radicali di tutto il mondo: “Il dovere di ogni rivoluzionario è fare la rivoluzione.”
Ma le differenze tra L’Avana e Mosca erano molto più profonde di semplici disaccordi strategici.
Il marxismo, almeno nella sua forma ortodossa, non era il grido di battaglia originale della Rivoluzione cubana; Castro si definiva radicale, rivoluzionario, combattente per la libertà, ma negava ripetutamente di essere comunista. (All’epoca – nel 1959 – anche la CIA era giunta internamente alla stessa conclusione, anche se la sua valutazione si è rapidamente evoluta negli anni successivi). Fu solo alla fine del 1961, quasi tre anni dopo aver preso il potere – e solo dopo la consolidazione dell’alleanza cubano-sovietica – che Castro si dichiarò “marxista- leninista.”
Anche allora, il marxismo di Castro era radicalmente diverso dal suo omologo sovietico. Era permeato da qualcosa di nuovo: la dottrina del tercermundismo (“Terzo Mondo”). Il concetto di “Terzo Mondo” era emerso inizialmente nel contesto della Guerra Fredda, riferendosi al blocco di nazioni in Asia, Africa, America Latina e Medio Oriente che non appartenevano né alla sfera capitalista americana del “Primo Mondo” né a quella socialista sovietica del “Secondo Mondo”.
Ma nella Cuba di Castro, il concetto si sarebbe indurito sia in un’ideologia consapevole sia in un’identità rivoluzionaria.
La Conferenza Tricontinentale di Cuba nel 1966 fu un evento fondamentale nell’inaugurazione del Terzo Mondo come progetto rivoluzionario globale. La conferenza riunì più di 500 delegati rivoluzionari rappresentanti movimenti “anti-imperialisti” provenienti da 82 paesi: rivoluzionari africani, arabi, asiatici e latinoamericani si riunirono all’Avana sotto la bandiera di una nuova identità, una nuova dottrina e un nuovo nemico. Seguì una lunga serie di conferenze, commissioni e congressi che avrebbero plasmato la rivoluzione del Terzo Mondo a Cuba nel decennio successivo.
Organizzazioni partecipanti alla Conferenza Tricontinentale (1966)
Sud-Ovest Africa, Angola, Algeria, Argentina, Basutoland, Bechuanaland, Bolivia, Brasile, Burundi, Cambogia, Colombia, Congo (B), Congo (L), Corea, Costa Rica, Cuba, Cile, Cina, Cipro, Ecuador, El Salvador, Ghana, Guadalupa, Guatemala, Guiana-Cayenne, Guinea (portoghese), Haiti, Honduras, India, Indonesia, Iran, Iraq, Isola Mauritius, St. Thomas & Prince, Giamaica, Giappone, Giordania, Kalimantan del Nord, Kenya, Congresso Nazionale Africano del Sudafrica; Movimento Popolare per la Liberazione dell’Angola (MPLA) Unione Nazionale dell’Africa Sudoccidentale (SWANU) Comitato Nazionale Algerino di Solidarietà Afro-Asiatica (FLN) Comitato Nazionale per la Conferenza dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina, Partito del Congresso del Basutoland, Comitato Nazionale del Partito Popolare Bechuanaland per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Federazione dei Lavoratori del Burundi Comitato Nazionale di Solidarietà Afro-Asiatica Cambogiana per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Comitato Nazionale Rivoluzionario del Congo Consiglio Nazionale per la Liberazione del Congo Comitato Coreano per la Solidarietà Afro- Asiatica Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Fronte d’Azione Popolare (FRAP) Partito Comunista Cubano (PCC) Comitato Cinese per la Solidarietà Afro-Asiatica Comitato di Solidarietà di Cipro Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Comitato Nazionale del Partito Popolare per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Forze Armate Ribelli Asiatiche e America Latina (FAR) Partito Popolare Progressista (PPP) Comitato di Solidarietà Guianese per la Prima Conferenza Tricontinentale Partito Democratico della Guinea Partito Africano per l’Indipendenza della Guinea Portoghese Fronte Democratico Unificato di Liberazione Nazionale Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Associazione Indiana per la Solidarietà Afro-Asiatica Associazione della Solidarietà Afro-Asiatica Comitato Iraniano per la Solidarietà Afro-Asiatica Comitato iracheno di solidarietà afro-asiatica, Partito Progressista del popolo di Mauritius, Comitato per la liberazione di San Tommaso e Principe, Comitato nazionale di solidarietà per la Conferenza dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina, Comitato giapponese di solidarietà afro-asiatica, Comitato di solidarietà afro-asiatica della Giordana, Organizzazione del Kalimantan Settentrionale per la solidarietà dei popoli afro-asiatici, Indonesia. Kenya Unione Nazionale Africana (KANU) 11 Laos Libano Malesia Martinica Marocco Messico Mongolia Mozambico Nepal Nicaragua Niger Nigeria Oman Pakistan Palestina Panama Paraguay Penisola Arabica
Perù Porto Rico Repubblica Araba Unita Repubblica Dominicana Repubblica Dominicana Repubblica Democratica del Vietnam Ruanda Siria Somaliland Swaziland Sudan Thailandia Tanzania Trinidad Tobago Uganda U.R.S.S. Uruguay Venezuela Vietnam del Sud Yemen Yemen Sud Yemen Zimbabwe Comitato Afro-Asiatico di Solidarietà Afro-Asiatica del Partito Socialista Progressista Haksat per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Unione Nazionale delle Forze Popolari per la Liberazione Nazionale (MLN) Comitato Mongolo del Fronte di Liberazione della Solidarietà Afro-Asiatica del Mozambico (FRELIMO) Comitato Afro-Asiatico di Solidarietà Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Sawaba Party Congresso della Gioventù Nigeria, Partito Socialista dei Contadini e dei Lavoratori Ufficio dell’Oman Comitato pakistano dell’Organizzazione di Solidarietà del Popolo Afro-Asiatico per la Liberazione della Palestina Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Fronte Socialista per la Liberazione della Penisola Arabica Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Movimento Pro-Indipendenza Comitato di Solidarietà Afro- Asiatica (Unione Socialista Araba) Comitato Nazionale per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Comitato di Solidarietà Afro-Asiatica Repubblica Democratica del Vietnam Ruandese Burundi Unione Nazionale del Partito per l’Indipendenza Africana Comitato per la Solidarietà Afro-Asiatica Partito del Movimento Popolare dello Swaziland Partito Progressista Partito Democratico dei Popoli Thailandia Fronte Patriottico Tanganyka Comitato Nazionale dell’Unione Nazionale Africana per la Conferenza di Solidarietà dei Popoli d’Africa, Asia e America Latina Congresso del Popolo dell’Uganda Comitato Sovietico per la Solidarietà Afro-Asiatica Fronte di Sinistra di Liberazione (FIDEL) Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) Comitato di Solidarietà Afro-Asiatica Yemen Comitato di Solidarietà Afro-Asiatica Fronte di Liberazione Nazionale dello Yemen del Sud occupato Zimbabwe Unione del Popolo Africano Da questo contesto è emersa una nuova teoria di Politica rivoluzionaria. La lotta si era estesa da una guerra di classe a un conflitto di civiltà molto più ampio, che chiedeva non solo uguaglianza economica, ma anche trasformazioni sociali, culturali e persino spirituali. I suoi sostenitori parlavano il linguaggio di una singola lotta planetaria – che si estendeva dal campo di battaglia all’aula – tra l’Occidente e il Terzo Mondo. Secondo loro, l’agente rivoluzionario non era più il proletariato industriale, ma le nazioni e i popoli colonizzati del Sud Globale.
L’antagonista principale della storia mondiale non era più il “capitale”, ma la civiltà occidentale stessa.
Come ha riportato con approvazione la rivista socialista Jacobin all’inizio di quest’anno, fu Cuba a “essere vista da molti nel Terzo Mondo come il luogo ideale per ripensare radicalmente l’anticolonialismo, l’antiimperialismo e la decolonizzazione.” Ciò che Cuba proponeva, scrive Jacobin, “era essenzialmente una decolonizzazione del pensiero marxista“.
La storia, secondo la classica vecchia sinistra, era la storia della lotta di classe. Il proletariato era una classe universale – senza razza e senza nazione, almeno in linea di principio. Il regime
cubano, al contrario, affermava di parlare a nome dei popoli colonizzati di Asia, Africa e America Latina – e, cosa cruciale, dei loro presunti omologhi interni all’interno dei paesi occidentali. Castro, Che Guevara e gli altri evangelisti dell’Avana dichiararono che il Terzo Mondo era unito da una singola lotta per la liberazione, e che questa lotta si estendeva alle metropoli imperiali stesse, ai popoli razzialmente oppressi che vivevano all‘interno delle potenze occidentali. L’americano nero di Detroit, in questa versione, non era prima di tutto un “lavoratore”; era un suddito colonizzato, fratello rivoluzionario del contadino vietnamita e del ribelle congolese, membro di una colonia distintiva del Terzo Mondo radicata nel cuore dell’impero.
L’Avana stava raccontando una nuova storia – una che era sia più romantica che più radicale della sua predecessora sovietica. Era una storia in cui il Pantera Nera, il militante portoricano e il radicale studentesco antiguerra facevano parte dello stesso dramma globale del rivoluzionario cubano, del ribelle algerino e del guerrigliero colombiano.
Secondo Cuba, i popoli oppressi del mondo – da Harlem ad Hanoi – condividevano tutti un solo nemico. Lo stesso imperialismo yankee razzista che ha vittimizzato Africa, Asia e America Latina stava vittimizzando neri e altre minoranze all’interno degli Stati Uniti. Il famoso appello di Che Guevara per “due, tre o molti Vietnam” nel suo “Messaggio al Tricontinentale” del 1967 – esortando i suoi colleghi rivoluzionari ad aprire cento fronti di guerra contro l’impero americano – non era rivolto solo al Sud Globale, ma ai radicali americani nel ventre della bestia.

Fidel Castro tiene un discorso all’Avana, Cuba, nel gennaio 1959, poco dopo aver preso il potere
E i radicali americani ascoltavano. Gli anni successivi avrebbero visto un’esplosione senza precedenti di violenza e terrore di sinistra in tutti gli Stati Uniti. In un periodo di 18 mesi tra il
1971 e il 1972, l’FBI contò circa 2.500 attentati su suolo americano – un tasso di quasi cinque al giorno.
L’ondata di terrore di estrema sinistra che travolse l’America nella seconda metà del ventesimo secolo non fu solo ispirata, ma attivamente facilitata da Cuba. Il famigerato Weather Underground fu plasmato dai contatti diretti della sua leadership con funzionari cubani, e spie cubane fornirono supporto operativo segreto al gruppo terroristico di estrema sinistra durante i suoi attentati in tutti gli Stati Uniti negli anni successivi. Delegazioni di radicali americani si recarono a Cuba per apprendere le tattiche del terrorismo urbano e della guerriglia. Gli agenti dell’intelligence cubana contribuirono a fondare, addestrare e armare gruppi comunisti portoricani che si sarebbero rivelati tra i gruppi terroristici più attivi e letali della storia americana. E quando i leader dei Black Panther cercarono di sfuggire alla giustizia per i propri crimini sul suolo americano, fu a Cuba che trovarono un porto sicuro.
Fu l’Avana, non Mosca, a emergere come capitale della nuova ideologia della rivoluzione. Col tempo, i sovietici avrebbero sostenuto molte delle insurrezioni e dei movimenti rivoluzionari del Terzo Mondo nel Sud Globale, vedendo il valore strategico evidente nell’acquisire nuovi stati clienti e nell’indebolire l’influenza globale del blocco capitalista americano. Ma l’abbraccio del Cremlino al Terzo Mondo da parte del Cremlino è sempre stato un matrimonio di convenienza, condotto con un imbarazzante disagio ideologico; I sovietici non riuscirono mai a capire bene come conciliare le loro dottrine stravaganti con la linea ortodossa del partito marxista.
Parlavano il Terzomondismo come una seconda lingua. I cubani la parlavano come lingua madre.
Mentre la vecchia sinistra sovietica era stata costruita attorno al partito, ai sindacati e alle teorie marxiste della lotta economica di classe, la Nuova Sinistra era animata dal Black Power, dal femminismo radicale, dalla liberazione del Terzo Mondo e – soprattutto, dal radicale rifiuto della cultura, della storia e dell’identità occidentali in tutte le sue forme. Come dimostrerà questo rapporto, è quasi impossibile sopravvalutare l’influenza che la Rivoluzione Cubana ebbe su questo spostamento, sia negli Stati Uniti che nel mondo. Come fu citato nell’attivista studentesco della Nuova Sinistra Allen Young nel 1970: “Fidel, Che Guevara e Regis Debray sono davvero “L’influenza sui nostri movimenti… la cosa eccitante della Rivoluzione cubana era che fu la prima rottura con la Vecchia Sinistra. Castro fu uno dei padri della Nuova Sinistra.”
Molte delle specifiche organizzazioni della Nuova Sinistra degli anni ’60-’70 erano scomparse.
Ma l’influenza di Cuba si è poi scavata molto più profondamente nelle istituzioni americane.
Attraverso la coltivazione di attivisti americani, l’infiltrazione nelle università americane, la sua vasta influenza e reti di spionaggio, e la sua posizione come centro spirituale della rivoluzione del Terzo Mondo – diventando una meta di pellegrinaggio per generazioni di attivisti e intellettuali della Nuova Sinistra – Cuba ha svolto un ruolo fondamentale nel plasmare la sinistra radicale americana dagli anni ’60 fino ad oggi.
III. Esportazione della Rivoluzione
“Quasi ogni Repubblica Latinoamericana ha sentito almeno una volta l’interferenza [di Cuba]… Non appena Castro assunse il potere a Cuba nel gennaio 1959, l’Avana divenne il centro delle operazioni sovversive contro altri paesi dell’America Latina.” – Memorandum di intelligence statunitense, settembre 19714.

Fin dall’inizio, la politica estera di Castro fu organizzata attorno alla sua singolare ambizione di esportare la sua rivoluzione attraverso l’emisfero. E nessun nemico si è classificato più in alto nella sua lista come gli Stati Uniti.
Castro lanciò la sua campagna di evangelizzazione in America quasi immediatamente dopo aver preso il potere. Il Fair Play for Cuba Committee (FPCC), fondato nell’aprile 1960 a New York e finanziato dal nuovo regime di Castro, fu il primo di molti gruppi dedicati alla costruzione di una colonna rivoluzionaria cubana negli Stati Uniti. Il gruppo pubblicò annunci a pagina intera sul New York Times, organizzò delegazioni americane all’Avana, ospitò proteste e scioperi pro- Castro e costruì sedi locali in tutto il paese per promuovere la visione rivoluzionaria della “Nuova Cuba”.
Nel 1966, Castro convocò la Conferenza Tricontinentale. Tra le organizzazioni partecipanti c’erano l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, il Viet Cong, il Movimento Pro- Indipendenza di sinistra di Porto Rico, il Congresso Nazionale Africano del Sudafrica e l’Unione Popolare Africana dello Zimbabwe, i cui guerriglieri – inclusi quadri addestrati a Cuba – si sarebbero uniti ai militanti dell’ANC per portare la rivoluzione africana in Rhodesia l’anno successivo. La rivista Tricontinentale, nata dalla conferenza, divenne di grande influenza globale a pieno titolo, pubblicando numeri trimestrali ricchi di saggi radicali, poesie e arte, che arrivavano a decine di migliaia di lettori in quasi 90 paesi. Per decenni, Tricontinental è stato il
veicolo più influente per l’iconografia globale dell'”anti-imperialismo”: i suoi manifesti pieghevoli del Che, Ho, Lumumba e altri rivoluzionari del Terzo Mondo e i suoi colorati volantini “Yankee Out!” passavano attraverso ogni editore, gruppo studentesco, libreria e comitato organizzatore della Nuova Sinistra in Occidente.
Tre anni dopo nacque la Brigata Venceremos. Nel mezzo secolo successivo, la Brigata trasportò migliaia di radicali americani sull’isola per fare rete con i funzionari del regime e ricevere “educazione politica” sui principi della Rivoluzione cubana. I funzionari statunitensi avrebbero presto scoperto che il programma era dominato da spie cubane, progettato e gestito come veicolo per gli agenti dell’Avana per infiltrarsi e modellare l’ambiente radicale americano.
Nel decennio successivo alla Rivoluzione cubana, emerse un vasto ecosistema di gruppi americani – molti dei quali strettamente legati all’intelligence cubana – per promuovere la causa del nuovo regime. Nel 1962, il New York Times riportò che un gruppo che si faceva chiamare “North American Friends of Cuba” aveva formato una “colonia di esiliati americani molto rumorosa a Cuba.” Tra questi espatriati americani c’era Robert F. Williams, che aveva lasciato il suo ruolo di leader della NAACP in North Carolina e si era trasferito a Cuba. Sull’isola, scrisse il Times, Williams era rapidamente diventato “l’esiliato d’onore” del regime di Castro; nonostante non parlasse una parola di spagnolo, era un oratore molto richiesto ai raduni all’Avana e alla televisione e radio cubane.
Oggi, Williams è considerato uno dei padrini intellettuali del movimento militante americano del “Black Power”. Ma molte delle sue idee non ebbero origine su suolo americano; furono proiettati nel paese da Cuba, con il sostegno entusiasta del nuovo governo comunista. I rapporti indicano che Castro intervenne personalmente per garantire che Williams avesse accesso a un potente trasmettitore da 50.000 watt, che consentiva al suo programma settimanale “Radio Free Dixie” di raggiungere un pubblico che si estendeva fino nel cuore degli Stati Uniti. Dall’Avana, gli appelli settimanali di Williams alla rivoluzione razziale si udivano sulle onde radio di tutta l’America, esortando i neri americani a intraprendere la lotta armata contro il loro paese. Le sue trasmissioni e i suoi scritti ispirarono la nascita di quello che sarebbe poi diventato noto come il Black Panther Party.
Il Terzo Mondo non era solo un pilastro formale dell’ideologia statale cubana; era una strategia di politica estera deliberata. Gli operatori cubani cercarono di reclutare aggressivamente gruppi minoritari americani come agenti rivoluzionari interni. Ex alti ufficiali dell’intelligence cubana testimoniarono in seguito che una delle loro direttive era quella di aggravare “il problema razziale negli Stati Uniti”, sfruttando il conflitto razziale per reclutare simpatizzanti americani e indebolire gli imperialisti yankee. In un incontro del luglio 1980 con rivoluzionari centroamericani, secondo un testimoniale del Senato, Castro stesso avrebbe “vantato che i suoi agenti negli Stati Uniti fossero così laboriosi e ben posizionati da avere la capacità di provocare rivolte razziali in un momento a sua scelta – rivolte razziali su una scala che, secondo lui, avrebbero fatto sembrare i problemi di Miami come una pioggia di sole.” C’erano motivi per credere che non fosse tutto vanteria: due anni dopo, le forze dell’ordine della Florida
testimoniarono di aver catturato affiliati dell’intelligence cubana mentre insegnavano ai giovani neri a Miami a incendiare scuole.
Ma i piani di Cuba per gli Stati Uniti erano molto più ambiziosi di periodici disordini urbani. Nei due decenni successivi, violente insurrezioni di guerriglieri e campagne terroristiche mortali avrebbero attraversato l’emisfero occidentale. Quasi tutte erano collegate, in qualche modo, a una piccola nazione insulare a 90 miglia a sud della costa della Florida.
“Due, tre, molti Vietnam”
Il progetto politico di Cuba è sempre stato inseparabile dai suoi interessi concreti: l’impegno formale del regime per il marxismo e il terzo mondo funge anche da veicolo per le preoccupazioni più pratiche delle élite dirigenti dell’Avana. La dottrina di Guevara dei “due, tre, molti Vietnam” – rovesciare violentemente i governi filoamericani e sostituirli con un blocco di stati rivoluzionari – era sia un imperativo ideologico che strategico. Le rivolte castriste nell’emisfero occidentale non solo promuovono la visione globale della Rivoluzione cubana; espandono inoltre la sfera d’influenza dell’Avana, ottengono nuovi alleati e proxy e rafforzano
la posizione del regime sia all’estero che in patria. (Castro probabilmente si riferiva a una rivolta razziale particolarmente famigerata durata tre giorni avvenuta a Miami appena due mesi prima, dopo che una giuria aveva assolto quattro agenti di polizia di Miami che avevano picchiato mortalmente un motociclista nero. Fu una delle rivolte urbane più violente degli ultimi dieci anni, segnata da attacchi mirati di folle e da diversi omicidi di automobilisti bianchi che furono aggrediti, trascinati dalle loro auto e picchiati a morte a caso mentre attraversavano quartieri neri. In un altro caso, un sessantaseienne è stato bruciato vivo nella sua auto. In totale, la sommossa causò almeno 18 morti, centinaia di feriti, 1100 arresti e 100 milioni di dollari di danni materiali).
Di conseguenza, il regime cubano è indissolubilmente legato a una rete radicale molto più ampia che ha costruito in tutto l’emisfero occidentale. Per più di sei decenni, la Cuba comunista è stata il principale sostenitore del sinistrismo rivoluzionario nelle Americhe. Quasi tutti i movimenti guerriglieri marxisti più noti nel nostro emisfero dal 1959 hanno ricevuto qualche forma di sostegno dall’Avana.
Cuba si affermò come il fulcro della sinistra rivoluzionaria dell’America Latina subito dopo la Conferenza Tricontinentale, quando le 27 delegazioni latinoamericane della conferenza formarono l’Organizzazione di Solidarietà Latino-americana (OLAS). L’organizzazione aveva sede ed era gestita dall’Avana “per coordinare la lotta contro l’imperialismo statunitense.” Alla conferenza inaugurale dell’OLAS l’anno successivo, Castro annunciò chiaramente: “Siamo assolutamente convinti che, a lungo termine, esista una sola soluzione, come espresso nella Risoluzione: la guerriglia in America Latina.”
I gruppi sostenuti da Cuba stavano già iniziando a mettere in pratica quella “soluzione”. Quasi immediatamente dopo aver preso L’Avana nel gennaio 1959, Castro iniziò a pianificare assalti armati contro i governi vicini – lanciando spedizioni contro Haiti, Repubblica Dominicana, Nicaragua e Panama solo in quell’anno. Durante gli anni ’60, il suo regime sostenne gruppi guerriglieri in Venezuela, Colombia, Perù, Brasile, Paraguay, Argentina e Caraibi.
In Uruguay, Cuba ha addestrato e armato i Tupamaros – un gruppo guerrigliero marxista che ha compiuto attacchi mortali contro funzionari interni ed esteri, incluso il rapimento e l’esecuzione di un consigliere per la sicurezza americano. In Argentina, Castro consigliò, sostenne e finanziò i Montoneros, che lanciarono una campagna di rapimenti politici, rapine e assassinii, mentre presumibilmente convogliavano decine di milioni di dollari in denaro del riscatto a Cuba – e in seguito operarono come truppe d’assalto rivoluzionarie dell’Avana in Nicaragua. (Un rapporto della CIA ha anche osservato che i Montoneros erano “tra i guerriglieri latinoamericani addestrati nella guerriglia nell’ultimo anno” in Medio Oriente “come parte di uno sforzo cooperativo tra gruppi palestinesi e Cuba”). Il regime cubano contrabbandò enormi quantità di armi per sinistra radicale cilena. I fondatori dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) marxista della Colombia furono addestrati nei campi guerriglieri cubani e ricevettero un forte sostegno dal regime di Castro. Il fervente sostegno del regime ai guerriglieri colombiani causò successivamente la rottura dei rapporti tra i governi cubano e colombiano, dopo che rivoluzionari del gruppo M-19 addestrati a Cuba occupassero l’ambasciata dominicana a Bogotà e catturarono diversi diplomatici, incluso un ambasciatore statunitense. Lo stallo di 61 giorni che ne seguì divenne una crisi internazionale degli ostaggi che si concluse con il passaggio sicuro per l’Avana dei guerriglieri.
Le impronte di quest’epoca di terrore sostenuto da Cuba sono ancora impresse nella politica latino-americana oggi. Il presidente uscente della Colombia, Gustavo Petro, era egli stesso membro dell’M-19.
I Sandinisti
La Rivoluzione Sandinista fu una delle grandi vittorie dell’Avana nell’emisfero. Nel 1979, il Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale (FSLN) – intitolato ad Augusto Sandino, eroe popolare nicaraguense che guidò una guerra di guerriglia contro l’occupazione statunitense all’inizio del ventesimo secolo – rovesciò il regime di Somoza in Nicaragua e istituì una giunta rivoluzionaria. Cuba era la patrona dell’insurrezione, fornendo quella che un promemoria del NSC del 1979 descrisse come “una quantità incredibile di armi” ai militanti di sinistra. Servì anche come luogo di addestramento, rifugio sicuro e base operativa, ospitando anche un collegamento FSLN all’Avana “per dirigere la propaganda sandinista su Radio l’Avana e per mantenere i contatti con i rappresentanti di altre organizzazioni radicali” nelle reti continentali cubane.

