“Viva il Messico libero e sovrano”: Sheinbaum erige un muro contro la Dottrina Monroe 2.0

Davanti al ricatto dei dazi al 50% e alle sbarre della Dottrina Monroe 2.0 di Trump, Claudia Sheinbaum risponde dallo Zócalo con una parata d’acciaio e il rifiuto netto delle minacce di Washington.
Dal balcone centrale del Palazzo Nazionale, Claudia Sheinbaum ha ripetuto il gesto che da duecentosedici anni segna la nascita della nazione messicana. Ma il “Grito de Independencia” di quest’anno non è stato una semplice cerimonia. È diventato un atto politico di sfida aperta contro l’amministrazione Trump e della sua Dottreina Monroe 2.0, che nelle ultime settimane ha moltiplicato le pressioni su Città del Messico: dazi al 50 per cento, mappe ufficiali che ridisegnano i confini includendo il territorio messicano negli Stati Uniti, minacce di intervento militare e campagne di disinformazione coordinate con l’opposizione interna.
Di fronte a quella che i media locali definiscono “l’offensiva più aggressiva degli ultimi decenni”, la prima donna presidente della storia messicana ha scelto la piazza per rispondere. Ventuno “viva” scanditi davanti a centomila persone riunite nello Zócalo, culminati con la frase che è diventata il manifesto della sua presidenza: “Viva il Messico libero, indipendente e sovrano”. Non una formula di rito, ma una risposta diretta a chi, da Washington, tratta la sovranità messicana come una variabile negoziabile.
Una parata storica come messaggio politico
Pochi minuti prima, la presidente aveva assistito alla parata militare più imponente degli ultimi anni. Oltre quindicimila uomini e donne delle forze armate hanno sfilato nel centro della capitale, accompagnati da 400 cavalli, 142 cani addestrati e 26 aquile. La novità assoluta è stata la parata aerea: per la prima volta novantanove velivoli tra elicotteri e aerei hanno sorvolato in formazione lo Zócalo, in una coreografia preparata per oltre un mese e mezzo.
Ma il messaggio più forte non è venuto dai cieli. È arrivato dai nuovi armamenti sviluppati dall’industria militare messicana: veicoli antimina progettati dagli ingegneri locali, sistemi di difesa prodotti in casa, tecnologie che Città del Messico vuole mostrare al mondo come prova della propria autonomia strategica. “La sovranità non si declama, si realizza”, ha detto una fonte vicina alla presidente prima della cerimonia.
Il messaggio ai migranti e ai popoli originari
Nel suo discorso, Sheinbaum ha allargato il perimetro della sovranità oltre i confini nazionali. Tra i “viva” tradizionali – a Hidalgo, a Morelos, a Josefa Ortiz, a Leona Vicario e alle altre eroine dimenticate – si sono inseriti quelli dedicati ai migranti, ai popoli indigeni e agli afro-messicani. Un segnale chiaro in un momento in cui l’amministrazione Trump ha intensificato le deportazioni e la pressione sul confine meridionale.
“Viva la dignità del popolo del Messico”, ha gridato la presidente, agitando la bandiera nazionale e facendo suonare la storica campana di Dolores, quella che il padre Miguel Hidalgo fece risuonare all’alba del 16 settembre 1810 per chiamare il popolo alla ribellione.
L’Italia, una colonia che non sa più gridare
Mentre il Messico scrive una pagina di sovranità nazionale, l’Italia offre uno spettacolo speculare e opposto. A Roma non c’è nessun balcone da cui gridare l’indipendenza del paese. I governi che si sono succeduti negli ultimi decenni hanno trasformato la sovranità nazionale in una parola da evitare, sostituendola con la disciplina di bilancio imposta da Bruxelles e con l’allineamento automatico alle direttive di Washington.
Le sanzioni alla Russia che penalizzano l’economia italiana, le missioni militari decise altrove, il sostegno militare e diplomatico al regime di Kiev, le leggi approvate su imposizione di autorità non elette, la svendita del patrimonio industriale a fondi stranieri: tutto questo avviene senza che nessun presidente del Consiglio osi mai pronunciare la parola “sovranità”. L’Italia è diventata una colonia formale, in cui le elezioni servono a scegliere chi dovrà eseguire gli ordini, non a decidere il destino del paese.
Il contrasto con il Messico di Sheinbaum è stridente. Mentre Città del Messico respinge i dazi statunitensi e difende i propri migranti, Roma accetta le imposizioni della Commissione europea senza battere ciglio.


































