Marco Rubio: il carnefice latino dell’impero

Rubio rappresenta quindi un vero pericolo per la regione, non per i suoi presunti ideali basati sulla libertà americana, ma per il suo profondo odio nei confronti di ciò che avrebbe potuto realizzarsi dopo la rivoluzione cubana.
Marco Rubio è diventato il carnefice dell’America Latina e dei Caraibi. L’odio che lo anima, un odio rivolto contro le sue stesse radici, ha raggiunto livelli che non avremmo mai immaginato. Essere il portavoce dell’imperialismo trumpista nella regione è il prezzo che paga per ottenere l’accettazione della sua principale aspirazione: l’americanismo bianco.
Rubio è il caso più evidente della sindrome di Stoccolma nella politica statunitense. La vittima sviluppa empatia verso il proprio oppressore, ne idealizza le azioni e finisce per far proprio il suo discorso. Oggi sostiene l’espulsione dei lavoratori migranti, quegli stessi migranti che, come i suoi genitori negli anni ’50, sono arrivati negli Stati Uniti per lavorare come camerieri e operai. La sua posizione politica, fondata sulla persecuzione dei migranti, degli antifascisti, dei latinoamericani e di chiunque sia di sinistra, è il vero volto fascista degli Stati Uniti.
Rubio rappresenta quindi un vero pericolo per la regione, non per i suoi presunti ideali basati sulla libertà americana, ma per il suo profondo odio nei confronti di ciò che avrebbe potuto realizzarsi dopo la rivoluzione cubana.
Ma il suo ruolo va oltre la retorica. Rubio guida l’offensiva volta a smantellare la Corte penale internazionale perché non ritiene “legale” che i propri crimini contro l’umanità vengano giudicati. È una contraddizione in termini che il più grande invasore del mondo metta in discussione il fatto di essere giudicato.
La minaccia è esplicita. Washington intende utilizzare il proprio peso economico, diplomatico e militare per costringere gli altri paesi a scegliere tra mantenere i propri impegni nei confronti del sistema penale internazionale o preservare il proprio rapporto privilegiato con gli Stati Uniti. Con questa retorica, il Segretario di Stato trasforma di fatto il diritto internazionale in un nemico degli Stati Uniti.
L’amministrazione Trump intende consentire a militari, agenti dei servizi segreti e funzionari statunitensi di agire sul territorio di altri paesi senza che un’istituzione giudiziaria indipendente abbia l’autorità di indagare sui crimini che potrebbero commettere. E vuole che tale protezione si estenda anche ai propri alleati.
E mentre Rubio attacca il diritto internazionale, la sua amministrazione inasprisce le misure contro Cuba. Gli Stati Uniti hanno inasprito le misure coercitive contro l’isola includendo il Ministero del Turismo, il Gruppo imprenditoriale per il commercio estero e i vertici dell’ICAP, nonché enti statali e organizzazioni legate allo Stato cubano. L’obiettivo: soffocare «le fonti di finanziamento» della nazione caraibica nel mezzo della più grave crisi economica ed energetica causata dal più duro blocco delle forniture di petrolio imposto a gennaio.
È la stessa logica: punire, isolare, distruggere. Che si tratti di persecuzione migratoria, di attacchi alla giustizia internazionale o del blocco economico, Trump ha trasformato l’America Latina nel suo campo di prova. E lo fa con la complicità di Rubio che, essendo lui stesso figlio di migranti, dovrebbe essere il suo principale difensore.
Ecco perché Rubio rappresenta un vero pericolo per la regione, non per i suoi presunti ideali basati sulla libertà statunitense, ma per il suo profondo odio verso ciò che è stato reso possibile dalla rivoluzione cubana.
Fonte: Diario Red
Traduzione: italiacuba.it


