Motto della Milizia Popolare del Nicaragua, Esercito Popolare Sandinista nel 1980
La lotta nicaraguense divenne un importante campo di battaglia per procura nella più ampia Guerra Fredda. La vittoria sandinista in quella lotta dimostrò il potere impressionante della struttura rivoluzionaria cubana. L’Avana non si limitò ad armare la FSLN; aveva trascorso anni a coltivare il gruppo come parte di una rete continentale, addestrando quadri sull’isola, ospitando rappresentanti sandinisti all’Avana e affermandosi come nodo operativo della rivoluzione, organizzando una coorte frammentata di 21 radicali – precedentemente divisa in fazioni rivali litigiose – in un movimento disciplinato e unificato.
Quel movimento beneficiò anche della sua integrazione nella più ampia rete di procura cubana.
Quella rete si estendeva in tutto l’emisfero, operando attraverso paesi terzi, governi simpatizzanti, cellule guerrigliere, reti clandestine e organizzazioni transnazionali di sinistra che potevano spostare soldati, armi, denaro e messaggi attraverso l’America Latina. (E inoltre – tramite i cubani, i sandinisti furono introdotti a militanti dell’OLP e, secondo quanto riferito, si recarono in Medio Oriente per ricevere addestramento nei campi dell’OLP lì). Nella fase finale della lotta nicaraguense, i sandinisti non erano semplicemente un’insurrezione locale. Erano beneficiari di una catena di approvvigionamento rivoluzionaria emisferica, che attingeva a un vasto cast di alleati latinoamericani, militanti e compagni di viaggio, tutti operanti all’interno dello spazio politico e logistico che L’Avana aveva impiegato due decenni a costruire. Nel 1979, si dice che Cuba stesse inviando guerriglieri addestrati di nuovo in Nicaragua, fornendo armi pesanti e forse inserendo anche i propri specialisti cubani, oltre a organizzare, armare e trasportare una “brigata internazionalista” di militanti di diversi gruppi estremisti dell’America Centrale e del Sud per combattere al fianco dell’FSLN.
(Come spiegava un rapporto del 1987: “Le origini dei legami OLP-sandiniste risalgono al 1966, quando il leader cubano Fidel Castro sponsorizzò la Conferenza Tricontinentale.” Una delle tante partnership terzomondiste emerse dal Tricontinentale “fu il patto che si dice sia stato firmato alla fine degli anni ’60 tra l’OLP e i guerriglieri sandinisti… che richiedeva l’addestramento delle truppe sandiniste nelle basi palestinesi in Libano… dopo l’espulsione dell’OLP dalla Giordania, i quadri sandinisti continuarono a ricevere addestramento nei campi e basi operative trasferite dall’OLP in Libano.” David C. Wills, l‘OLP e Israele in America Centrale: La Dimensione Geopolitica, RAND Nota N-2685 (Santa Monica, CA: RAND Corporation, 1987).

Forze ribelli sandiniste celebrano la vittoria dopo aver destituito il generale Somoza nel 1979
Il risultato fu una prova di concetto per la strategia rivoluzionaria cubana, dimostrando che le reti di guerriglia e l’infrastruttura di intelligence della piccola nazione insulare potevano proiettare potere e influenzare gli eventi in un’intera regione, trasformando le insurrezioni locali in un’offensiva continentale coordinata contro i governi allineati agli Stati Uniti. Il Nicaragua divenne la base avanzata per un’ulteriore espansione cubana, creando uno stato rivoluzionario che sarebbe servito da santuario, base di addestramento, canale d’armamento e modello politico per la prossima generazione di insurrezioni castriste in El Salvador, Guatemala, Honduras e oltre.
Puerto Rico
I rivoluzionari portoricani furono una fonte di particolare interesse per il regime di Castro. Tanto che grandi parti dell’intero movimento furono effettivamente costruite dai servizi segreti cubani – “creati”, come diceva un rapporto del 1999 del Los Angeles Times, “in consultazione con agenti dell’intelligence cubana.” Filiberto Ojeda Ríos, uno dei terroristi portoricani più famigerati della storia moderna, fu reclutato come agente delle DI e addestrato agli esplosivi e alle tattiche di guerriglia urbane mentre viveva a Cuba. Si dice che Ríos abbia trasmesso il suo addestramento cubano ad altri militanti portoricani e abbia co-fondato l’organizzazione terroristica marxista-leninista Armadas de Liberación Nacional Puertorriqueña (FALN). Il gruppo guerrigliero si rivelò l’organizzazione terroristica interna più attiva e letale del suo tempo, compiendo fino a 130 attentati tra il 1974, il 23 e il 1983.
A metà degli anni ’70, Ríos avrebbe anche contribuito a organizzare i Macheteros, un gruppo di guerriglieri paralleli che lanciò una propria ondata di attentati, rapine, assassinii e altri attacchi sia a Porto Rico che negli Stati Uniti. Nel 1979, una cellula di militanti Macheteros armati di AK- 47 organizzò un’imboscata armata a un autobus della Marina degli Stati Uniti, uccidendo due marinai e ferendone altri nove. Meno di tre anni dopo, un’imboscata Macheteros a quattro marinai dell’U.S.S. Pensacola causò un’altra vita americana. I fascicoli dell’FBI descrivevano successivamente ampi contatti tra i leader Macheteros e il personale dell’intelligence cubano, inclusi incontri e comunicazioni attraverso Città del Messico, un importante centro di attività diplomatica e di intelligence cubana. I rapporti di intelligence statunitensi descrivevano il gruppo come di fatto un fronte cubano, supportato e diretto dai cubani “a livello diretto.”
I legami degli estremisti portoricani con Cuba erano visibili nell’infrastruttura dei loro attacchi.
Quando i Machetero spararono un razzo anticarro contro l’edificio che ospitava la sede dell’FBI a San Juan nel 1983, usarono materiale militare statunitense catturato in Vietnam e successivamente spedito a Cuba. Le stesse armi fornite dall’Avana furono utilizzate due anni dopo nell’attacco con razzi Macheteros a un tribunale statunitense a San Juan che ospitava il Servizio dei Marshals degli Stati Uniti e altre agenzie federali. In un altro caso, il militante Macheteros Víctor Manuel Gerena – che detiene il record per la permanenza più lunga nella lista dei Dieci più Ricercati dell’FBI – guidò la rapina a mano armata di oltre 7 milioni di dollari da un deposito Wells Fargo nel 1983, legando e drogando un impiegato di banca pungendolo con un ago nel collo.
Secondo resoconti successivi di ex ufficiali dell’intelligence cuba, milioni di dollari dal bottino di Wells Fargo furono prontamente contrabbandati a Cuba, prima che Gerena fuggisse per rifugiarsi sull’isola. Le autorità cubane avrebbero fornito a Gerena documenti d’identità falsi per aiutarlo a fuggire dal paese. Essi offrirono lo stesso rifugio al famigerato fabbricante di bombe delle FALN William Morales, che fuggì a Cuba e visse per decenni al di fuori della giustizia statunitense.
Nel 1973, l’FBI stimò che circa 135 militanti portoricani avessero ricevuto “un’istruzione approfondita su tattiche di guerriglia, preparazione di manufatti esplosivi e metodi sofisticati di sabotaggio” all’interno di Cuba stessa.
Venezuela
La rete rivoluzionaria del Venezuela e di Cuba non scomparve dopo la fine della Guerra Fredda.
In effetti, una delle sue vittorie più durature non si concretizzò fino a quasi un decennio dopo la caduta del Muro di Berlino.
Negli anni ’60, L’Avana organizzò diverse campagne fallite per esportare la rivoluzione in Venezuela attraverso la guerriglia, le spedizioni di armi e tentativi di insurrezione come lo sbarco di Machurucuto del 1967, in cui quadri di guerriglieri e militari cubani addestrati a Cuba – diretti dallo stesso Castro – tentarono di lanciare un’incursione costiera sul Venezuela in un uno sforzo quixotesco per scatenare una rivolta comunista. Il Venezuela era tra gli obiettivi più ambiti di Castro, per il quale il suo regime dedicò considerevoli risorse alle sue ambizioni rivoluzionarie. Nel 1963, ad esempio, le autorità della costa venezuelana hanno portato alla luce un’enorme scorta di armi e munizioni del peso di diverse tonnellate, la cui provenienza dall’Avana è stata accertata dopo aver restaurato le impronte parzialmente cancellate dello stemma dell’esercito cubano.
Nessuna di queste campagne insurrezionali ha prodotto i risultati sperati da Castro. Fu solo quando Hugo Chávez salì al potere nel 1999 che gli sforzi di Cuba diedero i suoi frutti. A quel punto, gli agenti del regime avevano perfezionato un metodo molto più sofisticato – ed efficace – della guerra di guerriglia aperta. Non dovevano più contrabbandare armi e munizioni verso cellule focalizzate guevariste nelle montagne; in Chávez trovarono un ufficiale venezuelano zelante e radicale che poteva conquistare il potere elettoralmente (almeno inizialmente), rifondare lo stato costituzionalmente e istituire una dittatura filo-cubana che aprì alle istituzioni di una grande potenza petrolifera all’Avana. In breve tempo, il regime di Chávez consegnò a Cuba le chiavi delle risorse, del capitale e del potere di uno dei paesi più ricchi dell’America Latina.
Negli anni successivi, Cuba consolidò una posizione influente nello stato venezuelano attraverso una serie di patti e accordi. I cubani fornirono il personale, le competenze e le capacità di intelligence che aiutarono Chávez a costruire il suo nuovo regime, scambiando medici, formatori, tecnici e operatori politici cubani con enormi quantità di petrolio venezuelano. Questo accordo fu una storica vittoria per L’Avana: non solo l’energia venezuelana fu una ancora vitale fondamentale per evitare il crollo post-sovietico; aprì anche
nuove strade per espandere la presenza di Cuba nella nazione. Decine di migliaia di personale cubano affluirono nei quartieri, nei ministeri e nei programmi sociali venezuelani, creando sistemi di clientelismo che legavano le comunità povere al nuovo regime bolivariano e offrivano a Cuba un’enorme infrastruttura umana sul campo. Medici, insegnanti e assistenti sociali cubani divennero il capitale umano per un progetto socialista di costruzione dello stato, supervisionato e gestito dall’Avana.
Mentre Chávez cercava di consolidare il controllo e respingere le minacce al suo potere, i consiglieri cubani gli costruirono un regime di sicurezza interna utilizzando meccanismi che il regime di Castro aveva perfezionato negli ultimi decenni: lanciando purghe e controlli della lealtà, ampliando la sorveglianza interna e trasformando l’esercito nella forza di polizia rivolta verso l’interno del regime. Un accordo confidenziale tra L’Avana e Caracas autorizzò i funzionari cubani ad addestrare truppe e agenti venezuelani, riformare i servizi segreti nazionali e costruire una vasta infrastruttura nuova per la sorveglianza interna e la repressione, dando all’Avana il controllo di tutto, dai servizi di sicurezza venezuelani a settori chiave dell’economia – con 25 spie cubane strategicamente dislocate in ogni ambito. Questo accordo ha continuato a persistere anche dopo la morte di Chávez: notoriamente, decine di ufficiali militari e di intelligence cubani che servivano nella scorta personale di Nicolás Maduro sono stati uccisi durante l’operazione delle forze dell’ordine statunitensi per arrestare il dittatore venezuelano all’inizio di quest’anno.
Il risultato fu un nuovo modello per la rete cubana post-sovietica – uno che aveva perfezionato l’arte di coltivare alleati ideologici, integrare personale nelle istituzioni statali, convertire organizzazioni sociali in infrastrutture rivoluzionarie, svuotare sia organizzazioni statali che non statali dall’interno e trasformare istituzioni democratiche in teste di ponte del regime. Il Venezuela divenne una seconda capitale rivoluzionaria – più grande e più ricca di Cuba stessa – mentre Cuba mantenne il controllo operativo. Insieme, L’Avana e Caracas costruirono un blocco regionale in grado di sovvenzionare alleati, contestare l’influenza e il potere americano e plasmare istituzioni multilaterali a favore della loro coalizione antimperialista.
Impronte digitali globali
Verso la metà degli anni ’80, l’America Latina era teatro di un numero di atti di terrorismo internazionale contro obiettivi statunitensi superiore a quello di qualsiasi altra regione del mondo, in gran parte perpetrati da almeno due dozzine di gruppi marxisti sostenuti da Cuba. Le stime della fine degli anni ’80 riportavano che Cuba aveva “lavorato silenziosamente per addestrare, rafforzare e unificare” circa 27 gruppi guerriglieri di sinistra nella regione, per un totale di circa “25.000 membri armati e addestrati”. Nel 1986, l’America Latina rappresentava circa il 55 percento di tutti gli episodi di terrorismo che coinvolgevano obiettivi statunitensi. Nel 1989, si stima che rappresentasse il 64 percento.
Le ambizioni rivoluzionarie di Cuba non si limitavano all’emisfero occidentale. A partire dai primi anni ’60, il regime istituì una rete di strutture di addestramento intorno all’Avana che insegnò a decine di migliaia di militanti provenienti dall’America Latina, dall’Africa, dal Medio
Oriente e infine dal Nord America come maneggiare armi, preparare esplosivi e attuare tattiche di guerriglia urbane. Nei primi tre decenni del regime di Castro, almeno 20.000 guerriglieri provenienti da “praticamente ogni nazione latinoamericana” avevano partecipato a campi di addestramento terroristici a Cuba. Dalla metà degli anni ’70 alla metà degli anni ’80, altre 20.000 persone da tutto il mondo si recarono sull’isola per ricevere un'”istruzione” rivoluzionaria presso il complesso dell’Isola della Gioventù a Cuba. (Un ex agente dell’intelligence cubano raccontò di aver gestito campi di addestramento che istruivano fino a 1.500 uomini all’anno in tattiche paramilitari). Al di fuori di Cuba stessa, consiglieri e agenti dell’intelligence cubani gestivano campi terroristici in tutto il mondo, dal Medio Oriente all’Africa meridionale.
(L’eccezionale numero di guerriglieri di sinistra che viaggiavano a Cuba per addestramento e istruzione fu notato da una vasta gamma di rapporti dell’epoca. La pratica si era solo ampliata dalla vittoria della rete cubana nel colpo di stato sandinista: “Dalla presa di potere sandinista in Nicaragua, potenziali guerriglieri da tutta l’America Centrale hanno trovato più facile ricevere addestramento cubano. I cubani ora li trasportano tramite voli non programmati da e per il Nicaragua.” Attività sovietiche in America Latina e nei Caraibi, Politica Attuale n. 669 (Washington, DC: Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, 28 febbraio 1985).
Nonostante fosse uno stato insulare piccolo, l’apparato di sicurezza di Cuba, sproporzionato e straordinariamente efficace, inviò istruttori, consiglieri, ufficiali dell’intelligence e soldati e armi convenzionali in tutta Africa e Medio Oriente. I rapporti declassificati della CIA del 1966 avevano già identificato L’Avana come un “ruolo sostanziale” nell'”addestramento e consulenza di numerose organizzazioni estremiste africane” e nell’assistenza ai “governi africani radicali.” Nel giro di un decennio, quell’infrastruttura si era trasformata in una catena di approvvigionamento rivoluzionaria a livello continentale, con quadri cubani che gestivano campi di guerriglia e spesso combattevano al fianco di movimenti marxisti e terzomondisti in tutto il continente.
Negli anni ’80, le stime della CIA collocavano circa 49.000 membri del personale cubano nell’Africa subsahariana, l’80% dei quali erano soldati da combattimento o consiglieri militari, operanti in una dozzina di paesi della regione. In totale, secondo il conteggio ufficiale dei media statali cubani, circa “385.908 combattenti cubani” parteciparono alle lotte “internazionaliste” del Terzo Mondo in Africa.
IV. Un Impero di Spionaggio
“Lo considererei probabilmente il servizio di intelligence più irritante contro cui abbia mai lavorato. Non è solo perché sono così subdoli e spietati, ma perché sono così bravi.” – James Olson, ex capo del controspionaggio della CIA.
“Il servizio di intelligence cubano è sempre stato contro gli Stati Uniti…Esclusivamente. Tutti gli altri paesi in cui lavorano, lo fanno per dirigere l’attività contro gli Stati Uniti.” – Gerardo Peraza, ex alto funzionario dell’intelligence cubana.
Il 6 giugno 1987, il maggiore Florentino Aspillaga Lombard guidò una Mazda fornita dal governo oltre il confine cecoslovacco e si presentò all’ambasciata statunitense a Vienna. Aveva servito con distinzione nei più alti ranghi dell’intelligence cubana, ricevendo un riconoscimento
personale dallo stesso Fidel Castro. Mentre era di stanza a Bratislava, alla direzione di una società di copertura cubana, Aspillaga decise – dopo anni di crescente disillusione verso il regime di Castro – di disertare negli Stati Uniti. Come informò i funzionari statunitensi sbalorditi a Vienna, era pronto a dire agli americani tutto ciò che sapeva.
Aspillaga fu “l’agente cubano più importante ad essere mai passato alla CIA”, come diceva un rapporto del Washington Post l’anno successivo. Ma la bomba ancora più grande arrivò dopo: dopo essere stato trasportato in aereo a una base dell’esercito statunitense in Germania per un debriefing, Aspillaga rivelò – e la CIA successivamente confermò indipendentemente – che praticamente ogni spia reclutata dalla CIA a Cuba dalla Baia dei Porci nel 1961 era in realtà un doppio agente che lavorava per L’Avana. Per più di 20 anni, la CIA aveva utilizzato quella che riteneva fosse intelligence proveniente da decine di spie statunitensi a Cuba; ciò che aveva effettivamente ricevuto era un flusso curato di disinformazione creato dal regime cubano.
(Will Grant, “Il caso di spionaggio cubano che ha scioccato il governo degli Stati Uniti,” BBC News, 9 gennaio, 2024.
Gerardo Peraza, testimonianza davanti alla Sottocommissione per la Sicurezza e il Terrorismo della Commissione Giustizia del Senato, Il ruolo di Cuba nel terrorismo internazionale e nella sovversione: attività di intelligence della DGI, 97ª Assemblea, 2ª sessione, 26 febbraio 1982).
La Dirección de Inteligencia (DI), nota fino al 1989 come Dirección General de Inteligencia (DGI), è la principale agenzia di intelligence estera di Cuba. Ancora oggi rimane una delle operazioni di intelligence umana più efficaci al mondo. Negli ultimi sessant’anni, l’agenzia ha svolto un ruolo centrale in una straordinaria serie di operazioni, dall’infiltrazione nelle università e l’organizzazione di movimenti rivoluzionari negli Stati Uniti all’addestramento di terroristi palestinesi nello Yemen del Sud.
Diversi alti professionisti dell’intelligence americana che hanno lavorato contro DI si sono espressi apertamente riguardo alla minaccia che l’agenzia continua a rappresentare per gli Stati Uniti. Christopher Simmons, un ex funzionario di controspionaggio statunitense che ha contribuito a smascherare molte delle più famigerate spie cubane negli Stati Uniti dalla fine della Guerra Fredda, ha stimato pubblicamente che la DI abbia decine di agenti ancora non identificati operanti all’interno degli Stati Uniti, inclusi numerosi agenti di alto livello all’interno del governo statunitense. Discutendo della questione in un podcast del 2020, l’ex capo del controspionaggio della CIA James Olson ha rilasciato una valutazione simile:
“Sono un avversario molto formidabile. Erano molto professionali. Erano molto disciplinati e covavano vendetta contro gli Stati Uniti. Castro concentrò tutti i suoi sforzi sulla sicurezza nazionale per abbattere il suo vicino yankee, per attaccarci. Erano impenetrabili. Erano duri. Abbiamo avuto pochissimo successo contro di loro. Li abbiamo sottovalutati. E abbiamo pagato un prezzo reale per questo… I cubani hanno ancora penetrato il nostro governo… Ti garantisco che conosciamo solo la punta dell’iceberg. Sono molto migliori di quanto sia mai stato il KGB.”
La DI fu fondata alla fine del 1961, due anni dopo l’ingresso delle forze di Castro all’Avana. Fu costruito da zero con il forte sostegno dei sovietici e funzionò come estensione del KGB per l’America Latina per gran parte della seconda metà del ventesimo secolo. Diversi disertori
cubani di spicco raccontarono in seguito che la DI fu effettivamente controllata da Mosca a partire dai primi anni ’70, operando sotto la supervisione diretta di un colonnello sovietico.
Cuba arrivò rapidamente a occupare un posto prezioso nell’infrastruttura globale antiamericana di Mosca. La posizione unica di Cuba la rendeva un partner di intelligence inestimabile per gli avversari americani – non solo per la sua vicinanza fisica, ma anche per la sua profonda e intuitiva familiarità con la politica, la cultura e la società statunitense. Gli ufficiali delle DI operanti negli Stati Uniti potevano muoversi facilmente tra 30 comunità di esiliati cubani, campus universitari e circoli di attivisti, cosa che gli ufficiali sovietici non potevano fare in quanto troppo evidenti. Come disse un funzionario statunitense in pensione nel 2002: “I cubani ebbero molto più successo nel portare le persone a bordo e raccogliere informazioni” perché “erano latini ed erano piuttosto affascinanti. Siamo molto più aperti ai latini che a persone con denti d’acciaio e accento slavo.”
L’DI di oggi continua a godere di molti degli stessi vantaggi competitivi. L’accesso di Cuba agli Stati Uniti rimane una proposta di valore unica per gli stati e gli attori antiamericani. Come ogni altro aspetto della rete di sovversione cubana, la minaccia rappresentata oggi dalla DI è aggravata dalla sua alleanza con i più importanti avversari americani nel mondo. Invece di spiare l’America per conto del blocco sovietico, la Cuba moderna convoglia le informazioni e le informazioni raccolte dai suoi agenti negli Stati Uniti verso stati avversari come Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. Il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991 impose vincoli alle risorse per L’Avana ma non smantellò le capacità dell’agenzia. Mantenne le sue competenze artigianali, i file e le reti di agenti, in particolare negli Stati Uniti. Le relazioni di condivisione di intelligence furono ricostruite: ciò che un tempo era condiviso con il KGB ora è condiviso con una nuova costellazione di stati e gruppi ostili. L’accesso dell’intelligence di Cuba agli Stati Uniti rimase la sua risorsa più preziosa.
Caratteristiche di Cuban Spycraft
DI non è un’agenzia di spionaggio convenzionale. È strettamente collegata a ogni nodo della rete globale di Cuba. Come spesso accade nei regimi totalitari, ogni organizzazione cubana risponde allo stato cubano. Data la lunga enfasi dell’Avana sullo spionaggio, gli agenti e gli affiliati del DI sono onnipresenti nelle istituzioni cubane, indipendentemente dal fatto che queste siano “formalmente” associate all’agenzia.
Negli Stati Uniti, la Sezione Interessi Cubani a Washington, D.C. e la grande missione cubana presso le Nazioni Unite a New York City sono da tempo note per servire come basi operative per operazioni segrete di intelligence cubana. I funzionari del controspionaggio statunitense hanno affermato che ogni singolo diplomatico accreditato presso la missione cubana all’ONU è un agente di intelligence; un funzionario scherzò che molti membri del personale della missione “francamente non sanno nemmeno dove si trovi l’ONU.” Nel 2003, il governo degli Stati Uniti espulse 14 diplomatici cubani dalle cariche di Washington e New York per aver partecipato “ad attività ritenute dannose per gli Stati Uniti al di fuori delle loro capacità ufficiali”
– abbreviazione diplomatica per spionaggio. Ci sono diverse caratteristiche chiave delle operazioni di intelligence cubana che le distinguono come una minaccia unica.
Veri Credenti
La strategia di intelligence di Cuba differisce dal modello standard russo, cinese o iraniano in almeno un aspetto importante: invece di mercenari pagati, Cuba recluta ideologi irriducibili.
Mentre altri servizi segreti spesso acquistano le loro risorse o – in particolare nel caso della Cina – sfruttano le lealtà nazionali della loro diaspora etnica, le spie americane più importanti e dannose di Cuba erano ciò che si potrebbe definire “veri credenti”. La maggior parte non ricevette mai somme significative di denaro, se non per eventuali rimborsi delle spese operative.
Sotto i perpetui vincoli di risorse di una piccola economia soggetta a embargo, l’intelligence cubana perfezionò un modello alternativo di reclutamento basato sullo sfruttamento della lealtà ideologica. In molti casi, quel modello ha superato qualsiasi cosa il denaro potesse comprare. Non solo significa che le spie americane di Cuba tendono a essere ferocemente leali all’Avana; spesso li rende anche unicamente inosservati. A differenza degli agenti pagati, non hanno una “traccia cartacea” evidente – depositi inspiegabili, acquisti improvvisi di lusso o debiti saldati.
Questa è una delle ragioni per cui le università statunitensi sono uno dei principali bersagli delle attività sovversive di Cuba, rappresentando terreno fertile per reclutare giovani americani ideologicamente simpatizzanti che raggiungeranno posizioni di influenza, potere e accesso.
L’analisi dell’intelligence statunitense e la testimonianza di disertori del DI hanno entrambe dimostrato che l’intelligence cubana considera l’infiltrazione nelle università americane una priorità assoluta – come ha raccontato un ex agente cubano, l’operazione di intelligence del regime mira a identificare studenti di sinistra politicamente impegnati nelle università d’élite statunitensi che poi “occuperanno posizioni di importanza nel settore privato e nel governo.” DI fa questo sia attraverso partnership aperte che operazioni segrete di intelligence, sfruttando l’affinità ideologica tra studenti e docenti di sinistra per ampliare il propri legami dei “compagni di viaggio” e reclutare agenti attivi. Lo stesso fondatore della DI, Manuel Piñeiro – noto anche come Comandante Barbarroja (“Barba Rossa”) – frequentò la Columbia University negli anni ’50.
Le organizzazioni e le istituzioni accademiche cubane mantengono borse di studio, programmi di scambio e altre partnership con un numero impressionante di università d’élite negli Stati Uniti. A partire dal 2023, l’Università dell’Avana – un nodo chiave della rete di intelligence cubana – avrebbe avuto accordi di scambio educativo con quasi 80 università statunitensi. Fino al 2017, rappresentanti dell’Università di Harvard si sono recati personalmente all’Avana per firmare un accordo con il Ministero dell’Istruzione Superiore di Cuba che ampliava “opportunità di potenziale ricerca collaborativa e cooperazione tra università di Harvard e Cuba, come corsi brevi, tirocini, visite di ricerca, pubblicazione di articoli di ricerca e workshop e conferenze accademiche.”
(STATE Magazine, Primavera/Estate 2023 – Terre Haute, IN: Indiana State University Alumni Association, 2023 – Annunciando la propria partnership con l’Università dell’Avana, una rivista della Indiana State University ha sottolineato che “con questo accordo, l’ISU si unirà a quasi ottanta altre università statunitensi, tra cui Harvard e l’Università dell’Alabama, che hanno accordi con la più antica università di Cuba”).
Sviluppo degli obiettivi a lungo termine.
La DI tende a dare priorità alla collocazione a lungo termine rispetto alla raccolta a breve termine. Prende di mira i candidati nel momento di massima impressionabilità e apertura ideologica – spesso come studenti universitari o magistrali in università d’élite – e avvia un processo di sviluppo che può durare anni prima che l’asset sia in grado di produrre “risultati”.
Cuba ha coltivato spie che hanno operato per decenni prima di essere catturate da funzionari del controspionaggio statunitense; in quel periodo, salirono ai più alti ranghi del governo degli Stati Uniti e ottennero accesso ai materiali top-secret più sensibili d’America. Le informazioni che passarono ai cubani – che poi venivano regolarmente consegnate a proxy e alleati cubani in tutto il mondo – causando un danno inquantificabile agli interessi statunitensi. Fu anche probabilmente direttamente responsabile della morte di diversi soldati, agenti e cittadini americani.
Integrazione tra Influenza e Spionaggio.
DI tratta spionaggio, propaganda e operazioni generali ideologiche o politiche di influenza come parte di un unico progetto integrato, utilizzando la stessa rete e infrastruttura per reclutare risorse da spiare per suo conto e per promuovere i propri interessi in termini più generali. L’intelligence cubana lavora sia per raccogliere informazioni sia per condurre attività di influenza, e può sviluppare persone che non hanno accesso segreto ma le cui tendenze politiche o posizioni pubbliche possono comunque sostenere gli interessi cubani. Secondo i disertori della DI, la dottrina dell’intelligence cubana opera secondo diverse “categorie” di asset: un “legame utile” che può non avere accesso ai segreti ma può aiutare in misure attive, influenza, opinione pubblica o obiettivi politici a causa della propria posizione e/o ideologia; attori ibridi che esercitano influenza e svolgono attività di spionaggio, che collaborano consapevolmente con i servizi segreti o il governo cubano, con possibile accesso a informazioni sensibili, ma non necessariamente operando in modo completamente clandestino, e un vero e proprio agente dei servizi segreti dotato di accesso, motivazione, mezzi di comunicazione clandestini, addestramento e disciplina.

