Chi cerca di ingannare Marco Rubio?

Al Segretario di Stato Marco Rubio si sta esaurendo il tempo per il suo sogno di vedere cadere la Rivoluzione socialista cubana e quindi non sa più cosa inventare.
Secondo quanto riferiscono i suoi collaboratori più stretti, ha il fegato infiammato e i nervi a pezzi, nel constatare che le sue politiche criminali per asfissiare l’economia dell’Isola non provocano le attese manifestazioni popolari contro il governo e il popolo cubano resiste stoicamente le misure dell’accerchiamento economico alla maniera di Adolf Hitler, come fecero gli abitanti della città di Leningrado, oggi San Pietroburgo, che dimostrarono che la vittoria è di coloro che resistono agli assalti imperiali.
Oggi le città dell’Isola mostrano gli effetti di quasi 70 anni di guerra economica, commerciale e finanziaria applicata dagli USA dal 19 ottobre 1960, quando il presidente Dwight Eisenhower applicò a Cuba il Trading with the Enemy Act, il quale proibisce “qualsiasi tipo di transazione commerciale o finanziaria, incluse quelle relative a viaggi, trasporti o affari, in tempo di guerra o quando sia stata dichiarata un’emergenza nazionale in relazione a un paese specifico”.
Il suo impegno con la mafia di Miami, “Capitale del terrorismo internazionale” che ha finanziato la sua carriera politica, lo ha portato a mentire abitualmente, cosa messa in luce nel suo libro autobiografico “Un figlio americano”, pubblicato nel 2012, dove afferma un’altra delle sue fallacie: “da bambino, dissi a mio nonno che un giorno avrei liberato Cuba con il mio stesso esercito”.
Ricordiamo che i suoi genitori fuggirono da Cuba per gli omicidi e la mancanza di opportunità per il popolo che imponeva la tirannia di Fulgencio Batista e non Fidel Castro.
Marco Rubio non sa più cosa fabbricare per giustificare davanti all’opinione pubblica statunitense e mondiale le sue azioni criminali che cercano di uccidere di fame e malattie un intero paese, da qui che ha tirato fuori l’invenzione che la piccola Isola di soli 9 milioni e mezzo di abitanti, qualificata da lui stesso come uno “stato fallito”, “rappresenta un pericolo per la sicurezza nazionale” del paese militarmente più potente del mondo, con il budget più alto per spese militari e le sue decine di agenzie di intelligence.
Chi con almeno due dita di fronte può credere una menzogna così infantile?
Lui che si è formato in una scuola cattolica e si dice cattolico praticante, fa tutti gli sforzi a sua disposizione per impedire il normale sviluppo di una nazione, solo per compiacere coloro che da 20 anni finanziano le sue campagne politiche con centinaia di milioni di dollari, cosa che è pubblica ed è a portata di mano di chi la cerchi su Internet.
Cuba si distrugge a ogni passo per la mancanza di denaro per affrontare la crisi economica che provocano i 67 anni di oltre 7 leggi e due centinaia di sanzioni che compongono il complesso intreccio della guerra economica, commerciale e finanziaria progettata per far fallire il modello socialista, mentre in Florida il gruppo di discendenti degli scherani e assassini del dittatore Batista e della borghesia criolla che lo sostenne fino alla fine nonostante i suoi crimini, si dibattono nel possibile disegno dell’agognato ritorno al capitalismo, quel sistema da cui fuggirono i genitori di Marco Rubio.
Naturalmente il denaro sta giocando il suo ruolo, perché a fiume in piena guadagno di pescatori e tutti loro vivono del sogno di intascarsi più che possono, da qui che mercoledì 22 luglio 2026 si sono riuniti al The American Museum of the Cuban Diaspora, accademici, imprenditori, ingegneri e architetti cubanoamericani, per progettare strategie su come restaurare ciò che la loro guerra economica e finanziaria ha provocato nel paese.
Quella banda di lupi assetati di denaro ha gettato l’amo per attrarre il capitale privato, con cui suppostamente risolveranno i problemi urgenti che soffre Cuba, tra essi la grave crisi energetica, la scarsità d’acqua, le strade, le linee ferroviarie e gli aeroporti, temi dibattuti nel Forum per la Ricostruzione dell’Infrastruttura di Cuba, in vista dell’agognata transizione alla democrazia capitalistica.
Già si leccano i baffi per il denaro che aspirano a guadagnare con il turismo, settore che Cuba ha sviluppato e che gli USA con il loro accanimento di impedire ogni entrata di valuta all’Isola attaccano da anni, fino ad arrivare recentemente alla minaccia e al ricatto delle catene alberghiere internazionali, delle linee aeree e persino delle agenzie di prenotazione per far soccombere il mercato cubano.
