Cuba: Inizio dell’anno scolastico

Díaz-Canel: «Finché ci sono a Cuba aule con studenti, e scuole con insegnanti, c’è nazione, c’è Patria, c’è Rivoluzione e c’è Socialismo».
Dall’emblematico Paseo del Prado, nell’Avana Vecchia, luogo che conserva le tracce della scuola dove il maestro Mendive formò il giovane Martí, il presidente Díaz-Canel ha dichiarato alla redazione della Presidenza della Repubblica di Cuba che «l’inizio di questo anno scolastico rappresentava, per tutti, un impegno enorme».
«Finché a Cuba ci saranno aule con studenti e scuole con insegnanti, ci sarà una nazione, ci sarà una Patria, ci sarà la Rivoluzione e ci sarà il Socialismo». Così ha ribadito martedì mattina il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, al termine della Cerimonia Nazionale per l’inizio dell’Anno Scolastico 2026-2027.
Dall’emblematico Paseo del Prado, nell’Avana Vecchia, da quel palcoscenico che conserva le tracce della scuola dove il maestro Mendive formò il giovane Martí, il Presidente Díaz-Canel ha commentato alla squadra di giornalisti della Presidenza della Repubblica di Cuba – non senza prima sottolineare l’emozione che ispirano questi momenti in cui il Paese riapre le aule –: «Iniziare questo anno scolastico era, per tutti, un impegno enorme».
Ha condiviso questa idea perché, a suo avviso, si trattava di «iniziare l’anno scolastico nel centenario della nascita del Comandante in Capo, nel mezzo della situazione che stiamo vivendo».
Circondato da bambini, adolescenti e giovani che avevano preso parte a una cerimonia all’insegna della bellezza e delle emozioni, il dignitario ha voluto condividere con i giornalisti tre riflessioni fondamentali; nella prima ha fatto riferimento alla «vittoria che oggi si celebra nelle aule cubane con l’inizio di questo anno scolastico».
Un secondo elemento – ha sottolineato – è legato al «frutto di uno sforzo collettivo». E un terzo elemento, ha aggiunto, «è la sfida che abbiamo di insegnare e di imparare» mentre agiamo immersi in un processo di trasformazione.
Il trionfo nelle aule
«Il trionfo è nelle aule – ha affermato il Capo dello Stato – perché, come spiegava la ministra (dell’Istruzione, Naima Ariatne Trujillo Barreto), questo non è stato il suono di un campanello di routine né di un campanello quotidiano».
«Significa aver dato inizio all’anno scolastico nel mezzo di una situazione complessa che non possiamo negare, né davanti ai nostri insegnanti, né davanti ai nostri studenti, né davanti ai nostri bambini, né davanti ai nostri adolescenti».
Díaz-Canel Bermúdez ha sottolineato che l’inizio dell’attuale anno scolastico «significa anche dimostrare la capacità di un Paese, di una nazione, di una Rivoluzione, in cui la passione per il sapere e l’amore per la Patria prevalgono su tutte le restrizioni, prevalgono su quella politica genocida di blocco» che mira – ha denunciato – a trascinare un Paese nella barbarie.
Iniziare questo anno scolastico, ha sottolineato il presidente cubano, «è una risposta alla barbarie colonizzatrice che cercano di imporci. È la volontà di un popolo, di una Rivoluzione. È volontà politica. È volontà pedagogica. È la volontà di una nazione affinché la conoscenza, la passione per l’apprendimento, prevalgano su qualsiasi avversità».
«E credo che quando si raggiunge questo obiettivo, e quando si ottiene questo trionfo nelle aule, nelle condizioni in cui è stato realizzato, ciò dimostri anche la grandezza, la statura di un popolo e di una nazione».
Frutto di uno sforzo collettivo
Il presidente ha parlato del frutto che nasce dallo sforzo collettivo: «Abbiamo vissuto — ha sottolineato — settimane intense di lavoro, in cui sono state coinvolte tutte le strutture direttive dell’Istruzione e degli organismi di formazione — dalla base, dalle scuole fino alla nazione —, che hanno partecipato insieme alle famiglie, alla comunità, a tutte le istituzioni, a tutti gli organismi dell’Amministrazione Centrale dello Stato, alle istituzioni provinciali e comunali, cercando di migliorare le scuole, cercando di creare le condizioni necessarie in mezzo a queste avversità».