Victor Manuel Rocha (1973 – 2023)
Nel dicembre 2023, il Dipartimento di Giustizia ha accusato Victor Manuel Rocha, allora settantatreenne, di “aver agito segretamente per decenni come agente” del governo cubano.
Ad aprile 2024 è stato condannato a 15 anni di carcere federale dopo essersi dichiarato colpevole di cospirazione per agire come agente di un governo straniero. L’allora procuratore generale Merrick Garland definì il caso di Victor Rocha “una delle infiltrazioni di più grande portata e durata nel governo degli Stati Uniti da parte di un agente straniero.”
Rocha, cittadino naturalizzato statunitense nato in Colombia e cresciuto ad Harlem, rappresenta perfettamente la strategia di reclutamento di asset della DI. Ha studiato a Yale (1973), alla Kennedy School di Harvard (1976) e alla School of Foreign Service di Georgetown (1978), prima di entrare nel Dipartimento di Stato come funzionario del Servizio Estero nel 1981.
Successivamente ricoprì incarichi diplomatici in tutta l’America Latina e una serie di ruoli sempre più influenti nel governo degli Stati Uniti: Direttore degli Affari Interamericani nel Consiglio di Sicurezza Nazionale della Casa Bianca sotto il presidente Clinton (1994–95), Vice responsabile principale presso la Sezione degli Interessi degli Stati Uniti a L’Avana (1995–1997) e poi Ambasciatore degli Stati Uniti in Bolivia dal 2000 al 2002. Successivamente Rocha ha servito come consigliere del Comandante del Comando Sud degli Stati Uniti – che sovrintende a tutte le attività militari statunitensi in America Latina.

Victor Manuel Rocha
Per circa 50 anni – dal 1973 fino al suo arresto nel dicembre 2023 – Rocha è stato una spia cubana. Fu reclutato per la prima volta nel 1973 mentre si trovava in Cile, cinque anni prima di essere naturalizzato cittadino statunitense. In seguito, ammise a un agente sotto copertura statunitense che si spacciava per un referente cubano dell’DI di aver costruito “la leggenda di una persona di destra” per camuffare la sua lealtà. In quella conversazione, Rocha descrisse gli Stati Uniti come “il nemico”, si vantò che “ciò che noi” – l’intelligence cubana – “abbiamo fatto era enorme più di un grand slam” e disse che la sua “priorità numero uno” era minare “qualsiasi azione da parte di Washington che potesse mettere in pericolo la vita della leadership o la rivoluzione stessa.” Aveva visitato L’Avana per incontrare i suoi referenti fino al 2017, viaggiando lungo una rotta tortuosa attraverso diversi altri paesi prima di imbarcarsi sul suo ultimo volo per Cuba.
La valutazione dei danni da parte del governo federale sullo spionaggio di Rocha è in corso e si prevede richiederà anni. I procuratori federali hanno dichiarato pubblicamente che i danni totali delle attività segrete di Rocha potrebbero non essere mai noti. Nel 2026, il Dipartimento di Giustizia ha presentato un reclamo per denaturalizzazione civile per privare Rocha della cittadinanza statunitense.
Ana Belén Montes (1984 – 2001)
Ana Montes è nata in una base dell’esercito statunitense a Norimberga nel 1957. Suo padre era uno psichiatra dell’esercito. Sia sua sorella (Lucy) che suo fratello (Tito) avrebbero lavorato per l’FBI – quest’ultimo come agente speciale, il primo come analista in lingua spagnola che ha vinto premi per aver smantellato reti di spie cubane. L’ex fidanzato di Montes era un ufficiale dell’intelligence del Pentagono specializzato a Cuba. Nessuno di questi individui era a conoscenza che Montes fosse una spia cubana.
Montes fu reclutata dalla DI nel 1984 come studentessa laureata presso la Johns Hopkins School of Advanced International Studies (SAIS), e successivamente fu incaricata dai suoi collaboratori di candidarsi per posizioni governative statunitensi che le avrebbero dato accesso a informazioni riservate. Accettò un lavoro presso la Defense Intelligence Agency (DIA) del
Pentagono e salì rapidamente di grado fino a diventare la principale analista di Cuba della DIA — soprannominata “Regina di Cuba” dai colleghi della DIA grazie alla sua reputazione eccellente all’interno dell’agenzia. Fu responsabile di informare i Capi di Stato Maggiore Congiunti e il Consiglio di Sicurezza Nazionale sulle capacità militari cubane, e contribuì a redigere un rapporto del Pentagono del 1998 al Congresso che concludeva che Cuba “non rappresenta una minaccia militare significativa per gli Stati Uniti o per altri paesi della regione.”
Nel 2012, l’ex National Controspionaggio Executive Michelle Van Cleave ha testimoniato al Congresso che Montes “ha compromesso tutto — praticamente tutto — quello che sapevamo su Cuba e su come operavamo a Cuba e contro Cuba”, e che “è anche probabile che le informazioni che ha trasmesso abbiano contribuito alla morte e al danneggiamento di forze americane e filoamericane in America Latina.”
Infatti, Montes avrebbe poi ammesso di aver rivelato l’identità di almeno quattro agenti sotto copertura che lavoravano a Cuba. (In uno scambio, un ufficiale dell’intelligence cubana ringraziò Montes per aver rivelato l’identità di un agente statunitense, osservando: “Lo stavamo aspettando qui a braccia aperte”). A 35 anni avrebbe fornito ai servizi segreti dell’intelligence cubana la posizione di una base militare segreta statunitense in El Salvador, il che potrebbe aver causato la morte di un commando americano dei Berretti Verdi quando i guerriglieri di sinistra filo cubani attaccarono la base, lei vi si recò e ricevette informazioni al riguardo in qualità di analista dei servizi segreti statunitensi; rivelò anche l’esistenza di un programma satellitare segreto statunitense da miliardi di dollari utilizzato per raccogliere informazioni su Russia, Cina e Iran. Nonostante ciò, Montes superò il test del poligrafo della DIA nel 1994 fatto dopo un decennio di spionaggio attivo (parte del suo addestramento allo spionaggio con agenti cubani includeva tecniche per mentire con successo senza essere rilevato durante un test del poligrafo).

Ana Montes riceve un certificato dall’allora direttore della CIA George Tenet nel 1997. (Agenzia di Intelligence della Difesa)
Montes fu arrestata nel settembre 2001, dieci giorni dopo gli attacchi dell’11 settembre. Gli investigatori inizialmente erano inclini a continuare a monitorarla per identificare il suo referente cubano o coglierla in un incontro faccia a faccia, ma l’11 settembre accelerò la loro tempistica: Montes era stata scelta come capo squadra per elaborare le liste degli obiettivi per l’invasione statunitense dell’Afghanistan che sarebbe partita il mese successivo. I funzionari
temevano che i cubani avrebbero trasmesso ai talebani i piani di guerra statunitensi ottenuti da Montes.
Quando l’Ispettore Generale del Dipartimento della Difesa completò una revisione del caso nel 2005, non trovò alcuna prova credibile che Montes avesse accettato un risarcimento finanziario significativo dai cubani. Le sue motivazioni erano puramente politiche: la revisione rilevò che “la sua disposizione ideologica favoriva una visione negativa della politica estera degli Stati Uniti, e che la fissazione, unita a un senso di rettitudine morale, consolidò il suo impegno per una causa dalla quale non c’era alternativa, almeno secondo lei.” Montes è stata rilasciata nel gennaio 2023 e si ritiene si sia trasferita a Porto Rico. Non ha mostrato alcun rimorso pubblico.
Walter Kendall Myers e Gwendolyn Myers (1979 – 2009)
Walter Kendall Myers era il pronipote di Alexander Graham Bell. Cresciuto nel privilegio, ha studiato alla Brown University e alla Johns Hopkins, dove ha conseguito un dottorato di ricerca.
Insegnò come professore alla SAIS e scalò i ranghi del Bureau of Intelligence and Research del Dipartimento di Stato, ottenendo accesso ad alcune delle informazioni di intelligence più sensibili del governo degli Stati Uniti. Aveva 72 anni quando l’FBI lo arrestò. Era stato un agente dei servizi segreti cubani per trent’anni.
Myers fu reclutato dai servizi segreti cubani dopo il suo viaggio a Cuba nel 1978, che fece su invito di un funzionario cubano della Missione Cubana a New York. Sull’isola, l’intelligence cubana aveva preso contatto con Myers e valutato la sua validità come risorsa. Circa sei mesi dopo, un funzionario cubano si recò nel South Dakota, dove Walter e Gwendolyn vivevano insieme, e li reclutò entrambi come coppia per servire come agenti clandestini del governo cubano. La coppia si sposò nel 1982.
L’intelligence cubana ordinò successivamente a Myers di intraprendere un impiego presso il Dipartimento di Stato o la CIA. Nei trent’anni successivi, lui e sua moglie trasmisero informazioni classificate tramite radio a onde corte, lasciarono pacchi nei carrelli della spesa del supermercato e incontrarono i conduttori durante i viaggi a Cuba con false identità. Nel 1995 furono trasportati segretamente a Cuba e trascorsero quattro ore in un incontro privato con lo stesso Fidel Castro.
Quando l’FBI lanciò un’operazione sotto copertura nel 2009, Myers fu ripreso mentre diceva a un agente che credeva fosse un referente dell’DI che voleva riprendere il suo lavoro per Cuba, dicendo: “In realtà pensavo sarebbe stato divertente rimetterci in gioco.” Nel novembre 2009 si è dichiarato colpevole di cospirazione per commettere spionaggio e di due capi d’accusa di frode telematica. Il 16 luglio 2010 è stato condannato all’ergastolo senza possibilità di libertà vigilata. Gwendolyn ha ricevuto 81 mesi.
Gwendolyn è morta nel 2015. Walter Myers è morto di cancro nel marzo 2026, all’età di 88 anni, presso il Federal Medical Center di Springfield, Missouri. Non si pentì fino alla fine. Alla
sentenza, Myers disse alla corte che il loro “unico obiettivo era aiutare il popolo cubano a difendere la loro rivoluzione.”

Walter Kendall Myers e la moglie Gwendolyn (Reuters)
The Wasp Network/Red Avispa (Smantellato 1998).
La Red Avispa, nota anche come la “Wasp Network”, era una delle più grandi reti di spionaggio cubane mai scoperte su suolo americano al momento del suo crollo nel 1998. Per la maggior parte degli anni ’90, il governo cubano gestiva una rete clandestina di agenti sotto copertura e ufficiali dell’intelligence nel sud della Florida. La sua missione era duplice: infiltrarsi e raccogliere informazioni sulle installazioni militari statunitensi e inserirsi nelle reti della diaspora cubana, dove agli agenti erano affidati il compito di “infiltrare, monitorare e disturbare” le organizzazioni di esiliati cubani che L’Avana considerava i nemici più pericolosi del regime di Castro.
Nel settembre 1998, l’FBI arrestò dieci membri della rete. Quattordici imputati furono infine accusati, quattro dei quali rimasero latitanti, mentre il governo degli Stati Uniti espulse tre diplomatici cubani della missione ONU per il loro presunto coinvolgimento con la rete. Stime successive hanno suggerito che il numero di spie nella Rete delle Vespe superasse di gran lunga le quattordici persone formalmente accusate, anche se il numero completo non è mai stato stabilito pubblicamente. La rete era guidata da Gerardo Hernández, un ufficiale dell’intelligence cubano che si finse civile portoricano usando il nome di “Manuel Viramontes.”
Da quella posizione di copertura, Hernández supervisionava agenti che riferivano su gruppi in esilio, tra cui Brothers to the Rescue, Alpha 66, gli F-4 Commandos e la Cuban American National Foundation.
Brothers to the Rescue fu l’obiettivo più importante della rete. Fondato a Miami, il gruppo divenne inizialmente noto per il trasporto di piccoli aerei civili sopra lo Stretto della Florida per cercare – e fornire aiuto – ai cubani in fuga dall’isola. Col tempo, divenne anche un fastidio diretto per L’Avana, soprattutto dopo che i suoi piloti iniziarono a volare vicino a Cuba e a lanciare volantini anti-Castro sopra l’Avana.
L’intelligence cubana penetrò profondamente il gruppo. Due agenti della Wasp Network, René González e Juan Pablo Roque, si incorporarono nei Brothers to the Rescue come piloti volontari.
Si unirono ai voli, costruirono relazioni all’interno dell’organizzazione e riportarono informazioni tramite la rete all’Avana.
La copertura di Roque andò ancora oltre. Dopo essere arrivato negli Stati Uniti come presunto disertore dell’Aeronautica Cubana, corteggiò Ana Margarita Martínez, una donna cubano- americana a Miami, e la sposò nel 1995. Meno di un anno dopo, il 23 febbraio 1996, scomparve nuovamente a Cuba, lasciando Martínez a scoprire – tramite notizie pubbliche – che l’uomo che aveva sposato non era un dissidente in esilio, ma un agente cubano.
Il giorno seguente, tre aerei dei Brothers to the Rescue partirono dalla Florida meridionale. Due di essi — Cessna 337 Skymaster civili disarmati — furono intercettati da caccia cubani sopra acque internazionali a nord di Cuba e distrutti. Tutti e quattro gli uomini a bordo – tre cittadini statunitensi, l’altro residente permanente statunitense – sono stati uccisi. Le comunicazioni di intelligence cubane decifrate mostrarono che L’Avana aveva preparato una missione chiamata Operazione Scorpion, progettata per “perfezionare” uno scontro con i Fratelli al Soccorso. I messaggi invitavano Hernández a raccogliere informazioni dettagliate sui futuri voli dei Brothers e a assicurarsi che agenti cubani non fossero a bordo degli aerei dei Brothers nelle date chiave intorno al 24 febbraio.
Hernández fu condannato non solo per reati legati allo spionaggio e per aver agito come agente cubano non registrato, ma anche per cospirazione per commettere omicidio. Fu condannato all’ergastolo.
Il processo ha anche messo in luce altre operazioni della Rete Wasp. L’Operazione Picada fu una campagna di sabotaggio e disinformazione contro Brothers to the Rescue, con messaggi decifrati che mostravano discussioni sull’incendio dell’hangar del gruppo o sul danneggiamento degli aerei in modo da sembrare un incidente, negligenza o addirittura auto- sabotaggio, e poi diffondendo voci secondo cui il leader dei Fratelli, José Basulto, avrebbe inscenato l’incidente per ottenere denaro assicurativo e donazioni. Un’altra operazione, nota come Operazione Parallel, prevedeva un piano per uccidere un uomo di Miami che l’intelligence cubana aveva identificato come un agente della CIA con una bomba postale mascherata da libro e carica di esplosivo plastico. Il complotto fu scoperto prima che venisse eseguito.
Gli obiettivi della Rete delle Vespe non si limitavano alle organizzazioni di esuli cubani. Antonio Guerrero, un altro membro della rete, trovò lavoro come operaio in lamiera presso il campo Boca Chica della Naval Air Station Key West. Da quella posizione, riferì sui movimenti degli aerei, sulle attività del personale e sulla disposizione e le operazioni della base. Altri membri furono incaricati di raccogliere informazioni sul Comando Sud degli Stati Uniti. Le prove presentate al processo includevano più di mille pagine di comunicazioni decifrate recuperate
da quasi mille dischi informatici criptati sequestrati negli appartamenti dei membri della rete nel sud della Florida.
I cinque uomini processati e condannati a Miami – Gerardo Hernández, René González, Antonio Guerrero, Ramón Labanino e Fernando González Llort – divennero noti come i “Cinque Cubani”.
L’Avana e i suoi alleati della sinistra internazionale li trasformarono in martiri politici, costruendo una campagna globale “Free the Five” che durò anni. Nel dicembre 2014, in concomitanza con l’apertura più ampia dell’amministrazione Obama a Cuba, i restanti tre membri incarcerati – Hernández, Labanino e Guerrero – sono stati rilasciati in un pacchetto diplomatico che ha contemporaneamente garantito il rilascio di una risorsa dell’intelligence statunitense che era stata imprigionata a Cuba per quasi due decenni. (Allo stesso tempo, Cuba liberò anche l’appaltatore USAID Alan Gross). Hernández, dopo aver scontato circa sedici anni per – tra gli altri crimini – cospirazione per l’assassinio di cittadini americani, tornò all’Avana con un “benvenuto da eroe”.
Fernando González Llort, uno degli agenti condannati della Rete delle Vespe, tornò a Cuba dopo aver scontato la pena e fu successivamente nominato presidente dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli, o “ICAP” — la principale organizzazione del regime per favorire relazioni e contatti con attivisti americani. (ICAP e la sua agenzia di viaggio affiliata sono stati formalmente designati per sanzioni dal Segretario Rubio nel giugno 2026). Nel 2019, González ha personalmente accolto la delegazione per il 50º anniversario della Brigata Venceremos all’Avana.
V. Turismo Rivoluzionario
“Nome dato a qualsiasi disturbo negli Stati Uniti – nei campus, nelle strade, ovunque – e nominerò i leader che sono stati a Cuba.” – Funzionario anonimo del Dipartimento di Stato, 1970.
Brigata Venceremos
La Brigata Venceremos – descritta in un rapporto del Senato come una delle “operazioni di infiltrazione più estese e pericolose mai intraprese da una potenza straniera contro gli Stati Uniti” – ha portato circa 10.000 attivisti americani a Cuba dal suo primo contingente nel 1969.
I suoi partecipanti hanno incluso noti funzionari eletti, leader sindacali, accademici, attivisti e una lunga lista di altri influenti progressisti statunitensi. Dalla sua creazione, la Brigata ha servito come strumento per il regime cubano nello sponsorizzare una vasta gamma di attività sovversive contro gli Stati Uniti – che spaziavano da campagne di influenza a spionaggio e violenta guerriglia. È stato collegato alla formazione di alcuni dei movimenti terroristici di estrema sinistra più famigerati nella storia degli Stati Uniti.
La prima Brigata Venceremos – nata da un incontro del 1969 tra funzionari cubani e studenti americani radicali – arrivò in un momento in cui la nascente Nuova Sinistra americana stava attraversando uno spostamento dall’attivismo universitario verso la violenza rivoluzionaria.
Molti membri del primo contingente di 216 persone che viaggiò a Cuba quell’anno provenivano dalla fazione della sinistra radicale americana che avrebbe guidato quella transizione.
Diversi giovani organizzatori americani della prima Brigata erano anche nel pieno della formazione di quella che sarebbe poi diventata nota come la Weather Underground. Il gruppo rivoluzionario di sinistra nacque nel 1969 – lo stesso anno della Brigata – quando la fazione radicale “Weatherman” si separò dal collasso Students for a Democratic Society (SDS) durante la convention nazionale SDS. Fin dall’inizio, mantennero un rapporto stretto con i cubani. I rapporti dell’FBI riportavano che la Weather Underground aveva “avviato, pianificato e organizzato i viaggi della Brigata Venceremos (VB)” con il diretto “incoraggiamento delle istituzioni del governo cubano.”
(Greyer e Beech, “Cuba, scuola per radicali statunitensi,” Chicago Sun Times, 15 ottobre 1970).
L’anno successivo, i Weathermen emanarono una “Dichiarazione di Guerra” contro il governo degli Stati Uniti e lanciarono una campagna senza precedenti di attacchi terroristici in tutti gli Stati Uniti, bombardando obiettivi come il Senato degli Stati Uniti, il Dipartimento di Stato e il Pentagono. Alcuni membri dell’organizzazione portarono quella guerra rivoluzionaria negli anni ’80, alleandosi con gruppi comunisti militanti ed estremisti neri per bombardare basi militari statunitensi, eseguire evasioni carcerarie e assassinare poliziotti.
La Brigata servì come una delle prime istituzionalizzazioni della nascente partnership tra Cuba e la sinistra rivoluzionaria americana. Sia i servizi segreti statunitensi sia le dichiarazioni di diversi membri dei Weathermen collegavano la crescente ossessione dei radicali americani per la violenza rivoluzionaria all’influenza cubana. In un’intervista del 1968 a un giornale statale cubano, il futuro leader della Weather Underground Mark Rudd dichiarò: “Riteniamo che il criterio cubano sulla lotta in America sia forse il modo corretto in cui avverrà la rivoluzione… come si sa, abbiamo preso dal Che il suo slogan: ‘Create due, tre, molti Vietnam.'”
Questo fu evidente nel luglio 1969, quando diversi importanti meteorologi si recarono all’Avana per incontrare sia il regime cubano che quello comunista del Vietnam del Nord. Lì, la delegazione vietnamita – composta da quadri Viet Cong selezionati con cura, esperti nell’organizzazione di massa e nella guerriglia – avrebbe insistito affinché gli americani intensificassero i loro sforzi antimperialisti. Quegli incontri, secondo un rapporto top secret dell’FBI dell’epoca, “intensificarono l’impegno rivoluzionario dei Weathermen a ‘Portare la Guerra a Casa”, segnando “una linea di demarcazione definitiva sulla questione della lotta armata” per il gruppo: “D’ora in poi non furono semplicemente rivoluzionari teorici, ma adottando l’esperienza cubana come guida posero la lotta armata in primo piano.” Al ritorno a casa, i Weathermen si misero a pianificare la famigerata rivolta dei “Giorni di Rabbia” di ottobre, che organizzarono per coincidere con il secondo anniversario della morte di Che Guevara, portando all’arresto di circa 300 Weathermen e alla paralisi permanente di un poliziotto di Chicago. (Il rapporto dell’FBI ha rilevato che il principale rappresentante del Viet Cong all’Avana aveva “detto ai Weathermen di cercare, durante il reclutamento, le persone che si oppongono con più forza alle forze dell’ordine “).