Se invece di intralciare quel mercato avessero approfittato delle opportunità di investire a Cuba, oggi le principali catene USA avrebbero un’ampia partecipazione, come accadde durante la presidenza di Barack Obama quando catene yankee arrivarono a gestire due hotel all’Avana, azione interrotta da Donald Trump.
Sebbene da Miami abbiano criticato enfaticamente la costruzione di hotel a Cuba negli ultimi anni, ora Rafael Romeu, presidente della Association for the Study of the Cuban Economy, organizzazione fondata con la missione di studiare l’operazione e la struttura dell’economia cubana e inoltre associato senior del Center for Strategic and International Studies e altri lupi che anelano a dominare l’economia cubana in vista di un cambio di governo, dice senza arrossire: “il turismo è uno dei settori più attraenti per gli investitori, poiché potrebbe attrarre da 7 a 10 milioni di visitatori”, cinici e privi di vergogna che hanno celebrato ogni sanzione di Trump contro il turismo cubano.
Per avere un’idea di come quell’amministrazione ha lavorato per distruggere il turismo e impedirne lo sviluppo, basti ricordare che:
- Il 22 febbraio 2018 Donald Trump emanò un Proclama Presidenziale per estendere lo stato di Emergenza Nazionale che estendeva fino al 2019 la capacità del governo di regolare il movimento e il finanziamento delle imbarcazioni che, nelle sue acque territoriali, andranno a viaggiare o sono suscettibili di viaggiare verso Cuba.
- L’11 marzo 2019 il Dipartimento di Stato annunciò un aggiornamento della Lista di Entità Cubane Soggette a Restrizioni, con l’incorporazione di cinque nuove sottoentità (Gaviota Hoteles Cuba, Hoteles Habaguanex, Hoteles Playa Gaviota, Marinas Gaviota Cuba e Fiesta Club Adults Only), per un totale di 211 entità sanzionate.
- Il 4 giugno 2019 l’OFAC annunciò una politica di diniego di licenze per i viaggi di crociere, imbarcazioni ricreative e aeromobili privati. L’OFAC dispose che i viaggiatori statunitensi che arrivano a Cuba sotto una qualsiasi delle 12 categorie, non possono effettuare transazioni finanziarie dirette con aziende incluse nella Lista di Entità Cubane Soggette a Restrizioni.
- Il 13 giugno 2019 l’OFAC sanzionò le compagnie USA Expedia Group Inc, Hotelbeds Usa Inc e Cubasphere Inc., per presunte violazioni alle Regolazioni per il Controllo dei Beni Cubani.
- Il 15 novembre 2019 il Dipartimento di Stato ampliò con cinque nuove entità la lista nera di aziende cubane: il Gran Hotel Bristol Kempinski, Grand Aston Varadero Resort, Grand Aston Cayo Las Brujas Beach Resort and Spa, Gran Muthu Imperial Hotel e Gran Muthu Rainbow Hotel.
- Il 5 giugno 2020 il Dipartimento del Tesoro negò il rinnovo della licenza che permetteva a Marriott International di operare un hotel a Cuba, proibendo al contempo alla compagnia di sviluppare futuri affari nell’isola.
- Il 24 settembre 2020 annunciarono la creazione della Lista di Alloggi Proibiti a Cuba, a cui incorporarono entità sotto la proprietà o il controllo del governo e quelle private di un funzionario del governo, di un membro del Partito Comunista, o di familiari stretti di questi.
- Dal 2018 per rafforzare la guerra economica e commerciale contro Cuba, l’amministrazione Trump sanzionò 33 hotel situati all’Avana, 30 a Varadero, 3 a Pinar del Río, 7 a Baracoa, 26 nei cayos di Villa Clara, 12 hotel a Holguín, 10 a Jardines del Rey e 5 Marine in tutta l’isola.
Se ciò lo facessero a Santo Domingo, oggi non avrebbe la crescita del turismo che ha ottenuto grazie alle sanzioni a cui è sottoposta Cuba.
Coloro che a Miami si preoccupano per la ripresa della ferrovia a Cuba, dovrebbero sapere che, dal 2018 investitori stranieri, tra essi la Société Nationale des Chemins de fer Français (SNCF), con un progetto di collaborazione da 40 milioni di euro per modernizzare due officine di locomotive a Cuba e dare manutenzione all’antiquata rete ferroviaria dell’isola, cancellarono i loro contratti a causa delle pressioni e minacce di sanzioni da parte degli Stati Uniti.