Secondo il Capo dello Stato, ciò «implica anche un senso» di come «tutti contribuiamo all’istruzione e di come tutti la difendiamo». E a quel punto del suo intervento ha raccontato ai giornalisti come, alcuni mesi fa, avesse chiesto ai ministri dell’Istruzione e dell’Istruzione Superiore, e «al resto dei ministri degli enti di formazione, che, nel mezzo del blocco energetico e dell’inasprimento del blocco, ci indicassero quale anno scolastico avremmo potuto affrontare senza negare che lo avremmo portato a termine in ogni caso».
A questo proposito, il presidente ha dichiarato: «Sapevo che stavo affidando loro un compito molto difficile. E non ho mai avuto dubbi, ma ho sempre pensato a quali potessero essere le opzioni da proporre».
«E credo che dopo due settimane abbiano presentato la prima proposta di programmi scolastici; ed è stata una proposta davvero innovativa, davvero creativa». Díaz-Canel Bermúdez ha sottolineato che questo tipo di risposta, in condizioni così avverse, può scaturire solo dall’«impegno e dalla fiducia nella Rivoluzione».
Per questo motivo, per «questo sforzo collettivo che ci ha permesso di raccogliere i frutti dell’avvio dell’anno scolastico», il Capo dello Stato ha affermato: «Vale la pena esprimere gratitudine e riconoscimento a tutti i nostri insegnanti, a tutti i nostri docenti, a tutte le nostre istituzioni, ai genitori, alle famiglie, alle comunità per quanto realizzato».
«E un terzo tema, quindi, è la sfida di come insegniamo e come apprendiamo in un’epoca di trasformazione. Perché non si tratta solo di dare inizio all’anno scolastico: si tratta di dare inizio all’anno scolastico e di come difendiamo, in mezzo alla complessità, la qualità dell’anno scolastico».
Il presidente cubano ha dichiarato ai giornalisti: «Vado oltre: ciò che abbiamo concordato tutti insieme, ciò che ci siamo prefissati, è che, in un anno scolastico così difficile, punteremo a una maggiore qualità nell’istruzione».
«Ogni aula diventerà un laboratorio di soluzioni. Sarà un anno scolastico difficile, ma sarà un anno scolastico dignitoso».
«Questo inizio dell’anno scolastico è un abbraccio all’ottimismo ed è un’espressione della determinazione della Rivoluzione e del Paese a continuare a difendere una conquista sociale così sublime, così paradigmatica come è per tutti noi la nazione. Significa garantire ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nostri giovani e ai nostri bambini il diritto all’istruzione; e significa anche dare loro il diritto di sognare e di poter condividere quei sogni».
Un appello agli insegnanti, agli studenti e alle famiglie
Il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba ha voluto rivolgere un appello, innanzitutto, agli insegnanti, dei quali ha detto: «Sappiamo che anche voi dovete affrontare le complessità della vita quotidiana all’interno delle vostre famiglie, che il vostro stipendio non è quello che vorremmo né è all’altezza di tutto l’impegno che mettete».
A loro, Díaz-Canel Bermúdez ha inviato questo messaggio: «Siate consapevoli che voi siete la spina dorsale, insieme ai nostri creatori e artisti, della resistenza culturale di questo popolo; che abbiamo bisogno della vostra capacità di innovazione; abbiamo bisogno anche della vostra dedizione, del vostro impegno e del vostro sostegno ai bambini che potrebbero trovarsi in una situazione di maggiore vulnerabilità».
«Perché loro – ha detto il capo di Stato riferendosi agli insegnanti – non sono solo trasmettitori di conoscenza: i nostri insegnanti, i nostri docenti, il nostro personale docente, sono innanzitutto formatori di quella resilienza che ci contraddistingue come nazione e che ci contraddistingue come popolo».
Ai giovani, agli studenti, il Presidente della Repubblica di Cuba ha detto: «Siate consapevoli che tutto questo impegno è stato profuso per voi, che tutto questo sforzo collettivo è stato compiuto per voi. Pertanto, non c’è alcuna giustificazione affinché, quando ci manca una risorsa didattica, quando ci manca una risorsa pedagogica, questa diventi la scusa per non imparare».
«Al contrario: dedicatevi con passione allo studio, dedicatevi con passione alla conoscenza e che questo sia anche parte del vostro contributo a quello sforzo quotidiano e a quello sforzo così grande che tutto il Paese ha compiuto affinché oggi potesse iniziare l’anno scolastico».