Esce un manifesto di ricerca dell’FBI relativo a quattro leader del Weather Underground
Appena sei mesi dopo l’incontro all’Avana; i Weathermen passarono alla clandestinità e diedero il via alla loro lotta armata contro gli Stati Uniti. I resoconti avrebbero poi rivelato che le reti di intelligence cubane in Nord America erano in “contatto regolare con i rivoluzionari americani” durante il periodo di terrorismo attivo del gruppo, e che funzionari cubani aiutarono diversi fuggitivi della Weather Underground a fuggire nei paesi del blocco sovietico per sfuggire all’FBI – e poi, successivamente, a rientrare segretamente negli Stati Uniti. Dopo essersi divisi in cellule terroristiche segrete e clandestine – come si è ispirato alla strategia guerrigliera cubana – i Weathermen comunicavano tramite agenti che operavano dalle ambasciate cubane negli Stati Uniti e in Canada nel tentativo di “smorzare la sorveglianza ufficiale”, utilizzando i “canali diplomatici cubani come rete di comunicazione privata” per restare in contatto con altre cellule.
Fomentare una rivoluzione negli Stati Uniti è sempre stata un’esplicita ambizione di programmi cubani come la Brigata Venceremos. Secondo quanto riferito, agenti dei servizi segreti cubani presenti negli Stati Uniti avrebbero utilizzato la Brigata per organizzare un addestramento militare sull’isola a carico di alcuni giovani americani da parte di ufficiali dell’esercito cubano, addestrando gruppi selezionati alle «tecniche di guerriglia, compreso l’uso di armi ed esplosivi».” I documenti del caucus (partito) distribuiti ai comitati delle Brigate attraverso i 44 Stati Uniti delineavano gli sforzi per reclutare veterani militari statunitensi – o anche soldati in servizio attivo – affinché viaggiassero a Cuba per trasformare il loro “addestramento in una forza positiva per la creazione di una milizia popolare negli Stati Uniti.” Rapporti sulle attività della Brigata dai canali di propaganda statale cubani riportavano con nonchalance resoconti di brigadisti che ricevevano istruzioni sui dettagli della guerriglia urbana e del terrorismo:
“Partecipano a lezioni… e chiedono costantemente, con grande entusiasmo: Susan vuole chiarire alcuni punti confusi del ‘Mini-manuale della guerriglia urbana’ di Marighela; Bob vorrebbe sapere come funzionano e si organizzano i Tupamaros perché “potremmo fare lo stesso in molte città degli Stati Unit”’; un giovane biondo dai capelli lunghi si preoccupa di “Quali azioni potremmo compiere per collaborare con i rivoluzionari latinoamericani nella loro lotta contro l’imperialismo yankee?”
Questo era – e in una certa misura è ancora – lo scopo fondamentale della Brigata: sostenere “la rivoluzione” in America. Dwight Crews, un vice sceriffo della Louisiana incaricato di andare sotto copertura per infiltrarsi nell’ambiente della Nuova Sinistra a New Orleans, si recò a Cuba con il quinto contingente della Brigata. Lì, disse, i cubani informarono la sua delegazione “che eravamo l’avanguardia della rivoluzione negli Stati Uniti, che quando saremmo tornati negli Stati Uniti era nostro compito assicurarci che questa rivoluzione avesse luogo, e quando sarebbe arrivato il momento avremmo dovuto usare la nostra discrezionalità a seconda delle circostanze per decidere se sarebbe stata violenta o pacifica; ma i cubani ritenevano che nessun impero di governo avrebbe rinunciato pacificamente al proprio potere.”
Lo stato cubano mostrò un vivo interesse per l’avanzamento del sinistrismo rivoluzionario negli Stati Uniti e utilizzò la Brigata per monitorarne i progressi. Prima della partenza, agli attivisti era richiesto di compilare rapporti dettagliati su “tutte le attività di movimento nella loro area”, che i leader della Brigata poi consegnavano ai funzionari cubani, che esaminavano a fondo i materiali. Allo stesso tempo, riferì Crews, la Brigata costruì “comitati di propaganda” regionali incaricati di “sostenere la rivoluzione cubana e promuovere la causa del comunismo negli Stati Uniti” al loro ritorno a casa.
Vedi: Congresso degli Stati Uniti, Comitato della Camera per la Sicurezza Interna, La teoria e la pratica del comunismo nel 1972: Brigata Venceremos, 92ª Assemblea, 2ª sessione, parte 2 (Washington, DC: Ufficio di stampa del governo degli Stati Uniti, 1973), 8090. Carlos Marighella fu il fondatore di un gruppo militante comunista che compì una serie di attacchi terroristici di alto profilo, assassinii, esecuzioni e rapimenti in tutto il Brasile – incluso il rapimento sia degli ambasciatori della Germania Ovest che degli Stati Uniti rispettivamente nel 1969 e nel 1970. Il Mini manuale di Marighella ebbe una grande influenza su diversi gruppi terroristici marxisti- leninisti e sosteneva un approccio al massimo della violenza alla rivoluzione – esaltando “ogni guerrigliero urbano a tenere sempre presente che può mantenere la propria esistenza solo se è in grado di uccidere la polizia e coloro che si dedicano alla repressione”

Diventare Mainstream
Tutte queste attività avvengono sotto l’attento sguardo dello Stato cubano. Alti disertori dell’intelligence cubana raccontarono in seguito che agenti attivi della DGI furono incaricati di reclutare membri della Brigata Venceremos e furono strategicamente posizionati accanto ai giovani americani nei campi della Brigata a Cuba. Un rapporto del Senato degli Stati Uniti del 1975 dettagliava come la Brigata fosse stata “creata con lo scopo di agire come schermo e strumento dell’apparato di intelligence cubano.” In effetti, le attività della Brigata erano di “tale importanza per la DGI da essere controllate da una sezione speciale” dell’agenzia di spionaggio cubana, sotto la supervisione diretta del vicedirettore della DGI, che “supervisionò personalmente la creazione e le successive attività della Brigata.” Il rapporto proseguiva:
Assegnò una tale priorità al progetto che tutte le altre operazioni della DGI furono considerate subordinate alla raccolta di informazioni dai membri della Brigata Venceremos. Praticamente ogni cittadino cubano aggregato al campo della Brigata, fino al personale di ristorazione e manutenzione, è membro o cooptato della DGI. Questi agenti DGI sono così abili nelle loro impersonificazioni che pochi membri della Brigata conoscono la loro vera identità. In effetti, sono necessari così tanti membri del personale DGI per gestire questi campi che quasi tutte le altre operazioni devono essere sospese quando i campi sono attivi. Anche il personale di manutenzione e di gestione amministrativa della Direzione viene chiamato al servizio.
Nell’ultimo mezzo secolo, programmi come la Brigata hanno aiutato Cuba a infiltrarsi e posizionarsi in una serie di movimenti politici radicali americani. Sempre più spesso, la sua portata si è estesa anche alle istituzioni liberali mainstream – il mondo accademico d’élite, le principali organizzazioni non profit e ONG, e persino il Partito Democratico stesso.
Ciò è stato guidato, in parte, dalla riabilitazione e dall'”integrazione” di molte delle idee e figure della sinistra rivoluzionaria degli anni ’60. Bernardine Dohrn, ad esempio, fu una delle cofondatrici di Weather Underground che si recò all’Avana per incontrare funzionari cubani e Viet Cong nel luglio 1969, e successivamente contribuì a orchestrare una serie di attacchi terroristici su suolo americano. (Dohrn fu l’autrice del primo “Comunicato” della Weather Underground che dichiarava “guerra” al governo degli Stati Uniti nel 1970). Nonostante fosse stata una delle dieci latitanti più ricercate dall’FBI, Dohrn continuò a lavorare presso lo studio legale d’élite Sidley & Austin, e fu poi assunta come professoressa alla Northwestern Law School, dove insegnò per oltre 20 anni.
Nel 1995, Barack Obama ha lanciato la sua prima candidatura politica nel salotto di Dohrn e suo marito, Bill Ayers – un altro cofondatore dei Weather Underground che sarebbe poi diventato Professore di Educazione all’Università dell’Illinois a Chicago.
Dohrn non fu certo l’unico ex radicale di Venceremos a passare al potere mainstream. Susan Rosenberg è un’ex alunna della Brigata che in seguito si unì all’Organizzazione Comunista del 19 maggio, una diramazione terroristica particolarmente violenta della Weather Underground responsabile dell’omicidio di due agenti di polizia e di una guardia di sicurezza nel 1981.
Divenne poi vicepresidente del consiglio di amministrazione di Thousand Currents, una potente organizzazione no-profit progressista che ha svolto il ruolo di sponsor fiscale della Black Lives Matter Global Network Foundation.
Gli elenchi degli ex studenti della Brigata includono non uno, ma due sindaci di Los Angeles. Il primo, Antonio Villaraigosa, è stato sindaco dal 2005 al 2013; prima di ciò, aveva ricoperto il ruolo di Presidente dell’Assemblea della California. La seconda, Karen Bass, è l’attuale sindaco di Los Angeles. Bass è stata una delle principali organizzatrici di Venceremos nel sud della California e visitava Cuba ogni sei mesi, secondo un’intervista rilasciata nel 1996.
Successivamente ha servito al Congresso, dove ha presieduto il Congressional Black Caucus, ed è stata ampiamente considerata una delle finaliste per la candidatura a vicepresidente del candidato Joe Biden nelle elezioni del 2020.
La cordialità di Bass verso il regime comunista non è svanita con il tempo. Nel 2016, si è recata a Cuba con il presidente Obama come parte di una delegazione congressuale che cercava di normalizzare le relazioni con L’Avana; quando Castro morì nello stesso anno, emise una dichiarazione in cui piangeva “la scomparsa del Comandante en Jefe” come “una grande perdita per il popolo cubano” e porse le sue “condoglianze al popolo cubano.”

Karen Bass, 1970
Altri ex membri della Brigata includono alti funzionari del Dipartimento del Lavoro, presidenti della National Lawyers Guild, membri di team di transizione presidenziale, la fondatrice di Mother Jones e diversi altri noti editori di riviste, leader di potenti sindacati e gruppi di advocacy, dirigenti di think tank e una serie di professori nelle migliori università statunitensi.
Delegazioni di solidarietà
Oggi, il modello di “viaggio e scambio” introdotto dalle prime Brigate Venceremos è diventato una sorta di industria artigianale. Oltre alle ancora attive Brigate Venceremos, altre delegazioni statunitensi ricorrenti a Cuba includono la Brigata Internazionale del Primo Maggio, le Delegazioni Collettive Witness for Peace e le “Caravan dell’Amicizia”, gestite dal 1992 da IFCO/Pastors for Peace per “dimostrare al popolo cubano… che hanno alleati anche nel – ventre della bestia – negli Stati Uniti.” (Un modo di usare comune tra i membri della rete Cuba: il celebre streamer di sinistra Hasan Piker ha collaborato con un’organizzazione mediatica di Ketchum, Idaho chiamata Belly of the Beast LLC, per produrre un documentario pro-Cuba durante il suo recente viaggio sull’isola).
Delegazioni guidate da persone di sinistra provenienti dall’estero degli Stati Uniti includono “brigate di solidarietà” stagionali della Campagna di Solidarietà con Cuba britannica; corrispondenti viaggi organizzati dalla “Associazione di Amicizia Germania-Cuba” in Germania e da gruppi locali di sinistra e partiti comunisti in tutta l’Europa continentale; e la Brigata di Volontariato Che Guevara organizzata dalla Canadian Network on Cuba.
Questo flusso costante di attivisti, influencer e organizzatori di sinistra occidentale è coordinato da una rete di organizzazioni non profit sostenute da Cuba, fondazioni, partnership accademiche e culturali, e persino agenzie di viaggio dedicate con sede negli Stati Uniti.

L’attivista brasiliano Thiago Avila sventola una bandiera cubana a bordo della nave Maguro mentre arriva dal Messico come parte del convoglio Nuestra America
Le delegazioni ricorrenti di Cuba sono ulteriormente rafforzate da importanti eventi puntuali che attirano attivisti, intellettuali e politici da tutto l’Occidente. Il “Convoglio Nuestra América” di marzo 2026 è stato un importante punto di tensione per la sinistra internazionale, “mobilitata via aria, terra e mare” (come hanno detto gli organizzatori) per trasportare merci a Cuba in sfida alle sanzioni statunitensi. 120 organizzazioni provenienti da 33 paesi si sono unite alla carovana.
Tra i partecipanti c’era una serie di influenti progressisti provenienti dagli Stati Uniti e da tutto il mondo, tra cui Hasan Piker; Christian Smalls, fondatore del sindacato dei lavoratori di Amazon; una delegazione dei Socialisti Democratici d’America; l’ex leader del Partito Laburista del Regno Unito Jeremy Corbyn, l’ex vice primo ministro spagnolo Pablo Iglesias; diversi altri membri attuali ed ex del Parlamento Europeo; e Isra Hirsi, attivista del campus e figlia della rappresentante Ilhan Omar (D., Minn.).
Il successo propagandistico di questo sistema – talvolta definito “turismo rivoluzionario” – si è manifestato immediatamente nel modo in cui i partecipanti di spicco di Nuestra América hanno presentato il viaggio al proprio pubblico una volta tornati negli Stati Uniti. Hirsi, che è stata sospesa dal Barnard College nel 2024 per il suo ruolo nell’organizzazione di accampamenti anti-israeliani alla Columbia University, ha poi raccontato sui social media che il suo viaggio a Cuba “mi ha davvero cambiata”, scrivendo: “Non ho mai provato tanto ottimismo e spirito rivoluzionario prima d’ora. La disinformazione e le menzogne diffuse dalla propaganda statunitense vengono immediatamente smentite quando si visita L’Avana.” Anche Piker ha denunciato la politica estera degli Stati Uniti verso Cuba definendola “60 anni di terrorismo economico” e ha pubblicato un documentario breve sul suo viaggio, intitolato “La guerra americana contro Cuba.”
VI. Rivoluzione Razziale
“Consideriamo Cuba un esempio splendente di speranza nel nostro emisfero. Non consideriamo la nostra lotta contenuta nei confini degli Stati Uniti così come sono definiti dalle mappe attuali… il black power significa che ci vediamo come parte del Terzo Mondo; che vediamo la nostra lotta strettamente legata a quelle di liberazione nel mondo.” – Stokely Carmichael all’Avana, agosto 196717 (Stokely Carmichael, “Black Power and the Third World”, alla Prima Conferenza dell’Organizzazione della Solidarietà Latinoamericana (OLAS), all’Avana, Cuba, agosto 1967.

Angela Davis è uno degli esempi principali della transizione della sinistra rivoluzionaria – e di Cuba – verso il mainstream liberale. Annoverata tra le più famose e radicali americane della fine del ventesimo secolo, Davis apparve una volta nella lista dei Dieci più Ricercati dell’FBI, accusata di aver fornito agli estremisti neri armi da fuoco che usarono per rapire e uccidere un giudice californiano nel 1970. (Davis fuggì, fu catturata mesi dopo e successivamente assolta).
Due anni dopo, Davis fu accolta all’Avana con un’accoglienza da eroina da folle di tifosi entusiasti. Non fu né la prima né l’ultima volta che andò a Cuba: nel 1969 fu accolta da Castro come parte di una delegazione del Partito Comunista; nel 1974 tornò nuovamente per partecipare al Secondo Congresso della Federazione delle Donne Cubane.
Davis non moderò né si tirò indietro dalla sua devozione al comunismo rivoluzionario, figuriamoci esprimere rammarico per la sua associazione con Castro. (In seguito, si candidò – due volte – come candidata alla vicepresidenza del Partito Comunista USA, nel 1980 e nel 1984). Ma oggi è una delle celebrità accademiche più decorate della nazione ed è stata canonizzata come icona venerata dalla sinistra americana. Ora Distinguished Professor Emerita presso la UC Santa Cruz, Davis è stata inserita nella National Women’s Hall of Fame e retroattivamente nominata “Donna dell’Anno” da TIME per il 1971. (Nel 2020, la rivista ha anche inserito Davis tra le 100 persone più influenti al mondo). È stata co-presidente onoraria della Women’s March del 2017.
Cuba non ha accolto solo attivisti e intellettuali. È da tempo il principale porto sicuro per i radicali fuggitivi americani, in fuga dalla giustizia dopo aver compiuto attentati, omicidi e altri attacchi terroristici. Nel 1998, l’FBI stimò che circa 77 fuggitivi per reati gravi avessero trovato protezione dallo Stato cubano. Questa non è una politica umanitaria ad hoc di asilo, ma un modo deliberato della politica estera cubana, eseguita e supervisionata dallo Stato cubano come parte del suo più ampio sforzo per mantenere la posizione dell’Avana al centro della sinistra rivoluzionaria.
Una parte consistente dei fuggitivi americani fuggiti a Cuba sono estremisti neri di un genere o dell’altro. Eldridge Cleaver, un criminale condannato violento e “Ministro dell’Informazione” del Black Panther Party, fuggì a Cuba nel 1968 per sfuggire alle accuse di tentato omicidio per aver guidato un’imboscata armata alla polizia a Oakland, California. L’anno successivo, William Lee Brent – ex guardia del corpo Black Panther di Cleaver – dirottò un aereo passeggeri, puntando una pistola alla testa del pilota e ordinandogli di deviare verso l’Avana, nel tentativo di evitare il processo per uno scontro a fuoco che ferì gravemente un poliziotto a San Francisco. (Brent fu incarcerato per 22 mesi a Cuba, sospettato di essere una spia statunitense; in seguito, si sposò, conseguì una laurea all’Università dell’Avana e visse a Cuba per 37 anni fino alla sua morte). Il cofondatore del Black Panther Party, Huey P. Newton, fuggì a Cuba invece di affrontare il processo per la sparatoria mortale di una prostituta di 17 anni di Oakland e per un’altra presunta aggressione. (Due processi per la sparatoria si conclusero con giurie paralizzate e i pubblici ministeri alla fine ritirarono l’accusa di omicidio). Vi visse con la moglie e i due figli come “ospite d’onore” prima di tornare negli Stati Uniti tre anni dopo.
Anche questa fu una strategia intenzionale della politica estera cubana verso l’America: dagli anni ’60, l’Avana è stata una capitale rivoluzionaria per nazionalisti neri, separatisti e militanti.
Il movimento radicale negli Stati Uniti è stato più strettamente legato – o aiutato – dal regime cubano.
Il nazionalismo nero all’Avana
Cuba, ha svolto un ruolo fondamentale nella formazione dell’ideologia del Black Power. Per tutto il ventesimo e il ventunesimo secolo, il regime ha cercato di coltivare una quinta colonna di estremisti neri americani attraverso appelli alla solidarietà razziale internazionale – inquadrando sia i cubani che gli afroamericani come popoli oppressi del Terzo Mondo schierati contro il nemico comune dell’America bianca.
Questa strategia era evidente fin dai primissimi anni del regime di Castro. Nel 1959 e 1960, una lunga processione di musicisti, atleti, celebrità e attivisti neri fu invitata a visitare l’Avana, dove furono accolti con un benvenuto sul tappeto rosso – e tornarono negli Stati Uniti cantando le lodi della “Nuova Cuba.” Nel 1960, Castro firmò un contratto di 287.000 dollari all’anno (l’equivalente di oltre 3,2 milioni di dollari oggi) con una società di PR tutta afroamericana a Manhattan per promuovere Cuba come destinazione turistica per i neri americani. Ma Cuba non cercò solo di coltivare sentimenti favorevoli tra i neri americani. Cercò attivamente di trasformare il loro rancore razziale in una coscienza rivoluzionaria. Castro non lo nascose mai.
Un articolo del TIME del giugno 1960 osserva:
Tra le numerose carenze degli Stati Uniti che suscitano preoccupazione di Fidel Castro, una delle più preoccupanti è la condizione del nero statunitense. Secondo lui, il modo migliore per porre fine alla discriminazione sarebbe che i neri si alzassero contro gli imperialisti a Washington, prendendo spunto dalla rivolta di Castro. “Cosa succederebbe,” chiede, con gli occhi illuminati dalla possibilità, “se i neri del Sud degli Stati Uniti, così spesso linciati, ricevessero ciascuno un fucile?”
Robert F. Williams fu una delle prime iterazioni del prolungato sforzo del governo Castro di organizzare la minoranza nera come agenti rivoluzionari interni. Williams visitò per la prima volta l’isola come parte di una delegazione di attivisti neri radicali nel 1960, dove lui e diversi altri ideologi fondatori di quello che sarebbe poi diventato il movimento Black Power – Harold Cruse, John Henrik Clarke, LeRoi Jones (Amiri Baraka) e Julian Mayfield – furono accolti da Castro e condivisero un palco con lui a Cuba.

Robert F. Williams a una conferenza stampa a Detroit, Michigan, 10 dicembre 1975
Le trasmissioni e gli scritti di Williams sostenuti dallo stato cubano giocarono un ruolo chiave nella formazione del nascente movimento Black Power. Il bollettino di Williams, The Crusader, raccolse decine di migliaia di abbonati ed era distribuito e diffuso dal famoso Student Nonviolent Coordinating Committee (SNCC); Williams fu citato dai membri del SNCC come ispirazione per il successivo abbraccio del gruppo al militantismo armato. Durante il soggiorno a Cuba, Williams scrisse Negroes with Guns (1962) – il libro che Huey Newton avrebbe poi descritto come una delle principali influenze intellettuali per i Black Panthers. Williams era anche amico intimo e partner politico di Malcolm X, che lo lodò come “persona un paio d’anni avanti al suo tempo.” Il portavoce della Nation of Islam invitò Williams a parlare più volte nella sua moschea, e cercò persino “di raccogliere fondi per acquistare carabine militari, mitragliatrici e dinamite” per il gruppo militante di Williams in North Carolina.
Il rapporto tra i radicali neri americani e Cuba risale all’ideologia fondante dello stesso regime cubano. Fin dai primi anni della rivoluzione, Castro cercò di identificare la sua lotta internazionalista contro il potere americano dall’estero con la lotta dei neri contro il potere americano dall’interno. La dottrina ufficiale dell’Avana trattava i neri americani come persone oppresse all’interno del nucleo imperiale, legate da parentela razziale e destino politico ai popoli colonizzati di America Latina, Africa e Asia. Nel discorso del 1962 intitolato “Seconda Dichiarazione dell’Avana”, Castro proclamò un’irrefrenabile solidarietà tra i “gruppi razziali diseredati” dell’America Latina e i “loro fratelli del Nord”, che non potevano “viaggiare sugli stessi mezzi di trasporto dei loro compatrioti bianchi, né frequentare le stesse scuole, né tantomeno morire negli stessi ospedali”. Organi di propaganda cubana come Tricontinental applaudirono che “l’avanguardia nera radicale sta diventando consapevole che la loro lotta fa parte del movimento d’indipendenza dei popoli colonizzati e che il loro nemico è l’imperialismo yankee.”
![]() “Solidarietà con il Popolo Afroamericano” (1968) | ![]() “Giornata della Guerriglia Eroica” (1968) |
Negli Stati Uniti, molti radicali neri erano entusiasti e d’accordo. Nel 1961, un gruppo di importanti intellettuali e attivisti neri – sponsorizzati dal Fair Play for Cuba Committee – pubblicò una lettera aperta condannando l’invasione della Baia dei Porci sostenuta dal governo degli Stati Uniti. Gli autori (tra cui Robert Williams, LeRoi Jones e W.E.B. Du Bois) hanno inquadrato il conflitto tra Stati Uniti e Cuba in termini esplicitamente razziali, condannando la “banda di politici cubani bianchi estromessi da parte del paese” che aveva guidato l’invasione della Baia dei Porci nel tentativo di “schiacciare un popolo libero legato a noi da legami di sangue e di un’eredità comune.” (La lettera sottolineava che “un terzo del popolo cubano è afro- cubano, della stessa discendenza africana che noi”). Gli autori hanno inquadrato la lotta per i diritti civili dei neri negli Stati Uniti e la lotta di Cuba contro l’imperialismo americano come collegate, esortando i loro connazionali afroamericani: “Afroamericani, non fatevi ingannare – I nemici dei cubani sono i nostri nemici, i padroni razzisti di questa terra dove ci vengono ancora negati i nostri diritti. I cubani sono nostri amici, i nemici dei nostri nemici.”
Il nascente movimento Black Power negli Stati Uniti vedeva la Rivoluzione Cubana come modello per la resistenza armata, e si identificava esplicitamente con la solidarietà militante del Terzo Mondo a cui Castro e i suoi omologhi cercavano di appellarsi. Quando il leader cubano arrivò a New York con la sua delegazione all’assemblea delle Nazioni Unite nel 1960, si trasferirono dal loro elegante hotel di Manhattan a una sede ad Harlem su invito di Malcolm X.
Lì fu accolto da una folla entusiasta di migliaia di sostenitori neri americani. Un giornale nero dell’epoca descrisse con gioia la mossa come Castro che “aveva detto all’America bianca di andare all’inferno.”