I ricatti yankee hanno obbligato le aziende petrolifere e del gas a rompere i loro contratti con Cuba, tutto come parte di quella crudele guerra economica per evitare le soddisfazioni della società cubana e poi affermare che esiste uno “stato fallito”.
La cosa più recente è la denominazione di Cuba come “centro dello spionaggio comunista”, quando gli USA e le loro agenzie, in special modo la CIA, hanno un lungo curriculum di crimini, tra essi i piani di assassinio dei dirigenti cubani e la guerra biologica e batteriologica, fatti senza paragone nel mondo.
Ora gli studiosi che sostengono la denominazione che Cuba sia uno “stato fallito”, riconoscono che Cuba non parte da zero per fare la transizione delle raffinerie a terminali di stoccaggio, perché conta su una rete nazionale di porti petroliferi come Mariel, L’Avana, Matanzas, Nuevitas, Moa, Santiago di Cuba, Cienfuegos e Nueva Gerona, tutto ciò fatto dalla Rivoluzione socialista.
Tuttavia, gli esperti affermano che la crisi dell’acqua, potrebbe richiedere fino a due anni per risolversi, sebbene confessino anche che l’Isola conta su risorse naturali acquifere e dispone di 59 impianti di trattamento dell’acqua costruiti dalla Rivoluzione e colpiti dalla guerra economica yankee e perciò alcune non funzionano o hanno basso rendimento, c’è scarsità di prodotti chimici e attrezzature, pompe rotte e filtri di cattiva qualità, ma non colpa della Rivoluzione bensì degli USA.
Con totale cinismo affermano questi studiosi yankee che la magnitudo delle riparazioni e investimenti che saranno necessari perché funzioni il sistema dell’acqua, richiederà da 2 a 5 anni, la modernizzazione fino a 10 e quella di espansione alle grandi città, l’industria e l’agricoltura, più di 10 anni, ma omettono di riconoscere che le cause sono le leggi criminali che dal 1960 gli USA impongono per evitare la soddisfazione delle necessità di Cuba.
Così analizzano a Miami tutta l’economia cubana e si rendono conto del danno che hanno causato e degli altissimi costi che avrà la sua modernizzazione. Se non intralciassero tutto lo sviluppo del paese, altra sarebbe la situazione, poiché nelle loro analisi non resta loro altro che accettare gli sforzi della Rivoluzione per sviluppare gli aspetti principali come l’attuale situazione portuale nei 30 porti, incluso quello di Mariel e le installazioni all’Avana, Santiago di Cuba e Cienfuegos con terminali per le crociere.
Coloro che hanno impedito ogni investimento internazionale nel paese, inclusi i suoi aeroporti internazionali, ora analizzano che, per modernizzare gli aeroporti bisognerebbe investire da 8 a 10 miliardi in un periodo di 15 anni e metterli al livello degli standard internazionali. Si sono dimenticati delle minacce e pressioni esercitate su compagnie straniere per impedire la modernizzazione che Cuba ha cercato di fare?
Lo stesso accade con le telecomunicazioni, impedendo gli USA l’accesso a Internet e la connessione con le migliaia di cavi sottomarini che passano vicino alle coste cubane. Ora i sapientoni di Miami dicono che possono migliorarle quando cadrà la Rivoluzione, persino introdurre il 5G, poiché con ciò aumenterebbe la copertura e spingerebbe l’economia di Cuba, cinici che oggi lo impediscono per far fallire il sistema socialista.
Insomma, loro stessi affermano il danno che causa la crudele politica yankee e ora pianificano il bottino che si porteranno con gli investimenti nel loro sogno tardivo di una Cuba annessa agli USA e per questo Marco Rubio in una conferenza stampa al Centro Internazionale di Convenzioni delle Filippine, confessò che “gli Stati Uniti sono disposti a essere pazienti e realistici nel processo che conduca a un cambio nell’Isola, perché fino ad oggi non ha ottenuto nulla di ciò che è stato pianificato”.
Che continui ad aspettare altri 67 anni, perché a Cuba nessuno vuole tornare a essere colonia USA e meno avere un altro Emendamento Platt.
Ecco perché José Martí affermò: “«Se c’è qualcosa di sacro sotto il sole, sono gli interessi della patria».”.
Fonte: Cubainformación
Traduzione: cubainformazione.it


































