Quello che non vogliono che tu senta

L’intervista del presidente cubano a un giornale brasiliano di destra fa il giro del mondo, ma “curiosamente” nascondono ciò che il leader di Cuba ha detto con tanta chiarezza.
Di fronte a tanto odio proveniente dall’esterno, di fronte a tanti media sovvenzionati per diffamare e mentire, di fronte a tanta retorica, il Presidente alza la voce per mostrare la sua storia, i valori, gli interessi, le preoccupazioni e le critiche, il buon senso e anche le posizioni su coloro che travisano e creano odio: diciamo NO al Bloqueo e daremo una lezione di difesa della realtà che viviamo, con la verità, la nostra verità.
Dimostreremo che Cuba non è ciò che viene pubblicato a Miami. La nostra isola vive una realtà diversa, la nostra isola ha punti di vista diversi in ambito politico e sociale. Cuba non è Miami.
Intervista rilasciata dal presidente cubano Miguel Díaz-Canel alla nota giornalista Mônica Bergamo del quotidiano brasiliano Folha de S.Paulo. Sebbene Folha sia storicamente un giornale di orientamento liberale/centro-destra (e aspramente critico verso i regimi autoritari), l’impatto mediatico globale è derivato dall’eccezionalità dell’incontro e dalla durezza dei temi affrontati.
I temi caldi dell’intervista
L’intervista ha generato un forte dibattito internazionale poiché la giornalista ha incalzato direttamente Díaz-Canel sulle profonde contraddizioni e sulla crisi economica che sta colpendo l’isola:
- Censure e sanzioni: Il presidente cubano ha accusato gli Stati Uniti di promuovere un “genocidio silenzioso”, intensificato dalle sanzioni dell’amministrazione Trump che mirano a provocare un’esplosione sociale per far cadere la Rivoluzione.
- Errori di gestione interni: Per la prima volta in modo così esplicito, Díaz-Canel ha ammesso che la crisi non dipende totalmente dal Bloqueo statunitense. Ha riconosciuto errori interni come la negativa riforma monetaria (Tarea Ordenamiento) e la mancanza di investimenti nell’agricoltura e nell’energia.
- Il timore del collasso: Alla domanda provocatoria se temesse di fare la fine di Nicolás Maduro in Venezuela o se il paese fosse vicino al collasso, il leader cubano ha negato fermamente, dichiarando che il governo non intende capitolare.
Perché mi blocchi se si presume che, se siamo così inefficienti, cadremo da soli.
Miguel Díaz-Canel mette al centro una contraddizione fondamentale: da una parte Cuba viene descritta come un sistema incapace di funzionare, dall’altra viene sottoposta da decenni a enormi pressioni e restrizioni economiche.
Per Díaz-Canel la risposta sta nell’esempio di Cuba: un Paese che, pur nelle difficoltà imposte dal bloqueo, ha ottenuto importanti conquiste sul terreno della giustizia sociale.







































Sarebbe utile il link per chi volesse ascoltare tutta l’intervista.
È molto interessante.
Basta andare sul video e scegliere youtube (in basso a destra)..comunque il link è questo: https://www.youtube.com/watch?v=Fa1Ii5Df1hY&t=10s
Grazie. Il link io lo avevo perchè ve l’ho segnalato io giorni fa..
Il link sulla mail non c’è. Chiedo scusa se sono pedante, ma un paio di persone non hanno notato che bisogna cluccare su “leggi sul blog”..