Fidel Castro incontra Malcolm X nel 1960
Alleanza del Terzo Mondo
La visione che il progetto rivoluzionario cubano iniziò ad articolare negli anni ’60, divenne il modello per i militanti del Black Power: la distintiva figura di internazionalismo del Terzo Mondo di Cuba, e i suoi espliciti appelli ai “neri” oppressi degli Stati Uniti come elemento costituente della loro coalizione, contribuirono a creare l’infrastruttura ideologica in cui i militanti neri
potevano reinterpretare se stessi non come una minoranza all’interno degli Stati Uniti, ma come agente chiave della rivoluzione del Terzo Mondo. Il Black Power, in questo contesto, non era semplicemente una richiesta interna di diritti, ma un fronte della guerra globale anticoloniale che si stava combattendo all’interno del nucleo imperiale.
Infatti, il discorso di Stokely Carmichael del 1967 all’Organizzazione per la Solidarietà Latinoamericana (OLAS), intitolato “Black Power and the Third World”, descrisse i neri come “colonie interne” all’interno degli Stati Uniti: sia in termini “economici pratici che politici,”.
Carmichael disse al pubblico all’Avana, “le comunità nere in America sono vittime dell’imperialismo bianco e dello sfruttamento coloniale.” Quindi, “il potere nero significa che ci vediamo come parte del Terzo Mondo; che vediamo la nostra lotta strettamente legata a quelle di liberazione nel mondo… c’è un solo posto per gli afroamericani in queste lotte, ed è dalla parte del Terzo Mondo.”
Il ruolo di Cuba nella formazione di questa coscienza militante del Terzo Mondo tra i radicali neri non fu solo ideologico, ma istituzionale. Il regime lavorò ostinatamente per costruire stretti rapporti politici con molti dei leader del movimento Black Power, consolidando il proprio ruolo come capitale rivoluzionaria mondiale. (Secondo alcune fonti, lo stesso Robert Williams era presente alla Conferenza Tricontinentale nel 1966). Carmichael partecipò all’OLAS come delegato onorario e ricevette un tour personale dell’isola da parte di Castro al volante di una jeep. Il leader cubano ha elogiato Carmichael, presentandolo a una folla di 400.000 persone all’Avana come “uno dei leader pro-diritti civili più illustri degli Stati Uniti.” Il mese successivo, celebrò la visita di Carmichael come “il rafforzamento delle relazioni tra il movimento rivoluzionario dell’America Latina e il movimento rivoluzionario all’interno degli Stati Uniti”, prevedendo che la rivoluzione in America sarebbe venuta dal suo “settore nero.” Carmichael, da parte sua, lodò la rivista Tricontinental come “una bibbia nei circoli rivoluzionari.”
Figure come Carmichael rappresentarono l’influenza di Cuba nello spingere una fazione del movimento per i diritti civili dei neri (negri per il Rapporto) ad abbracciare la violenza politica, passando dal desiderio di integrarsi nella società americana a una determinazione a condurre una rivoluzione contro di essa. Carmichael – che in seguito cambiò il suo nome in “Kwame Ture” – entrò nella politica statunitense attraverso i canali principali del movimento per i diritti civili, guidando gli sforzi di organizzazione non violenta del SNCC nel Sud. Ma a metà degli anni ’60, come presidente del SNCC, Carmichael emerse come uno dei più radicali ed estremi sostenitori del “Black Power” – un termine che lui stesso fu artefice di aver reso popolare.

Stokely Carmichael a Washington nel 1970
Il Black Power era più di uno slogan. Fu una dichiarazione di una rottura fondamentale con la teoria del cambiamento integrazionista dominante associata a Martin Luther King Jr. e al movimento per i diritti civili mainstream. In assenza di attivismo in gran parte non violento, costruzione di coalizioni interrazziali e appelli morali alle norme americane della classe media, il SNCC di Carmichael – che aveva volutamente eliminato la parola “nonviolento” dal nome entro il 1969 – e i suoi omologhi ideologici consigliavano l’autodifesa armata e lo scontro rivoluzionario.
Negli ambienti accademici mainstream di oggi, il termine “radicalismo nero” comprende frequentemente vari sottogeneri diversi – nazionalismo nero, panafricanismo, marxismo nero e più ampi movimenti del Terzo Mondo – ma ciascuna di queste correnti può essere ricondotta alle stesse innovazioni ideologiche pionieristiche di Carmichael e dei suoi omologhi: un’identità razziale militante e separatista che rifiutava l’intero ordine americano esistente, e sosteneva una lotta per l'”autodeterminazione” nera con ogni mezzo necessario.
Organizzazioni come lo SNCC sono state i primi fondatori e sostenitori di questa corrente politica – che continua a plasmare e influenzare la politica e la cultura americana ancora oggi.
Carmichael e la delegazione SNCC furono sorpresi dalla profonda consapevolezza della lotta nera negli Stati Uniti alla conferenza OLAS del 1967. Ma non avrebbero dovuto esserlo.
L’ideologia rivoluzionaria di Cuba del 59 si basava sull’affermazione che il potere statunitense fosse illegittimo sia in patria che all’estero – che lo stesso impero che dominava America Latina, Vietnam e Africa governasse anche una popolazione nera sfruttata all’interno dei propri confini.
All’Avana, attivisti neri americani incontrarono delegazioni di movimenti africani anticoloniali e governi rivoluzionari in tutto il Terzo Mondo. Il loro contatto diretto con rivoluzionari provenienti da Sudafrica, Zimbabwe, Mozambico, Angola, Guinea, Algeria e altrove accelerò la loro convinzione che la lotta nera appartenesse a una battaglia molto più ampia contro il razzismo e l’imperialismo americani condotta in tutto il mondo – dalle guerre di guerriglia in America Latina alle insurrezioni marxiste contro i governi coloniali occidentali in Africa.
In questo modo, il radicalismo nero fu assorbito nel più ampio progetto del regime cubano: trasformare i rancori antiamericani dei “popoli del Terzo Mondo” – in patria e all’estero – in un unico fronte di una guerra rivoluzionaria.
L’eredità di questa particolare ideologia non finì con il crollo dello SNCC, la partenza di Carmichael dagli Stati Uniti, né con la sua morte in Africa nel 1998. Anzi, tutt’altro: le idee centrali che ha reso popolari — il Black Power, la re-immaginazione dei neri come popolo colonizzato all’interno degli Stati Uniti, e il concetto ormai diffuso di “razzismo istituzionale”, che Carmichael è ampiamente accreditato di aver inventato — divennero la grammatica operativa della politica radicale nera (e successivamente liberale mainstream) per il mezzo secolo successivo. Ciò che iniziò a metà degli anni Sessanta come il linguaggio di un’avanguardia militante è poi migrato nelle principali organizzazioni attiviste del paese, nei dipartimenti universitari, nelle reti non profit, nelle agenzie governative, nelle burocrazie sanitarie pubbliche e nella cultura politica dominante.
Il fuggitivo celebre di Cuba
Una quota sproporzionata di attivisti, intellettuali e altri radicali che avrebbero plasmato la politica razziale di sinistra in America fu legata, a un certo punto, a Cuba. Questo è chiaramente evidente nella composizione della popolazione latitante americana di Cuba. Tra i fuggitivi rimasti che potrebbero essere ancora vivi sull’isola c’è Charles “Charlie” Hill, uno dei tre militanti della “Repubblica della Nuova Afrika” – un movimento separatista nero che cercava di rivendicare Louisiana, Mississippi, Alabama, Georgia e South Carolina come nazione nera indipendente – che assassinò un poliziotto del New Mexico e poi dirottò un aereo diretto all’Avana nel 1971. Il primo presidente della Repubblica della Nuova Africa fu nientemeno che Robert Williams.
Il più famoso di questi nomi fu Assata Shakur. Ex Black Panther, Shakur si unì all’Esercito di Liberazione Nera (BLA) nei primi anni ’70 – descritto dalle forze dell’ordine federali come una delle organizzazioni militanti più violente del periodo. La BLA era apertamente ed esplicitamente impegnata in quelle che descriveva come “esecuzioni rivoluzionarie” (ad esempio omicidi mirati) di agenti di polizia e “espropriazione” (ad esempio, rapina) di denaro dal sistema capitalista suprematista bianco. Il gruppo ha compiuto decine di attacchi violenti negli anni ’70, tra cui assassinii, 60 rapine a mano armata, evasioni carcerarie, attentati con bombe e l’omicidio di – secondo alcune stime – più di 12 agenti di polizia. (In almeno un caso, fu accusato di essere responsabile dell’attentato al funerale di un poliziotto ucciso).
Nel 1973, Shakur (nata JoAnne Deborah Byron) e altri due militanti armati del BLA furono fermati per un fanale posteriore rotto da due agenti della polizia statale sulla New Jersey Turnpike. I tre estremisti hanno poi ingaggiato con la polizia uno scontro a fuoco, ferendo un agente e uccidendo l’altro, Werner Foerster, a bruciapelo – sparandogli più volte alla testa con il suo stesso revolver di servizio. Shakur fu condannata per omicidio e per diverse altre accuse e condannata all’ergastolo. Due anni dopo l’inizio della sua condanna, un gruppo armato di associati della BLA ed ex membri di Weather Underground prese in ostaggio due guardie
penitenziarie e liberò Shakur dal carcere. Fuggì a Cuba, dove Castro le concesse asilo e una posizione d’onore come celebrità politica residente. Ha vissuto sotto la protezione del regime cubano – nonostante frequenti richieste di estradizione da parte del governo degli Stati Uniti – fino alla sua morte nel 2025.

Foto segnaletica di Assata Shakur dopo l’uccisione del Trooper Foerster
Shakur fu poi raggiunta a Cuba dalla sua compagna Cheri Dalton, una delle altre militanti del BLA accusata di aver aiutato Shakur a evadere di prigione. Dalton (poi nota come Nehanda Isoke Abiodun) fu anche incriminata in relazione a una delle più famigerate “espropriazioni” guidate dalla BLA: una rapina a mano armata del 1981 a New York in cui la BLA ed ex membri della Weather Underground – inclusa Kathy Boudin, il cui figlio Chesa sarebbe poi diventato uno dei più noti procuratori distrettuali di San Francisco sostenuti da George Soros – tesero un’imboscata a un camion di Brink’s e rubarono 61 milioni di dollari, sparando e uccidendo una guardia di Brink’s, due agenti di polizia e ferendo gravemente diversi altri.
Figure come Shakur – e con loro, l’influenza cubana – rimangono oggi straordinariamente influenti sulla politica di sinistra negli Stati Uniti. Con il fervente patrocinio dell’Avana, Shakur sfruttò la sua posizione di celebrità politica sostenuta dallo Stato cubano per diventare una delle più significative icone rivoluzionarie e influenze per gli attivisti e i progressisti neri americani in tutto il mondo – raggiungendo quello che il necrologio del Washington Post definì “uno status quasi mitico” nella sinistra attivista statunitense.
Lo stato cubano sfruttò aggressivamente Shakur come meccanismo di propaganda, e con grande efficacia. Shakur divenne il volto riconosciuto a livello globale dei temi che l’Avana aveva cercato di promuovere per decenni – razzismo negli Stati Uniti, internazionalismo nero, antiimperialismo e Cuba come centro spirituale della lotta del Terzo Mondo. I frequenti e infruttuosi tentativi del governo degli Stati Uniti di riportare Shakur in America per affrontare la giustizia hanno solo rafforzato questa dinamica: per l’FBI, era una latitante terrorista domestica.
A Cuba, divenne una “esiliata politica”, una “combattente per i diritti civili” e vittima del razzismo e della repressione statunitense. Nel 2005, quando funzionari statunitensi inserirono Shakur in una lista di sorveglianza antiterrorismo e il New Jersey annunciò una ricompensa di 1 milione di dollari per la sua cattura, Castro colse l’occasione per tenere un importante discorso televisivo per difendere personalmente Shakur, dichiarandola “una vera prigioniera politica” e vittima della “feroce repressione contro il movimento nero negli Stati Uniti.”
Così come il sostegno di Castro a “Radio Free Dixie” di Williams ha contribuito a plasmare il movimento Black Power negli Stati Uniti, l’appoggio cubano alla produzione letteraria in lingua inglese e all’influenza culturale di Shakur ha contribuito a trasformarla in una figura iconica dell’era del Black Lives Matter nell’attivismo radicale statunitense. (A quanto pare, a Shakur fu assegnato un lavoro come direttore in lingua inglese per Radio Habana). La stessa Shakur alimentò con entusiasmo questa percezione, dichiarandosi una “schiava fuggita del XX secolo” – vivendo a “Cuba, uno dei più grandi, resistenti e coraggiosi ‘palenques’ (campi dei Marroni) mai esistiti sulla faccia di questo pianeta” – in una lettera aperta di grande rilievo nel 1998.
Assata: Un’Autobiografia, pubblicata dall’esilio nel 1987, è stato uno dei testi più pubblicizzati del movimento Black Lives Matter e continua a essere presente nelle liste di lettura della National Book Foundation e nei programmi ufficiali delle università di tutti gli Stati Uniti.
Con la crescita della sua fama e del suo status di martire, Shakur divenne anche un importante richiamo per il “turismo socio-politico” che Cuba cercava di promuovere, con generazioni di attivisti americani riverenti, scrittori, giornalisti, accademici e musicisti che compivano il pellegrinaggio sull’isola per intravedere il rivoluzionario in esilio. Shakur fu resa disponibile al mondo attraverso una serie accuratamente curata di festival, conferenze e brigate, tenendo conferenze a delegazioni studentesche in visita e, secondo quanto riferito, partecipando alla sezione VIP della parata annuale del Primo Maggio all’Avana. “Eyes of the Rainbow”, un documentario cubano costruito principalmente attorno a interviste personali con Shakur all’Avana – e narrato, in parte, da Cheri Dalton – debuttò con grande clamore all’Avana ed è stato fortemente promosso dalle istituzioni culturali statali cubane. Il film viene ancora oggi proiettato regolarmente da organizzazioni di solidarietà cubana (sia negli Stati Uniti che a Cuba).
BLM: Il Nuovo Fronte
Da nessuna parte la “strategia Shakur” di Cuba è stata più marcata del moderno movimento Black Lives Matter. La morte di Shakur nel 2025 è stata accolta con elogi affettuosi in tutta la rete di attivisti: Black Lives Matter at School ha celebrato Shakur come “il modello di come appare il potere di una donna nera” e ha celebrato che “è riuscita a morire come donna libera all’Avana.” La Conferenza Nazionale degli Avvocati di Colore ha rilasciato una dichiarazione in cui afferma di aver fornito “assistenza legale a vita” a “sorella Assata” per oltre 52 anni e in cui elogia la resistenza di Cuba nei confronti dei tentativi degli Stati Uniti di rimpatriarla. La Black Alliance for Peace ha definito l’eredità di Shakur un “modello per la solidarietà internazionalista.” Black Lives Matter Grassroots ha pubblicato una dichiarazione in onore di
“Mama Assata” – “nostra amata compagna, madre, guerriera, vera rivoluzionaria e amante del popolo” – e affermando che il governo degli Stati Uniti “l’ha accerchiata, incastrata, rinchiusa, resa una fuggitiva e poi l’ha definita terrorista.” La dichiarazione del gruppo lodava l’Esercito di Liberazione Nera e Castro per aver “salvato” Shakur e fornito “protezione e rifugio.”
L’influenza di Shakur è sempre stata infusa nel linguaggio pubblico di BLM. Una citazione dall’autobiografia di Shakur – “è nostro dovere lottare per la libertà” – è impressa in caratteri cubitali sulla prima pagina del sito web di BLM, ed è stata accreditata dalla cofondatrice di BLM Alicia Garza nel 2014 come un’influenza chiave nel suo “lavoro organizzativo.” Assata’s Daughters, un’organizzazione derivata dal movimento BLM con sede a Chicago, è un gruppo di attivisti abolizionisti della polizia che dichiara di «formare e preparare» giovani attivisti neri «nello spirito di Assata»”. (Il suo programma giovanile introduce i bambini dai 6 ai 13 anni “ad Assata Shakur e alla sua politica rivoluzionaria”, mentre il suo programma pluriennale “Assata’s University” forma attivisti neri dai 14 anni in su).

George Floyd protesta, Terzo Distretto di Polizia di Minneapolis, 28 maggio 2020
In una particolare ironia, in mezzo a enormi manifestazioni antigovernative sull’isola nel 2021 – tra le più grandi mai viste nella storia del regime comunista cubano – i leader del BLM si schierarono saldamente con il governo cubano contro i manifestanti per le strade.
Anche mentre i gruppi tradizionali per i diritti umani hanno espresso allarme per gli abusi sistematici commessi durante la repressione governativa – e gli osservatori hanno notato che gli afro-cubani, in particolare, sono spesso a guidare le rivolte – l’organizzazione ufficiale BLM ha rilasciato una dichiarazione in cui incolpa le politiche del governo statunitense, dichiarando che “Cuba ha storicamente dimostrato solidarietà con i popoli oppressi di discendenza africana, ” come la sua protezione dei “rivoluzionari neri come Assata Shakur” e il suo sostegno alle “lotte di liberazione nera” in Africa.
Di fronte alle critiche che ne sono seguite per l’evidente doppio standard, l’organizzazione ha rincarato la dose, riaffermando con tono di sfida il proprio sostegno inequivocabile a Cuba”.
Tutto ciò avvenne dopo il gioioso sostegno del regime cubano alle rivolte di George Floyd.
Mentre proteste e rivolte colpivano le città americane nell’estate del 2020, i media statali e i funzionari cubani hanno diffuso commenti quotidiani che dipingevano gli Stati Uniti come un paese sistematicamente razzista e moralmente inadatto a criticare il bilancio dei diritti umani di Cuba. Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha denunciato le “espressioni praticamente incontrollate di odio, razzismo, brutalità della polizia in un discorso di settembre 2020 all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Allo stesso tempo, il regime cubano reprimeva e imprigionava violentemente artisti dissidenti afrocubani e altri che avevano criticato gli omicidi da parte della polizia di afrocubani, e protestavano per la libertà artistica all’interno di Cuba.
È difficile sopravvalutare il successo della strategia di Shakur di Cuba. Lo status di celebrità di Shakur è un ulteriore esempio di come il genere distintivo cubano di sinistra del Terzo Mondo sia passato dai margini della marginalità degli anni ’60 al mainstream. La sua morte non fu pianta solo dagli attivisti del BLM; fu accolta da un’ondata di necrologi entusiasti nei media americani tradizionali. La NAACP lodò l’assassino condannato come “una rivoluzionaria che non vacillò mai nella sua lotta per la liberazione dei neri e un simbolo di resistenza all’oppressione.” La deputata democratica Ayanna Pressley ha twittato “Riposo in pace” e ha condiviso un video in cui guida la folla nella recitazione, in stile “chiamata e risposta”, di uno degli slogan di Shakur. Durante la campagna elettorale del 2025, il sindaco di New York Zohran Mamdani si rifiutò di condannare l’omaggio reso a Shakur dai Socialisti Democratici d’America.
Nel 1998, la deputata democratica Maxine Waters – che si definisce “un’amica di Cuba” e che ha visitato l’isola più volte – scrisse a Castro esortandolo a non estradare Shakur negli Stati Uniti, definendola una “combattente per la libertà” che era “fuggita dagli Stati Uniti dalla persecuzione politica e aveva ricevuto asilo politico a Cuba.”
VII. Gruppi di Facciata e Compagni di Viaggio
“Ci sono prove schiaccianti che la macchina del Governo cubano sia stata progressivamente organizzata nel corso degli anni, per portare a termine il suo compito numero uno – l’esportazione della sovversione comunista… Cuba si mosse rapidamente lungo la strada verso il compimento del suo ruolo nella cospirazione comunista internazionale dal momento in cui l’odio di Fidel Castro verso gli Stati Uniti si manifestò al suo arrivo al potere nel 1959.” – Rapporto del Senato degli Stati Uniti, 1966.
Mentre i cubani comuni subiscono il pieno impatto dello stato fallito della loro nazione – spesso affrontando gravi carenze delle necessità più essenziali, dal cibo e l’energia ai bisogni medici di base – il regime cubano ha continuato a investire risorse nel sostenere ed espandere una vasta gamma di gruppi di facciata ideologici e di intelligence che prendono di mira gli Stati Uniti.
Questi gruppi hanno svolto un ruolo fondamentale nella formazione, nell’addestramento e nel sostegno di generazioni di attivisti di sinistra americani, agenti sotto copertura e persino terroristi interni.
Come spesso accade, questa rete serve sia un interesse ideologico che materiale per le élite cubane: non solo funziona come strumento per il regime comunista per influenzare e minare le istituzioni americane, ottenere informazioni concrete e costruire un prezioso sostegno politico per la sua causa rivoluzionaria, ma anche come fonte di sostegno finanziario per lo stato cubano in declino e la sua economia decadente. In questo senso, il regime cubano funziona meno come veicolo per gli interessi dei cubani comuni – soggetti a brutali repressioni e spesso impossibilitati a lavorare liberamente, radunarsi, parlare, viaggiare o provvedere alle proprie famiglie – piuttosto come un servizio politico unico per il cast rotante di attivisti e gruppi di sinistra stranieri che abitano l’apparato ideologico globale del regime.
(Commissione del Senato degli Stati Uniti sulla Giustizia, Sottocommissione per Indagare sull’Amministrazione dell’Internal Security Act e di altre leggi sulla sicurezza interna, Conferenza Tricontinentale dei Popoli Africani, Asiatici e Latinoamericani: Uno Studio dello Staff, 89ª Assemblea, 2ª sessione)
ICAP
Il fulcro centrale dell’intera rete di intelligence e influenza cubana è l’Instituto Cubano de Amistad con los Pueblos (In inglese: The Cuban Institute of Friendship with Peoples) – o “ICAP.”
Fondata nel 1960 da Fidel Castro, l’ICAP esiste apparentemente per promuovere la buona volontà verso Cuba attraverso un’infrastruttura globale di organizzazioni di “amicizia” e “solidarietà” e legami profondi e duraturi con università statunitensi, gruppi studenteschi e movimenti attivisti. L’ICAP, che afferma di avere più di 2.000 organizzazioni di solidarietà in oltre 150 paesi, funge da principale centro organizzativo della rete ideologica cubana. Coordina la ricerca, gli scambi educativi e culturali tra istituzioni americane e cubane, costruisce relazioni tra movimenti politici americani e funzionari cubani, e sfrutta la sua portata globale per attirare attivisti, intellettuali, studenti, influencer e politici di sinistra a Cuba da tutto il mondo. Il risultato è un flusso costante di americani che arrivano a Cuba, con l’ICAP che organizza la logistica e fa da ospite sull’isola praticamente per tutte le delegazioni e i tour (inclusa la Brigata Venceremos) che hanno attraversato lo Stretto della Florida dagli inizi degli anni ’60.