Rivolgendosi alla famiglia cubana, il dignitario ha ricordato con enfasi che «la scuola da sola non ce la può fare» e che, tutti insieme, tra scuola e famiglia, «dobbiamo dare il nostro contributo» e «dobbiamo difendere questa opera».
Verso la fine del suo intervento, Díaz-Canel Bermúdez ha rivolto un messaggio alla società cubana: «Buon inizio d’anno scolastico, e auguriamo a tutti un grande successo».
Non è un campanello qualsiasi
La cerimonia nazionale per l’inizio dell’anno scolastico 2026-2027 si è aperta con un ricordo di Fidel ed è stata emozionante dall’inizio alla fine: ricca di arte, musica, danza e del talento di bambini, adolescenti e giovani. Un inizio che, a ragione, poteva strappare qualche lacrima, poiché si stava vivendo la prova evidente che, contro ogni previsione e nonostante un nemico che nega la vita con molteplici stratagemmi e manovre, l’Isola riapre le sue aule per seminare conoscenze e sentimenti nell’anima dei propri figli.
È stata una bellissima mattinata, proprio in riva al mare, alla quale hanno partecipato anche Manuel Marrero Cruz, membro dell’Ufficio Politico e Primo Ministro della Repubblica di Cuba, nonché altri dirigenti del Partito Comunista, del Governo, dell’Unione dei Giovani Comunisti, delle organizzazioni di massa e studentesche, degli enti di formazione e di altre realtà che intrattengono rapporti di collaborazione con il settore dell’Istruzione.
Naima Ariatne Trujillo Barreto ha tenuto il discorso principale della cerimonia. Rivolgendosi a tutti, ha affermato: «È di nuovo settembre e, come ogni primo giorno del nono mese dell’anno, la scuola cubana riapre le sue porte. Il sole che sorge e illumina in questo giorno aule, cortili e istituzioni annuncia un nuovo inizio e lascia intravedere il trambusto dell’arrivo dei nostri bambini, il passo sicuro e affettuoso degli insegnanti, l’andatura frettolosa e piena di speranza delle famiglie».
«È stato così, per ogni generazione, nel godimento della conquista che ci ha dato identità e che il mondo riconosce come la grande opera della Rivoluzione».
Naima ha sottolineato che «il suono che oggi ci chiama risuona in modo diverso. Non è solo il rintocco di una campana, il segnale di un altoparlante o il richiamo deciso dell’insegnante che invita a iniziare: è il battito di una nazione che decide, ancora una volta, di scommettere sul proprio futuro. È il suono della resistenza, della tenerezza e della speranza. Si sente con la forza di chi sa che educare è la cosa più nobile e giusta che possiamo fare».
La ministra ha sottolineato che «l’istruzione a Cuba non è negoziabile. Non si misura in lavagne nuove né in uniformi impeccabili, anche se lotteremo ogni giorno, in ogni istante, per averli». Lo ha detto perché «l’istruzione a Cuba si misura nella dignità di non abbandonare nessuno» e «si misura nella certezza che, anche se mancasse una risorsa, non mancheranno mai la creatività, la solidarietà e l’amore del nostro corpo docente».
Naima ha parlato di Fidel come fonte di ispirazione; ha evocato «uno degli eventi più significativi per gli educatori cubani e per tutto il nostro popolo: quell’epopea che ha cambiato per sempre il volto di Cuba, la Campagna di Alfabetizzazione del 1961»; e ha riflettuto sul fatto che, 65 anni dopo, «ci troviamo di fronte a nuove sfide, ma lo spirito e la determinazione sono gli stessi».
La ministra ha sottolineato che «la grande sfida di questo anno scolastico e la nostra vittoria più grande sarà rendere sostenibile ogni giorno di apprendimento». E ha sottolineato che questo anno scolastico «è concepito all’insegna della flessibilità e della risposta personalizzata. Ogni scuola, ogni territorio, ogni comunità ha le proprie condizioni e possibilità, e per questo le decisioni saranno prese a livello locale».
Ai docenti, impegnati nei preparativi per il nuovo anno scolastico, la ministra ha espresso gratitudine per il loro eroismo; alle famiglie ha chiesto fiducia e partecipazione. Allo stesso modo, ha rivolto un messaggio agli studenti:
«Vi diciamo che questo anno scolastico sarà una sfida, ma anche un’opportunità. Sappiate che i vostri sorrisi, la vostra curiosità e il vostro desiderio di imparare sono la ragione principale del nostro impegno».
Fonte: Granma


































