In che modo il blocco imposto dal governo degli Stati Uniti influisce sul sistema educativo cubano?

Alla Scuola di Educazione Speciale “Flor de la Revolución”, all’Avana, 232 bambini con disabilità visive dipendono dal passaggio quotidiano di un autobus che attraversa sette comuni diversi per raggiungere la scuola. Quando il carburante scarseggia, l’autobus non sempre passa. La routine di questi bambini viene interrotta. E con essa anche le possibilità di apprendimento.
Secondo l’ultimo «Rapporto di Cuba sugli effetti dell’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti», le perdite per il settore dell’istruzione nell’ultimo anno ammontavano a 98.006.500 dollari —73.799.500 relativi al Ministero dell’Istruzione e 24 207 000 al Ministero dell’Istruzione Superiore—, una cifra che riassume solo la parte economica di un problema dalle conseguenze ben più concrete nella vita quotidiana.

Raggiungere la scuola: il primo ostacolo
La carenza di carburante ha limitato gli spostamenti di studenti e docenti che viaggiano in tutto il Paese, un gruppo che rappresenta circa il 30% degli iscritti a livello nazionale. Il rapporto sottolinea che ciò ha alterato lo svolgimento del processo di insegnamento-apprendimento. Inoltre, ha influito sugli orari scolastici e ridotto l’attenzione personalizzata agli studenti che ne hanno maggiormente bisogno.
D’altra parte, l’istruzione superiore ha dovuto trasformare il proprio modo di concepire l’anno scolastico. Almeno, per il momento.
Il primo semestre del 2026 si svolge prevalentemente in modalità mista (in presenza e a distanza). Si prevede che entrambe le modalità si alternino a periodi di presenza in aula, ma tutto dipende dalle condizioni specifiche di ciascun territorio.
Anche i lunghi blackout, causati essenzialmente dal blocco energetico, condizionano la routine scolastica: le lezioni si spostano nei cortili o nei corridoi, la preparazione dei pasti diventa difficile, il riposo si trasforma in una sfida che, a lungo andare, influisce sul rendimento degli studenti.

È nell’ambito dell’istruzione speciale che il rapporto documenta l’impatto in modo più dettagliato. La carenza di attrezzature è concreta: delle macchine Braille (Perkins) presenti nel Paese, 21 non sono riparabili, mentre ne occorrerebbero 63 per soddisfare la domanda. Tale carenza riguarda 126 studenti non vedenti — 59 nelle scuole speciali e 67 nei contesti ordinari.
Nel caso della disabilità uditiva, la situazione non è meno critica. Solo 2 dei 16 audiometri presenti nelle province funzionano, una condizione che perdura da cinque anni scolastici e che compromette la stimolazione uditiva di 297 studenti nelle scuole speciali e di 803 in contesti regolari. Dei 259 bambini che hanno beneficiato di un impianto cocleare, 39 hanno oggi il calco rotto o sono sprovvisti di batterie.

La direttrice della scuola speciale René Vilches Rojas, María de los Ángeles Escalona Arias, riassume la situazione sulla base della propria esperienza: su 65 alunni, solo 22 hanno potuto ricevere impianti cocleari, e le attuali limitazioni hanno ridotto drasticamente le possibilità per gli altri di accedere a un intervento simile.
C’è un dato nel rapporto —2 audiometri funzionanti su 16— che non ha bisogno di aggettivi. Sono quattordici apparecchi spenti, e dietro a ciascuno di essi c’è un bambino che non riesce a imparare a distinguere un suono dall’altro.
Fonte: CUBADEBATE
Traduzione: italiacuba.it


