Fidel Castro all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite
Sia le valutazioni dell’intelligence statunitense sia le testimonianze dirette di disertori hanno indicato che l’ICAP spesso opera in sinergia con l’intelligence cubana. Ex ufficiali DI hanno affermato che circa il 68-90 percento del personale ICAP è affiliato all’agenzia di spionaggio cubano, e che due ufficiali di un’unità specializzata cubana sono “assegnati all’ICAP per aiutare a selezionare e valutare i membri della Brigata Venceremos e di altre organizzazioni simpatizzanti.”
La classe di leadership dell’ICAP illustra il rapporto aperto del gruppo con l’intelligence cubana.
Perez Mendez, ex capitano della DI, ha ricoperto il ruolo di capo del Dipartimento Comunitario All’Estero dell’ICAP. E oggi, l’ICAP è attualmente gestito da una spia cuba condannata, Fernando González Llort, arrestato a Miami come parte della Wasp Network nel 1998. González ha scontato 15 anni in una prigione negli Stati Uniti prima di tornare a Cuba, dove è stato riempito di premi statali e infine gli è stata conferita la prestigiosa posizione di capo del principale gruppo d’influenza globale di Cuba. Uno dei vicepresidenti dell’ICAP, Victor Fidel Gaute Lopez, si unì direttamente all’organizzazione dal suo precedente incarico presso il Segretariato del Comitato del Partito Comunista di Cuba, dove fu a capo del dipartimento ideologico del Partito.
Il regime cubano sfrutta le reti di “solidarietà” dell’ICAP per guidare le politiche, plasmare i movimenti attivisti e mantenere una schiera di sostenitori e agenti negli Stati Uniti. Questo è stato visibile nella pratica a fine maggio, quando sono trapelate clip di un diplomatico dell’ambasciata cubana che salutava per nome una stanza piena di funzionari sindacali statunitensi, lavoratori non profit e attivisti tramite videochiamata in un edificio sindacale in California. L’incontro sembrava una sessione strategica, con il funzionario cubano che informava gli attivisti americani sui prossimi voti al Congresso, sui piani di lobbying e sulle campagne di organizzazione a livello nazionale – incluso “giornate di mobilizzazione al Campidoglio ogni settimana” – a favore degli interessi di Cuba.
ICAP e le sue affiliate organizzano anche la relazione Cuba-USA partnership tra “città gemelle” – un’altra impresa sfruttata dai servizi segreti cubani. Secondo Simmons, gli agenti della DI erano coinvolti in sei delle otto iniziali relazioni tra città gemellate Stati Uniti e Cuba.
Queste partnership forniscono a Cuba accesso a consigli comunali, università, delegazioni commerciali, chiese, ospedali e attivisti locali, alimentando collettivamente una base nazionale filo-cubana che può poi fare pressione sul governo degli Stati Uniti a favore dell’Avana. Nelle città con partnership tra città gemellate cubane, i governi locali hanno spesso approvato risoluzioni a favore degli interessi del regime cubano. La National Network on Cuba, affiliata all’ICAP, vanta 117 risoluzioni che rappresentano 60 milioni di persone negli Stati Uniti – tra legislature statali, consigli comunali, consigli di contea e scuola, sindacati e altre organizzazioni – che promuovono riforme come la revoca dell’embargo statunitense e la rimozione di Cuba dalla lista degli Sponsor dello Stato del Terrorismo (SSOT).
Il programma delle città gemellate rafforza anche le operazioni di influenza “people-to-people” di Cuba reclutando sindaci, deputati ed élite imprenditoriali americane sull’isola. Il dominio dell’DI sull’ICAP e su altre associazioni civili cubane, la sua presenza nella formazione dei primi programmi di città gemellate e il consolidato record di Cuba nel prendere di mira funzionari statunitensi sollevano serie preoccupazioni sui rischi di controspionaggio rappresentati dai viaggi dei leader americani sull’isola sotto l’attuale regime. I disertori dell’intelligence cubana hanno raccontato di essere stati incaricati di intercettare “le stanze d’albergo degli americani… con sia telecamere che dispositivi di ascolto,” osservando che “americani famosi” erano “gli obiettivi prioritari” per l’intelligence cubana.
L’ICAP funge infine da nodo organizzativo per la vasta gamma di gruppi della società civile, organizzazioni attiviste di sinistra e ONG che collettivamente costituiscono un braccio principale della rete cubana negli Stati Uniti. La dimensione e la portata di queste organizzazioni fungono da moltiplicatore di forza per Cuba, fornendole molto più potere, influenza e portata di quanti ne possa mai sfruttare da sola – e fungendo da meccanismo attraverso cui una rete vasta, apparentemente decentralizzata, può essere mobilitata al servizio dello stato rivoluzionario cubano.
Dopo decenni di operazione libera sotto la innocua ed eufemistica pretesa di “amicizia” e “solidarietà”, ICAP e la sua rete hanno iniziato a ricevere un serio esame da parte del governo degli Stati Uniti. Nel giugno 2026, il Dipartimento di Stato ha designato l’ICAP per delle sanzioni ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 del presidente Trump, identificandolo come uno strumento del governo cubano che “sostiene le attività di intelligence e controspionaggio cubane.” La stessa azione ha sanzionato Amistur Cuba SA – l’agenzia di viaggi “turistica socio- politica” che opera per conto dell’ICAP – insieme a diverse altre istituzioni e attori legati al regime. Il mese successivo, agenti federali hanno arrestato e deportato un cittadino cubano e la sua famiglia dopo che il Segretario Rubio aveva revocato il suo status legale a causa della sua lunga associazione con l’ICAP.
Rete Nazionale su Cuba
Uno dei principali omologhi statunitensi dell’ICAP è la National Network on Cuba (NNOC), una coalizione di oltre 60 gruppi americani – tra cui i Democratic Socialists of America, National Lawyers Guild, CodePink e Communist Party USA – che si impegnano formalmente a fare pressione per la fine dell’embargo statunitense e di altre politiche “imperialiste” contro Cuba.
Il NNOC funziona come un altro nodo chiave per il coordinamento tra il regime cubano e l’estrema sinistra americana, collaborando ogni anno con l’ICAP per coordinare le delegazioni statunitensi a Cuba e condurre conferenze di “solidarietà” in cui attivisti americani incontrano funzionari cubani per elaborare strategie per espandere e sfruttare le reti di influenza cubane negli Stati Uniti.
Le conferenze, i raduni e le delegazioni di viaggio organizzate a Cuba del NNOC sono un esempio sorprendente della profondità della penetrazione cubana anche negli organi istituzionali principali della sinistra americana, ottenendo il sostegno di rappresentanti dei principali sindacati, università d’élite e potenti fondazioni e ONG progressiste. ICAP ha descritto NNOC e le sue affiliate come “la voce di Cuba negli Stati Uniti.”
Gli eventi recenti hanno testimoniato il potere persistente di questa rete, la misura in cui è disposta a utilizzare la sua infrastruttura organizzata nella società civile americana per agire come quinta colonna del regime cubano, e il suo legame indissolubile con il più ampio insieme di organizzazioni, movimenti e cause della sinistra radicale americana.
Nel giugno 2026, l’NNOC ha iniziato a diffondere un “Piano nazionale di risposta rapida” che delinea una strategia dettagliata per l’attivazione e il lancio di “azioni coordinate a livello nazionale” contro le istituzioni federali, le basi militari statunitensi e i centri di detenzione e gli uffici locali dell’ICE negli Stati Uniti entro 24 ore da un’azione militare statunitense (o dalla minaccia imminente di essa) contro Cuba. Il piano, che si propone come una linea guida per «rendere politicamente e materialmente oneroso per il governo statunitense governo degli Stati Uniti dichiarare guerra a Cuba», descrive meticolosamente specifici fattori scatenanti, categorie di obiettivi e priorità, strategie d’azione a più livelli – con indicazioni adattate alla geografia e alla densità demografica – e una tempistica operativa per coordinare le azioni attraverso la propria rete nazionale, stabilendo diversi calendari d’azione a seconda del momento in cui si verifica il fattore scatenante, in modo da ottenere una «rapida mobilitazione… attraverso i fusi orari».
Il documento è esplicito riguardo alla parentela della rete cubana con cause di sinistra nazionali, ordinando agli attivisti di prendere di mira i centri di detenzione e gli uffici sul territorio dell’ICE in uno sforzo strategico per collegare “la solidarietà con Cuba con il lavoro anti-ICE/difesa dagli immigrati in corso a livello nazionale.” (Oltre alle tre categorie di obiettivi prioritari – edifici federali, basi militari e uffici di reclutamento statunitensi e strutture ICE – “arene sportive durante eventi ad alta visibilità” sono offerte come quarto “obiettivo opzionale”).
I materiali del NNOC rivelano la continua portata, il coordinamento e la sofisticazione delle capacità sovversive di Cuba sul territorio americano. Il piano di risposta rapida di giugno 2026 indirizza i suoi membri a “power mapping” risorse per identificare e coordinarsi con i principali
affiliati e gruppi della rete nella loro area, sincronizzando l’azione su una vasta rete nazionale.
Indirizza inoltre gli attivisti verso “risorse per localizzare siti di militarizzazione locali” costruita da un gruppo alleato, Black Alliance for Peace, che documenta in modo esaustivo potenziali obiettivi negli Stati Uniti e nell’emisfero occidentale più ampio. La guida al bersaglio individua la dimensione esatta e la posizione geografica di circa 1.335 comandi, basi e strutture di addestramento militari statunitensi in tutte le Americhe, così come le cosiddette “Cop Cities” (centri interni di addestramento e reclutamento per le forze dell’ordine) sul suolo americano – un’applicazione pratica della dottrina del Terzo Mondo secondo cui la repressione da parte del governo statunitense delle “comunità nere e latine” negli Stati Uniti fa parte dello stesso fenomeno dell’oppressione imperialista statunitense all’estero.

La mappa dell’Alleanza Nera per la Pace che documenta potenziali obiettivi negli Stati Uniti e nell’emisfero occidentale

Mappa chiave che indica la dimensione e la posizione geografica dei comandi, delle basi e delle strutture di addestramento militari statunitensi
Black Alliance for Peace – un frequente collaboratore del NNOC – descrive il progetto come una “mappa della militarizzazione degli Stati Uniti” nelle Americhe, che dovrebbe essere usata come “base” per gli attivisti rivoluzionari affinché “elaborino strategie collettivamente come e dove organizzarsi e agitare.” Rimane particolarmente leggero sui dettagli pubblici riguardo a cosa possa comportare tale “agitazione”, osservando che “per motivi di sicurezza” non condivide informazioni approfondite sulla natura di quella che definisce “resistenza attiva e mobilitata” che si sta svolgendo in tutto l’emisfero.
IFCO/Pastori per la Pace
La Fondazione Interreligiosa per l’Organizzazione Comunitaria (IFCO), fondata dalla Chiesa Presbiteriana Unita nel 1967, è un’organizzazione veterana nel legame ICAP-NNOC. Creata come organizzazione ecumenica per l’ala di sinistra radicale della vita religiosa americana, fu “coinvolta in controversie per il finanziamento di gruppi comunitari coinvolti in attività militanti e di protesta” fin dall’inizio – inclusi militanti neri negli Stati Uniti e movimenti marxisti rivoluzionari in Africa. Il suo fondatore, il reverendo Lucius Walker, mantenne “un’amicizia” con Castro “che durò per sempre”, secondo la figlia di Walker.
Nei suoi primi anni, il lavoro dell’IFCO non era principalmente incentrato su Cuba. Il suo attivismo si concentrò invece su una serie di movimenti radicali neri negli Stati Uniti, così come
su diversi altri gruppi che sostenevano vari generi di rivoluzione razziale. Nel 1969 organizzò e guidò congiuntamente la National Black Economic Development Conference, in cui estremisti neri chiesero 500 milioni di dollari alle chiese e sinagoghe bianche americane “per la loro complicità nel razzismo” in quella che si presume fosse la prima grande richiesta di riparazioni nel ventesimo secolo. IFCO iniziò rapidamente a sostenere anche movimenti di “liberazione” in Africa, fornendo sia finanziamenti che supporto politico alla militante Zimbabwe African People’s Union.
Il programma simbolo di IFCO, Pastors for Peace, è stato creato nel 1988, progettato specificamente per organizzare carovane di aiuto verso governi e movimenti di sinistra in tutta l’America Centrale e del Sud. Il primo convoglio dell’organizzazione verso Cuba arrivò nel 1992, nel tentativo di rivitalizzare il governo comunista dopo la caduta dell’Unione Sovietica. Nei successivi 25 anni, IFCO/Pastors for Peace trasportò più di 4.000 tonnellate di rifornimenti a Cuba tramite decine di “carovane dell’amicizia”. Nel 1999, l’IFCO iniziò a organizzare delegazioni del Congressional Black Caucus (CBC) per visitare Cuba.
IFCO fornisce un altro esempio di come la rete di solidarietà Cuba-ICAP faciliti lil movimenti radicali all’interno degli Stati Uniti. La fondazione funge da “sponsor fiscale” per una serie di gruppi attivisti interni di estrema sinistra, facilitando donazioni esenti da tasse – e gestendo la gestione delle sovvenzioni, la conformità fiscale, la rendicontazione finanziaria e altre attività amministrative – a una rete di organizzazioni e collettivi radicali. Le attuali relazioni di sponsorizzazione fiscale dell’IFCO includono:
- The Jericho Movement: un’organizzazione rivoluzionaria nata dai violenti gruppi nazionalisti neri “Republic of New Afrika” e “New Afrikan Liberation Front”, che sostiene di lavorare per liberare “prigionieri politici e prigionieri di guerra” incarcerati dal governo degli Stati Uniti. I prigionieri politici in questione provengono da una serie di gruppi terroristici di estrema sinistra, tra cui il Black Panther Party, Los Macheteros, l’Organizzazione Comunista del 19 maggio, il Movimento degli Indiani Americani, l’Esercito di Liberazione Nera e il Fronte di Liberazione della Terra.
- Equality for Flatbush: Un gruppo “abolizionista” di Black Lives Matter che sostiene “l’abolizione della polizia, dell’U.S. Immigration and Customs Enforcement (ICE) e delle carceri”, con un focus sulla lotta alla “gentrificazione” e alla “violenza della polizia” a Brooklyn. Organizza pattugliamenti di “cop watch” per contrastare la presenza della polizia nella zona. Ha coordinato il “servizio di assistenza 24 ore su 24 in carcere” per i manifestanti arrestati durante le rivolte seguite alla morte di George Floyd.
- Claudia Jones School: Intitolata a un nazionalista nero e attivista del Partito Comunista, Claudia Jones School è un collettivo di attivisti con sede a Washington, D.C., che sostiene di svolgere “un’educazione popolare per le masse di lavoratori e oppressi all’interno dell’impero degli Stati Uniti.” È fortemente coinvolto nel lobbying pro-Cuba – organizzando diverse recenti proteste ed eventi di “solidarietà” con Cuba a Washington D.C. – ed è collegato alla più ampia rete cubana. Partecipa anche a varie altre proteste di sinistra, incluse diverse recenti azioni dirette anti-ICE.
- Haitian Women for Haitian Refugees: Un gruppo attivista “guidato da donne nere” che si organizza “per difendere i migranti neri, fermare la deportazione anti-nera e porre fine alla sorveglianza e detenzione dei migranti negli Stati Uniti.”
- Changing Frequencies: Un progetto di organizzazione abolizionista guidato da femministe queer nere come si definiscono, che lavora “per interrompere i danni e la violenza provenienti dal Complesso Industriale Medico (MIC).” Si dichiara “radicato nei movimenti femministi neri, indigeni e del Sud Globale che stanno reimmaginando e ricostruendo i nostri sistemi verso la liberazione.”
Le precedenti sponsorizzazioni fiscali di IFCO hanno incluso gruppi come Viva Palestina US, la filiale americana di una rete internazionale che ha effettuato una serie di convogli verso Gaza.
I convogli di Viva Palestina hanno attirato l’attenzione internazionale per la collaborazione con il gruppo terroristico Hamas, la distribuzione di “aiuti” sotto forma di veicoli e borse di denaro direttamente ai leader di Hamas e la collaborazione stretta con organizzazioni e individui precedentemente designati o indagati per finanziamenti ad Hamas. (Nel 2009, il leader di Viva Palestina, il deputato britannico George Galloway, consegnò una borsa di denaro direttamente al primo ministro di Hamas Ismail Haniyeh, vantandosi in un filmato: “Personalmente, sto per rompere le sanzioni contro il governo eletto della Palestina. Per Allah, abbiamo portato qui molti contanti… Ora vi stiamo dando 100 veicoli e tutto il contenuto. E non ci scusiamo per ciò che sto per dire: li stiamo consegnando al governo eletto della Palestina; al Primo Ministro Ismail Haniyeh”). L’accordo fungeva da sudario protettivo per la rete: mentre Viva Palestina non aveva uno status formale di società o non profit, IFCO raccoglieva milioni di dollari in donazioni per suo conto.
IFCO è anche l’unico amministratore statunitense del programma di borse di studio presso la Latin American School of Medicine (ELAM) all’Avana, offrendo borse di studio complete a studenti americani a basso reddito e affiliati a reti di solidarietà allineate a Cuba presso università statunitensi. I laureati ELAM sono immersi nell’ideologia rivoluzionaria cubana e vengono introdotti in una rete più ampia di attivisti con base negli Stati Uniti, oltre che membri di reti terroristiche straniere come il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina. La “condizione” della borsa di studio IFCO è che i laureati tornino negli Stati Uniti. Oggi, secondo quanto riportato, i laureati ELAM lavorano in oltre 30 stati degli Stati Uniti. L’idea della borsa di studio fu proposta per la prima volta – e attivamente promossa – dallo stesso Fidel Castro. Tra i membri del consiglio di amministrazione dell’IFCO in passato c’è stato Manolo De Los Santos, cofondatore e attuale capo del People’s Forum, un importante gruppo di attivisti nella rete ideologica su Cuba degli Stati Uniti. Claudia de la Cruz, che ha co-fondato il People’s Forum insieme a Santos – e ne ha ricoperto il ruolo di co-direttrice esecutiva – è attualmente direttrice esecutiva di IFCO. Nel 2024, de la Cruz è stato il candidato presidenziale del Partito per il Socialismo e la Liberazione, un altro gruppo di sinistra legato a Cuba che ha avuto un ruolo chiave nel guidare le recenti proteste e i disordini di strada negli Stati Uniti.
National Lawyers Guild
La National Lawyers Guild (NLG) è una delle organizzazioni più persistenti – e subdole – della rete cubana negli Stati Uniti. L’associazione di avvocati di estrema sinistra e attivisti radicali di strada ha avuto un ruolo chiave in una quota sproporzionata del terrore e della violenza di estrema sinistra che hanno afflitto gli Stati Uniti dagli anni ’60 fino ad oggi. Nel corso della sua storia, ha mantenuto legami stretti con Cuba e altri regimi comunisti e ha esplicitamente cercato di promuovere le cause dell’estrema sinistra internazionale, anche lavorando per difendere e facilitare il terrorismo e la violenza estremista – dalla Weather Underground degli anni ’70 ai violenti militanti BLM e alle cellule terroristiche Antifa di oggi.
Fin dai suoi primissimi anni di esistenza, il NLG operava come un gruppo di facciata comunista de facto, progettato per organizzare e agitare per la rivoluzione negli Stati Uniti. Anche prima dell’emergere della Nuova Sinistra negli anni ’60, una lunga serie di rapporti, indagini e testimonianze in prima persona attestava lo scopo dell’organizzazione. In una testimonianza giurata al Congresso nel 1939, il segretario generale del Partito Comunista USA si vantò che la NLG fosse una delle diverse “cinghie di trasmissione” per la penetrazione comunista nelle istituzioni americane. Nove anni dopo, un ex membro del Comitato Nazionale del Partito Comunista testimoniò che l’organizzazione era “un completo duplicato delle speranze e aspirazioni del Partito Comunista”, osservando che anche gli avvocati non comunisti del gruppo “giocano la partita comunista, consapevolmente o meno.”
Fu però negli anni ’60 che la Guild divenne ciò che è oggi. L’organizzazione entrò in quel decennio zoppicando sull’orlo del collasso, avendo perso la maggior parte dei suoi membri e credibilità istituzionale in mezzo alle indagini e agli attacchi dell’era anticomunista di McCarthy.
Solo pochi anni dopo, però, il suo numero di membri era esploso, con un afflusso di giovani radicali provenienti dalla Nuova Sinistra. Sotto la guida dei suoi nuovi elettori, NLG si consolidò rapidamente come attore chiave nell’emergente contesto rivoluzionario, integrandosi sempre di più con gruppi come i Black Panthers, SDS e Weather Underground. Alla sua convention del 1968, la Guild adottò una risoluzione che si dichiarava ufficialmente “il braccio legale del movimento.” Era una caratterizzazione accurata; infatti, NLG avrebbe presto esercitato un monopolio effettivo sull’estrema sinistra del mondo giuridico statunitense. Come ha recentemente osservato uno storico, “la maggior parte degli avvocati radicali degli anni ’60 e ’70 erano membri del NLG o avevano qualche legame con esso. Secondo molte testimonianze, ‘avvocato radicale’ e ‘avvocato della Guild’ erano praticamente sinonimi a quel tempo.”
Da allora, il NLG è legato a molti dei gruppi di estrema sinistra più radicali e violenti che operano negli Stati Uniti. I suoi attivisti hanno difeso migliaia di radicali e militanti – una funzione centrale per la comprensione che il gruppo ha di sé. Come ha dichiarato William Kunstler, uno dei più importanti avvocati di sinistra di Guild: “La cosa che mi interessa di più è tenere in strada le persone che cambieranno per sempre il carattere di questa società: i rivoluzionari. Che si tratti del Movimento degli Indiani Americani, o dell’Esercito di Liberazione Nera, o di H. Rap Brown – una persona o un’organizzazione – mi interessa davvero solo spendere i miei talenti, e qualsiasi risorsa che possiedo, per mantenere i rivoluzionari in funzione.”
Diversi membri della Guild hanno partecipato in prima persona ad atti di terrorismo di estrema sinistra e ad altre forme di violenza politica. Tra questi figurava Bernardine Dohrn, leader di spicco del Weather Underground ed ex latitante inserita nella lista dei “Dieci più ricercati” dall’FBI, che ricoprì il ruolo di prima organizzatrice studentesca della NLG dopo la laurea presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Chicago. Anche Russell Neufeld, membro del Weather Underground, è stato redattore di un giornale militante del NLG pubblicato in carcere, così come Judith Alice Clark, che ha scontato 37 anni di carcere per il suo ruolo nella sanguinosa rapina al furgone blindato della Brink’s del 1981, perpetrata da membri del Black Liberation Army ed ex membri del Weather Underground.
I membri del NLG spesso agiscono come più di semplici scudi di difesa legale per gruppi estremisti di sinistra. Come riportato dal giornalista Bryan Burrough in Days of Rage (2015), un resoconto lungo come un libro sul terrorismo di estrema sinistra negli anni ’60 e ’70 tratto da interviste originali con ex membri dei Weathermen e altri militanti della Nuova Sinistra:
tra i finanziatori di Weatherman, la fonte di denaro più importante era un gruppo di avvocati radicali a Chicago, New York, San Francisco e Los Angeles. Quasi tutti appartenevano alla National Lawyers Guild, una rete di avvocati di sinistra fondata nel 1937 come alternativa all’American Bar Association. “Soldi? Sono stati gli avvocati, tutto lì,” dice Ron Fliegelman, un sentimento condiviso da diversi altri ex studenti di Weather. Dei circa dodici avvocati menzionati come sostenitori chiave, solo pochi ammetteranno di aver aiutato. Uno è Dennis Cunningham, allora avvocato di Chicago che rappresentava i Black Panthers. “Ho dato loro dei soldi, certo, e ne ho raccolti ancora di più,” dice. “Senza gli avvocati, te lo dico, non sarebbero sopravvissuti.”
Burrough descrive Michael Kennedy, membro delle sezioni NLG di San Francisco e New York City, come “di gran lunga l’avvocato più importante nella rete di supporto di Weatherman.”
Kennedy era amico intimo sia di Dohrn che di Leonard Boudin, un altro avvocato della NLG che per caso era il padre di Kathy Boudin, membro dei Weather Underground, e nonno del futuro procuratore distrettuale di San Francisco di estrema sinistra Chesa Boudin. Come ha raccontato un avvocato della NLG a Burrough: “Devi capire, tesoro, eravamo avvocati, ma eravamo rivoluzionari nel cuore… Avremmo fatto qualsiasi cosa per queste persone. Soldi, strategia, passaporti, qualunque cosa potessimo fare, l’hai fatta e basta. Questa era la rivoluzione, baby, e loro erano i combattenti.”
Oggi, la NLG continua a perseguire la stessa missione centrale descritta da Kunstler nel 1975: manipolare e minare la legge per tenere terroristi di estrema sinistra e altri “rivoluzionari” violenti nelle strade. Attraverso i suoi programmi Mass Defense e Legal Observer, la NLG addestra e schiera i cosiddetti “osservatori legali” – facilmente riconoscibili per i loro caratteristici cappelli o caschi verde neon in molte delle manifestazioni di sinistra più note di oggi – per proteste radicali e “azioni dirette”. In questa veste, gli avvocati della Guild fungono da forza di intervento d’emergenza, in grado di fornire assistenza immediata ai rivoltosi e ai militanti arrestati, mobilitando una rete di fondi per la cauzione e ONG alleate per garantire il loro rapido rilascio. Solo nel 2020, il NLG afferma di aver “coordinato il supporto legale” per
oltre 20.000 manifestanti arrestati durante le rivolte di George Floyd. (In occasione del congresso tenutosi quell’anno, l’organizzazione ha approvato una risoluzione in cui si chiedeva «il taglio dei fondi, lo smantellamento e l’abolizione di ogni forma di attività di polizia, che ha denunciato come strumento al servizio dello «Stato colonialista dei coloni, capitalista e suprematista bianco.”). Oggi, la NLG è attivamente coinvolta in azioni radicali contro l’ICE nelle strade.
La Guild ha svolto un ruolo simile in molte delle più significative rivolte di estrema sinistra dell’ultimo decennio, da Standing Rock (dove gli avvocati della Guild si sono recati in North Dakota per fornire “supporto legale” sul campo in oltre 800 casi di difesa penale) alle rivolte “Stop Cop City” guidate da Antifa ad Atlanta (in cui “osservatori legali” della NLG sono stati tra i militanti accusati ai sensi di una legge statale sulla violenza interna della Georgia – anche se un giudice della contea di Fulton ha poi respinto le accuse).
(Bryan Burrough, Giorni di rabbia: l’underground radicale americano, l’FBI e l’epoca dimenticata della violenza rivoluzionaria (New York: Penguin Press, 2015),
L’NLG di oggi è anche nota per lavorare in coordinamento con le reti Antifa. I membri della Guild hanno ammesso apertamente di coordinarsi direttamente con gruppi che si definiscono Antifa, incontrandosi prima degli scontri di strada per “discutere preventivamente le tattiche”. Il sostegno dell’organizzazione ad Antifa è spesso aperto e pubblico: nel 2017, il presidente e due dirigenti del capitolo di San Francisco della NLG hanno pubblicato un editoriale intitolato “Siamo tutti antifa.” Nello stesso anno, il direttore della ricerca e dell’istruzione del NLG pubblicò un comunicato “Legal Support for Anti-Fascist Action” dichiarando che “l’azione diretta militante e conflittuale” era “una parte cruciale della lotta contro il fascismo” e prometteva che “il NLG continuerà a sostenere antifascisti e antirazzisti nelle strade e nei tribunali, e non si lascerà influenzare dall’argomentazione secondo cui i discorsi pieni di odio e pericolosi dovrebbero essere tollerati a tutti i costi”.
A marzo, un gruppo di militanti è diventato il primo membro di Antifa a essere condannato per accuse federali di terrorismo per un’imboscata coordinata a una struttura ICE ad Alvarado, Texas. L’estate precedente, la cellula Texas Antifa era arrivata alla struttura ICE con fucili, pistole, giubbotti antiproiettili ed esplosivi in stile AR-15, che fecero esplodere per attirare gli agenti allo scoperto prima di aprire il fuoco. Un agente fu colpito al collo e gravemente ferito.
Un mese dopo, il NLG ha annunciato il suo incrollabile sostegno agli imputati, descrivendo l’attacco come “una tipica protesta pro-immigrati” condotta da “membri della comunità” che erano lì semplicemente per “esprimere solidarietà con coloro che sono prigionieri all’interno del centro di detenzione.” La Guild condannò le accuse penali definendole “repressione statale ampia e incontrollata.”
Cuba Nexus
Come molti dei gruppi e movimenti formati dalla Nuova Sinistra post-anni Sessanta, il NLG ha mantenuto legami profondi e duraturi con Cuba e la sua rete comunista. La svolta della Guild verso la Nuova Sinistra alla fine degli anni ’60 la portò ad adottare un più ampio allineamento con l’internazionalismo marxista del Terzo Mondo, posizionando il progetto rivoluzionario cubano al centro della sua visione del mondo e del suo attivismo – una posizione che Cuba continua a godere ancora oggi nel lavoro della NLG.
Il rapporto della NLG con L’Avana risale ai primi anni della Rivoluzione cubana. Il resoconto storico della Guild vanta che NLG “ha promosso in modo prominente l’amicizia con il popolo cubano” fin dai primi giorni dell’embargo statunitense, lavorando per difendere il nascente “movimento di solidarietà statunitense cubano dalla repressione governativa.” Il fondatore della NLG, Victor Rabinowitz, fu presidente del Fair Play for Cuba Committee prima che il suo studio legale (co-fondato con l’avvocato della NLG Leonard Boudin) venisse incaricato da Cuba come avvocato ufficiale del regime negli Stati Uniti nel 1960 – una relazione organizzata personalmente da Che Guevara durante una partita a scacchi con Rabinowitz e Boudin, secondo la Guild. Lo studio legale ha ricoperto il ruolo di “unico avvocato statunitense di Cuba” da allora, continuando a rappresentare “il Governo cubano e i suoi ministeri, così come le agenzie e le imprese cubane, in tutte le questioni riguardanti gli Stati Uniti” fino ad oggi.
I membri della NLG hanno avuto un ruolo importante nella Brigata Venceremos fin dalla primissima delegazione; i partecipanti alla seconda Brigata includevano rispettivamente l’ex presidente della Guild e l’ex presidente del Comitato Internazionale NLG. Nel 1972, la Guild lanciò la sua prima delegazione nazionale ufficiale del NLG a Cuba, ospitata dall’ICAP. Le delegazioni NLG che seguirono nei decenni successivi furono descritte dalla Guild come “esperienze formative di leadership per i leader NLG e il personale degli uffici nazionali.”
La NLG ha inoltre inviato delegazioni simili ad altri regimi antioccidentali, incluso il Vietnam comunista – lodato da una delegazione della Guild come “un modello per i popoli progressisti del mondo che non hanno ancora rovesciato i loro oppressori” – la Repubblica Popolare Cinese, l’Iran, la Cisgiordania e la Striscia di Gaza.
Attraverso una serie di iniziate incentrate sull’Avana – tra cui una Sottocommissione designata per Cuba e un programma annuale cubano gestito dal Comitato Lavoro e Occupazione – il NLG ha continuato a lavorare per facilitare regolarmente i viaggi dei cittadini statunitensi a Cuba, fornire assistenza legale ai viaggiatori statunitensi che potrebbero violare proibizioni e sanzioni di viaggio, e gestire direttamente delegazioni a Cuba in coordinamento con la National Network on Cuba, affiliata al regime. Nell’aprile 2026, il NLG ha adottato una “risoluzione d’emergenza” annunciando la sua intenzione di “collaborare con il più ampio movimento di solidarietà con Cuba, inclusa la National Network on Cuba” per minare le “misure coercitive” americane nei confronti del paese.
Il NLG è stato, non sorprendentemente, un sostenitore vocale e aggressivo degli interessi del regime cubano negli Stati Uniti. Come dichiarò in una risoluzione del 2007, il NLG ha “sostenuto la Rivoluzione Cubana dal suo trionfo il 1° gennaio 1959.” La Guild ha spesso promosso e fatto pressione per la fine del blocco statunitense e la piena normalizzazione delle relazioni con Cuba, la restituzione della base militare statunitense di Guantanamo Bay al governo cubano e altre politiche filo-cubane. Ha regolarmente fornito supporto legale ad altri gruppi di solidarietà
con Cuba e ha condotto campagne a favore di spie cubane condannate come i “Cinque Cubani” e di latitanti terroristi come Assata Shakur.
Allo stesso tempo, la Guild ha anche cercato di sfruttare il proprio potere istituzionale e la sua influenza per legittimare la più ampia rete di sinistra cubana nell’emisfero. Per più di un decennio, il NLG ha inviato delegazioni nel Venezuela socialista per “osservare” le elezioni. Nel 2024, una delegazione NLG di cinque membri ha dichiarato le elezioni fraudolente di luglio in Venezuela “trasparenti” e “giuste”, con “scrupolosa attenzione alla legittimità, all’accesso alle urne e al pluralismo” – e ha condannato il “rifiuto dell’opposizione sostenuta dagli Stati Uniti” di accettare la presunta vittoria del dittatore Nicolas Maduro – in contrasto con il consenso schiacciante di altri osservatori internazionali. La presidente del NLG Suzanne Adely – una dei membri della delegazione sul campo – ha descritto le elezioni come “un trionfo per il popolo venezuelano” di fronte all'”ingerenza statunitense nel tentativo di sabotaggio del processo democratico”, e ha chiesto il rifiuto dell'”intervento imperialista statunitense” e la fine delle “sanzioni e dei blocchi statunitensi” rivolti al Venezuela.
Tale lavoro di propaganda bisogna aspettarselo da NLG, alla luce del suo ruolo autodefinito come braccio legale della sinistra radicale internazionale. Come disse lo stesso vicepresidente di NLG nel 1978, l’obiettivo del Guild “non è scoprire violazioni dei diritti umani ovunque esistano. Come organizzazione antimperialista, il suo obiettivo è sostenere le lotte di liberazione nazionale. ”
La NLG è stata una dei sei partner ufficiali del “Convoglio Nuestra America” che ha portato nel marzo del 2026 influencer di sinistra statunitensi nell’Isola. Suzanne Adely partecipò personalmente al convoglio e in seguito fu insignita del “Venceremos Award” per il suo servizio agli interessi cubani.
Il Forum del Popolo
Negli ultimi anni, il Forum del Popolo è emerso come uno dei gruppi di protesta di sinistra più significativi negli Stati Uniti, fungendo da centro per l’agitazione anti-Trump, anti-ICE e filo- cubana. La rapida ascesa del gruppo verso la notorietà continua con un sostegno finanziario in forte crescita: alla fine dell’anno fiscale 2021, il People’s Forum ha riportato un fatturato di 486.926 dollari. Alla fine dell’anno fiscale 2022, quella cifra era di 4.428.869 dollari – un aumento di oltre l’800 percento in un solo anno.
La stragrande maggioranza di quei finanziamenti proviene dalla rete politica di Neville Roy Singham – il magnate tecnologico americano con base a Shanghai che negli ultimi anni si è affermato come uno degli sponsor viventi più influenti di gruppi e cause di estrema sinistra, con una portata che ora rivaleggia persino con quella di George Soros. Dalla sua fondazione nel 2018 fino al 2025, il People’s Forum – che si definisce “un incubatore di movimenti” – ha ricevuto circa 28 milioni di dollari, secondo un’analisi dei documenti delle organizzazioni non profit. Secondo analisi open source, 22,4 milioni di dollari provenivano da organizzazioni affiliate a Singham.
Singham, ex organizzatore militante marxista della Lega dei Lavoratori Neri Rivoluzionari, è a quanto pare un ammiratore di lunga data del maoismo che mantiene stretti legami con il Partito Comunista Cinese. Dopo aver venduto ThoughtWorks – una società di consulenza software da lui fondata nel 1993 – a una società di private equity per circa 785 milioni di dollari nel 2017, ha iniziato a incanalare somme di denaro sorprendenti in una vasta e interconnessa rete di gruppi attivisti radicali, spesso convogliando i finanziamenti attraverso un ecosistema serpentino di fondi consigliati dai donatori e entità di comodo estremamente opache. All’inizio di quest’anno, una lunga indagine di Fox News in più parti ha sostenuto che Singham e sua moglie hanno “attivato una rete globale” composta da circa 2.000 gruppi di estrema sinistra, che spesso operano in sinergia con regimi antiamericani avversari (ad esempio Cuba, Cina, Russia, Iran, Corea del Nord, Venezuela e Gaza). L’indagine ha analizzato un totale di 591 milioni di dollari su centinaia di transazioni in cinque continenti dal 2017 al 2025, la consistente maggioranza delle quali (circa 401 milioni di dollari) è andata a un selezionato gruppo di organizzazioni di sinistra con sede negli Stati Uniti.
I gruppi della rete Singham sono stati coinvolti in una quota sproporzionata dell’attività politica di sinistra totale negli Stati Uniti nell’ultimo decennio, organizzando centinaia di proteste e azioni di strada, dagli scontri anti-ICE in Minnesota alle manifestazioni “No Kings” in tutto il paese. (I cartelli di protesta professionali e prodotti in massa della rete sono diventati una presenza onnipresente nelle manifestazioni di sinistra in tutto il paese). Allo stesso tempo, molti nodi della rete si sono fusi con l’infrastruttura di influenza cubana.
Il People’s Forum è un esempio lampante. L’organizzazione è strettamente legata al regime cubano. Dal 2024, il Forum è il promotore fiscale della Brigata Venceremos, accettando donazioni deducibili dalle tasse per conto della Brigata e aggirando i requisiti di divulgazione dei donatori. È stato anche un organizzatore centrale del Convoglio Nuestra America di marzo 2026 e supporta frequentemente altre delegazioni sull’isola. Nel maggio 2023, ad esempio, il Forum è stato organizzatore di una delegazione di 10 giorni composta da circa 150-300 attivisti – quella che i media statali cubani hanno definito “una delle più grandi delegazioni ad aver visitato il paese da decenni” – per incontrare il presidente cubano Diaz-Canel; più tardi nello stesso anno, il Forum ospitò Diaz-Canel nella loro sede a New York e contribuì a organizzare una manifestazione antiembargo per il dittatore cubano in città.
Il direttore fondatore del Forum, Manolo De Los Santos, è uno dei volti americani più importanti nella rete di influenza cubana odierna. Nato nella Repubblica Dominicana e cresciuto nel Bronx, Santos si recò per la prima volta a Cuba nel 2006 tramite IFCO/Pastors for Peace. (Come già accennato, la sua cofondatrice del Forum ed ex co-direttrice Claudia de la Cruz è attualmente direttrice esecutiva di IFCO). Successivamente fu di “base a Cuba per molti anni” (nelle sue parole biografiche), dove sviluppò relazioni ai livelli più alti del regime cubano.
Da allora Santos ha guidato una serie di delegazioni e convogli di alto profilo verso l’isola, incontrando lo stesso Diaz-Canel in numerosi casi pubblicamente documentati dal 2022 e mantenendo stretti legami pubblici con altre élite chiave del regime. È una voce frequente nei media del regime cubano e ha co-curato l’antologia Comrade of the Revolution: Discorsi selezionati di Fidel Castro.
Santos stesso è un esempio tipico del legame tra l’operazione ideologica cubana e l’attivismo più in generale di sinistra negli Stati Uniti. L’8 ottobre 2023, appena un giorno dopo l’attacco di Hamas a Israele, il gruppo ha avuto un ruolo chiave nell’organizzazione di una ormai famigerata manifestazione di massa a Times Square, alla quale hanno partecipato migliaia di persone che hanno definito gli attacchi di Hamas “una lotta di liberazione senza precedenti.” Nel corso del 2026, il Forum del Popolo ha dedicato gran parte del suo considerevole fondo di guerra al coordinamento attivo e all’organizzazione di manifestazioni conflittuali anti-ICE tramite una sofisticata rete di mobilitazione di massa. Nel gennaio 2026, il Forum ha collaborato con la sezione di New York di Democratic Socialists for America per reclutare fino a 4.000 attivisti di “risposta rapida” per contrastare le operazioni di controllo ICE in città. L’operazione, che mirava a costruire un modello simile alle reti di resistenza combattive contro l’ICE in città come Minneapolis, è stata organizzata nella sede centrale del Forum a Midtown, che ha ospitato gli incontri “Immigrant Justice Working Group Training” della DSA.
Il Forum è stato anche uno degli architetti della chiusura nazionale delle scuole e delle imprese anti-ICE alla fine di quel mese, che ha mobilitato migliaia di manifestanti per le strade – oltre a chiusure di aziende, scioperi scolastici e altre interruzioni – in tutto il paese. Il sito web che fungeva da hub centrale per la “National Shutdown” del 30 gennaio è stato verificato registrato a nome del direttore delle comunicazioni del People’s Forum e riportava l’indirizzo dell’organizzazione a Manhattan.
Code Pink
Code Pink: Women for Peace è stata co-fondata nel novembre 2002 da Medea Benjamin (nata Susan Benjamin nel 1952), Jodie Evans, Diane Wilson e altre, come braccio di protesta dell’opposizione organizzata alla imminente guerra in Iraq. Fin dalla sua nascita, Code Pink occupava una posizione nella sinistra allineata a Cuba: i membri viaggiavano regolarmente all’Avana, e il gruppo sosteneva la campagna “Free the Cuban Five” per liberare le principali spie della Rete Wasp durante gli anni 2000.
Medea Benjamin aveva vissuto a Cuba dal 1979 al 1983 sotto l’egida del regime (fu espulsa dopo aver scritto un articolo internamente critico verso alcune politiche cubane, ma rimase una sostenitrice simpatizzante del regime). In precedenza, aveva co-fondato il gruppo Global Exchange a San Francisco nel 1988, insieme all’allora marito e a un altro attivista. I “Reality Tours” di Global Exchange hanno portato viaggiatori americani a Cuba, Venezuela, Iran, Nicaragua, Bolivia e altre destinazioni “alternative” in quello che equivaleva a viaggi ideologici organizzati dallo Stato.

