Maurizio Bonati ci ha lasciati

Abbiamo aspettato qualche giorno per scrivere questo post perché siamo rimasti attoniti di fronte alla notizia della morte del compagno e amico Maurizio Bonati.
La sua morte improvvisa, il 20 agosto, lascia un vuoto difficile da raccontare limitandosi a elencare titoli, incarichi e pubblicazioni. Eppure, anche solo guardando al suo percorso scientifico, emerge una vita interamente dedicata alla ricerca, alla salute pubblica e alla difesa del diritto alla Salute.
Medico e ricercatore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, dove ha lavorato per quasi mezzo secolo, Maurizio è stato responsabile del Dipartimento di Salute Pubblica e del Laboratorio per la Salute Materno Infantile. È stato autore di centinaia di pubblicazioni scientifiche nazionali e internazionali, libri e importanti progetti di ricerca. Ha inoltre diretto Ricerca & Pratica, una rivista che ha fatto dell’indipendenza, del pensiero critico e dell’assenza di conflitti di interesse elementi essenziali della propria identità.
Il filo che attraversa probabilmente tutta la sua vita scientifica e civile è sempre stato l’attenzione verso chi aveva meno voce, meno strumenti e meno potere: i bambini principalmente e le popolazioni colpite dalle conseguenze di guerre e dalle disuguaglianze economiche.
Per Maurizio la scienza non era un esercizio neutro e separato dalla società, ma era una responsabilità verso la società e i più deboli. È proprio attraverso questo concetto che si comprende il suo rapporto con Cuba.
Negli ultimi anni Maurizio aveva dedicato un’attenzione crescente alla situazione dell’isola, alla sua sanità pubblica, alla ricerca scientifica e biotecnologica cubana e, soprattutto, alle conseguenze del bloqueo sulla salute della popolazione.
Durante la pandemia, l’esperienza dei vaccini cubani contro Covid-19 era stata anche l’occasione per porre una questione che andava ben oltre l’emergenza sanitaria: come era possibile che un piccolo Paese, sottoposto da decenni a enormi limitazioni economiche, avesse costruito una capacità scientifica autonoma tale da sviluppare e produrre propri vaccini?
Cuba rappresentava così anche un caso attraverso il quale interrogarsi sul rapporto tra ricerca scientifica, industria farmaceutica e diritto universale alla salute.
Abbiamo avuto il privilegio e l’onore di condividere con lui momenti preziosi di riflessione e approfondimento. Ricordiamo con profonda gratitudine la sua fondamentale presenza e il suo prezioso contributo a due nostri convegni: a Milano nel 2023, dal titolo “Il contributo della sanità cubana ai vaccini”, e a Roma nel 2024, dal titolo “Scienza e solidarietà: uno sguardo comparativo alla sanità di Cuba e l’Italia”.
Negli ultimi mesi questo impegno era diventato ancora più forte. Maurizio aveva denunciato con grande chiarezza le conseguenze sanitarie dell’inasprimento del bloqueo.
È stato tra i principali promotori di un’iniziativa italiana a favore di Cuba che ha portato ad una lettera aperta indirizzata alla Presidente del Consiglio. La proposta è estremamente concreta: inviare sull’isola una commissione italiana indipendente di esperti sanitari, capace di valutare direttamente lo stato di salute della popolazione, l’accesso alle cure e la disponibilità di farmaci e dispositivi medici, producendo un rapporto tecnico sul quale costruire interventi di cooperazione.
Maurizio ricordava che l’Italia aveva un debito umano nei confronti di Cuba: per l’aiuto ricevuto durante la pandemia e per il contributo che ancora oggi tanti professionisti sanitari cubani forniscono al nostro Servizio sanitario.
Maurizio non è stato soltanto un epidemiologo, un medico, un ricercatore o un uomo di sanità pubblica. È stato un intellettuale nel significato più concreto del termine: qualcuno che utilizzava conoscenza, metodo scientifico e capacità critica per intervenire nella società.
Ricordare Maurizio non può significare soltanto celebrare quello che ha fatto. Significa raccogliere almeno una parte delle battaglie che ha lasciato aperte: difendere una ricerca indipendente, considerare la salute un diritto e non una merce, non accettare che guerre, sanzioni e disuguaglianze trasformino le popolazioni civili nelle vittime delle decisioni dei potenti, mettere le conoscenze scientifiche al servizio di chi ne ha più bisogno. E continuare a parlare di Cuba, soprattutto oggi, significa anche continuare una delle sue ultime battaglie.
Ci mancherai tantissimo, Maurizio.
Che la terra ti sia lieve.
Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba






































