Washington ammette la propria strategia

Pressione massima, secondo le sue stesse parole: Washington ammette la propria strategia.
Il Council on Foreign Relations descrive senza mezzi termini la campagna di pressione. Rubio conferma l’obiettivo del cambio di regime. Lo stesso Washington riconosce il costo umano: grave carestia, collasso del sistema elettrico, malattie. E persino uno scambio culturale in occasione del centenario di Fidel viene definito «minaccia alla sicurezza nazionale». Di fronte a tutto ciò: trasformazioni, dialogo e sovranità.
Oggi vi presentiamo le dichiarazioni più forti tratte proprio dai media statunitensi, affinché possiate valutare la distanza tra ciò che dicono di fare e ciò che ammettono di stare facendo. L’obiettivo non è nascosto: un cambio di regime.
L’obiettivo non è nascosto: un cambio di regime
Il Council on Foreign Relations, un think tank di Washington, descrive senza mezzi termini la campagna di pressione, sottolineando che il presidente Trump è arrivato al punto di minacciare di invadere l’isola e che i funzionari statunitensi definiscono il governo cubano non solo una minaccia per il popolo cubano, ma anche una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Non è un’analisi cubana a dirlo. È un centro studi di Washington.
«Lo stesso segretario di Stato, Marco Rubio, lo ha confermato a marzo, quando ha dichiarato che Cuba ha un’economia che non funziona e un sistema politico incapace di risolverne i problemi, e che per questo il Paese deve cambiare radicalmente.»
Il segretario al Tesoro, Scott Bessent, è andato oltre: a luglio ha descritto L’Avana, insieme a Mosca e Caracas, con il termine «hellscape of deprivation» — un paesaggio di devastazione e privazioni.
La stessa Washington ammette il costo umano
Questa non è una nostra interpretazione. Lo stesso CFR riconosce che la politica di massima pressione sta accelerando il collasso economico di Cuba, con grave carestia, interruzioni nella rete elettrica al punto che, anche se tornasse il carburante, la luce potrebbe non accendersi, e diffusione di malattie trasmissibili in quasi tutti i settori.
«Uno degli stessi analisti citati arriva addirittura ad affermare che la crisi cubana è oggi peggiore di quella di qualsiasi paese alla fine del comunismo europeo.»
Il quotidiano online specializzato in politica statunitense conferma l’ultima escalation: l’amministrazione Trump ha aumentato la pressione su Cuba imponendo ulteriori sanzioni economiche alle industrie del Paese, già pesantemente sanzionato, e ampliando l’applicazione delle leggi che vietano ai cittadini statunitensi in visita sull’isola di intrattenere rapporti con aziende statali o affiliate al governo.
La narrativa che lo giustifica: sicurezza nazionale a 90 miglia di distanza
Il 20 luglio il Dipartimento di Stato ha pubblicato un rapporto in cui afferma che il governo cubano ha promosso per decenni una campagna globale di influenza volta a minare la sicurezza nazionale e il posizionamento globale degli Stati Uniti.
«Trasformare un’isola sottoposta al Bloqueo da oltre sessant’anni in una minaccia alla sicurezza della prima potenza militare del pianeta: questa è la narrativa che sostiene la massima pressione.»
La voce che da Miami plaude alla minaccia
Il deputato repubblicano di Miami, Carlos Giménez, ha commentato sui social le nuove sanzioni del 20 agosto contro il settore minerario cubano e contro l’ICAP, plaudendo al fatto che l’amministrazione Trump non tollererà che «il regime cubano» finanzi la propria repressione né continui la sua campagna decennale di attività sovversive contro gli Stati Uniti.
«Lo stesso giorno, in un altro messaggio, ha ringraziato il segretario Rubio per aver esercitato la massima pressione contro quella che ha definito una dittatura brutale, e ha affermato che non si fermeranno finché il regime non sarà relegato nella pattumiera della storia.»
È la stessa voce che, insieme ad altri legislatori della Florida, il giorno prima aveva pubblicamente appoggiato il nuovo pacchetto di sanzioni — come riportato da Radio e TV Martí, lo stesso strumento di propaganda finanziato da Washington per questo scopo.
La solidarietà risponde, e la stessa giustificazione si tradisce
Mentre stavamo chiudendo questa puntata, è arrivata una reazione che amplia il quadro. Da Porto Rico, la presidente del Comitato di Solidarietà con Cuba, Milagros Rivera, ha definito le sanzioni contro i dirigenti dell’ICAP come un tentativo disperato e fraudolento del Dipartimento di Stato di criminalizzare la solidarietà, imponendo sanzioni ridicole per intimidire gli amici di Cuba che manifestano la loro solidarietà di fronte al blocco.
«Rivera ha ricordato che sono ormai sette mesi che l’embargo petrolifero, imposto il 29 gennaio, colpisce l’intera popolazione cubana con un alto costo in termini di vite umane, e che nonostante ciò Cuba rimane salda e viva.»
C’è dell’altro, che conferma ciò che stavamo denunciando: lo stesso Rubio, nel giustificare le sanzioni di giovedì contro l’ICAP, ha affermato testualmente che il regime ha approfittato del centenario della nascita di Fidel Castro per riattivare quella rete sovversiva, trasferendo una nuova brigata di simpatizzanti internazionali all’Avana per entrare in contatto con funzionari del regime.
«In altre parole: per Washington, persino uno scambio culturale in omaggio a Fidel è, per definizione, una minaccia alla sua sicurezza nazionale. Ecco, nelle sue stesse parole, la logica che sta alla base di tutta questa campagna.»
In conclusione
Non c’era bisogno di noi per descrivere questa politica. L’hanno descritta loro stessi: il think tank che la analizza, il segretario che la attua, il membro del Congresso che la applaude e, proprio oggi, persino la loro stessa giustificazione per sanzionare uno scambio culturale.
«“Massima pressione” non è un’espressione cubana per spiegare l’embargo. È l’espressione che Washington usa per definire la propria strategia, nei propri documenti, davanti alle proprie telecamere.»
E di fronte a questa strategia, la posizione di Cuba non è cambiata né cambierà:
- Il Paese prosegue il proprio processo di trasformazioni, non perché Washington lo esiga, ma perché si tratta di un compito proprio, concepito per e dai cubani.
- Cuba mantiene aperta la porta al dialogo rispettoso tra le nazioni, come ha ribadito in ogni forum internazionale.
- E mantiene, soprattutto, la sua determinazione a difendere la pace e la sovranità nazionale di fronte a qualsiasi minaccia, che si tratti di sanzioni, di un blocco o di una guerra mediatica.
«Non è una posizione reattiva. È la stessa che questo popolo ha sostenuto per oltre sessant’anni: trasformarsi senza smettere di essere sovrano, dialogare senza inginocchiarsi, resistere senza smettere di andare avanti.»
Fonte: Razones de Cuba
Traduzione: italiacuba.it






