Medea Benjamin (a destra) e manifestanti di Code Pink interrompono un’audizione di supervisione del Senato per la magistratura nel 2017
L’evento cruciale nel rapporto di Code Pink con i regimi stranieri, tuttavia, è stato il matrimonio di Jodie Evans nel 2017 con lo stesso Neville Roy Singham. Il matrimonio, che presentava un brunch a tema “amore rivoluzionario” e un museo personalizzato, dimostrava quanto la coppia di potere attivista fosse già diventata centrale nell’estrema sinistra americana: la lista degli invitati dell’evento, come scrisse il New York Times, “era un ‘Chi è Chi’ del progressismo. Le foto dell’evento mostrano Amy Goodman, conduttrice di ‘Democracy Now!’; Ben Cohen, cofondatore di Ben & Jerry’s gelato, e V, la drammaturga precedentemente nota come Eve Ensler, che scrisse “I monologhi della vagina’.”

Jodie Evans, cofondatrice di 83 Code Pink, con il marito Neville Roy Singham nel 2018
Negli anni successivi al matrimonio – e a un enorme afflusso di denaro di Singham – Code Pink passò rapidamente da gruppo antiguerra di sinistra più convenzionale a sostenitore completo e di linea di partito per la RPC e altri stati stranieri antiamericani. Evans, un tempo critica delle
violazioni dei diritti umani in Cina, ora descrive gli uiguri come terroristi e difende la loro detenzione di massa, dicendo che “Non riesco proprio, per quanto mi sforzi, a pensare a nulla” quando le è chiesto se avesse critiche alla Cina. Prima del 2017, Evans aveva pubblicamente contestato quella che ha definito la “brutale repressione cinese delle difensori dei diritti umani delle donne”; più recentemente, ha elogiato la Cina come “difensore degli oppressi e modello di crescita economica senza schiavitù o guerra.”
Dal 2017, circa il 25 percento dei finanziamenti di Code Pink proviene da gruppi collegati a Singham.
Sebbene i legami esteri di Code Pink non siano confinati a Cuba, la propaganda sfacciata e aperta del gruppo a favore di diversi regimi ostili illustra quanto le organizzazioni “anti- imperialiste” e terzomondiste americane fungano da vettori naturali (e spesso disponibili) per un’influenza straniera sovversiva.
L’Avana spesso si trova al centro di quel nesso di influenza. Code Pink è stato un partecipante costante ai principali sforzi di solidarietà con Cuba sin dalle proteste di massa del luglio 2021 sull’isola. (Pochi giorni dopo le proteste, Medea Benjamin e Leonardo Flores pubblicarono un articolo su Code Pink in cui si inquadravano i disordini come guidati dalla “mano nascosta” del blocco statunitense e sostenevano che la portata delle proteste fosse stata esagerata dai media occidentali). Per il convoglio Nuestra America di marzo 2026, l’organizzazione ha noleggiato velivoli dedicati per oltre 100 partecipanti, con un carico di 6.300 libbre di forniture mediche del valore di 433.000 dollari.
La rete Singham avrebbe fornito finanziamenti per circa 100 viaggi all’estero facilitati da Code Pink nel corso degli anni, inclusi 65 viaggi in nazioni ostili come Venezuela, Iran, Gaza, Cina e Cuba.
Diversi senatori statunitensi hanno formalmente chiesto indagini ai sensi del Foreign Agents Registration Act relative al Code Pink, sollevando preoccupazioni sulle sue fonti di finanziamento, sull’organizzazione anti-ICE e sul presunto sostegno a organizzazioni terroristiche straniere.
Socialisti Democratici d’America
I Socialisti Democratici d’America (DSA) rappresentano un esempio particolarmente potente della vittoria ideologica dello sforzo di Cuba di posizionarsi come capitale spirituale del radicalismo del Terzo Mondo. La DSA non è stata fondata come copertura per i servizi segreti cubani o come strumento di influenza; è nata nel 1982 dalla fusione di organizzazioni e movimenti socialisti appartenenti sia alla Vecchia Sinistra che alla Nuova Sinistra, tra cui veterani del CPUSA e dell’SDS. Oggi mantiene un impegno ferreo, quasi religioso, nei confronti della causa del regime cubano – non perché il gruppo sia controllato da agenti cubani in sé, ma perché tale impegno rappresenta ormai semplicemente l’ortodossia politica di fatto dell’estrema sinistra americana.

Nel 1982, i Democratic Socialists of America furono creati dalla fusione del Comitato Organizzativo Socialista Democratico e del Nuovo Movimento Americano
Questo rappresenta un significativo progresso per l’operazione di influenza cubana: L’Avana non ha più bisogno di fare affidamento esclusivamente sulla penetrazione dei servizi segreti o sulla creazione di contatti per esercitare influenza sugli Stati Uniti. Mentre le prime reti di solidarietà con Cuba erano spesso confinate alla frangia militante, la DSA rappresenta uno sviluppo più recente e molto più politicamente importante: un’organizzazione di massa che opera apertamente nella politica elettorale americana, con sezioni in tutto il paese, un numero crescente di funzionari eletti e una reale influenza all’interno della coalizione del Partito Democratico.
La DSA ha costruito un’infrastruttura nazionale dedicata a spostare la politica di estrema sinistra dai margini al mainstream – e con essa, una profonda e duratura devozione al regime cubano. La DSA testimonia fino a che punto gli impegni ideologici nativi e organici dell’estrema sinistra americana rispecchiano ora gli interessi del regime cubano. A differenza di organizzazioni come la Brigata Venceremos o la National Lawyers Guild, la DSA non fu plasmata dall’influenza diretta e tangibile dello stesso governo cubano. Invece, come erede ideologico del radicalismo influenzato dai cubani della sinistra post-anni Sessanta, abbracciò liberamente l’agenda politica e la visione del mondo di propria volontà.
Tutto ciò non significa che il gruppo non abbia legami con il regime cubano e la sua rete di influenza. Infatti, con la diffusione della sua dimensione e influenza nella politica statunitense, la DSA ha ampliato significativamente il suo rapporto – e il sostegno – al progetto comunista cubano. Alla sua convention del 2019, la DSA ha annunciato la sua intenzione di aderire formalmente alla National Network on Cuba (NNOC). Negli anni successivi, Cuba è diventata una delle principali priorità della politica estera del gruppo: il DSA ha istituito un proprio Gruppo
di lavoro per la solidarietà con Cuba, ha creato un’infrastruttura dedicata alle attività di lobbying e alle campagne a sostegno di cause specifiche relative a Cuba, ha inviato le prime delegazioni ufficiali del DSA sull’isola e ha espresso condanne sempre più aspre e frequenti nei confronti della politica estera degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Nel novembre 2020, DSA ha trasmesso un “appello all’azione” ai suoi oltre 85.000 membri affinché si mobilitino “contro l’embargo illegale su Cuba” in collaborazione con altri gruppi NNOC.
Le delegazioni ufficiali della DSA a Cuba sono iniziate nel 2022. (Oltre alle delegazioni “ufficiali” del gruppo, contingenti consistenti di membri della DSA hanno viaggiato anche come parte di altri convogli più grandi, come Nuestra America nel 2026). Come sempre, queste imprese erano direttamente supervisionate dallo stato cubano e facilitavano il contatto diretto tra i sinistrorsi americani e i funzionari cubani. Un viaggio dei quadri della DSA nel 2023 – presumibilmente ospitato dallo stesso Partito Comunista di Cuba – si è svolto sull’isola con l’obiettivo esplicitamente dichiarato di “istituire canali formali di comunicazione tra varie organizzazioni cubane, ministeri e la DSA”, oltre a normalizzare le relazioni con i rappresentanti del governo cubano.” I partecipanti al viaggio hanno raccontato un incontro privato di due ore con il presidente cubano Miguel Díaz-Canel, oltre a una serie di incontri con altri alti funzionari militari e dell’intelligence e diverse spie cubane condannate dell’ex Rete Wasp. I delegati sono stati ospitati per cinque giorni in un hotel a cinque stelle, il Grand Aston Havana, che da allora è stato inserito nella lista delle sistemazioni proibite a Cuba del Dipartimento di Stato. I servizi per il tour furono organizzati e forniti tramite Amistur e ICAP.
Nell’ottobre 2025, la DSA ha inviato un’altra delegazione di circa 40 membri, tra cui sia i co- presidenti e altri nove membri eletti del suo Comitato Politico Nazionale, ospitati dallo stesso Istituto statale ICAP e Amistur. Ancora una volta, la delegazione incontrò alti funzionari cubani, mangiò in ristoranti di alta cucina e soggiornò in hotel di lusso. La DSA gestisce un “Fondo Venceremos” che raccoglie donazioni per “sostenere la lotta per smantellare l’impero statunitense”, indirizzando i finanziamenti a Cuba. In questa e in altre iniziative legate a Cuba, gli attivisti del DSA non nascondono le proprie ambizioni politiche.
Secondo quanto riferito, il Gruppo di lavoro per la solidarietà con Cuba del DSA avrebbe espresso l’intenzione di includere nelle delegazioni un maggior numero di “esponenti politici eletti sostenuti dal DSA” come strumento per “coltivare la solidarietà verso Cuba nei politici emergenti” e costruire un “blocco filo cubano composto essenzialmente da funzionari eletti… soprattutto a livello federale”.
A seguito della delegazione del 2025, i capitoli della DSA hanno co-organizzato eventi di debriefing con l’Ambasciata Cubana a Washington, D.C.

DSA amplia la propria presenza a Cuba nell’ambito della campagna Stop The Siege del 2026
VIII. Internazionale Antiamericana
Durante la Guerra Fredda, le operazioni di influenza e sovversione di Cuba verso gli Stati Uniti erano tradizionalmente sostenute dalla ricchezza e dal potere dell’Unione Sovietica. I sovietici finanziarono e addestrarono la DGI, e fornirono all’Avana le risorse per gestire la sua vasta rete di gruppi di facciata, contatti e teste operative negli Stati Uniti. Agenti, risorse e delegati cubani si muovevano attraverso le reti sovietiche globali; quando i rivoluzionari latinoamericani si recavano all’Avana per addestramento politico e militare, tornavano a casa passando per Praga con l’aiuto dei servizi segreti cecoslovacchi e sovietici. Le autorità cubane hanno fatto passare diversi leader del Weather Underground attraverso la stessa rete, organizzando il loro viaggio a Praga e in Cecoslovacchia – per poi aiutarli a “rientrare di nascosto negli Stati Uniti” – al fine di evitare che venissero arrestati.
Dopo la disgregazione del blocco sovietico, Cuba affrontò nuovi e severi vincoli, riducendo la portata delle sue reti paramilitari e costringendola a ridurre le sue spedizioni armate rivoluzionarie in tutto il mondo. Alla fine degli anni ’80, Cuba vantava il più grande esercito pro capite in America Latina – e secondo molte stime, il più potente a parità di peso. Meno di un decennio dopo, le dimensioni e il budget militare si erano ridotti a una frazione rispetto a prima.
Ciò però non ridusse le capacità di intelligence di Cuba mirate agli Stati Uniti; in diversa maniera, li rese ancora più centrali nel modus operandi del regime cubano.
Man mano che l’influenza dell’Avana si riduceva, il suo raggio d’azione si restringeva. Mentre un tempo gli ufficiali militari e dei servizi segreti cubani addestravano e sostenevano guerriglieri in tutto il mondo, nell’ordine post-Guerra Fredda gli Stati Uniti divennero l’obiettivo quasi esclusivo delle attività sovversive e segrete del regime. Le reti di spionaggio cubane in America si adattarono a una struttura a cellule più agile e clandestina, muovendosi e trasformandosi con fluidità per stare un passo avanti alle operazioni di controspionaggio statunitensi. Secondo le stime di Simmons, ci sono voluti meno di 18 mesi dopo il grande smantellamento della rete Wasp da parte dell’FBI perché Cuba ripristinasse completamente la propria presenza di intelligence in Florida.
Negli ultimi decenni, tuttavia, L’Avana ha sfruttato tali capacità per stringere alleanze con una nuova coalizione di regimi, movimenti e attori antiamericani. Mentre espande e rinvigorisce la propria rete all’interno della nuova generazione di attivisti di sinistra statunitensi, ha anche stretto nuove partnership – o approfondito e riorientato quelle preesistenti – con altri governi e movimenti stranieri in tutto il mondo. Secondo quanto riferito, sia la Cina che la Russia hanno triplicato il numero dei propri agenti dei servizi segreti presenti sull’isola negli ultimi tre anni.
Le minacce poste dalla rete cubana all’ interno degli Stati Uniti sono quindi aggravate dalla sua rete esterna. Il regime continua ad agire come moltiplicatore di forza per una coalizione antiamericana molto più ampia, posizionandosi come base di partenza per una vasta gamma di avversari stranieri per condurre operazioni contro gli Stati Uniti. Allo stesso tempo, Cuba opera come una sorta di servizio di portineria per gli attori antiamericani, fornendo loro accesso all’influenza interna e a informazioni di intelligence all’interno degli Stati Uniti e facilitando i contatti con gruppi e movimenti americani. Le reti emisferiche di Cuba offrono una proposta di valore simile: fungono da vettore per Iran, Russia e numerosi altri regimi per proiettare influenza nella regione.
Russia
L’alleanza cubano-russa risale ai primi anni ’60, quando Cuba emerse come un alleato chiave sovietico e un baluardo della resistenza all’egemonia americana nell’emisfero occidentale.
Trentaquattro anni dopo la caduta dell’Unione Sovietica, Cuba e Russia mantengono ancora forti legami economici e politici, che si sono approfonditi in mezzo all’aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Cuba. Oggi, la relazione è meglio descritta come una partnership strategica – cosa che non solo rappresenta una minaccia diretta per la patria americana, ma sfida anche il potere e gli interessi di sicurezza statunitensi in tutta l’America Latina. Per la Russia moderna, la rete cubana rappresenta un vettore chiave per destabilizzare e sovvertire gli interessi statunitensi all’interno della sfera d’influenza immediata dell’America, permettendole di proiettare potere nella regione senza dover costruire basi militari o mantenere una presenza militare significativa.
Cuba e Russia godono di una partnership di intelligence altamente attiva e in continua espansione, definita dai rispettivi vantaggi comparativi di entrambe le parti. In cambio di credito russo, energia, hardware militare e capacità tecniche, Cuba offre alla Russia un terreno di prima qualità a soli 90 miglia dalla costa della Florida, accesso a una costellazione di reti di “solidarietà” antiamericane e collaborazione con DI. Mentre Cuba si affida sempre più all’energia e all’assistenza russa, la Russia cerca di sfruttare il rapporto sempre più profondo per rivitalizzare le sue vecchie reti di intelligence nell’emisfero occidentale.
L’architettura di quelle reti rimaste al loro posto. Cuba continua a ospitare la più grande struttura russa di intelligence dei segnali all’estero (SIGINT), e la rinnovata partnership tra i nuovi regimi beneficia della sua capacità di sviluppare la massiccia infrastruttura di intelligence di Mosca dell’era della Guerra Fredda sull’isola. Attualmente a Cuba sono conosciute diciotto strutture SIGINT, due delle quali appartengono alla Russia; oltre agli ufficiali del GRU, questi siti sono inoltre occupati da ingegneri ed esperti tecnici russi.
Negli ultimi anni, le aziende tecnologiche russe si sono rapidamente espanse a Cuba, utilizzando l’isola come trampolino per penetrare in altri paesi dell’America Latina. Grazie in gran parte a questa collaborazione, le aziende tecnologiche russe sono ora responsabili di fornire capacità avanzate di sorveglianza a diversi paesi dell’America Latina, rafforzando le relazioni militari e di intelligence di Mosca con regimi antiamericani in Nicaragua e Venezuela ed espandendo la loro presenza nella regione. (La presenza di spie russe di alto livello in Messico – che si spacciano per diplomatici per raccogliere informazioni sugli Stati Uniti – è stata fonte di tensione diplomatica tra Stati Uniti e Messico negli ultimi anni). I funzionari dell’intelligence russa di solito gestiscono questi trasferimenti tecnologici, supervisionando l’implementazione e assicurando che la Russia mantenga l’accesso backdoor ai dati vitali.
Oltre a sostenere la sorveglianza statale repressiva, questi trasferimenti tecnologici probabilmente supportano operazioni di influenza maligna russa, inclusi attacchi informatici dolosi, disinformazione e propaganda antiamericana.
Dal 2023, anche mercenari cubani hanno combattuto a favore di Mosca nella guerra in Ucraina.
Rapporti del 2025 sostengono che migliaia di cubani potrebbero essere stati reclutati per combattere per la Russia in prima linea in Ucraina.
Cina
Anche la Cina ha una lunga storia con Cuba – una nazione che spesso definisce un “buon fratello, buon compagno, buon amico.” Come i suoi legami con Mosca, il rapporto dell’Avana con Pechino si è trasformato in una grande partnership strategica.
La Cina mantiene una presenza costante di raccolta di informazioni a Cuba, beneficiando della sua vicinanza e penetrazione negli Stati Uniti. Di conseguenza, Cuba beneficia del suo rapporto con la Cina tramite assistenza estera, debiti annullati e decine di miliardi di dollari in investimenti. Nel 2023, il Wall Street Journal ha riportato che Cina e Cuba avrebbero stipulato un accordo segreto riguardo alla costruzione di una nuova struttura SIGINT cinese a Cuba in cambio di diversi miliardi di dollari, fornendo ai servizi segreti di Pechino la capacità “di raccogliere comunicazioni elettroniche in tutto il sud-est degli Stati Uniti, dove si trovano molte basi militari, e monitorare il traffico navale statunitense.”
Come già accennato, Cina e Russia avrebbero triplicato il loro personale di intelligence nei siti SIGINT con sede a Cuba dal 2023, con una presenza cinese in crescita presso le strutture SIGINT. La Cina gestisce attivamente tre delle diciotto strutture SIGINT conosciute di Cuba; secondo il Wall Street Journal, alcune “basi cinesi e russe sono considerate operative congiuntamente con Cuba.” Secondo un alto funzionario statunitense, “Cina e Russia considerano i loro siti con sede a Cuba tra i loro posti di ascolto esteri più critici.”
Nel 2024, il team “Hidden Reach” del Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha pubblicato Secret Signals: Decoding China’s Intelligence Activities in Cuba, un’analisi delle strutture SIGINT cubane basata su immagini satellitari commerciali, che ha identificato quattro strutture SIGINT cubane attive o in costruzione: Wajay, Calabazar, El Salão e Bejucal — il sito sovietico di stoccaggio di testate nucleari a dieci miglia da L’Avana, reso famoso durante la crisi dei missili di Cuba. L’anno successivo, il CSIS pubblicò un’appendice a *Secret Signals*, segnalando importanti potenziamenti in diversi siti, tra cui la struttura di Bejucal, che sembrava dotata di un nuovo *Circular Disposed Antenna Array* (CDAA) – un’enorme antenna circolare risalente all’epoca della Guerra Fredda, in grado di monitorare segnali provenienti da una distanza compresa tra 3.000 e 8.000 miglia.
La presenza dell’intelligence cinese a Cuba rappresenta un rischio acuto per la sicurezza operativa militare statunitense. Le installazioni militari, i Comandi Combattenti, i centri di lancio spaziale e altri siti sensibili situati nel sud-est degli Stati Uniti sono particolarmente vulnerabili alla sorveglianza tecnica a Cuba – per non parlare delle attività aeree, spaziali e marittime statunitensi nella regione.
La relazione attuale della Cina con Cuba ha implicazioni più ampie per il resto dell’America Latina. Tra il 2002 e il 2019, funzionari cinesi hanno condotto oltre 200 incontri di alto livello in tutta l’America Latina, inclusa Cuba, con il commercio tra Cina e America Latina che è aumentato da 12 miliardi di dollari a quasi 315 miliardi nello stesso periodo. Come la Russia, la Cina fornisce ai regimi repressivi nella regione tecnologie di sorveglianza progettate per soffocare il dissenso e marginalizzare i partiti filo-USA. La Cina ha inoltre ampliato la sua presenza militare nella regione; la Valutazione Annuale delle Minacce 2024 dell’Ufficio del Direttore dell’Intelligence Nazionale ha osservato che Cuba era tra le località che l’Esercito di Liberazione Popolare stava considerando per la costruzione di nuove strutture militari. I recenti wargame cinesi hanno coinvolto scenari di combattimento in America Latina e nei Caraibi, riflettendo la visione di Pechino secondo cui la regione potrebbe essere un teatro valido per un futuro conflitto con gli Stati Uniti.
Iran
Cuba e la Repubblica Islamica dell’Iran – entrambe designate come Stati Sponsor del Terrorismo – sono alleati di lunga data con profondi legami economici e diplomatici, un’ostilità reciproca verso gli Stati Uniti e una partnership di intelligence di lunga data che dura da decenni.
L’Iran ha inoltre cercato di ampliare le sue partnership strategiche formali con Cuba negli ultimi anni, inclusa una serie di accordi riguardanti commercio, telecomunicazioni, tecnologie dell’informazione, servizi portuali e l’uso delle infrastrutture navali cubane.
Come Russia e Cina, l’Iran ha cancellato debiti e concesso generose linee di credito a Cuba nel contesto degli sforzi per approfondire la cooperazione politica, commerciale, di sicurezza e di intelligence.
In linea con la sua posizione “anti-imperialista”, Cuba ha da tempo sostenuto il Corpo delle Guardie della Rivoluzione iraniana (IRGC) e gruppi terroristici sostenuti dall’Iran come Hamas, Hezbollah e il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) – offrendo loro non solo il sostegno del regime stesso, ma anche un punto di riferimento per espandere la propria presenza in America Latina.

Nuovi reclutati seguono addestramento in un campo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP)
L’Iran occupa un posto di rilievo nel cosiddetto periodo “Cubazuela”, quando la dittatura post- Chávez in Venezuela funzionava di fatto come uno Stato satellite di Cuba, il cui governo, esercito e società civile erano profondamente infiltrati dai servizi segreti cubani. L’accordo tra l’Avana e Caracas – che divenne il moderno punto di riferimento istituzionale e ideologico dell’antiamericanismo nell’emisfero occidentale – fornì all’Iran e ai suoi rappresentanti collegamenti con reti criminali e politiche nella regione, oltre a un ambiente permissivo in cui far avanzare gli obiettivi di Teheran e minare avversari come gli Stati Uniti. I rapporti del Pentagono avrebbero scoperto che ufficiali della Forza Quds dell’IRGC lavoravano sotto copertura diplomatica presso l’ambasciata iraniana a Caracas, fornendo informazioni di intelligence e altro tipo di assistenza al regime di Maduro.
L’Iran e i suoi rappresentanti si sono rivelati un nodo chiave in questa alleanza. Nel 2003, Hezbollah aveva già stabilito cellule in Venezuela; entro il 2019, gli analisti stimavano che migliaia di sospetti membri di Hezbollah, Hamas e altri militanti sostenuti dall’Iran avessero viaggiato in Venezuela e in altre parti dell’America Latina, tra cui Bolivia e Nicaragua.
L’Iran ha inoltre utilizzato la posizione geografica di Cuba per condurre una guerra elettronica contro obiettivi statunitensi. Nel 2003, Teheran ha disturbato le trasmissioni televisive internazionali di diverse stazioni con sede a Los Angeles tramite un dispositivo situato all’Avana.
E più recentemente, rapporti di intelligence suggeriscono che Cuba abbia acquisito droni d’attacco dall’Iran e che funzionari militari cubani abbiano consultato consiglieri iraniani sulla guerra asimmetrica con droni in vista di un potenziale conflitto con gli Stati Uniti.
Altri attori non statali
L’Avana ha inoltre utilizzato il suo rapporto con Teheran per estendere e integrare le sue reti di solidarietà all’estero nel cosiddetto “Asse della Resistenza” iraniano – esso stesso una causa famosa per molti attivisti americani. Questo si è dimostrato un accordo reciprocamente rafforzante, permettendo all’Iran di accedere a reti di sinistra più ampie nell’emisfero occidentale (ad esempio, stati della rete Cuba come il Venezuela di Maduro, la Bolivia di Morales e il Nicaragua di Ortega) rafforzando contemporaneamente i legami della rete cubana con l’asse militante islamista.
Una particolare affinità per la causa della “liberazione palestinese” era radicata nel credo fondatore antimperialista e antioccidentale della stessa Rivoluzione cubana. Nel 1966, Castro accolse militanti dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) al Congresso Tricontinentale; due anni dopo, Cuba inviò ufficiali della DGI nei campi di addestramento in Giordania per addestrare i fedayeen palestinesi alla guerriglia.

I commandos dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina si addestrano in Giordania, gennaio 1971
Durante gli anni ’70 e ’80, la DGI e l’esercito cubano fornirono addestramento a centinaia di guerriglieri palestinesi a Cuba e nei campi in tutto il Medio Oriente. Nel 1974, l’OLP creò un ufficio permanente all’Avana e, attraverso l’apparato di intelligence cubano, iniziò a fornire ad altri militanti latinoamericani addestramento militare, fabbricazione di bombe e indottrinamento ideologico.
Solo due mesi dopo la guerra dello Yom Kippur, quaranta esperti terroristici cubani – accompagnati da uno specialista della Germania Est che viveva a sua volta a Cuba – viaggiarono segretamente nello stato rivoluzionario marxista-leninista dello Yemen del Sud per addestrare guerriglieri palestinesi nei campi gestiti da Nayef Hawatmeh, membro fondatore del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e del Fronte Democratico per la Liberazione della Palestina (DFLP). Entrambi i fronti popolari avrebbero poi partecipato agli attacchi contro Israele del 7 ottobre 2023, con quest’ultimo sotto la guida di Hawatmeh.
Gruppi marxisti-leninisti sostenuti da Cuba come il FPLP hanno una lunga storia di atrocità e attacchi terroristici. Nonostante questa storia sanguinosa, i legami tra le reti di solidarietà cubana e i gruppi arabi militanti persistono ancora oggi. Nel 2017, Cuba ha organizzato una grande celebrazione per il FPLP in un centro comunitario statale all’Avana per celebrare il 50º anniversario del partito. Da allora, il FPLP ha mantenuto una presenza attiva e ufficiale all’Avana, operando apertamente insieme all’ambasciatore palestinese a Cuba.
I governi occidentali non dovrebbero sottovalutare la convergenza tra le reti di solidarietà rivoluzionaria di Cuba e i radicali islamisti. Nel corso degli anni, gli ambasciatori cubani hanno spesso incontrato delegazioni di Hamas e di altri gruppi terroristici palestinesi, incluso un incontro molto visibile tra funzionari di Hamas e l’ambasciatore cubano in Libano, avvenuto appena otto mesi prima degli attacchi del 7 ottobre.
Questa partnership illustra anche come Cuba funga da punto di riferimento per facilitare il contatto e il coordinamento tra reti di solidarietà straniere antiamericane e attivisti con base negli Stati Uniti. Ad esempio, Al-Tajammu filoiraniano – una coalizione ombrello dell'”Asse della Resistenza” che include Hezballah, Jihad Islamica Palestinese, FPLP, gli Houthi e varie milizie irachene sostenute dall’Iran – ha la sua sede in Libano e funziona di fatto come controparte iraniana dell’ICAP cubano. Con sedi in più di 86 paesi, inclusi gli Stati Uniti, Al-Tajammu rappresenta la convergenza tra attivismo radicale di sinistra e terrorismo violento. Analisti indipendenti hanno mappato almeno 39 nodi consolidati in Africa, Australia, Canada, Europa, India, America Latina e Stati Uniti.
Nel 2022, l’ICAP ha invitato Al-Tajammu a Cuba per formalizzare una partnership di cooperazione e integrazione tra le reti di influenza internazionali iraniane e cubana. Il coordinatore della sezione nordamericana di Al-Tajammu, Paul Larudee, è un cittadino statunitense nato in Iran che appare regolarmente 96 volte nei media statali iraniani e ha affermato che l’11 settembre è stato un “attacco di falsa bandiera” da parte di “sionisti estremi”.
Larudee, con sede a San Francisco, è anche tesoriere dell’Association for Investment in Popular Action Committees con sede in California – ironicamente utilizzando l’acronimo “AIPAC” – un’oscura organizzazione “ombrello non profit per altre organizzazioni non profit” allineata all’Asse che funge da sponsor fiscale per i media di sinistra latinoamericani e finanzia “delegazioni volontarie a Cuba e Venezuela.” Il fatturato totale di AIPAC è più che triplicato dal 2023 (284.359 dollari) al 2025 (946.870 dollari).
IX Conclusione
Questo rapporto inizia con le parole scritte da Fidel Castro nel 1958, prima ancora che la sua rivoluzione prendesse il potere. Quando la guerra Cuba sarebbe finita, promise che sarebbe iniziata una “guerra molto più ampia e più grande” contro gli Stati Uniti.
Castro mantenne la promessa.
Per 67 anni, il regime cubano ha condotto questa campagna su ogni fronte. Ha armato guerriglieri, addestrato terroristi, protetto fuggitivi, infiltrato il governo degli Stati Uniti, coltivato generazioni di élite americane, costruito reti di influenza all’interno delle nostre istituzioni e aperto l’emisfero occidentale a una successione di potenze straniere ostili. Ha cercato di minare, degradare e destabilizzare l’America con spie e soldati, ma anche con studenti e intellettuali; con cellule terroristiche, ma anche con comitati di solidarietà e reti non profit. Con ufficiali dell’intelligence che operano sotto copertura diplomatica, ma anche con scambi apparentemente privati, organizzazioni non profit, organizzazioni politiche e reti di attivisti.
Questo è ciò che rende Cuba unica.
Altri regimi ostili hanno rubato segreti americani, finanziato il terrorismo, armato rappresentanti, diffuso propaganda o cercato di coltivare influenza politica all’interno degli Stati Uniti. Cuba ha fatto – e fa – tutte queste cose e anche di più; ma il regime cubano non ha mai riconosciuto quelle nette distinzioni che così spesso caratterizzano la visione del governo americano riguardo alle minacce esterne. Per L’Avana, non esiste una linea netta che separi queste funzioni. Ha integrato tutti questi elementi in un unico progetto rivoluzionario, attorno al quale si organizza ogni singola sfaccettatura e funzione dello Stato cubano.
Anche se la sua economia vacilla sull’orlo del collasso dopo decenni di governo comunista corrotto, l’obiettivo fondamentale del regime cubano rimane lo stesso di quando Castro marciò per la prima volta all’Avana nel 1959: una rivoluzione marxista emisferica che cancella gli Stati Uniti dalla terra. Questo obiettivo continua a servire sia come mito fondativo sia come principio centrale dello stato cubano.
Oggi, agenti e operativi cubani mantengono una presenza in centinaia di gruppi di facciata, organizzazioni attiviste, centri di solidarietà e reti ideologiche di ONG e organizzazioni non profit.
Questi gruppi rappresentano collettivamente uno dei vettori più grandi, sofisticati e pericolosi per l’influenza straniera ostile nella storia moderna americana. Molti dei più significativi sconvolgimenti della recente storia politica americana – dalle rivolte di George Floyd all’ascesa di Antifa fino all’esplosione dell’attivismo pro-terrorismo nei campus universitari americani – possono essere collegati, in qualche modo, forma o maniera, all’influenza cubana.
Dal suo punto di riferimento al largo della costa della Florida, la Cuba moderna svolge un ruolo chiave nel sostenere le principali reti terroristiche straniere. Allo stesso tempo, il regime continua a gestire una vasta rete di intelligence dura negli Stati Uniti, con una significativa penetrazione in istituzioni civili e militari sensibili sul territorio americano. Il pericolo di questa penetrazione dell’intelligence è ulteriormente aggravato dalle nuove alleanze di Cuba, poiché l’isola ospita un numero crescente di installazioni militari, di intelligence e terroristiche straniere sul proprio territorio – rappresentando una minaccia unica per la sicurezza interna americana.
Questi vari fili possono essere compresi solo attraverso il prisma delle fondamenta ideologiche del regime cubano, infuse dal suo fondatore con l’unico obiettivo di conquistare gli Stati Uniti vicini. Dal 1959, Cuba è stata – e senza riforme fondamentali e radicali, sarà sempre meno uno stato-nazione e più un’operazione di intelligence e sovversione onnicomprensiva, incentrata sulla sua rivoluzione esistenziale contro gli Stati Uniti. In mezzo a tutto ciò, lo stesso popolo cubano continua a soffrire nella fame e nell’oscurità, costretto a vivere in qualcosa di simile alla schiavitù moderna sotto il regime occupante, tenuto in ostaggio dal proprio stato.
L’attacco di Cuba agli Stati Uniti non è mai stato, in fondo, una disputa sulla politica economica, la sovranità o anche solo la proprietà di un determinato territorio. Fu una rivoluzione contro la civiltà occidentale stessa – condotta in parte attraverso il metodo nuovo e insidioso di persuadere i figli dell’Occidente a rivoltarsi contro la propria eredità. Questa è la campagna che Castro lanciò nel 1959, ed è la campagna che i suoi eredi stanno ancora conducendo. E nelle istituzioni della sinistra americana moderna – nelle sue università e nelle sue organizzazioni non profit, nei movimenti di strada e nei media – quella campagna ha avuto un successo che i suoi fondatori difficilmente avrebbero potuto immaginare. Il metodo del regime non si basò mai principalmente sulla guerra cinetica, anche se non si esitò a utilizzare violenza e terrore quando erano affini ai suoi interessi. Era più sottile e molto più pericoloso: attaccare gli Stati Uniti non dall’esterno ma dall’interno — trasformare gli americani in strumenti della rovina della propria nazione.
Confondere la povertà di Cuba con innocuità significa fraintendere completamente la minaccia. La sua debolezza materiale non è mai stata la misura del suo pericolo. Il suo potere è sempre stato ideologico, sovversivo e parassitario – e si è dimostrato sorprendentemente duraturo, sopravvivendo all’impero sovietico che aveva contribuito a crearlo e legandosi a ogni nuovo nemico degli Stati Uniti che nel frattempo emergeva. Oggi funge da tessuto connettivo di una più ampia coalizione antiamericana, un terreno di partenza dove le ambizioni di Mosca, Pechino e Teheran convergono con i movimenti radicali che operano all’interno dei nostri confini.








































